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lunedì 16 luglio 2018

Saloon Mundial: la dura legge del gol




E così, il Mondiale duemiladiciotto, il primo che abbia vissuto da "non tifoso", è finito.
Da un certo punto di vista si è chiuso nel modo peggiore, con la squadra tra le quattro rimaste in gara che meno avrei voluto vedere trionfare, ma dall'altro ha regalato senza dubbio una delle finali più ricche di gol della Storia, ed ha oggettivamente incoronato una squadra che, pur non giocando un bel calcio - del resto, non lo era neppure il nostro nel duemilasei - è stata in svantaggio per nove minuti in tutta la competizione, ha saputo costruire una generazione di giocatori giovani, affamati e talentuosi e negli ultimi vent'anni un team che ha raggiunto tre finali mondiali su sei ed una europea. Certo non cosa da poco.
Dall'altra parte, esce a testa alta una Croazia che ha regalato forse il miglior approccio al campo della competizione, e che ha patito principalmente la mancanza di qualcuno in grado di prendere per mano la squadra e, dopo minuti e minuti di nulla, cambiare il destino di uno - o più - match: Modric e Rakitic, forse i più talentuosi tra i biancorossi, soffrono entrambi del morbo di Messi, e personalmente ho finito per apprezzare decisamente di più gente come Vida, che pare uno uscito ieri dal carcere e lotta dal primo all'ultimo minuto, tecnica o no.
Del resto la Francia, che subisce come un incassatore e riparte con la velocità di una macchina da corsa, può invece contare sulle giocate di ragazzi forse difficili da digerire come Pogba e Mbappè - che, in realtà, sono semplicemente ragazzi - e sull'intelligenza di un grandissimo Griezmann, vero motore di quella che è considerata una squadra di fenomeni, e quando meno l'avversario se l'aspetta, sfodera zampate che sono macigni poggiati sulle spalle di chi si trova di fronte, in grado anche di rendere papere come quella di Lloris giusto un aneddoto da raccontare nel corso della sbronza che segue la vittoria.
Dunque, la finale ha consegnato la Coppa alla squadra che ha giocato peggio ma che ha saputo sfruttare al meglio i suoi talenti, che ricorda la canzone degli 883 ma che non deve sminuire i vincitori o giustificare i perdenti: è andata così, ed è stato giusto e bello vedere che tutti, in misura diversa, l'anno accettato condividendo anche la bellissima doccia finale. Putin escluso.
Ma ci sta anche questo.
Il Mondiale è finito, è stato emozionante ed intenso, ha regalato gioie e dolori, match dalla tensione palpabile - come quello di oggi pomeriggio - ed altri vissuti con leggerezza - l'Inghilterra non pervenuta alla "finalina" per il terzo e quarto posto, giustamente vinta dal Belgio -: è stato il primo Mondiale VAR - sistema che continuo ad apprezzare - e quello, forse, con più sorprese dai tempi della pilotatissima kermesse del duemiladue, ha portato un cambiamento nel panorama calcistico delle stelle e delle Nazionali considerate istituzioni ed una ventata di aria fresca in un calcio che, finalmente, pare uscire dall'epoca segnata dal tiki taka spagnolo.
Uno dei giocatori fondamentali - anche se deve ancora dimostrare davvero tutto - è un ragazzo che non ha ancora vent'anni, e che ai tempi in cui Deschamps sollevava la coppa nel novantotto non era ancora nato, quando si portavano divise larghissime e non era possibile rivalutare una decisione arbitrale.
Il bello del nuovo, del Tempo che passa, dell'idea che qui in Italia possa essere in fasce il giocatore che ci farà vincere di nuovo un Mondiale tra vent'anni è tutto qui.
E' giusto che i Bleus si godano la vittoria. Anche se qui al Saloon si sperava di festeggiare per le strade di Zagabria, che da quanto sento hanno già trovato lo stimolo per farlo comunque, rispetto ad un risultato storico.
Restano, a rovinare la festa, il pensiero del già citato Putin unico sotto l'ombrello durante la cerimonia di premiazione, ed il pensiero per il destino di chi, nel nome delle Pussy Riot, ha pacificamente invaso il campo sul finire della partita: sinceramente penso che tutto quello che si potrebbe risolvere male si risolva bene, e che la festa non nasconda troppa sporcizia sotto il tappeto.
Per il resto, brindo a chi ha vinto e a chi ha perso, sapendo bene per quale parte ho lottato e continuerò a lottare.



