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giovedì 6 giugno 2019

Thursday's child


Nuova settimana di uscite e, straordinariamente in orario, nuova puntata della rubrica a tre per antonomasia della blogosfera: a questo giro, fortunatamente, insieme al mio rivale Cannibal Kid, interviene il fordiano - quantomeno per età - Lucius Etruscus, altro pilastro che ha resistito e continua a resistere agli anni d'oblio di questo nostro mondo.


MrFord


"Sono il super coniglione Cucciolo Eroico, e sono qui per combattere tutti i Ford della blogosfera!"

X-Men - Dark Phoenix

Katniss Kid e Ford alla guida della rubrica dedicata alle uscite cinematografiche.
Lucius: Era addirittura mezz'ora che nessuno parlava della Marvel, si sentiva il bisogno di un suo nuovo film al cinema. Ovviamente la Terra sarà in pericolo grazie ad una minaccia così minuziosa che vuole distruggerla un centimetro alla volta, nella (in)sana tradizione del film catastrofico classico, dove i distruttori di mondi inseguono gli umani per frasche e cespugli. Grazie al trailer sappiamo che non manca un altro grande classico, come le armi da fuoco utilizzate contro potenze paranormali che se ne fanno un baffo. Misteri del popolo più armato di tutti.
Il curioso paradosso è che dagli anni Settanta il gusto italiano ha rigettato con sdegno e dileggio il wuxiapian di Hong Kong, perché gli spettatori nostrani consideravano ridicoli dei personaggi che volavano di qua e di là e che gesticolavano prima di dar vita a scontri paranormali fatti di luci colorate ed esplosioni posticce. Fino agli anni Novanta questi film erano considerati stupidi e bambineschi: come cambiano i gusti...
Una curiosità. Per il tour promozionale all'attrice Jessica Chastain è stato detto espressamente di non utilizzare il termine "alieno" per il suo misterioso personaggio. Arrivata al "The Graham Norton Show", irresistibile spettacolo britannico molto disinvolto e frizzante, l'attrice si è potuta rilassare: oh, andiamo, è un alieno! Agli spettatori stabilire se l'attrice abbia frainteso il proprio ruolo.
Cannibal Kid: Nonostante questo sia l'ultimo lavoro degli X-Men all'infuori del Marvel Cinematic Universe, vista la recente acquisizione di Fox da parte della Disney mangiatutti, di altri film in qualche modo legati alla Marvel di certo non sentivo il bisogno io. Almeno prima dell'uscita di Avengers: Endgame, che mi ha trasformato in un quasi fan dei cinecomics...
Okay, non esageriamo. Resto sempre un babbano della Marvel, però questo X-Men - Dark Phoenix ammetto che un po' mi attira, più che altro per le X-Women presenti. Posso davvero perdermi un film in cui ci sono sia l'aliena Jessica Chastain che la mystica Jennifer Lawrence?
Ford: la saga degli X-Men cinematografici non è riuscita a conquistarmi quanto quella del Cinematic Universe degli Avengers - nonostante ai tempi in cui divoravo un fumetto dopo l'altro i mutanti fossero nettamente i miei favoriti tra i due -, ma resta una valida proposta di intrattenimento fracassone con risvolti di riflessione. Questo Dark Phoenix porta sullo schermo uno dei momenti più noti degli Uomini X tra le pagine dei loro albi, e sono curioso di scoprire come avranno deciso di riproporlo. Senza contare che, come purtroppo giustamente scrive Peppa Kid, sarebbe inaccettabile perdere un film dove compaiono Jessica Chastain e Jennifer Lawrence.

