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sabato 14 luglio 2018

Saloon Mundial: never say die








L'ultima partita prima delle due finali di questo Mondiale fuori dagli schemi ha tenuto fede a quello che è stato il mantra di questa improvvisata rubrica dai giorni dei gironi di qualificazione: è finita si dice alla fine.
La Croazia, che è passata dal dominare nella prima parte della competizione a non riuscire mai a chiudere un match nei novanta minuti - rigori contro Danimarca e Russia, supplementari contro l'Inghilterra, ma del resto il Portogallo vinse gli ultimi Europei pareggiando sul campo quasi tutte le partite vincendo in finale proprio contro la Francia - mostra ancora una volta il carattere e la tenuta fisica che nel calcio attuale paiono avere la meglio su tecnica, individualità e superstar.
Dopo aver subito un gol praticamente a freddo e giocato un primo tempo che lasciava presagire alla finale più classica immaginabile ed un rammarico simile a quello del Belgio - bellissimo, comunque, il filmato del pubblico di Hyde Park a Londra che esplode insieme alla birra -, la Croazia si guadagna la prima finale della sua storia entrando in campo nella seconda frazione con un piglio da spaccaculi ed un Perisic scatenato, che prima pareggia con un acrobazia da film di arti marziali e poi centra il palo, portando i Leoni anglosassoni ai supplementari dove, a fronte del progressivo cedimento mentale degli avversari, Mandzukic si dimostra cinico come un sicario portando i compagni all'appuntamento più importante delle loro carriere - anche in questo caso, indimenticabile l'immagine dei giocatori croati che travolgono un fotografo che finisce per essere parte integrante del gruppo - mentre i ragazzi oltremanica finiscono per subire il peso della loro inesperienza, portando a casa un Mondiale comunque storico - era dai tempi di Italia '90 che l'Inghilterra non centrava una semifinale - e la garanzia che, tra due anni, all'Europeo saranno una delle squadre da battere.
Ora restano da giocare due sole partite, una simbolica e storicamente spettacolare perchè priva di pressioni - la "finalina" tra Inghilterra e Belgio - ed una tesa come una corda di violino, che vedrà la Francia dei nuovi fenomeni affrontare la Croazia tutta squadra, carattere e volontà. Certo, ci sono Modric e Rakitic, che però paiono soffrire del morbo di Messi, e dunque tutto finirà sulle spalle dei Mandzukic e dei Vida, gente che non guarda in faccia a niente e nessuno, e combatte fino a quando non è il momento di crollare.
La Francia resta favorita, ma per quanto mi riguarda, dovesse trionfare - per la prima volta nella Storia - una squadra come la Croazia, sarei ben più che felice.
In memoria dei ricordi che ho del tempo trascorso in quella parte di Adriatico qualche anno fa e del favore che, al Saloon, hanno sempre gli outsiders.
Specialmente se di fronte si ritrovano la mia rivale calcistica per eccellenza.



