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sabato 20 ottobre 2018

Saturday I'm in late child



Per il piacere del Cannibale e a causa degli impegni lavorativi, arrivo all'appuntamento con la rubrica delle uscite in clamoroso ritardo: accanto a questo vecchio cowboy ed al suo istituzionale rivale a questo giro una vecchia conoscenza del sottoscritto - e sottolineo vecchia, così impara -, Giorgia Stargirl, che si è rivelata radical quasi quanto Peppa Kid.


"E questi chi sarebbero?" "Sono quei pupazzi dei tre bloggers che hanno tentato di parlare del nostro film."

Soldado

"Cannibal, indossa un giubbotto antiproiettile. Pare sia in giro Ford."

Stargirl: Il debutto americano di Stefano Sollima in un film duro, violento, maschio e pure un po’ coatto, che racconta la lotta tra la CIA e il narcotraffico sul confine fra Messico e Stati Uniti, battaglia inaspritasi ora che i cartelli hanno iniziato a infiltrare terroristi oltre la frontiera americana.
Benicione del Toro e Josh Brolin (sempre più pacioccone), la fanno da padroni, trasudando testosterone a ogni inquadratura. Avete presente Cannibal e Ford? Ecco, l’opposto.
Ford: il debutto americano di Sollima è stato, a mio parere, buono. Il nostrano Stefano non avrà rinverdito fino in fondo i fasti dello stupendo Sicario di Villeneuve dal quale ha ereditato i main charachters ma ha tirato fuori un solidissimo prodotto di genere. L'ho visto da poco e posso garantire. Per Cannibal, invece, non garantisco neanche per sbaglio.
Cannibal Kid: Sicario è di gran lunga il film di Denis Villeneuve che mi è piaciuto di meno e questo sequel, che di Villeneuve manco vede l'ombra, soprattutto dopo la promozione di Ford mi attira quanto la politica di Trump. In questo caso però potrei seguirla e costruire un muro tra me e la pellicola. Quello tra me e James Ford invece l'ho costruito già da un pezzo.


Pupazzi senza gloria

"E così quello è il Cucciolo Eroico? Ford l'ha ridotto proprio male, poverino."

Stargirl: Pupazzi e umani indagano su una serie di efferati omicidi in quel di Los Angeles.
Detto così sembra serio, ma no, non lo è. A essere sterminati sono infatti i pupazzi della Happytime Gang, show anni Ottanta amatissimo dai bambini. A indagare sul misterioso caso, Sookie St. James di Gilmore Girls (all’anagrafe Melissa McCarthy) e un pupazzo di nome Phil, doppiato in Italia da quel genio di Maccio Capatonda.
Un film irriverente, a tratti demenziale, volgare e senza filtri.
Il mix perfetto che potrebbe o renderlo un capolavoro o ridurlo a un flop pazzesco.
Comunque andrà, io sto con Maccio.
Ford: mai piaciuto Maccio Capatonda, e questo Pupazzi senza gloria mi puzza di potenziale sòla di quelle che piacciono tanto a Cannibal che per fare il figo anti-disneyano dirà che è una figata imperdibile. Lieto di essere smentito, meno di scoprire che anche Giorgia va in visibilio per certi personaggi.
Cannibal Kid: Io sto Maccio e sto con Stargirl. E naturalmente sto contro Ford. Detto ciò, i film con i pupazzi non li sopporto e sono delle bambinate buone giusto per il mio rivale. Per una volta mi attira di più la versione doppiata in italiano piuttosto che quella originale, giusto per Capatonda, ma dubito che darò gloria a 'sta robaccia.

Searching

"Mettere d'accordo Ford e Cannibal è talmente sconvolgente che penso di ritirarmi dalle scene."