Pets 2 - Vita da animali

"Ti assicuro che è impossibile che quel coniglione possa battere Ford."
Lucius: Continua lo sfruttamento animato della vita segreta degli animali da compagnia, novella scoperta dei distributori in eterna disperata ricerca di un qualsiasi argomento che giustifichi l'utilizzo di animali teneroni da trasformare in ricco merchandising, mentre i doppiatori originali possono legare la propria voce ad un prodotto per l'infanzia che porta sempre grandi speranze di profitti. I genitori che portano i figli a vedere il film sono contenti perché per due ore i pargoli staranno buoni, quindi alla fine vincono tutti: io compreso, che starò ben lontano da film come questo e i suoi vari simili.
Cannibal Kid: Pure io sarò contento di girare al largo da questo film. Nonostante abbia trovato il primo Pets simpatico e a tratti addirittura divertente, la voglia di guardarmi un secondo capitolo è sotto lo zero. Lascerò l'arduo compito ai poveri Fordini, che saranno trascinati da quel bambinone di loro padre Ford a vederlo in sala.
Ford: fortunatamente per me i Fordini attraversano un periodo supereroistico che sto cercando di equilibrare con il recupero dei classici anni ottanta come La storia fantastica, La storia infinita o I Goonies. Quindi, per il momento, dovrei essere salvo. Anche perchè avevo trovato già il primo Pets abbastanza inutile e non sentivo certo il bisogno del secondo.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

"Ti assicuro che invece di questa robaccia che beve Marco Goi, sarebbe molto meglio un bel White Russian."

Lucius: Quando agli inizi del Duemila venne scoperto Nick Hornby sembrò il secondo avvento del Messia, poi come sempre l'entusiasmo si è trasformato in moderata indifferenza. Nick però è sempre lì a suggerire storie per il cinema e questa commedia romantica sembra partire con tutti i piedi giusti. Piedi come Rose Byrne e Chris O'Dowd, due bravissimi attori britannici che sembrano destinati a formare una coppia come l'acqua e l'olio, fredda e spietata lei quanto tontolone lui. Il terzo incomodo è un Ethan Hawke in grande spolvero, un attore che non può deludere, anche quando delude. (Nel buio della sala sono andato nello spazio con il suo "Explorers", quel 1985, e da allora con Ethan vado tranquillo, ad occhi chiusi, anche quando fa film che potevano essere evitati.)
Riuscirà la commedia, che sembra promettente, ad essere meno "americana" del solito? Me lo auguro.
Cannibal Kid: La parentesi di Lucius nell'universo di Explorers ha i toni nostalgici di un post fordiano, ma glielo perdono perché quello è un film mitico. Mica come le porcheruole action 80s tanto esaltate dall'autore del sopravvalutato blog White Russian. Quello che Il Zinefilo dice su Nick Hornby è inoltre parecchio vero. All'inizio esaltato, poi trattato con maggiore indifferenza, anche da me e anche dalle numerose trasposizioni cinematografiche dei suoi lavori. In tal senso gli ultimi adattamenti, l'italiano È nata una stella e Non buttiamoci giù, sono stati parecchio scarsini. Io comunque al buon vecchio Nick Hornby voglio sempre bene, questo Juliet, Naked sembra riportare dritti dalle parti di Alta fedeltà e quindi non mancherò di vederlo.
Ford: a Hornby vorrò sempre bene per Alta fedeltà, quindi nonostante negli anni pare si sia appannato e non sempre le proposte cinematografiche tratte dai suoi romanzi sono state di livello eccelso - anzi - potrei concedere il beneficio del dubbio a questa commedia romantica che pare uscire dai classici binari della commedia romantica, quantomeno di quella estremamente fastidiosa che va di moda di questi tempi. Detto ciò, resta solo da vedere come sembrerà a Cannibal: dovesse gridare al miracolo, girate al largo.