MrFord

mercoledì 4 luglio 2018

Saloon Mundial: è finita si dice alla fine parte due




Oltre al Mondiale delle sorprese, dev'essere anche quello dell'ultimo minuto.
Mai, che ricordi, nella competizione principale del mondo del calcio, così tanti match si sono decisi quando i giochi parevano fatti, e mai il concetto di "ultimo minuto" è valso così tanto.
E' valso per la Svezia, che due anni fa all'Europeo battemmo senza troppi patemi e che si è aggrappata alla kermesse in Russia all'ultimo minuto rappresentato dai playoff dopo aver lasciato a casa la ben più temibile - sulla carta - Olanda nel corso dei gironi di qualificazione: è stato allora che sono iniziate le dichiarazioni come "non esiste un Mondiale senza l'Italia", "la Svezia non sarà mai una minaccia senza Ibrahimovic" e via discorrendo.
La realtà è che i vichinghi ikea, pur non portando spettacolo sul campo, hanno finito per ridurre ai minimi termini gli Azzurri - impietosamente e giustamente rimasti a guardare i Mondiali sul divano -, sopravvivere ad un girone che vedeva la Germania farla da padrona e ad un ottavo di finale contro una Svizzera ricca di talento che chiude la gara con una superiorità schiacciante in termini di possesso palla - e non solo -.
Dimostrazione che il calcio sta nuovamente cambiando, e che l'era del guardiolismo è giunta al tramonto: in fondo, delle otto squadre rimaste a contendersi la Coppa è soltanto una a mostrare un gioco funambolico - il Brasile di Neymar -, mentre le altre sette - perfino squadre tecniche come Belgio e Croazia - sono decisamente più orientate ad un gioco che ha nel carattere, nella fisicità e nella solidità le armi migliori.
Se qualcuno, alla vigilia del playoff con l'Italia, mi avesse detto che la Svezia si sarebbe giocata l'accesso alla semifinale del Mondiale, avrei pensato si fosse fatto qualche birra di troppo.
Più ultimo minuto di così.
E di ultimi minuti ha vissuto la partita tra Inghilterra e Colombia, che alle spalle un primo tempo decisamente bruttino - forse il peggiore tra quelli degli ottavi di finale - ed un nervosismo crescente, scelgono di portare in scena un thriller che vede prima i britannici in vantaggio - su un rigore nettissimo - gestire ed amministrare la gara e dunque i Cafeteros buttarla dentro con un difensore - l'enorme Mina, tre gol al mondiale, una bella cifra per uno nel suo ruolo - dopo aver modificato l'assetto tattico per tentare il tutto per tutto con quattro attaccanti ad un minuto dalla fine del recupero.
A quel punto il vantaggio psicologico ha portato alla pressione dei colombiani, pronti a rispondere agli attacch inglesi per giungere alla lotteria dei rigori, vera regina del fiato sospeso.
E anche qui, succede di tutto: al terzo tiro dal dischetto, con la Colombia in vantaggio di un gol, pareva che i giochi fossero fatti e che all'Inghilterra non restasse che rassegnarsi ad una maledizione che li ha perseguitati più che l'Italia negli anni novanta.
E invece, prima il tiro troppo bello per entrare di Uribe che sbatte contro la traversa interna - dopo che proprio una sua bomba da distanza siderale aveva provocato il calcio d'angolo dal quale era nato il pareggio della sua squadra - dunque l'errore di Bacca - ma, da tifoso milanista, ricordo quanto fosse inaffidabile dal dischetto - spostano ancora gli equilibri.
Dier non sbaglia, e l'Inghilterra prende per i capelli un quarto di finale contro la Svezia che ha il sapore del calcio anni cinquanta e sessanta.
Rimangono dunque otto squadre delle quali sei europee e due sudamericane, e di almeno la metà alla vigilia del Mondiale non avrei detto sarebbero riuscite a giungere fino a dove sono giunte.
Ora, c'è una netta distinzione tra quello che sarà e quello che mi piacerebbe vedere, o quasi: perchè se con ogni probabilità le due semifinali vedranno opporsi Francia e Brasile da un lato e Croazia e Inghilterra dall'altro, sarei felice come un bambino se le final four fossero Uruguay e Belgio così come Croazia e Svezia.
Ma non voglio andare troppo oltre.
Anche perchè gli ultimi minuti non sono ancora finiti.



