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lunedì 5 agosto 2013

The Purge - La notte del giudizio

Regia: James DeMonaco
Origine: USA, Francia
Anno: 2013
Durata: 85'




La trama (con parole mie): siamo nel 2022, e gli Stati Uniti si sono ripresi da una crisi economica apparentemente senza ritorno affidandosi ad un misterioso governo gestito dai cosiddetti Nuovi Padri Fondatori, che sotto la loro guida sono riusciti a portare gli USA ad un benessere mai raggiunto. Questa sorta di sogno che si avvera e la sua conservazione passano attraverso l'usanza di un evento annuale, detto "The Purge", che permette a chiunque di commettere qualsiasi tipo di reato per una notte intera senza che lo stesso possa essere perseguito dalle autorità: ovviamente a fare le spese in queste occasioni sono i poveri ed i disadattati, cacciati come animali dai ricchi in cerca di una scusa per sfogare frustrazione, odio e rabbia.
Quando Charlie Sadin, figlio di James, che si occupa di sistemi di sicurezza, e Mary, decide di aprire le porte della loro casa ad un reietto in fuga, la famiglia entra nel mirino di un gruppo di ragazzi cui è stato tolto il giocattolo per la nottata.
Il tutto senza contare che Henry, fidanzato della figlia maggiore dei Sadin, Zoey, ha deciso di introdursi nella casa della ragazza per avere un confronto definitivo con suo padre, che non approva il loro rapporto.





Non è certo cosa da poco riuscire, trattando una materia già trita e ritrita, esplorata dal Cinema d'autore così come da quello legato alla grande distribuzione, a regalare al pubblico una visione degna non soltanto di un buon intrattenimento ma anche in grado di suscitare riflessioni interessanti: James DeMonaco ce l'ha fatta, nonostante alla vigilia non avrei scommesso un soldo bucato sulla sua riuscita nell'impresa di portarmi a promuovere questo The Purge - La notte del giudizio, uscito in sordina in questo inizio agosto e già al centro di diverse recensioni positive ai quattro angoli della blogosfera.
A metà strada tra il non completamente riuscito Secuestrados ed il classicone Distretto 13 - Le brigate della morte, inserito in un contesto da futuro distopico non troppo distante da noi, appoggiato al buon Ethan Hawke - che finalmente comincia a dare segno di stare invecchiando, e che dopo Sinister centra un altro discreto titolo di genere - e costruito sul concetto dell'invasione domestica che fece la fortuna anche di un grande nome come Haneke, il lavoro di DeMonaco funziona soprattutto per il coraggio di portare avanti uno script in grado di concedere poco o nulla alla consolazione nonchè abbastanza realistico - non abbiamo persone comuni che d'improvviso si ritrovano tramutate in spaccaculi modello Expendable, per intenderci -, privo di scompensi logici ed in grado di mantenere alta la tensione dal primo all'ultimo minuto.
Il tutto concedendo all'audience anche la possibilità di confrontarsi su un tema spinoso - soprattutto negli States - come quello della protezione della proprietà e sull'idea che una nottata in cui tutto è permesso possa, di fatto, equilibrare le sorti di una società controllata e priva di eccessi per il resto dell'anno: dopo Spring breakers e Pain&Gain, un altro lavoro sottovalutato sulla carta che si dimostra assolutamente valido andando a colpire il cuore del sistema a stelle e strisce, quello delle armi da fuoco chiuse nell'armadio pronte ad essere usate contro chiunque possa avventurarsi tra le mura sbagliate e della rabbia repressa che conduce ad esplosioni di violenza assurde ed incomprensibili - si vedano i massacri compiuti in scuole o sale cinematografiche -.
Come se non bastasse, a questo si aggiunge una sorta di atto d'accusa alla classe dirigente, in grado di comprarsi sicurezza e "pace armata" mentre i poveracci finiscono per giocare al gatto con topo - o meglio, ai topi con i gatti - per le strade: perfetto, in questo senso, l'utilizzo di un fuggitivo afroamericano all'origine della catena di eventi che porta i Sadin a lottare per le proprie vite nonchè a rivalutare l'idea della notte destinata allo sfogo di ogni risentimento.
A cementare la posizione della pellicola - come se non bastasse l'invasione dei giovani inseguitori del già citato rifugiato - il confronto con i vicini di casa che monopolizza la parte finale del film, forse telefonato eppure tremendamente efficace, tavolo delle trattative con tanto di botte su tutto.
Ma non pensiate che La notte del giudizio sia soltanto una riflessione sociale sulla lotta di classe e l'autoregolamentazione della Giustizia: quello che viene presentato è anche un ottimo prodotto d'intrattenimento, violento al punto giusto e dal ritmo serrato, pronto a non sottovalutare nessuno dei personaggi, e decisamente più simile ad un horror di quanto non lo siano molti titoli per l'appunto d'orrore almeno sulla carta usciti nell'ultimo periodo.
Un punto d'incontro, dunque, tra il cervello e lo stomaco, la voglia di sfogarsi e quella di riflettere, l'istinto di protezione e quello civico da "animali sociali": niente male per un titolo di mezza estate uscito in sordina che non prometteva nulla di buono.
A pensarci bene, forse, sarebbe stato il caso di puntare con un pò più di coraggio su The Purge.
Ma si sa come vanno queste cose: il Sistema protegge sempre il Sistema.