Polaroid

"Pare incredibile, ma quando Ford e Lucius erano bambini, esistevano queste macchine fotografiche."
Lucius: Gli anni Ottanta cominciano a far male, anche quelli posticci di questo revival apocrifo del Duemila. (Essendo io del 1974, questi fasulli anni Ottanta cinematografici non corrispondono minimamente a quelli che ho vissuto in pieno.) Giovani autori esordienti, pronti a recuperare tematiche horror di quel periodo, ci regalano un film senza sottigliezze e che probabilmente nel trailer dice già tutto, facendo supporre solo tanta noia come solo i più grandi horror del Duemila sanno fornire. Dopo lo splendido thailandese "Shutter" (2004), già portato in versione americana nel 2008, difficilmente il tema offrirà un minimo di interesse, soprattutto alla fiera dello jump scare che questo filmetto promette d'essere.
Vista la disperata ricerca di temi anni Ottanta da propinare ai millennials di bocca buona, propongo un film horror sul Dolce Forno Herbert indemoniato, o magari la storia di un demone che vive in una confezione di Pongo Didò.
Cannibal Kid: Essendo nato mooolti anni dopo Lucius e anche James Ford, sebbene non sia proprio un millennial, in questo eterno revival dei fasulli anni '80, partito con Donnie Darko e proseguito poi fino a Stranger Things, ci sguazzo ancora alla grande. L'uscita di Polaroid si è fatta attendere parecchio, ancor di più di quanto ci voleva a una foto per uscire dalla Polaroid, a causa del fallimento della Weinstein Company, ma ora arriva nelle sale. Finalmente! Per chi è in cerca di horrorini scemi con protagoniste delle starlette di serie tv come Kathryn Prescott, Samantha Logan, Katie Stevens e Madeleine Petsch, è un guilty pleasure da non mancare.
Ford: inutile dire che sto con Lucius tutta la vita, non solo perchè condividiamo il decennio di nascita ma soprattutto perchè per considerare il revival di un periodo devi averlo vissuto o quantomeno averlo saputo vivere attraverso le opere che ha regalato. Questa Polaroid da finto giovane finto alternativo lascia ovviamente il tempo che trova, un pò come tutti i radical chic pronti ad esaltarsi per cagatine di questo genere come il Cucciolo Eroico.

American Animals

"Dici che così conciati siamo convincenti come Ford?" "Secondo me sembriamo troppo giovani."
Lucius: Il genere "heist movie" alla fin fine diverte sempre, soprattutto da quando ha perso la valenza noir storica, con trame di forte impatto e personaggi disperati e quindi drammatici, ed ha abbracciato lo stile del film "Colpo grosso" (Ocean's Eleven, 1960). Bart Layton viene dalla documentaristica e vorrebbe aggiungere l'aspetto "vero" ad un genere che non ne ha alcun bisogno: per fortuna ogni volta che appare la scritta "tratto da una storia vera" ci prepariamo alla fiction più smaccata.
Capiamo benissimo i giovani protagonisti che vogliono organizzare una grande rapina seguendo i dettami delle grandi rapine appresi dalla narrativa di genere: è come il ladro pasticcione Dortmunder del romanziere Donald Westlake che voleva organizzare una rapina seguendo un romanzo di rapine di Richard Stark (cioè sempre Westlake). E' la realtà nata dalla fiction che cerca la fiction per raccontare la realtà, in un girotondo eterno che si spera sia votato al divertimento dello spettatore, più che al raccontare una "vera" storia di cronaca nera americana.
Curiosa la scelta di un libro come "bottino", già fatta da "L'arte del furto" (2013) con Kurt Russell, spero che la scelta torni spesso in narrativa, dove di solito gli autori non ce la fanno a convincere i lettori/spettatori che un libro possa valere così tanto.
Cannibal Kid: A me il genere heist movie non ha mai divertito un granché. Se non altro fino all'arrivo de La casa di carta. Quella sì che è una gran heist series! Considerando il cast e il tiro piuttosto adolescenziale, nonché la febbre da La casa de papel 3, alla fin fine American Animals potrebbe anche rubarmi una visioncina.
Ford: l'heist movie ha sempre esercitato un certo fascino, su questo vecchio cowboy. Sarà che, in un'altra vita, probabilmente sono stato un rapinatore di banche. Considerata la penuria di titoli davvero interessanti, questo American Animals potrebbe rappresentare la sorpresa della settimana nonchè giocare il bonus di titolo in grado di mettere d'accordo Cannibal e Ford. Mica roba da poco.