MrFord

mercoledì 11 luglio 2018

Saloon Mundial: usare la testa








E così, a quasi un mese dall'inizio del Campionato del Mondo di calcio, abbiamo uno degli ultimi verdetti espressi dal campo: la Francia guidata da Deschamps, che vinse la Coppa nel novantotto da giocatore, approda in finale - dopo aver perso quella dell'ultimo Europeo - per la terza volta nella sua Storia, mostrando di avere tecnica, capacità di incassare, carattere, furbizia e soprattutto testa.
Come quella di Umtiti, che spezza i sogni di un Belgio sicuramente talentuoso ma al quale manca la zampata decisiva, il salto di qualità che consacra davvero un collettivo, sportivo o no: Hazard è fenomenale, eppure pensare che negli ultimi sei minuti - quelli di recupero - si è giocato praticamente soltanto nell'area belga è abbastanza indicativo del reale desiderio di vincere mostrato dai Diavoli Rossi.
I transalpini, invece, che tra le quattro rimaste, pur non essendo più antipatici come ai tempi di Zidane e soci, erano e sono quelli che meno vorrei vedere trionfare, dimostrano oltre al talento - Griezmann e Mbappè sono spine nel fianco per qualsiasi squadra, là davanti - hanno anche solidità e coscienza: tra quarti e semifinale passano con il minimo - uno a zero in entrambi i casi - partendo da due calci da fermo con due gol di testa firmati dai due difensori centrali.
Nonostante questo, la partita è stata vivace, ricca di ribaltamenti di fronte, con occasioni da entrambe le parti, i dribbling ubriacanti del già citato Hazard - che forse troverebbe casa ideale nel Real orfano di CR7 - ed un numero magico di Mbappè che controlla la palla con il destro e di tacco sinistro libera Giroud in area che avrebbe meritato senza dubbio un gol solo per il coniglio uscito dal cilindro del dio del calcio e consegnato al numero dieci dei Bleus: certo, è un ragazzo di neanche vent'anni e pecca in provocazioni e cadute in stile Neymar specialmente nell'ultimo quarto d'ora - costategli anche una giusta ammonizione -, ma senza dubbio rappresenta uno degli astri nascenti più scintillanti non solo del Mondiale, ma del pallone in generale.
E non è detto che, sei i cugini d'oltralpe dovessero vincere anche domenica, non possa essere il primo a spodestare, un pò come è stato nel corso di questa competizione, Messi e Cristiano Ronaldo, dominatori delle scene negli ultimi dieci anni per quanto riguarda il prestigioso Pallone d'oro.
Domani toccherà a Croazia e Inghilterra, che si giocheranno l'altro posto disponibile in quella che sarà la partita conclusiva di un Mondiale che ha regalato sorprese ed emozioni pur se osservato senza l'adrenalina e l'entusiasmo del tifoso: personalmente, posso dire che chiunque vincerà nella seconda semifinale avrà il mio sostegno domenica rispetto alla Francia, storica nemica fordiana calcistica e non solo, che comunque andrà, avrà sicuramente guadagnato il suo posto e perfino un pò - ma solo un pò - della mia non belligeranza.
Non male davvero per una banda di ragazzini a metà tra i delinquentelli da film anni ottanta e i divi ubriacati dalla loro stessa strafottenza.



MrFord

mercoledì 13 luglio 2016

Euro 2016: la finale


Domenica sera è andata in scena allo Stade de France di Saint Denis la finale di Euro 2016, competizione calcistica che ha visto confrontarsi ventiquattro nazionali nel corso di un mese di partite, sorprese, polemiche e tormentoni di ogni genere, dall'haka stile geyser diventato ormai virale dei giocatori islandesi al tiro al bersaglio sul nostrano Pellè dopo il rigore sbagliato contro la Germania ai quarti di finale.
Di fronte, il Portogallo ancora in cerca di una grande affermazione internazionale di Cristiano Ronaldo - al suo quarto Europeo - e la rinnovata, giovane e multietnica Francia di Deshamps, forse la formazione più "simpatica" dei nostri cugini ed eterni rivali d'oltralpe da trent'anni a questa parte.
Considerati i due percorsi, almeno sulla carta non c'era partita: Francia molto più prolifica, più tecnica, semplicemente più forte, sostenuta da un Griezmann - capocannoniere del torneo - in grandissimo spolvero, Portogallo più contenuto e contenitivo, ripescato tra le migliori terze e capace di vincere entro i novanta minuti soltanto in semifinale contro il Galles.
Nessuna delle due era particolarmente favorita alla vigilia della manifestazione, e nessuna delle due ha mostrato cose clamorose, ma senza dubbio i Blues partivano - da padroni di casa, come se non bastasse - nettamente in vantaggio rispetto agli avversari.
E dev'essere quello che hanno pensato tifosi e giocatori anche e soprattutto quando, a seguito di un'entrataccia di Payet - una delle sorprese dell'Europeo - all'ottavo minuto, Cristiano Ronaldo, capitano del Portogallo ed uno dei giocatori più attesi della partita, dopo un quarto d'ora di inutili tentativi, si arrende uscendo in barella, sostituito dall'ex bidone Quaresma.




Lo ammetto, l'ho pensato anch'io. Simpatizzando per i lusitani, ho temuto che si sarebbe ripetuta una storia come quella del quarto di finale che ha visto proprio la Francia spezzare il sogno dell'Islanda.
E invece no, come direbbe il Lucarelli dei tempi d'oro di Blu Notte.
Perchè non solo i ragazzi in rosso si compattano e non perdono la calma, imbrigliando una Francia abulica che, fatta eccezione per un colpo di testa pazzesco di Griezmann e le giocate di Sissoko non mostra nulla di quanto portato in campo contro la Germania, ma attendono, da buoni nostalgici a ritmo di fado, il momento propizio.
Un momento che si può riassumere in due eventi: il palo di Gignac a termine di un'azione splendida che ha impedito alla Francia di andare in vantaggio e l'ingresso in campo del semisconosciuto Eder - che, accenti a parte, condivide il cognome con il nostro attaccante -, pronto a cambiare la partita prima interpretando alla grande il ruolo di boa centrale e riferimento offensivo per i compagni come sponda, dunque tirando fuori dal cilindro un gol che, probabilmente, resterà il più importante della sua carriera.