MrFord




martedì 28 giugno 2016

Euro 2016: ottavi di finale - Parte III


Se dovessi parlare pensando da tifoso ed appassionato di calcio, quella di ieri potrebbe essere tranquillamente annoverata come una delle giornate migliori che potessi sperare di vivere.
Di fronte avevo gli ultimi due ottavi di finale dell'Europeo, Italia-Spagna ed Inghilterra-Islanda.
In entrambi i casi, le mie favorite partivano da outsiders.
L'Italia - che è giunta in Francia per questa competizione con una delle selezioni che ho meno amato nella vita ed un allenatore che non ho mai sopportato fin dai tempi in cui era solo un calciatore - e l'Islanda, vera e propria sorpresa del torneo, avrebbero dovuto realizzare due vere e proprie imprese, e le probabilità che entrambe riuscissero nell'intento erano davvero scarse.
Eppure, eccoci qui.
Personalmente, e nonostante i dubbi della vigilia, nutrivo diverse speranze per gli Azzurri opposti alla Roja, ormai incanalata nell'inevitabile parabola discendente di qualsiasi squadra di successo clamoroso come lo sono stati gli uomini di Del Bosque tra il duemilaotto ed il duemiladodici, che quattro anni fa ci annientò in una finale a senso unico.
Di fatto, la partita di ieri ha mostrato una verità anche cinematografica: l'Italia ed i suoi giocatori - allenatore compreso, e fatta eccezione solo per un elemento, lo scarpone insignito del numero dieci Thiago Motta, che ci ha graziati facendosi squalificare per il quarto di finale che ci aspetta sabato contro la Germania - avevano gli "occhi della tigre", gli spagnoli no.
Avrei voluto vedere, al gol di Pellè - molto simile a quello che chiuse la pratica con il Belgio un paio di settimane fa - i volti di tutti quei finti alternativi che quattro anni fa tifavano Spagna pur essendo italiani, giusto per il gusto di vederli sbugiardare le loro posizioni.
In casa Ford, in quel momento, si festeggiava con un abbraccio di famiglia ed esultanze scomposte del Fordino - poco conscio, a dire il vero, di quello che stava accadendo - a volume tale da svegliare la Fordina, che da parte sua ancora può contribuire soltanto con qualche "GU!" alla causa.
I ragazzi di Conte, per quanto tecnicamente di molto inferiori alle Furie Rosse, hanno condotto una gara strepitosa anche nei momenti di sofferenza, mostrando un carattere eccezionale, mangiandosi occasioni pazzesche - avrei pestato Eder più del Cannibale, in occasione del gol sbagliato in contropiede - e meritando l'accesso ai quarti di finale.
Da Buffon - bravissimo su Piquè - all'hobbit Giaccherini, tutti hanno dato il loro contributo pensando ed agendo da squadra: una cosa che rende onore al calcio e allo sport.








Allo stesso modo in serata ha rispettato la magia del campo e delle favole l'Islanda, una compagine che pare quasi Daniel LoRusso gettato nell'All Valley Championship in mezzo a tutti i membri del Kobra Kai e che ad oggi ha regalato il sogno più grande ad un popolo che si sta rivelando la mascotte di questo curioso Europeo.
L'Haka vichinga con la quale i giocatori islandesi hanno festeggiato la vittoria - meritata - sull'Inghilterra insieme ai loro tifosi è una delle fotografie più belle di un evento che era iniziato sotto il segno delle minacce dell'Isis e della violenza delle frange più estreme di alcune tifoserie.
Ed è sicuramente più bello così.
Quando, al rigore segnato da Rooney, Julez si è dichiarata dispiaciuta per un gol che avrebbe potuto tagliare le gambe agli islandesi Ragnar e soci hanno subito risposto da guerrieri: loro non mollano.
E mi sa tanto che, ormai, anche gran parte dell'Europa non molla con loro.
Non mi dispiacerebbe, antipatie personali a parte, che superassero la Francia per affrontarli a viso aperto e da combattenti leali in semifinale.
In quel caso, vincere o perdere sarebbe ugualmente un onore.




MrFord







venerdì 20 giugno 2014

Saloon Mundial: leoni in gabbia e Cafeteros

La trama (con parole mie): continuano le partite legate al secondo turno dei gironi di qualificazione agli ottavi di finale dei Mondiali di calcio. Dopo i pesantissimi verdetti di ieri, oggi più che altro abbiamo assistito ad una serie di match che hanno ridefinito, in qualche modo, la geografia in vista del prossimo - e decisivo - giro di partite.
E se da un lato i padroni di casa del Brasile paiono essere favoriti anche dal Destino, per noi abitanti della Terra dei cachi le cose non si mettono, al contrario, così bene.