A mano disarmata

"Devo pensare ad una vendetta adeguata per quei due burinazzi di Ford e Cannibal."
Lucius: Chi l'avrebbe detto che una realtà ignorata dai media per decenni alla fine sarebbe balzata all'attenzione pubblica grazie alla passione per le fiction televisive: ora ogni degrado urbano ben noto, davanti al quale però tutti voltavano lo sguardo, diventa appetibile per i "gomorroidi" (cioè gli amanti delle miniserie criminali a forte localizzazione geografica.) L'indifferenza che ha lasciato soli quelli che hanno cercato di fermare o raccontare il crimine, ora diventa voyeurismo indiscreto, quasi vizioso, in un paradosso di cui temo non si avverta la portata. Se l'entusiasmo per i "giornalisti coraggiosi" fosse mostrato quando i suddetti raccontano il crimine, e non quando nasce un prodotto cine-televisivo che a posteriori racconta la loro vicenda personale (a volte tragica), forse il male raccontato sarebbe stato nel frattempo sanato.
Fa piacere trovare Claudia Gerini finalmente impegnata a dismettere i panni da sex symbol (o supposto tale) e a riscoprirsi attrice drammatica: mi auguro che sia l'inizio di una sua nuova carriera.
Una nota personale. Ho passato ogni estate della mia adolescenza ad Ostia, il mare di Roma prima che tutti si fingessero troppo "di classe" per andarci. E' una città che amo e ho vissuto con l'idealismo della giovane età. Ho un'infinità di bellissimi ricordi e per almeno vent'anni l'ho frequentata con grandissimo piacere. Lo dico perché a forza di raccontarne il male si rischia di descriverla come un covo di banditi, ed è un gran peccato.
Cannibal Kid: Bella l'analisi di Lucius del fenomeno gomorroide, che sta prendendo sempre più piede. Soprattutto tra le visioni fordiane. A me suddetto sottogenere invece sta cominciando a provocare le emorroidi, un po' come Claudia Gerini, che ai tempi verdoniani mi piaceva pure, ma che di recente ho trovato a ogni ruolo sempre più pessima. Dubito che, se cercheranno di convincermi a mano disarmata a guardare questo suo nuovo film, riusciranno a convincermi.
Ford: molto bella l'analisi di Lucius, soprattutto perchè passata attraverso l'esperienza personale. L'idea di affrontare una visione di questo tipo e la Gerini mi spaventano un pò, così come il fenomeno dei "gomorroidi" se preso dal verso sbagliato - ma tornando agli anni ottanta, accadde anche con Scarface -. L'identità criminale di un luogo o di una cultura dovrebbe essere vista e vissuta come una parte di quel luogo o quella cultura, senza idealizzazioni di sorta. In fondo, è lo specchio di tutto il grigio che ci portiamo dentro e addosso. In tutto questo serioso analizzare, comunque, penso mi vivrò l'estate a mano rigorosamente armata di birra senza pensare a cose troppo pesanti.

giovedì 12 ottobre 2017

Thursday's child



Nuova puntata della rubrica con più ospitate della storia della blogosfera e della rete - forse -, come di consueto incentrata sulle uscite che ci attendono in sala nel weekend imminente, come di consueto pronta ad essere gestita dalle folli mani del sottoscritto e del Cannibale, e per questa settimana pronta ad accogliere Miki Moz.
Come se la sarà cavata il nostro ospite, alle prese con i due arcinemici della blogosfera?


"Lo sapevo che non potevo tenere lo stesso ritmo di Ford, con i White Russian!"



L'uomo di neve

"Questo spumantino farà ubriacare Cannibal e Miki. Datemi un White Russian fordiano, per giove!"