A conti fatti, per quanto non fosse certo tra le mie squadre preferite, sono contento per il Portogallo: è il primo trionfo internazionale per una squadra da sempre presente nelle fasi finali di queste competizioni eppure sempre perdente, in questo caso ennesima dimostrazione che, in questo tipo di tornei, contano più coesione e determinazione che non spettacolo o tecnica, e la consacrazione definitiva di Cristiano Ronaldo, che potrà non essere simpatico - anche se ho apprezzato molto il suo invito alla vedova di Borgonovo, che quelli della mia generazione ben ricorderanno come uno dei primi calciatori a testimoniare il dramma della SLA, per la finale - ma che, se rapportato al suo eterno rivale Messi, dimostra ancora una volta un carisma ed un carattere che la Pulce può solo sognare.
Dalla rabbia e le lacrime per l'infortunio agli incitamenti ai compagni nel corso dei supplementari a bordo campo fino alla gioia incontenibile per la vittoria, si può dire che CR7 abbia vinto anche e forse più fuori che non dentro al campo.
Ora non ci resta che attendere due anni, e scoprire cosa accadrà quando i Mondiali torneranno a far parlare di calcio una volta ancora questo vecchio cowboy.




MrFord

venerdì 8 luglio 2016

Euro 2016: semifinali


L'Europeo delle sorprese e delle polemiche, delle conferme e delle emozioni, di questo duemilasedici, è giunto a ridosso del suo atto finale: ieri e l'altroieri sera, infatti, si sono giocate le due semifinali, che hanno decretato quali saranno, domenica, le squadre che si giocheranno il titolo continentale.
Il primo dei due match ha visto il Portogallo di Cristiano Ronaldo non solo aggiudicarsi la prima vittoria entro i novanta minuti dall'inizio del suo Europeo, ma anche porre fine alla seconda favola della competizione, quella di un Galles troppo limitato tecnicamente - Bale escluso - rispetto ai suoi avversari, reso più debole dall'assenza della spalla di quest'ultimo - Ramsey "Bolton", così ribattezzato in onore di uno dei charachters più importanti delle ultime stagioni di Game of thrones dal sottoscritto - e letteralmente messo in ginocchio da un uno/due che in tre minuti non solo ha deciso la partita come un fulmine a ciel sereno o una sveglia improvvisa con una secchiata di acqua gelata, ma ha di fatto distrutto le speranze dei gallesi, che non sono più stati in grado di reagire - sempre Bale escluso -.
Personalmente non stravedo per il Portogallo, e non mi è parso per nulla una squadra da finale, ma il calcio è anche questo, e non mi dispiace il fatto che Cristiano Ronaldo riesca dove il suo eterno rivale Messi ha fallito, anche perchè, valori tecnici a parte, tra i due ho sempre preferito CR7, senz'altro più carismatico rispetto alla Pulce nonchè trascinatore dei suoi in questa semifinale, avendo realizzato uno splendido gol di testa e propiziato la rete di Nani poco dopo.
 
 

 


 
Ma evidentemente l'exploit di Ronaldo non doveva restare l'unico, in questo penultimo atto dell'Europeo: nella seconda semifinale, infatti, la Francia supera i Campioni del Mondo della Germania con una doppietta del capocannoniere attuale della rassegna, Griezmann, che finalizza alla grande le occasioni costruite per lui dai compagni - su tutti Pogba, partito nel mirino dei giornalisti in questo torneo e cresciuto partita dopo partita: il centrocampista della Juventus, che chissà per quanto resterà tale, è uno dei talenti più interessanti del calcio continentale - e porta i Blues a giocarsi la vittoria contro CR7 e compagni.
La Germania torna dunque a casa avendo in un certo senso peccato di superbia ed essendo stata incapace, nonostante la grande organizzazione di squadra, di chiudere le partite - la mancanza di un finalizzatore come Griezmann ha pesato tantissimo sulla resa complessima dei panzer, che ieri sera sono stati strabordanti nel primo tempo ed hanno dominato sul possesso palla, eppure, probabilmente scioccati dal vantaggio francese giunto a sorpresa proprio a ridosso del finale del primo tempo, non sono più riusciti a riprendersi -, mentre la Francia, così come capita a volte in questi tornei - ed è accaduto anche al Portogallo - ha avuto dalla sua anche il fattore culo, determinante per avere la spinta giusta.
Di norma e quasi per contratto, considerate soprattutto le mie esperienze di vita in terra d'oltralpe, detesto i francesi e spero sempre che i cugini transalpini facciano la fine dei polli spennati, eppure devo ammettere che questa compagine giovane e fresca è riuscita in qualche modo a conquistarmi, allontanando lo spettro dell'antipatia dei vari Platini e Zidane: non saprei, dunque, da quale parte schierarmi in vista di domenica, e nel dubbio mi contento di sperare che Ronaldo e Griezmann guidino le rispettive squadre con un'altra grande notte da fenomeni.
In questo modo, mi parrà di aver vinto comunque.
 