Stargirl: Quando sua figlia scompare misteriosamente, David Kim decide di cercare indizi per ritrovarla nel laptop della ragazza, dando inizio a una storia ricca di colpi di scena inaspettati, in un thriller già definito dalla critica americana “mozzafiato”.
Ho grandi aspettative per questo film, sia perché adoro John Cho dai tempi di Flash Forward, sia perché trovo molto originale e interessante l’idea di raccontare un film dal punto di vista di un computer e di uno smartphone.
Certo la domanda sorge spontanea: se scomparissero Ford o Cannibal, quanti di voi sarebbe disposti a guardare nei loro laptop? Io no! Ho troppa paura di cosa potrei trovarci dentro…
Ford: cos'è un laptop!? Ahahahahahah! Scherzi a parte, Cho non mi dispiace affatto e un buon thriller è sempre ben accetto da queste parti. Peccato che il sospetto che questo non rientri nel novero è piuttosto concreto. Ma anche in questo caso, sarei ben lieto di essere smentito dalla pellicola.
Cannibal Kid: FlashForward ben presto si rivelava una discreta porcata, nonché la brutta copia di Lost. Che i suggerimenti telefilmici di Stargirl non siano poi così affidabili?
John Cho comunque si è riscattato recentemente con lo splendido indie movie Columbus (recuperatelo, gente, recuperatelo!) e questo promettente thriller spero si riveli davvero mozzafiato. Se così non fosse, potrei mozzare delle dita a qualcuno tipo il mio blogger nemico. Quelle dita che sono sempre impegnate a digitare sul suo laptop...
Ford con un laptop???
Cos'è? Un nuovo inquietante episodio di Black Mirror?



The children act - Il verdetto

"Solo guardando l'immagine di questa scena, ho rischiato di addormentarmi."

Stargirl: Che noia che ansia, che ansia che noia. Adoro Stanley Tucci alla follia (indimenticabile ne Il Diavolo veste Prada) ritengo che Emma Thompson sia un’attrice stratosferica, ma decisamente questo film non fa per me. Ha tutte le carte in regola per farmi addormentare o annoiare, quindi grazie, ma no grazie. Però se lo vedete, fatemi sapere com’è!
Ford: ho accumulato talmente tanti titoli in lista in queste ultime settimane di semi-inattività cinematografica da essere arrivato ad operare una selezione dei titoli in uscita. Questo, inesorabilmente, finirà in fondo e forse verrà recuperato con molta, molta calma. La stessa che manifesta Peppa Kid quando si tratta di rispolverare un action anni ottanta.
Cannibal Kid: che noia... e basta. Stanley Tucci ed Emma Thompson mi fanno sbadigliare al solo vederli, la trama pure, Ford anche. Il mio verdetto: lo recupererò insieme a tutti gli action anni '80. Ovvero negli anni '80. Del prossimo secolo.

In viaggio con Adele

"Non sono la nuova fidanzata di Cannibal. Ma il nuovo Cucciolo Eroico."

Stargirl: Partiamo dal presupposto che appena sento “True Colors” io piango, qualsiasi versione sia, in qualunque contesto venga inserita. In questo film la canzone è presente, per cui già so che piangerò.
Sara Serraiocco (Non è un paese per giovani) è Adele, ragazza problematica, che indossa una tuta rosa da coniglio, gira con una gabbietta (rosa) per gatti con all’interno un gatto immaginario, attacca in giro post-it (il più delle volte rosa) con scritti sopra i suoi pensieri.
Alessandro Haber, che interpreta un attore sull’orlo del fallimento, scopre di essere suo padre e parte con lei per un viaggio on the road nel sud Italia. Conoscendomi, saranno lacrime assicurate.
Per ridere, penserò a Ford o Cannibal con la tuta rosa da coniglio. Per forza.
Ford: la tuta rosa da coniglio potrebbe essere un costume perfetto per Cannibal nel caso in cui dovesse decidere di intraprendere una carriera nel wrestling. Per il resto, questo mi pare il classico film italiano finto indie che potrebbe irritarmi come fece ai tempi Basilicata coast to coast. Fondalmentalmente, ho più riserve di approcciarlo rispetto al tentare la visione di un teen movie suggerito dal finto giovane.
Cannibal Kid: Una ragazza problematica che indossa una tuta da coniglio, gira con una gabbietta per gatti e scrive i suoi pensieri cannibali su dei post-it?
Non so se è la protagonista del mio film ideale, considerata la presenza di Alessandro Haber di recente pessimo in Youtopia, ma di sicuro è la mia ragazza ideale.


Nessuno come noi

"Non sei felice? Siamo finti giovani anni ottanta come Cannibal!"

Stargirl: La dilagante nostalgia canaglia per gli anni Ottanta torna prepotente nel nuovo film di Volfango De Biasi, tratto dal romanzo di Luca Bianchini.
Un Alessandro Preziosi sempre più impostato e una Sarah Felberbaum sempre più bella, vivono una storia d’amore sdolcinata e prevedibile (un po’ come quella tra Ford e Cannibal) che si incrocia con quella di due adolescenti, in un mix tra commedia romantica e teen drama da fiction Rai.
Colonna sonora e font dei titoli di testa tipicamente anni Ottanta.
Ford: film italiano che tenta di scimmiottare il ritorno alla ribalta degli eighties nelle produzioni oltreoceano? Grazie, ma no grazie.
Cannibal Kid: Commedia romantica, teen drama da fiction Rai, revival degli anni '80?
Guilty pleasure della settimana e forse dell'anno!