Quando penso al Camerun, torno subito con la mente a Italia '90 ed al mitico Milla, che fu uno dei mattatori di quel Mondiale trascinando i suoi compagni ben oltre le aspettative della vigilia.
I Leoni d'Africa, però, paiono essere ormai sdentati, e senza neppure troppa fatica finiscono in dieci, matematicamente eliminati dalla competizione e presi a silurate dai tosti croati, che potrebbero addirittura, nonostante la sconfitta all'esordio contro il Brasile, passare il turno.
Mentre, infatti, i carioca giocheranno l'ultima partita del girone contro gli ormai più che demotivati camerunensi, probabilmente assicurandosi il primo posto ed il conseguente vantaggio per gli ottavi, la Croazia si troverà a dare il tutto per tutto contro il Messico, sperando in una vittoria che potrebbe aprire a Mandzukic e compagni la strada per la seconda fase della competizione.





Nel girone accoppiato a quello degli Azzurri, invece, i Cafeteros colombiani superano di misura ma con efficacia la Costa d'avorio, trascinata - almeno apparentemente - da un sempre ottimo Gervinho, asso della Roma ed autore di un gol strepitoso.
Personalmente parteggiavo per gli africani, ma è ancora presto per pensare anche a come potrebbero mettersi le cose rispetto agli ottavi di finale: archiviata Giappone - Grecia, in programma tra poco, potremmo già avere un quadro più o meno definito di quale potrebbe essere l'eventuale avversaria dell'Italia tra una decina di giorni.



Il match clou della giornata è stato comunque, e senza dubbio, quello che ha visto opposte Inghilterra ed Uruguay. Un match non bello ma comunque spettacolare, che ha visto scendere in campo due formazioni determinate a tirarsi fuori dalla merda e dal rischio dell'eliminazione dopo le sconfitte patite all'esordio.
Peccato che i Leoni europei siano l'ombra della magnifica squadra giunta quarta a Italia '90 - che poteva contare tra le sue fila Seaman, Lineker, Platt e Gascoigne, giusto per citarne quattro -, conferma che i sudditi della Regina restino una delle più grandi incompiute del calcio figlio del Vecchio Continente, e dunque si ritrovino ancora una volta costretti ad inseguire, recuperare lo svantaggio e poi subire il colpo del KO sul più bello - proprio come era successo contro l'Italia -.
Per quanto la Celeste mi stia simpatica - e come potrebbe non piacermi una squadra guidata dal "Pistolero" Suarez e supportata da uno che si chiama Fucile!? - e possa contare su un attacco da paura - splendido l'assist di Cavani per il primo gol -, l'impressione è quella di una compagine stanca, lontana dalla furia che quattro anni fa sfiorò la finalissima.
Sulla carta, dunque, potrebbe essere un'avversaria abbordabile. 
Ma si sa che a noi piace complicarci la vita.
E quando non ci si pensa sul campo, provvede il caso: per quanto, infatti, in rete si sia gioito della sconfitta degli inglesi ormai ad un passo dall'eliminazione, egoisticamente per noi sarebbero stati infinitamente meglio una vittoria degli uomini di Hodgson o, se volessimo essere molto esosi, un pareggio.
In questo modo, battendo domani il Costarica - sempre che ce la si faccia, ovviamente - avremmo raggiunto la matematica qualificazione agli ottavi.
Per come stanno le cose ora, invece, pur sperando di vincere contro i centroamericani, la tensione resterà alta perchè nell'ultima partita andremo al confronto proprio con l'Uruguay, mentre il Costarica se la vedrà con l'ormai priva di motivazioni Inghilterra: paradossalmente, perdendo in quell'occasione, potremmo giocarci il passaggio del turno con Uruguay e Costarica in base alla differenza reti.
Speriamo solo di non doverci arrivare con quel pensiero.



MrFord





domenica 15 giugno 2014

Italia - Inghilterra

La trama (con parole mie): e così siamo giunti al tanto atteso esordio azzurro in questi Mondiali brasiliani. Di fronte all'Italia, un'Inghilterra che pare di tutt'altra pasta rispetto alla Nuova Zelanda che fu parte della debacle del 2010, alla quale i ragazzi di Prandelli - tranne uno - hanno risposto con lo stesso carattere che, due anni or sono, aveva spianato la strada per la finale degli Europei superando proprio gli uomini di Hodgson.