 
 
 
MrFord

mercoledì 6 luglio 2016

Euro 2016: quarti di finale


La competizione calcistica più importante del Vecchio Continente, giunta a ruota dell'ormai clamorosa debacle dell'Argentina targata Messi in Coppa America, prosegue la sua marcia verso la finale di domenica: i quarti, che hanno visto scontrarsi le migliori otto squadre europee, non hanno risparmiato emozioni, sorprese e conferme.
Si è cominciato con lo scontro che ha visto giungere ai rigori Polonia e Portogallo, la prima forte di un'ottima organizzazione e finalmente spinta da un Lewandowski come se lo ricordano gli appassionati di Champions League e la seconda che, quasi inaspettatamente e con un Cristiano Ronaldo senza dubbio spaesato e giù di tono - come spesso accade con la Nazionale -, finisce tra le prime quattro del torneo pur non avendo mai vinto una partita nel corso dei novanta minuti regolamentari.
I lusitani, infatti, hanno collezionato cinque pareggi in cinque partite, e proprio per questo motivo - oltre al letargo dal quale potrebbe svegliarsi all'improvviso CR7 - potrebbero finire per risultare addirittura i più pericolosi rispetto alla vittoria finale, anche se, a ben guardare, dopo la Francia rappresentano la squadra che meno mi piacerebbe veder trionfare.


Sulla strada di Parigi, però, troveranno un Galles tra le sorprese più belle dell'Europeo, trascinato senza dubbio dal talento di Bale ma espressione di una collettività che, in questo momento della Storia del calcio, pare essere nettamente più importante del talento individuale: ne sa qualcosa il Belgio, che dopo aver fatto la grande con le piccole finisce pettinata da Bale e soci anche peggio di quanto non fosse accaduto con l'Italia una ventina di giorni fa.
Un tre a uno perentorio nonostante le occasioni fiamminghe ed il grandissimo gol del momentaneo vantaggio firmato da Nainggolan - una delle reti più belle del torneo -: i gallesi hanno reagito con palle, decisione e compattezza, mettendo a segno tra l'altro tre reti di pregevole fattura - menzione d'onore per lo splendido secondo gol, che probabilmente frutterà allo svincolato Robson Kanu un contratto niente male per la prossima stagione -, muovendosi quasi come un'unica entità.
Pare essere questa, la lezione più grande che al momento sta dando questo Europeo: a prescindere dai singoli e dal loro talento, senza squadra non si va avanti.


A proposito di squadra, l'Italia sorprendente di Conte - alla quale non avrei dato due lire all'inizio di questo Europeo - ha salutato la competizione giocando quasi alla pari con la Germania Campione del Mondo cedendo solo ai rigori ad oltranza, spezzando i sogni che si erano piano piano materializzati di tanti appassionati e non nelle ultime settimane.
Un peccato, perchè ad un certo punto della sequenza dei rigori avevamo la partita in pugno, ed il tanto discusso errore di Pellè dal dischetto ha finito per condizionare una serie di tiri comunque emozionantissima, ricca di errori e ribaltamenti di fronte: personalmente, soprattutto sul momento, ho pensato che il nostro numero nove doveva essersi rincoglionito, per farsi beffe di Neuer per poi sbagliare clamorosamente il rigore dando il via alla "rimonta" teutonica, ma non avevo idea del circo mediatico e di ignoranza che si è scatenato nei giorni successivi all'indirizzo del suddetto Graziano Pellè.
Senza dubbio fare il fenomeno quando non lo sei è un peccato, ma è altrettanto vero che, se l'attaccante avesse piazzato la palla in fondo al sacco e fossimo approdati in semifinale, sarebbe diventato una sorta di eroe nazionale come lo sono stati i paladini del "cucchiaio" Totti e Pirlo prima di lui, entrambi proprio nel corso di un Europeo.
Ho trovato estremamente fastidioso notare il rancore, la violenza e l'odio espressi nei confronti di un calciatore - che non ha ammazzato nessuno, ha solo commesso un errore madornale sul lavoro come potrebbe capitare a noi tutti - fino a qualche minuto prima molto amato dal pubblico, divenuto bersaglio soprattutto dei non appassionati e critici di calcio che dicono di non seguire e detestare questo sport per poi finire ad alimentare discussioni infinite in casi come questo o esaltare le favole delle outsiders come Galles e Islanda, tanto quanto a saltare sul carro dei vincitori nel caso in cui tutto vada bene.
Bella la vita, così.
Personalmente, non ho patito più di tanto l'eliminazione: ormai ho vissuto un buon numero di Mondiali, Europei e Champions, e so che lo sport, come la vita, è fatto più di sconfitte che di vittorie, e rende queste ultime ancora più dolci proprio grazie alle cadute.
Ho patito, invece, l'ignoranza che, come popolo, spesso e volentieri ancora mostriamo anche quando ci confrontiamo con quello che è, a conti fatti, un divertimento.