Piccoli brividi 2 – I fantasmi di Halloween

"Ammazza, questi sono più mummie di Ford, Cannibale e Stargirl!"

Stargirl: I capelli bianchi incombono, l’età avanza e per quanto io sembri decisamente più giovane di Cannibal e Ford, direi che sono parecchio fuori target per questo film. Beh, lo ero anche per Piccoli Brividi, il primo capitolo della saga (se così si può cambiare).
Lascerò quindi ai più giovani lo spazio per i commenti in merito. Io mi ritiro a fare la maglia, che è meglio.
Ford: cara Giorgia, che tu possa sembrare più giovane di me anche se non ci vediamo da un pò è tutto da vedere, mentre su Cannibal scommetto che non ci sono dubbi. Sarà ormai ridotto come l'Unabomber di Manhunt. Per quanto riguarda il film, invece, penso lo guarderò volentieri, dato che il primo mi aveva a sorpresa garbato molto.
Cannibal Kid: Sequel non richiesto da nessuno di un filmetto che già non è che fosse stato tutto 'sto successone. In sala ci saranno solo James Ford e bambini di non più di... 8 anni. A essere ancora larghi. E poi il finto ggiovane bimbominkia sarei io...

mercoledì 24 gennaio 2018

The Exorcist - Stagione 2 (Fox, USA, 2017)




Quando, lo scorso anno, da buoni amanti dell'horror, in casa Ford affrontammo la prima stagione del serial targato Fox ispirato al cult L'esorcista, non avevo grosse aspettative: in fondo, cimentarsi con pezzi da novanta di un genere anche solo in termini di ispirazione - specie quando si tratta di una materia difficile come, per l'appunto, l'horror - porta di norma a fallimenti di dimensioni titaniche, e considerato il numero di produzioni legate alle possessioni uscite in sala nel corso delle ultime stagioni cinematografiche, il rischio di buco nell'acqua era oggettivamente grande.
Fortunatamente, le gesta dei due insoliti prelati Marcus e Tomas erano riuscite nella non facile impresa di conquistare, e seppur non raggiungendo i livelli del cult di Friedkin, ad alzare l'asticella in attesa della seconda stagione, confermata molto in ritardo rispetto alle comuni tempistiche del piccolo schermo: a causa di questo ritardo, aggiustati un paio di raccordi legati all'epilogo del primo ciclo di episodi - probabilmente girato nel caso in cui non fosse stata confermata la produzione -, si è tornati sulle loro tracce sfruttando una nuova vicenda che in parallelo porta avanti la battaglia tra i due esorcisti ormai fuggiaschi e l'ordine demoniaco desideroso di integrarsi nel mondo mortale sfruttando proprio le alte sfere della Chiesa.
E ancora una volta, i protagonisti di questa storia non hanno fallito: cambiando prospettiva e cornice ma restando legati a tematiche molto simili - la distruzione della Famiglia da parte di un demone giunto per corrompere l'elemento più puro della stessa - Marcus e Tomas regalano altri dieci episodi addirittura più incisivi ed interessanti di quelli dell'annata d'esordio, grazie anche ad un comprimario in gran forma come John Cho ed al ruolo che assumono i figli adottivi sullo schermo di quest'ultimo, al pari dell'ex moglie defunta.
Ancora una volta senza esagerare o fare troppo il verso al film ispiratore, gli autori portano a casa in modo ben più che discreto la pagnotta tenendo lo spettatore sul filo, sorprendendolo con un paio di twist ben orchestrati e riuscendo nella non facile impresa di tenere alta la tensione almeno quanto il legame emotivo che si crea con la famiglia dell'Andy del già citato Cho, splendida nella sua fragile diversità.
La stessa motivazione demoniaca di entrare nelle case dei mortali minando giorno dopo giorno la solidità degli elementi più puri cercando di corromperli nel profondo è molto interessante a livello narrativo e di riflessione, in parte perchè pronta a rinverdire concetti come quelli di prede e predatori e Bene e Male che sono parte integrante della Storia e della società umana, in parte perchè in grado di far riflettere anche a proposito di noi che stiamo sul divano di fronte allo schermo - con Julez si scherzava rispetto al fatto che un demone non potrebbe mai scegliere il sottoscritto, considerate tutte le zone d'ombra che troverebbe, e non avrebbe alcun divertimento a corrompere qualcuno abituato a mangiare accanto alla corruzione stessa -.
In evidenza, come per la prima stagione, il mio personale favorito Marcus, ma in grande spolvero anche il suo allievo Tomas, che affiancato dalla new entry Mouse potrebbe rivelarsi il vero jolly della season three, che a questo punto spero davvero di poter vedere, una formula da esorcismo dopo l'altra: del resto, accantonato il discorso della paura vera e propria, è innegabile il fascino del peccato.
Vissuto come corruzione, o come mezzo per conquistare la forza necessaria a prendere a calci in culo la corruzione stessa.