E' quasi incredibile anche solo da scrivere, ma devo dire di essere uscito piuttosto soddisfatto dalla prima sfida affrontata dall'Italia nel corso di questo Mondiale carioca.
Una partita, quella con l'Inghilterra, tosta, ricca di errori ma anche di spunti interessanti, che ha sprizzato carattere da tutti i pori e ha evitato quella noia che spesso e volentieri attanaglia lo spettatore quando la testa dei giocatori e dell'allenatore appare troppo concentrata su un conservatorismo che nuoce allo spettacolo del calcio: non siamo certo dalle parti dello show incredibile fornito dall'Olanda contro la Spagna - come molti nostrani telegiornali hanno dichiarato -, eppure l'Italia è apparsa solida ed unita, pronta ad affrontare la grande sfida che rappresenta una competizione come questa.
Ma, più che parlare del colpo da biliardo di Marchisio - e del velo strepitoso di Pirlo, che prima della fine regala anche il brivido di una traversa colpita con una punizione in stile Holly&Benji -, vorrei cercare l'ispirazione nelle sfuriate sulla fascia destra dei due migliori in campo azzurri - con buona pace del mattatore Balotelli, sempre protagonista delle cronache -, Candreva e Darmian, ribattezzati per l'occasione - e da qui alla fine del Mondiale - Cadrega e D'Artagnan: fiato, cuore, voglia di fare, carattere.
Tutto quello che serve, dunque, per trasformare una partita in qualcosa che i tifosi ricorderanno, ed un Mondiale, magari, in una speranza da coltivare match dopo match.
Per quanto si possa ammirare la classe e la fantasia dei poeti del pallone, sono calciatori come loro che più toccano le corde del cuore di questo vecchio cowboy, gente che mette tutto per arrivare alla fine, e buttare dentro quella che può essere la palla decisiva - come il cross perfetto di Cadrega per la cresta di SuperMario che ha deciso l'incontro -: gente che tiene i cavalli, e lo fa con una passione tale da finirci in groppa conducendo la carica.
Non saremmo però la Terra dei cachi senza almeno una nota dolente, che nello specifico ha un volto - in grado di gareggiare per il titolo di giocatore più brutto da vedere dei Mondiali e con Nicholas Cage e Steven Seagal per quanto riguarda lo stato dei capelli - ed un nome: Gabriel Paletta.


Il bel fusto in questione, oltre a non prendere in considerazione l'idea di una bella rasata alla Einsenberg e a sembrare un cinquantenne navigato in barba ai suoi ventotto anni, è stato protagonista di una delle prestazioni più agghiaccianti che abbia visto produrre da un giocatore dell'Italia nella mia personale storia di spettatore dei Mondiali, peggiore perfino di quella di Pepe nel 2010.
Ma in casa Ford abbiamo saputo trovare il positivo anche in questo: i brividi e le risate maggiori sono stati regalati proprio dai momenti in cui il buon Paletta finiva in possesso palla - fortunatamente non così tanti -.
Forse Prandelli deve un favore a questo improbabile difensore, ma anche nella migliore delle ipotesi mi risulterebbe agghiacciante pensare che un giocatore di questo calibro possa fregiarsi della vittoria di un Mondiale quando gente come Baggio, Baresi o Maldini è riuscita soltanto a sognarlo.


La cosa interessante, però, è che - come era accaduto già agli ultimi Europei -, nonostante alcuni cambi discutibili come quello che ha portato l'ingresso di Thiago Motta, mentre ho apprezzato la scelta alcoolica di Barolo, nuovo nome di battaglia di Parolo, e scelte curiose - torniamo al succitato Paletta -, l'impressione sia quella che Prandelli abbia un progetto da portare avanti, e riesca a dare le giuste motivazioni ai nostri ragazzi, perfino quelli un pò più discussi e difficili come Balotelli, che nel giro di un paio di giorni riesce a passare dall'essere ultimo della classe a salvatore della Patria.
Comunque, il carisma è anche questo.
Un pò come non preoccuparsi tanto di gioire per una bella vittoria, quanto di zittire chi aveva dubbi.
Personalmente, io lo accetto così com'è.
E dovessimo continuare così, sarò ben contento di festeggiare il doppio in sua vece.