MrFord


"We are scanning the scene
in the city tonight
we are looking for you
to start up a fight
there is an evil feeling
in our brains
but it is nothing new
you know it drives us insane."
Metallica - "Seek&Destroy" - 


venerdì 14 giugno 2013

Game of thrones - Stagione 3

Produzione: HBO
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 10




La trama (con parole mie): la guerra che dovrebbe portare una delle casate di Westeros alla conquista del Trono di spade infuria, e nuovi volti si aggiungono sulla scacchiera della lotta. A Sud i Lannister si stringono attorno al patriarca Tywin, che con pugno di ferro e matrimoni di comodo spera di poter salvare la sua famiglia, mentre a Nord il giovane Robb Stark guida gli eserciti finora imbattuti per vendicare la morte di suo padre.
E mentre Stannis Baratheon, fratello dell'ultimo re manipolato dalla sacerdotessa Melisandre, prepara il suo contrattacco a seguito del fallimento che gli è costato la sconfitta di Blackwater, dall'altra parte del mare la giovane Khaleesi Daenerys, madre dei draghi, è intenta ad assemblare un esercito di ex schiavi pronto a tutto per garantirle la vittoria.
Nel mezzo si muovono la giovane Arya Stark, in viaggio nelle terre del continente, il bastardo Jon Snow, finito tra i bruti oltre la Barriera, Jamie Lannister e la sua compagna di viaggio Brienne di Tarth e molti altri volti di una lotta che pare non essere concentrata sui nemici da temere davvero: gli esseri giunti dal ghiaccio eterno pronti ad invadere le terre degli Uomini.