E come per il senso civico, anche in questo caso - e senza retorica da finti alternativi - dovremmo prendere lezioni dagli islandesi, che con dignità escono dalla competizione eliminati da una Francia troppo forte per i loro mezzi - per la prima volta nel corso di questo torneo emersi in tutti i giusti limiti del caso - ed il giorno successivo, al ritorno in patria, accolti come se avessero vinto non uno, ma due o tre Europei.
E non accolti in quel modo solo perchè hanno compiuto un'impresa storica per un Paese che neppure troppi anni fa viveva il calcio solo come uno sport non professionistico, ma perchè espressione di un grado di civiltà distante galassie dal nostro.
Con questa sera, dunque, accediamo alla fase finale del torneo, con la semifinale a sorpresa tra le già citate Portogallo e Galles, mentre domani andrà in scena il classico tra Francia e Germania: personalmente, spero in un miracolo dei gallesi, e non per radicalchicchismo forzato.
Più che altro, comunque, continuerò a sperare in emozioni e calcio giocato fino all'ultimo secondo.
Fatto di sconfitte - tante -, di vittoria - una -, e di vita.




MrFord

lunedì 27 giugno 2016

Euro 2016: gli ottavi di finale - Parte II






La seconda giornata dedicata agli ottavi di finale di questo Europeo si è consumata nel segno di quanto le aspettative avevano stabilito: Francia, Germania e Belgio erano le favorite e Francia, Germania e Belgio sono uscite vittoriose staccando il biglietto per i quarti di finale.
Curioso che nella giornata di ieri, più sorprendente in termini di risultati, le emozioni siano risultate molte meno rispetto a quelle regalate dai tre match di oggi, decisamente più spettacolari - per quanto possa essere accostato questo termine all'attuale torneo continentale - ed avvincenti.
Siamo partiti nel pomeriggio con una Francia fischiatissima dal suo pubblico e sorprendentemente sotto di un gol dal secondo minuto contro un'Irlanda che da queste parti si è tifata fino alla fine, emblema di una delle tifoserie più rispettose e sportive d'Europa e di un popolo che sa uscire a testa alta grazie ad un mix davvero strepitoso di umiltà, guasconeria e fierezza.
Paradossalmente, credo che essere andati in vantaggio così presto abbia fatto più male che bene, ai ragazzi dell'Isola di smeraldo, che hanno dovuto pensare a difendersi per il resto dell'incontro cedendo, alla fine, in soli quattro minuti ad un uno/due fulminante di Griezmann, punta di diamante dell'Atletico Madrid che non riesco a detestare come alcuni dei giocatori della Francia Campione d'Europa e del Mondo tra il novantotto ed il duemila ma che, comunque, manda a casa una delle mie squadre favorite.







Passeggia invece la Germania Campione del Mondo uscente sulla Slovacchia, dominata senza neppure troppa fatica con un punteggio netto nonostante un rigore sbagliato: eppure la macchina perfetta tedesca, sempre tosta e presente, non mi pare così infallibile.
Dovessimo battere la Spagna, ai quarti avremmo buone possibilità di battere i teutonici, giocando bene, ed altrettante ne avrebbe la Francia in semifinale: questo perchè, con ogni probabilità, i panzer approcciano il campo con una filosofia che non prevede intoppi, e che permette loro di superarli come se niente fossero.
A meno che non si presentino davvero.
A quel punto potrebbero rimanere senza una soluzione di cuore da presentare al loro fantastico cervello da chirurghi del pallone.







La giornata si è chiusa con la sfida tra due delle Nazionali preferite del sottoscritto, il Belgio - che dopo la sconfitta inaspettata con l'Italia ha cominciato a ritrovare se stesso partita dopo partita - e l'Ungheria di tutone Kiraly: nonostante il passivo pesantissimo - quattro a zero e tutti a casa - i magiari non hanno affatto demeritato contro i Diavoli Rossi, finendo principalmente per patire la differenza di tasso tecnico e poco altro.
Un grande Courtois ed un grandissimo Hazard hanno trascinato i ragazzi di Wilmots alla vittoria ed al quarto di finale - che stuzzica e non poco la mia curiosità calcistica - contro il Galles di Bale, ma vedere gli ungheresi correre e lottare su ogni pallone anche ad una manciata di minuti dal fischio finale e sotto di quattro gol è stato meraviglioso per un amante di questo sport, una lezione di umiltà e passione non da poco.
Per il momento, questa è stata senza dubbio la partita più bella della fase ad eliminazione diretta, che vedrà la sua conclusione domani con le ultime due partite, Italia-Spagna e Inghilterra-Islanda.
A prescindere dalle mie personali preferenze e da come potrebbe finire anche rispetto a quella che è la già citata "dura legge del gol", spero di poter vedere in campo la stessa carica emotiva ed agonistica vista oggi.
Se non di più.