MrFord



domenica 17 giugno 2012

Euro 2012 - Secondo round

La trama (con parole mie): dunque, anche il secondo giro di giostra dei gironi di qualificazione è alle spalle, con i primi verdetti, le prime squadre eliminate, la definizione di quelli che saranno i favoriti del torneo. Come mi aspettavo, in questo grande spettacolo - partita più, partita meno -, l'Italia fa praticamente la figura della comparsa, regalando una performance degna quasi quasi degli ultimi Mondiali.
Speriamo solo di uscire degnamente cercando di vincere con il buon Trap.







Stavo per preparare questo pezzo riprendendo lo schema che avevo adottato per Euro 2012 - Primo round, analizzando in breve partita per partita, girone dopo girone.
Poi, quasi per caso, mi è saltato all'occhio il post che scrissi in occasione di una delle due semifinali del Mondiale 2010, dedicato alla sfida tra Uruguay e Olanda: e ho capito di aver completamente sbagliato l'approccio a questo Europeo, un pò come l'Italia.
Io non sono uno da servizio giornalistico, da post impaginato bene o da idee da genio del marketing: devo soltanto mettermi seduto e scrivere, lasciando alle emozioni lo spazio che meritano senza pensare che questo possa portarmi più o meno visite, o darmi un tono.
Qui vige il pane e salame, in fondo.
Dunque, in ritardo rispetto al passaggio tra il secondo ed il terzo turno della fase a gironi, eccomi qui a dire la mia senza un filo conduttore preciso e confezionato: questa seconda tornata è stata l'ennesima conferma della propensione del sottoscritto per le compagini outsider, quelle che per riuscire anche solo a sperare di qualificarsi e giocarsi il tutto per tutto nelle partite secche finiscono per lottare con le unghie e con i denti, senza avere, per questo - o nonostante questo - qualche garanzia di successo.
Così è stato per la Polonia contro la favoritissima - nel suo girone - Russia, per la Danimarca sorpresa del torneo opposta al Portogallo in risalita, per l'Irlanda contro lo strapotere delle Furie rosse spagnole e soprattutto per l'Ucraina e la Svezia opposte, rispettivamente, a Francia ed Inghilterra.
Per quanto mi possa dolere ammetterlo, i nostri cugini transalpini non sono più quell'accozzaglia di facce di merda dei tempi d'oro di inizio millennio, e rappresentano in qualche modo il nuovo ciclo dell'Europa: un continente multietnico, imprevedibile, a tratti fiume in piena, a tratti rigagnolo.
Gli inglesi, invece, hanno perso totalmente la simpatia guascona degli anni di Lineker e Gascoigne, e finiscono per apparire piuttosto spocchiosetti, pur essendo protagonisti di quella che, a mio parere, è stata la sfida più bella di questa seconda tornata, una partita di calcio spettacolare ed imprevedibile fino alla sua conclusione.
Le loro rivali, due nazionali cui sono legato per motivi di "club" - da milanista, non posso non sostenere un giocatore straordinario come Shevchenko ed un altro decisamente poco empatico con il pubblico eppure clamorosamente forte, pur non avendolo ancora dimostrato, a mio parere, fino in fondo, come Ibrahimovic - ma non affettivamente - Ucraina e Svezia non mi fanno fare i salti di gioia per la simpatia che sprizzano da tutti i pori -, sono riuscite a regalarmi emozioni da appassionato di questo sport, gettando il cuore oltre l'ostacolo - o almeno provandoci - pur rimanendo in conclusione schiacciate la prima dalla tempesta - quella abbattutasi sullo stadio prima, e della nazionale francese poi -, la seconda dai suoi limiti di squadra Ikea fortemente operaia, illusa dai due gol di Mellberg - che pare uscito da una segheria, da un porto o da una birreria a notte fonda - per poi essere riportata sulla Terra dall'ingresso in campo del fighettino tutto locali e auto di lusso Walcott, che pare la versione educata e con stile del nostro Balotelli.