Poche serie, nel corso delle ultime stagioni, hanno saputo mantenere, anno dopo anno, una qualità ad un livello alto ed una costanza così salda come Game of thrones: la creatura di Benioff e Weiss prodotta dalla HBO e tratta dai romanzi di George Martin sorprese due anni fa la critica ed il pubblico con una prima stagione a dir poco strabiliante, seguita da una seconda forse di passaggio ma ugualmente in grado di fornire all'audience materia per riflessioni, momenti di esaltazione ed altri di grandissimo intrattenimento: con il terzo giro di giostra, pare che gli autori siano riusciti in qualche modo a realizzare una sorta di clamorosa media tra le due stagioni precedenti, creando il connubio perfetto tra l'adrenalina di passaggi come il confronto tra Daenerys - sempre uno dei personaggi di punta dell'intero affresco - e gli schiavisti pronti a venderle l'esercito degli Illuminati o quello del destino degli Stark - uno dei finali di puntata più clamorosi degli ultimi anni - e la riflessione legata al dialogo - da rimanere a bocca aperta per quelli tra Tywin e Tyrion Lannister, due dei charachters più tosti, carismatici ed importanti della serie -.
Come se non bastasse, l'evoluzione - in positivo ed in negativo - di protagonisti come Jamie Lannister - mi pare ancora di portare i segni della sua menomazione -, il Cavaliere della Cipolla o Arya Stark - che promette di essere uno dei volti più importanti del futuro di questa storia -, uniti all'inserimento di interessantissimi nuovi nomi come Olenna Tyrell, Ramsay Snow - interpretato dall'ex di Misfits Iwan Rehon - e Daario Naharis hanno reso possibile un ulteriore passo verso la maturazione di uno dei titoli fondamentali che la tv abbia regalato al suo pubblico negli ultimi anni.
Senza dubbio troverete, al pari di elogi, critiche che ormai considerano l'imponente affresco ispirato dal titanico lavoro di Martin ostico a causa del numero certamente non indifferente di storie, sottotrame, personaggi e vicende che si intersecano ed incastrano dal Nord al Sud di Westeros, fino ad oltre il mare: potrei dirvi perfino che potrebbero essere fondate, le suddette critiche, eppure prestando la necessaria attenzione non vi sarà richiesto alcuno sforzo, perchè la passione e l'intensità con la quale questa storia è stata narrata sarà in grado di rapirvi neanche foste uno dei membri di una delle casate che si contendono un trono che pare costare più sangue e morte, che non gloria ed onore.
Oppure finireste per ritrovarvi tra i non nobili che finiscono per dedicare ogni loro singolo giorno alla lotta, e che volenti o nolenti portano sulle spalle il peso di una colpa e di un fardello che non hanno scelto - Jon Snow ed il già citato Cavaliere della Cipolla su tutti, con quel suo "Ho accettato di avere un titolo per il futuro di mio figlio", cui segue il raggelante scambio "E che ne è di tuo figlio, ora?" "E' morto seguendomi in battaglia" -, uomini più o meno deprecabili che si battono per uno spazio anche limitato su una terra che potrebbe essere la nostra.
George Martin, infatti, ha certamente composto e portato sulla pagina una sorta di complesso gioco di ruolo dipanatosi nei recessi della sua mente, eppure il risultato non ha il sapore di qualcosa di irreale, lontano, estraneo da quello che anche noi siamo: i protagonisti della lotta che racconta Game of thrones sono quanto di più umano possa esistere anche nel nostro mondo, e se le questioni, da queste parti, non si regolano più con la spada in pugno, il potere della politica e delle influenze, le differenze di classe ed i problemi che accomunano tutti gli uomini - nobili o popolani che siano - altro non è se non lo specchio della grande giostra di passioni che è la vita: Cersei che trova gioia perfino in Jeoffrey e nel ricordo della sua bellezza da bambino, Arya al suo primo omicidio, Jon Snow in lacrime di fronte alla donna che ama, e che si trova costretto a lasciare, Jamie Lannister pronto ad affrontare la menomazione e uomini biechi uccisi da uomini ancora più biechi. 
Homo homini lupus. La legge della giungla e quella della spada.
Anche se non è sempre detto che le ferite più profonde possano essere provocate dall'acciaio.
Questa è una guerra, signori miei. E da una guerra non si esce mai incolumi.
La guerra è una tempesta che non salva neppure i superstiti.
E all'orizzonte si addensano nubi di una ancora più grande di quella per un trono d'acciaio.
E a quel punto si vedrà la differenza tra i re e gli uomini che non hanno bisogno di dichiarare di esserlo per doversi imporre sugli altri.