MrFord

martedì 1 luglio 2014

Saloon Mundial: Vecchi Continenti

La trama (con parole mie): con il terzo giorno degli ottavi di finale lasciamo momentaneamente il Nuovo Mondo per trasferirci nel Vecchio, complice un doppio confronto tra Europa e Africa. Francia e Nigeria prima, Germania e Algeria poi, infatti, si sono giocate un posto tra le best eight del Mondiale, con l'intenzione di non far rimpiangere le sfide combattutissime dei giorni appena precedenti.
Un viaggio che, attraverso il pallone, ha portato il pubblico a cavallo tra passato e futuro, frontiere aperte e colonialismo, tradizione e nuove realtà.









Se ripenso agli inizi degli Anni Zero, e all'odiosa Francia di Zidane, quella dei ragazzi di Deschamps - allora in campo, nella Juve e con la Nazionale, accanto a Zizou - mi pare una squadra proveniente da un altro pianeta: la nuova generazione calcistica dei cugini transalpini, figlia di una realtà sempre più multietnica, è piacevole, vogliosa e grintosa, perfettamente simboleggiata da Benzema - che più che un giocatore del Real Madrid, pare un lottatore di una squadra di seconda fascia - e Pogba, che è destinato a diventare un fenomeno quanto e forse più di pilastri del centrocampo della Francia del passato recente come Desailly e Vieira.







Va detto, comunque, che la Nigeria - come fece con noi nel '94 - vende carissima la pelle, sfiorando il gol il più occasioni prima del vantaggio francese a dieci minuti dalla fine colpendo anche una traversa dando un seguito a quella ormai nota come "La maledizione di Pinilla".
Un autogol ingrassa un bottino che sarebbe stato forse più giusto fissare sulla differenza di misura, e lancia i Galletti verso un quarto di finale alla vigilia insperato - occorre considerare che la squadra uscita malamente nel duemiladieci è stata completamente rifondata basandosi principalmente sui giovani con un coraggio non indifferente -, finendo per gettare benzina sul fuoco a proposito di sogni di gloria che paiono molto, molto simili a quelli che, match dopo match, sentimmo crescere noi nel duemilasei.
Tra l'altro, otto anni fa, il trenta giugno, una decisamente diversa Italia superò l'Ucraina nei quarti di finale infilando agilmente tre pere per volare in semifinale contro i padroni di casa della Germania.
Altri tempi davvero.







Rimanendo in tema teutonico, questa sera i nostri quasi vicini tedeschi hanno avuto la meglio sull'indomita Algeria - che, lo ammetto, ho tifato fino all'ultimo secondo -, imponendosi per due a uno nel corso dei supplementari evitando dunque lo spettro dei calci di rigore ed agguantando un quarto di finale tutto europeo con la suddetta Francia.
Una partita combattuta e molto bella, che la Germania ha vinto grazie ad una maggior organizzazione ed esperienza, a Neuer - che indovina un paio di uscite assolutamente provvidenziali -, a cambi più che azzeccati - dall'autore del gol che sblocca il risultato, Schuerrle, a Khedira - e a Mueller, che pur non andando in rete si dimostra decisivo.
Nel corso della visione di questa battaglia - e onore delle armi agli algerini, che non hanno mollato neanche di fronte all'evidenza - ho avuto una sorta di epifania: dobbiamo ringraziare che l'Italia sia uscita.
Perchè contro squadre così determinate, avrebbe fatto una figura decisamente peggiore.
Chiudo con un paio di appunti rispetto all'andamento degli ottavi: al momento, con alle spalle le prime sei partite su otto, si sono viste trionfare solo le squadre che, nel corso dei gironi, si erano qualificate come prime.
Speriamo che la Svizzera, domani contro l'Argentina, possa smentire questo dato.
Altra cosa curiosa è che tre match su sei sono finiti dopo centoventi minuti - in due casi, anche dopo i calci di rigore -: per un Mondiale che, nel corso della prima fase ha visto pochissimi pareggi, può significare soltanto il timore legato ad una posta in gioco che si alza sempre di più.



MrFord




giovedì 26 giugno 2014

Saloon Mundial: giochiamo ai tiri in porta

La trama (con parole mie): archiviata - non insieme alle polemiche, purtroppo - l'eliminazione dell'Italia, il Mondiale torna su binari decisamente più prevedibili grazie alla prevedibile vittoria del prevedibile Messi, che oltre al titolo di capocannoniere si contende a Neymar quello del più detestato dal sottoscritto nel corso del torneo.
Entrambi troppo forti, troppo fortunati, troppo tutto per piacermi: il brasiliano spocchioso e posticcio, l'argentino noioso e piatto. Un bel duello, insomma. Che spero non si protragga fino alla finale.
E accanto al girone dell'Argentina, la Francia dei giovani e di Deschamps cerca un posto al sole che, nonostante le antipatie e le rivalità storiche, merita.