Una delle due reti del rustico Mellberg contro l'Inghilterra.
E dato che parliamo di Balotelli, approfitto per introdurre l'argomento Italia.
Passato il tempo delle notti magiche di Baggio e Schillaci, quello del "solo qui si sogna" del Codino negli States, l'incredibile Europeo del 2000 perso in finale contro la Francia e l'ancora più incredibile Mondiale 2006 vinto ai rigori sempre contro i nostri scomodi cugini transalpini, l'Italia pare aver smarrito, oltre ai giocatori di livello davvero internazionale - Pirlo è strepitoso, ma gli manca l'immenso carisma del divin Baggino -, anche la voglia di vincere davvero.
Mancano, soprattutto ai nostri attaccanti, la cattiveria e le palle necessarie per provare sempre e comunque ad andare fino in fondo, senza contare che l'errore resta in ogni caso una possibilità più concreta rispetto al successo: come in Sudafrica, arriviamo all'ultima partita delle qualificazioni con alle spalle due pareggi per uno a uno giunti, per un qualche scherzo del destino, dopo essere andati in vantaggio - al Mondiale fu esattamente il contrario -.
Due anni fa ci trovammo a dover giocare da favoriti il tutto per tutto contro una Slovenia che ci mise in ginocchio con un tre a due che quasi finì per stare loro stretto, mentre quest'anno si è cominciato già dal gol di Mandzukic a parlare di biscotti e accordi più o meno segreti tra Spagna e Croazia.
Dunque: senza contare che, in ogni caso, la prima del nostro girone ci ritroverebbe solo e soltanto in finale - già cosa altamente improbabile - non vedo per quale motivo una squadra come quella degli iberici dovrebbe avere paura della compagine italiana nonostante il pareggio della scorsa settimana, così come dovrebbe averne la Croazia, che a discapito di un tasso tecnico bassissimo e le scarsissime occasioni create è riuscita, nel finale, a metterci praticamente all'angolo rischiando perfino la vittoria.
Latte e biscotti a parte, dunque, la prima cosa di cui dovremmo preoccuparci sarebbe l'Irlanda, già data per sconfitta ma - conoscendo gli irlandesi - non favorevole a tornarsene all'Isola di smeraldo con tre sconfitte tre sul tabellino.
Vorrei davvero ritrovare una Nazionale in grado di regalarmi le emozioni del passato - sconfitte incluse -, ma onestamente, penso che l'epilogo di questo Europeo finirà per essere clamorosamente simile a quello dell'ultimo Mondiale.
Che gli Azzurri la considerino una sfida a smentirmi.


Mandzukic non sente più l'Italia. Io non l'ho ancora sentita.

Nel frattempo, prima che i tempi possano risultare sospetti, la sparo grossa.
La finale di questa rassegna sarà l'atto secondo di quella di quattro anni fa.
Spagna e Germania si giocheranno il titolo, senza se e senza ma.
Troppo forti, per quanto diverse, queste due squadre, perchè una delle altre possa davvero impensierirle.
Le geometrie perfette della prima contro una generazione coltivata con il sudore della seconda.
Cuore e polmoni.
Normalmente, propenderei per gli iberici, per indole ed inclinazioni.
Ma, vista la mia vena outsider, questa volta vado tutto per i tedeschi.
Staremo a vedere se avrò ragione.
E nonostante tutte le critiche, non nego che se un miracolo regalasse ai nostri la finale, mi troverei a tifare come un disperato sperando in una sbronza "europea".


MrFord





Un ultimo appunto: questo pare essere l'Europeo dei tifosi mascherati.
Inutile dire che, da appassionato di wrestling e di fumetti, questa piccola parentesi ha il potere di rendere magiche ed affascinanti anche le partite più noiose.
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