MrFord


"Blood and tears
blood and tears
since you've been gone
I hear you've been crying
blood and tears
all alone
in your misery
so alone
could you have
been deceived
since I've been gone
I hear you been crying."
Danzig - "Blood and tears" -


venerdì 29 marzo 2013

Dredd

Regia: Pete Travis
Origine: UK, USA, India
Anno: 2012
Durata: 95'




La trama (con parole mie): in un futuro prossimo imprecisato all'interno del quale lo scenario post-atomico costringe gli uomini a rifugiarsi in megalopoli immense dominate dalla violenza e dal crimine, l'unico baluardo che possa proteggere la gente comune è costituito dai Giudici, uno speciale organismo di controllo che si occupa della cattura, della condanna e dell'eventuale esecuzione dei criminali.
Dredd, uno dei Giudici più tosti e spietati, è richiamato dai suoi comandanti affinchè si occupi della prova definitiva di Anderson, una mutante orfana che ha fallito per pochissimi punti l'esame di passaggio alla categoria ma che, date le sue straordinarie abilità, ha una seconda chance di entrare a far parte di questo unico corpo di polizia.
I due, finiti ad indagare su un triplice omicidio avvenuto in un palazzo formicaio dominato dalla spacciatrice Ma-Ma, si troveranno a lottare fianco a fianco per sgominare la gang della donna, applicare la Legge ed ovviamente sopravvivere.





Saranno passati vent’anni dal giorno in cui mio nonno portò a casa la vhs pirata di Dredd – La legge sono io, uno degli ultimi acuti del periodo d’oro stalloniano prima degli anni di quasi oblio che fecero scomparire dai radar fordiani uno degli eroi dell’infanzia del sottoscritto almeno fino a Rocky Balboa e John Rambo: ricordo che mi divertii parecchio guardando quella baracconata tratta da un titolo di nicchia targato DC Comics insolitamente dark e “cattiva” per essere appunto affidata ad uno dei re della retorica eighties come Sly, eppure notai che qualcosa era cambiato, nello spirito che animava l’operazione, quasi gli anni novanta con il loro carico di incertezze e la poca voglia di festeggiare e spassarsela fossero comparsi a riscuotere al banco di un’epoca che tramontava.
Il tempo ha guarito molte di quelle ferite, io stesso ho attraversato un periodo da immersione totale nel solo Cinema autoriale e radical chic prima di tornare ad apprezzare la settima arte in tutto e per tutto, riconquistando una posizione forse addirittura ancora più legata al pane e salame di quando ero bambino, e con la seconda decina del nuovo millennio l’arcigno personaggio di Dredd torna alla ribalta sul grande schermo, questa volta facendo di tutti i suoi elementi più violenti, oscuri e destabilizzanti una sorta di videogioco fracassone e senza particolari pretese, realizzato anche meglio di quanto potessi credere e poggiato senza dubbio più sulle spalle della nemesi Ma-Ma – una Lena Hadley sempre in spolvero – e della coprotagonista Anderson che su quelle del Dredd di Karl Urban – che poi, ci sarà pure un motivo se quel dannato casco non c’è proprio verso di farglielo togliere dal primo all’ultimo minuto, a parte il rischio che si apra la testa, come da grandissima citazione di Julez in merito -: che poi, povero Karl, il suo cattivissimo Giudice – che pare una versione futuribile di Jack Bauer – funziona anche così com’è, piatto e senza particolare spessore, pronto soltanto ad elencare quelli che sono i fallimenti in missione - strepitoso il tormentone "an automatic fail" - o a decretare sentenze di morte che non c’è dubbio applicherà e a spaccare culi a raffica sparando e menando legnate come se piovesse.