Guardare una partita dell'Argentina di Messi è come sedersi in platea per uno spettacolo del Cirque du Soleil. Ti aspetti il numero, e sai che arriverà il numero.
Non ci sono rischi, non ci sono - almeno all'apparenza - sbavature.
E' così quasi per contratto.
Come era prevedibile, l'Albiceleste supera anche la Nigeria - che comunque le farà compagnia agli ottavi - giungendo in pompa magna alla fase finale del torneo, sospinta dal buon Leo che a suon di gol pare rispondere a distanza al suo rivale diretto Neymar per la finale che tutti i brasiliani sognano.
Resto dell'idea che, dovesse trovarsi di fronte ad una compagine come si deve, l'Argentina si scioglierebbe come neve al sole, un pò come il suo capitano e fuoriclasse.
E il Brasile non è da meno.
Speriamo solo che questo Mondiale ricco di sorprese non abbia finito di fornirne.
Nella partita che non contava, invece, la Bosnia salva il salvabile battendo l'Iran, che da par suo aveva fatto soffrire - perdendo ingiustamente - proprio l'Argentina. Stranezze del pallone.








E proprio all'orizzonte di Messi e soci si profila la Svizzera, trascinata dal suo asso Shaquiri e battagliera come è sempre stata negli ultimi anni. Curioso come, in un Mondiale privo di blasonate squadre europee come Spagna, Inghilterra e Italia a rappresentare il vecchio continente si trovi una compagine fino a qualche anno fa considerata molto più che minore, ed ora simbolo di un Rinascimento calcistico che vede sempre meno i confini e le regole schematiche.
Senza dubbio, con una tavoletta intera di Novi in bocca, tiferò per loro fino all'ultimo minuto della sfida contro l'Argentina.








La Francia, invece, pareggia a fatica con l'Ecuador in una partita forse stilisticamente non bellissima ma combattuta come noi e l'Uruguay potremmo solo sognarci, passando comunque come prima nel girone, prenotando una sfida con la Nigeria interessante sulla carta ma comunque nettamente alla portata dei ragazzi di Deschamps.
Alle spalle anni di odio quasi sconfinato, i transalpini del duemilaquattordici hanno invece la mia simpatia, giovani ed arrembanti, acerbi eppure decisi e quasi onnipresenti come lo juventino Pogba, per me una delle più grandi promesse del calcio mondiale nel suo ruolo e non solo.
Ora Francia e Nigeria si affronteranno nel lato del tabellone del Brasile, mentre Argentina e Svizzera in quello dell'Olanda. Ma mentre la sfida tra africani e transalpini non mi vedrà parteggiare apertamente per l'una o l'altra squadra, continuerò a sperare nel miracolo della patria del cioccolato alla faccia dell'Albiceleste.
Un piccolo dato statistico in chiusura: tra Italia e Uruguay, ieri, il computo totale dei tiri segna ventitre, contro i trentuno registrati in Francia - Ecuador.
Curioso come nella prima delle due partite appena citate, entrambe le squadre fossero in una situazione da "tutto in una notte".
E che, nel caso della Tricolor, ci si è trovati di fronte ad un'espulsione che non mi pare abbia condizionato la voglia di farsi il culo per ottenere la qualificazione degli altri dieci giocatori.
Ma questa è un'altra storia.



MrFord




lunedì 16 giugno 2014

Saloon Mundial: la Francia e le altre

La trama (con parole mie): prosegue l'avventura del Saloon a seguito del Mondiale 2014, che complici una serie di menate cosmiche nel quotidiano - prevalentemente lavorativo - sta diventando un ottimo antistress per il vecchio cowboy.
Archiviata la vittoria dell'Italia sull'Inghilterra, ecco quello che è accaduto nelle ultime ventiquattro ore in terra brasiliana e nel cuore dell'evento calcistico più importante del mondo.






Devo ammettere che questo Mondiale, partito su note certamente stonate come quelle di Brasile - Croazia, si sta rivelando, al contrario, piacevole ed interessante: le cadute di Spagna ed Uruguay, il buon esordio degli Azzurri, le sorprese legate agli outsiders fino ad ora hanno mantenuto decisamente alta l'asticella della mia attenzione.
Una cosa curiosa è che, al momento in cui scrivo, su dieci partite disputate ancora non si sono visti pareggi: un estremismo calcistico che mi piace molto, e che, almeno in parte, significa che tutte le squadre si sono affrontate senza mezzi termini, a viso aperto.
Spero che duri, e che non riservi una serie infinita di match decisi dai calci di rigore a partire dagli ottavi di finale.
La giornata appena trascorsa è partita con Giappone - Costa D'Avorio, match interessante tra due compagini che hanno tutta la mia simpatia e partecipazione, e che potrebbe risultare utile anche in fase di prospettiva futura: il girone dell'Italia, infatti, per gli ottavi di finale è accoppiato a quello delle due formazioni appena citate, che potrebbero quindi essere le prime avversarie dei nostri se dovessero qualificarsi nella fase iniziale.
I Leoni guidati da Gervinho e Drogba hanno avuto la meglio sui Samurai di Zaccheroni, che, comunque, spero abbiano occasione di rifarsi con Colombia e Grecia.
Sono stato contento comunque, a dirla tutta.
Da tempo sogno una vittoria al Mondiale di una squadra africana.
E' stato poi il turno di Svizzera ed Ecuador, protagoniste di quella che è stata, forse, la partita che meno mi ha interessato fino ad ora: onestamente pensavo fosse un match buono per candidarsi al primo pareggio della kermesse, e invece un'azione propiziata dal giocatore del Napoli Behrami ha regalato un esordio vincente alla stessa Svizzera, che, lo ricordo bene, nel duemiladieci battè a sorpresa la Spagna, poi diplomatasi Campione. Che sia un segno per l'Ecuador? Non credo.
Per concludere, ecco la nota dolente: questa sera ha debuttato anche la Francia di Deschamps, passeggiando sulla disgraziata Honduras - che si candida da subito a peggior compagine del torneo - e facendo notizia grazie al primo utilizzo della tecnologia applicata alla linea di porta per definire il secondo gol, che con ogni probabilità in alternativa sarebbe rimasto fantasma.
Ebbene, dopo anni di lotte, gufate storiche, delusioni amarissime - la finale dell'Europeo 2000, vista a Parigi, tra l'altro -, godimenti sfrenati - il trionfo al Mondiale 2006 -, occorre che lo ammetta: la Francia non mi sta più così sul cazzo.
Allenatore a parte, mi pare una squadra giovane, nuova, dalla voglia forse superiore al valore effettivo, ma certo non spocchiosa e supponente come quella guidata da Zidane tra la fine degli anni novanta e l'inizio degli zero.
Toglierei volentieri Pogba alla Juve, Benzema pare venire dritto dal porto di Marsiglia, e gli altri hanno tutte le caratteristiche dei giovani in cerca di gloria, e non di superstar con la puzza sotto il naso: staremo a vedere.
Certo è che, nonostante quanto appena scritto, dovessero essere eliminati non mi importerebbe praticamente nulla.
Nel frattempo, mentre sono qui a picchiare sulla tastiera l'Argentina di Messi è già in vantaggio sulla Bosnia. Non che ci volesse un indovino, per prevederlo.
Ma per la Pulce ci sarà tempo domani, di scoprire cosa il Saloon ha in serbo per lui.