MrFord



 

martedì 19 dicembre 2017

Columbus (Kogonada, USA, 2017, 100')





Io e Julez abbiamo abbandonato Milano per trasferirci in quel di Lodi nel gennaio del duemiladieci: eravamo ancora in quella fase in cui si progetta, i Fordini non erano ancora arrivati e la possibilità che accadesse ci metteva di fronte alla scelta di vivere in un posto con case dai costi sicuramente inferiori a quelle della grande città ed un'atmosfera più vivibile e a misura d'uomo, nonostante i servizi fossero tutti quelli che ci si aspetta di sfruttare e trovare.
Lavorando a Milano e vivendo di pendolarismo, però, ho dovuto aspettare sette anni per cominciare a vivere la mia nuova città, sfruttando il periodo da casalingo che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi: del resto, a volte, basta cambiare velocità - come cantava Battiato - per scoprire sfumature che non riusciamo a notare quando corriamo.
Ma per quale motivo sono qui a scrivere della mia riscoperta di Lodi? In realtà perchè, come un fulmine a ciel sereno, il coreano Kogonada porta sullo schermo una delle sorprese più interessanti di questa fine anno, un film indie di quelli in grado di mettere d'accordo i radical in stile Cannibal e i tamarri più selvaggi come il sottoscritto: personalmente, nella lista delle città che vorrei visitare degli States non è mai stata presente Columbus, nell'Ohio, uno di quei luoghi che ho sempre considerato "tra il nulla e l'addio" più che sulle cartoline in grado di alimentare i sogni di tutti noi da questa parte dell'oceano.
Eppure, con un tono pacato e sottovoce, un ritmo lento che conquista proprio per il suo incedere, nessuna traccia di pretenziosità ma, al contrario, una profonda umanità nella rappresentazione dei protagonisti, il regista coreano regala un piccolo gioiello ancora, purtroppo, non distribuito in Italia: una storia di scoperta di se stessi e degli altri, di superamento del dolore, di crescita, di rapporti complicati e di luoghi che nascondono storie in grado, neanche fossero una canzone o un film, di curare le nostre ferite.
Il legame costruito e narrato dall'autore tra Jim e Casey, uno dei più intensi che non sfoci in una storia d'amore o nel sesso che abbia visto sullo schermo nell'ultimo periodo, passato attraverso gli edifici di Columbus, le storie personali di entrambi, i diversi modi di affrontare ostacoli, gioie e dolori, conquista sequenza dopo sequenza, e mostra come sia possibile portare sullo schermo un grande film senza alzare la voce, sfruttare effetti speciali o scene madri, ma semplicemente raccontando una storia che si aveva la voglia e la necessità di raccontare e rimanendo sinceri nel farlo.
Un plauso va senza ombra di dubbio al già citato Kogonada, delicato ed intimo come non mi capitava di incontrare un autore dai tempi di cose che ho amato tantissimo come Departures, ai suoi due attori protagonisti - che incarnano le tensioni, gli avvicinamenti e le distanze dei loro personaggi neanche fossero loro stessi - e di una città che diviene una rivelazione, come un luogo in cui si arriva per caso, senza amarlo o conoscerlo neppure troppo, e ci si ritrova a considerare parte della propria vita.
In fondo, i luoghi che viviamo sulla pelle possono essere considerati quanto le persone cui ci leghiamo nel corso della nostra esistenza: si lotta, si litiga, si distrugge, si costruisce, si ama, si piange, si balla con la musica al massimo fuori da una macchina in un parcheggio.
Un luogo e una persona sconosciuti diventano un passo alla volta come parte della famiglia.
Quello che accade guardando Columbus.
Che parte sottovoce, quasi con la paura di dichiararsi come un film d'autore, e finisce per lasciarci a bocca aperta, incerti se essere felici come all'arrivo della primavera o piangere come nel cuore del più malinconico degli autunni.



MrFord



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