Dovessi esagerare, potrei addirittura affermare che la vicenda – che ruota attorno al rapporto tra Dredd e la novellina Anderson e alla loro incursione nel grattacielo formicaio sotto il controllo di Ma-Ma – riesce in qualche modo e con le dovute proporzioni a ricordare quella di The raid – Redemption, filmone totale tra i preferiti fordiani non usciti qui nella Terra dei cachi nel corso del 2012: certo, nel lavoro di Pete Travis – che è migliorato dai tempi del pessimo Prospettive per un delitto – è ben più evidente la struttura “a schermi” in pieno stile videoludico, le coreografie degli scontri non sono nulla di particolarmente esaltante ed è ovvia fin da subito – neanche ci trovassimo in un film horror o di uno degli action heroes Sly style – la fine che farà tutta la cricca dei cattivi, accompagnata dai consueti finti buoni corrotti, destinati ad essere puniti quanto e più dei “bad guys” dalla grande ed assolutamente esaltante pistola programmabile del Nostro, eppure il prodotto scorre violento e casinaro come piace ad un vecchio tamarro dello stampo del sottoscritto, calza benissimo con una serata senza impegno – o distensiva, se avete avuto giornate pesanti al lavoro – e non si propone come nulla più di quello che è.
Tanto per essere chiari, il risultato è talmente yeah che neppure i ralenti – che di norma detesto – sono riusciti ad apparirmi particolarmente fastidiosi, finendo per risultare anche congeniali alla storia e all’utilizzo della droga Slo-Mo spacciata da Ma-Ma e dai suoi tirapiedi: l’idea del salto nel vuoto prolungato prima dello spiaccicamento sul selciato centinaia di metri più in basso neanche si fosse catapultati nel racconto de L’odio è anzi decisamente interessante, così come il lavoro sul passato dei due personaggi femminili rispetto al nostro sempre cordiale Dredd, tagliato con l’accetta come se vivesse senza togliersi mai l’armatura di dosso.
Certo, un po’ di ironia in più non avrebbe guastato nel regalare spessore extra ad un personaggio che pagherei per leggere – e torniamo a parlare di fumetti – sceneggiato dal mitico Garth Ennis, creatore di quel Capolavoro di Preacher – che prima o poi mi deciderò a portare al Saloon – e responsabile del restyling del Punitore di qualche anno fa – personaggio, tra l’altro, che ha molti punti in comune con il granitico Giudice -, ma in fondo va bene anche così: quelli come Dredd sono programmati per uccidere, lottare e resistere poggiandosi proprio sulla loro inespressiva e marmorea stabilità, che se dovesse essere incrinata finirebbe per generare un altro caos come quello che i famigerati anni novanta portarono anche all’interno di un genere che, per definizione, è sempre risultato allergico all’approfondimento psicologico.
E non sarebbe certo una buona cosa.