MrFord




sabato 7 settembre 2013

Holydays series

La trama (con parole mie): continua la carrellata dedicata alle visioni che hanno caratterizzato le vacanze fordiane, con un post dedicato, questa volta, alle tre serie passate dalle parti del Saloon nel corso del mese di agosto. Generi diversi, produzioni agli antipodi, approcci distanti per tre titoli ugualmente interessanti per ogni amante della qualità da piccolo schermo.



DEAD SET (UK, 2008)


Da tempo in attesa di essere testata dagli occupanti del Saloon, questa mini di produzione britannica ha raccolto, tra gli appassionati del genere, una certa approvazione che, nel corso degli anni, è riuscita a renderla una sorta di piccolo cult.
Tecnicamente pessima e molto b-movie, l'opera è sicuramente interessante, arricchita da un'ironia nerissima e resa più tosta da un finale per nulla consolatorio: peccato che l'impianto scenico e la regia siano davvero troppo elementari, e nonostante una galleria di personaggi azzeccatissimi - su tutti il perfido produttore Patrick - si passi tutto il tempo a sperare che, prima o poi, negli States si decidano a produrne un remake con tutti i fondi e la qualità del caso.
Ad ogni modo, una scheggia impazzita che il pubblico di nicchia gradirà.


FRINGE STAGIONE 4 (USA, 2011/2012)


Le vicende dei protagonisti della creatura plasmata dal team di J. J. Abrams che ha raccolto l'eredità di Alias portandola nel mondo della sci-fi proseguono con una stagione che ha come linea conduttrice il caos organizzato che regna a cavallo tra Tempo, Spazio e varie Realtà.
Presente e Futuro si incontrano in quello che, di fatto, è uno dei riferimenti di genere più interessanti del piccolo schermo dai tempi di X-Files, intrecciando un cast sempre più affiatato - all'interno del quale spicca il mitico Walter Bishop di John Noble - ad un vero e proprio bombardamento di paradossi e mondi alternativi da capogiro anche per gli spettatori più attenti - nerd esclusi -.
I fasti della seconda annata restano ineguagliabili, ma senza dubbio siamo di fronte ad un ottimo viatico per la stagione conclusiva.


LES REVENANTS STAGIONE 1 (2012)


Ed ecco il primo titolo, tra quelli mostrati fino ad ora in questa carrellata legata all'estate, che avrebbe meritato un post tutto suo: i nostri cugini d'oltralpe, dopo aver mostrato negli ultimi anni cosa riescono ancora a fare con la settima arte - cosa che, purtroppo, noi qui nella Terra dei cachi ci scordiamo -, sfoderano lo stesso talento anche per i serial, ispirandosi proprio ad un film per consegnare al pubblico una delle proposte più interessanti che la televisione abbia offerto negli ultimi anni.
Atmosfere alla Twin Peaks, colonna sonora ipnotica firmata Mogwai, un crescendo che sconfina nell'horror dopo essere partito dall'intimità di drammi esplosi in seno a famiglie intere, riflessioni profonde sul senso della vita, della perdita, del dolore e dell'amore, senza contare una critica neppure troppo velata agli organi di controllo come le forze dell'ordine e la Chiesa.
Unica pecca un'eccessiva freddezza che, a tratti, non permette il giusto coinvolgimento emotivo degli spettatori. Ma è davvero poca cosa di fronte all'affresco che viene offerto e che promette scintille per la seconda stagione.


MrFord

To be continued...
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