MrFord


"E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva Vostro Onore,
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio."
Fabrizio De Andrè - "Un giudice" -




mercoledì 4 luglio 2012

Game of thrones - Stagione 2

Produzione: HBO
Origine: Usa
Anno: 2012
Episodi: 10



La trama (con parole mie): la guerra per conquistare il Trono di spade imperversa, e alla partita che vedeva coinvolti principalmente i Lannister e gli Stark si aggiungono eserciti e pretendenti da ogni parte del Continente. Mentre Robb Stark è impegnato nella sua marcia verso King's Landing, Jon Snow affronta un pericolosissimo viaggio oltre la Barriera, e Tyrion Lannister, nominato Primo Cavaliere, si ritrova a fronteggiare la minaccia di un assedio che potrebbe costare il potere alla sua famiglia: oltremare, nel frattempo, Daenerys Targaryen e i suoi draghi sono alla ricerca di una flotta di navi che possa condurre la giovane nelle sue terre d'origine, reclamando la corona che fu di suo padre.
Intrighi, morte, guerra e poteri sovrannaturali si mescolano nel sangue per un nuovo capitolo di un affresco sempre più impressionante.



Ogni serial televisivo, anche quelli meglio riusciti, ha un compito clamorosamente difficile da svolgere ad ogni inizio stagione: mantenere il suo livello alto abbastanza perchè il pubblico e la produzione non rinneghino quello che soltanto l'anno precedente - e a volte anche meno - osannavano senza riserve.
Come visto a fine 2011, anche i prodotti migliori - Misfits e Dexter, giusto per citarne due - hanno subito battute d'arresto notevoli, perdendo terreno rispetto a nuove proposte come la fulminante prima stagione di Game of thrones, una vera e propria pietra miliare del fantasy e non solo sul piccolo schermo e non solo.
La scommessa degli autori, dunque, era proporre una nuova annata che fosse all'altezza della prima, lasciando di nuovo a bocca aperta il pubblico: per quanto mi riguarda, l'obiettivo è stato quasi completamente centrato, considerato che abbiamo assistito ad una fase di transizione della guerra per il Trono di spade, destinata a durare ancora per molto - in fondo, i romanzi da cui è tratta la serie devono ancora narrare la conclusione della vicenda - sulla pagina così come sullo schermo.
Certamente, rispetto alla stagione d'apertura, è mancato il pathos di un crescendo strepitoso così come l'apporto di quello che era uno dei suoi protagonisti assoluti, una Daenerys tenuta in disparte per la maggior parte di questa annata ed esplosa soltanto con l'ultimo episodio, quasi ad alimentare la speranza di una sua sempre più decisiva influenza sugli eventi che attendono i pretendenti alla corona: ma è davvero un cercare il pelo nell'uovo per uno dei prodotti al momento meglio realizzati della HBO - e non solo -, recitato, scritto e realizzato a livelli altissimi ed in grado di catturare l'audience e la sua attenzione nonostante il numero consistente di sottotrame e personaggi pronti a darsi battaglia in campo aperto così come nei corridoi delle corti.
In particolare, ho apprezzato - una volta ancora - la struttura "in crescendo" della stagione, partita con passi lenti e circospetti ed esplosa in una doppietta conclusiva spettacolare, con gli episodi Blacwater - diretto, tra l'altro, da Neil Marshall - e Valar Morghulis, season finale da urlo: proprio prendendo spunto da quest'ultimo titolo, posso dichiarare ufficialmente di aver trovato un sostituto a due dei miei favoriti dipartiti - ATTENZIONE SPOILER - al termine della prima stagione - Ned Stark e Khal Drogo - nel misterioso assassino Jaqen, che promette di essere uno dei charachters più interessanti della saga, nonchè mentore di un'altra delle mie beniamine, Arya Stark.
Come se questo non bastasse, il come di consueto bravissimo Peter Dinklage da volto al sempre mitico Tyrion Lannister, che al contrario della prima annata si troverà spesso e malvolentieri a fronteggiare le sue battaglie con la spada, invece che con il cervello, confermandosi il cuore pulsante della sua casata, Jon Snow aprirà scenari epici e al limite dell'horror oltre la Barriera e la coppia Brienne di Tarth - personaggio di spessore pazzesco -/Jaimie Lannister promette già scintille per la prossima stagione, così come la fino ad ora poco sfruttata sacerdotessa Melisandre, eminenza grigia alle spalle di Stannis Baratheon.
Ma descrivere in questo modo tutti gli avvenimenti che scuotono nel profondo i Sette Regni appare riduttivo, rispetto alla cavalcata selvaggia e all'ultimo respiro che è questa serie di fattura sopraffina, confezionata con mano d'autore e portata agli occhi e al cuore dello spettatore con tutta la forza delle martellate di un fabbro: l'unica alternativa è prepararsi alla battaglia e lanciarvisi senza guardare indietro.
Chissà che non ci sia qualche possibilità di uscirne tutti d'un pezzo.
Di sicuro, a prescindere da chi siederà sul Trono di spade quando tutto sarà finito, gli autori di questa meraviglia possono già dirsi vincitori. 


MrFord


"Running silent, running deep, we are your final prayer,
warriors in secret sleep, a merchantman's nightmare,
a silent death lies waiting, for all of you below,
running silent, running deep, sink into your final sleep."
Iron Maiden - "Running silent, running deep" -


giovedì 25 agosto 2011

Game of thrones Stagione 1

Produzione: Hbo
Origine: Usa
Anno: 2011
Episodi: 10



La trama (con parole mie): i Sette regni sono scossi da tumulti, preoccupazioni e giochi di potere, dal profondo Nord alle terre dei selvaggi Dothraki, signori dei cavalli. 
Oltre Winterfell, lungo la grande barriera che protegge il mondo conosciuto dalle terre dei Bruti, i guardiani Nightwatch tremano all'idea della discesa delle creature che vivono oltre l'imponente frontiera, mentre il sovrano Robert propone al suo vecchio compagno d'armi Ned Stark di prendere il posto del defunto Jon Arryn come suo Primo Cavaliere.
Nel frattempo, si moltiplicano i giochi di potere orchestrati dai subdoli Lannister, mentre la dinastia caduta dei Targaryen cerca in Khal Drogo un alleato potente per tornare nel Continente e reclamare il trono che un tempo era occupato proprio dalla loro casata.


Evidentemente, Misfits era destinata a non essere la sola, grande sorpresa di questo 2011 sul piccolo schermo: quasi dal nulla, sotto l'egida di un nome non sempre altisonante come quello di David Benioff - sceneggiatore de La 25ma ora, è vero, ma anche di obbrobri come Wolverine: le origini o Troy -, è sbucata Game of thrones, tratta da una serie tuttora in corso di romanzi fantasy e destinata a rivitalizzare il genere quanto e forse più della trilogia dedicata al Signore degli anelli.
Mescolando le atmosfere dei lavori di Peter Jackson agli intrighi dei Tudors, spruzzando il tutto con litri e litri di sangue e morti a profusione neanche fossimo ben segregati nel carcere di Oz, gli autori confezionano una delle proposte più interessanti degli ultimi anni che il piccolo schermo abbia regalato agli spettatori, azzeccando personaggi, cast, caratterizzazioni ed uno stile narrativo ad un tempo classico e terribilmente moderno.
Senza perdersi in troppi giri di parole per quanto riguarda la sceneggiatura - che pare perfettamente funzionale nonostante le ovvie riduzioni dovute al legame con il romanzo e alle conseguenti sbavature del caso - e la regia, la confezione - grande produzione segnata da una visione assolutamente autoriale - e gli effetti, occorre dare credito soprattutto alla varietà di personaggi presenti - una via ideale per conquistare fette di pubblico variegate e numerose - e ad un cast semplicemente perfetto: da Sean Bean - che ricorderanno tutti i fan del suddetto Signore degli anelli nel ruolo di Boromir - a Jason Momoa - fresco fresco protagonista del remake di Conan - passando attraverso Lena Headley - la Gorgo di 300 - e l'irresistibile Peter Dinklage - visto nel piacevole The station agent e in Funeral party -, tutti, dai più a meno famosi, paiono in parte e perfettamente calati nella realtà della narrazione, aggiungendo ulteriore credibilità ad un'opera già di per sè assolutamente di valore.
Tornando ai personaggi, la varietà di caratteri, intenti e percorsi è tale da riuscire a catturare l'attenzione di un ampio spettro di utenti, mantenendola grazie ad una gestione delle numerose sottotrame equilibrata e quasi sempre tesissima, anche e soprattutto nei momenti in cui l'azione lascia il posto agli intrighi e ai confronti verbali tra i personaggi: personalmente, devo ammettere di avere trovato numerosi "preferiti" nel corso di questa prima stagione - raramente accade, di solito mi concentro su un solo protagonista -, dal già citato Ned Stark ai suoi figli Arya e Jon Snow, senza dimenticare l'acutissimo Tyrion Lannister e la selvaggia e dirompente coppia formata da Daenerys Targaryen con il suo consorte, il feroce Khal Drogo.
Quel che è sicuro è che la carne al fuoco per la seconda stagione - attesissima per la primavera 2012 - è molta, complici i massacri, le morti ed i voltafaccia avvenuti nei due episodi conclusivi di questa prima, incredibile annata: resta assolutamente incerto il destino del trono di spade, così come quello della Barriera e dei ruoli che ricopriranno gli aspiranti sovrani Robb Stark e Daenerys Targaryen, senza contare che i Lannister paiono nati per sopravvivere anche nelle condizioni più avverse.
Certamente assisteremo ad altre morti, battaglie, complotti, accordi stipulati in nome del potere e del fascino che lo stesso esercita sull'Uomo, sia esso mosso dall'onore, dall'amore, dall'odio, dalla vendetta o dal semplice gusto di esercitarlo: quello che è certo è che la battaglia per i Sette Regni è appena cominciata, ed il tributo di sangue che chiederà sarà certamente alto.


MrFord

"There are times when I've wondered
and times when I've cried
when my prayers they were answered
at times when I've lied."
Iron maiden - "No prayer for the dying" -



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