Miki Moz: I thriller ora si spostano tutti a nord, nei paesi dal suicidio facile dove fa buio a mezzogiorno e dove la neve non è piacevole. Ma siccome di neve ne ho avuta anche troppa, quest’anno, salto volentieri la visione.
Questo è il classico film le cui premesse possono far gasare Cannibal, che poi sarà deluso.
Cannibal Kid: Raccomando a Miki Moz, che arriva chiaramente impreparato all'appuntamento con questa rubrica trasformata per l'occasione in una Blog War – Special Edition, di leggere i nostri blog un po' più spesso. Se lo facesse, si renderebbe conto che il fan dei thriller nordici non sono io, ma Ford. L'uomo di neve è infatti tratto da un romanzo di Jo Nesbø, il secondo personaggio di cui si parla più spesso su WhiteRussian, appena dopo Stallone.
Io invece sono incuriosito più che altro per vedere come se la caverà alle prese con un thrillerone commerciale il Michael Fassbenderone, sebbene negli ultimi tempi non ne azzecchi più una. Al cinema. Nel privato invece, mettendosi insieme ad Alicia Vikander, lui sì che ha capito tutto della vita.
Ford: come Cannibal e chiunque segua come si deve il mio blog, Nesbo è uno degli autori che più ho amato negli ultimi anni, autore di una serie fantastica legata ad un personaggio fantastico, il detective alcolista Harry Hole.
Normalmente sarei gasato a mille per una produzione di questo tipo, ma ho due grossi punti interrogativi: il primo è che L'uomo di neve, nonostante il successo commerciale, è ben lontano dall'essere il primo libro della serie, ed iniziare una saga da metà percorso non è mai consigliabile.
Il secondo è Fassbender, che per quanto bravo e cool fisicamente c'entra con Hole più o meno quanto Cannibal con Miki Moz, o almeno spero per Miki Moz.
Staremo a vedere.

40 sono i nuovi 20

"Hey, questo Miki Moz le spara più grosse di Cannibal e Ford!"

Miki Moz: Non ci vuole certo una commediola USA in stile classico (don—ehm, ragazza protagonista, qualche bellimbusto vario ed eventuale) a ricordarci che avere quarant’anni è il nuovo Avere vent’anni.
Ci ho basato il mio blog, su questo concetto. Io ne ho 12, di anni, quindi salto.
Cannibal Kid: Potrebbe sembrare la classica commediola americana senza pretese, ma non lo è. Vorrete mica dare ascolto a un blogger bimbominkia 12enne? Questo è il mio film e potrebbe diventare il mio nuovo manifesto esistenziale. Daje Reese, famme sognà!
Aspettate quindi di vederlo tra i migliori film dell'anno su Pensieri Cannibali e in cima alla classifica dei peggiori su WhiteRussian, dove probabilmente raccoglierà il testimone da Bad Moms, il “trionfatore” dell'anno scorso. Ford comunque è già stato chiamato come protagonista del sequel spin-off: 40 sono i nuovi 80.
Ford: dovrei essere il primo sostenitore di questa dottrina, seguito a ruota da quel fesso di Cannibal, che continua a fingere di avere dodici anni come Miki. Ma prima che possa avere anche la benchè minima esaltazione per vedere l'ennesima commediola ammeregana senza spessore, la strada è molto lunga.

Lego Ninjago – Il film

Maestro Ford pronto a prendere a calci nel deretano i suoi allievi Cannibal e Miki.

Miki Moz: L’azienda del mattoncino ha ormai intrapreso la strada del cinema: dopo i magnifici Lego Movie e Lego Batman è la volta del ninja verde Lloyd (il sosia di un mio amico) e degli altri Ninjago, linea di successo.
Non mi aspetto sviluppi e citazioni colto-nerd come nei precedenti due film, roba che Cannibal e Ford possono riempirci un anno di blog. E poi dalla Lego io aspetto la linea Masters of the Universe.
Cannibal Kid: I magnifici Lego Movie e Lego Batman?
Ma chi ci è capitato questa settimana? L'unico blogger al mondo che ne capisce di cinema meno di Ford? E aspetta pure la linea Masters of the Universe?
Posso rimangiarmi subito l'invito che gli ho fatto a partecipare a questa rubrica?

Quanto ai Ninjago, dico solo che sono tra i preferiti dei miei nipotini di 9 e 6 anni. Quindi una bambinata perfetta per Ford. E non intendo i piccoli di casa.
Ford: i due ultimi film dedicati ai mattoncini Lego, Movie e Batman, mi hanno intrattenuto e divertito parecchio. Ammetto però, per età mia e dei miei figli - ancora troppo piccoli - di non conoscere affatto i Ninjago, ma di essere molto incuriosito. Del resto, se la qualità resta quella dei due film precedenti, direi che siamo a cavallo. E chissà che non impari qualche nuova mossa con la quale stendere Cannibal e lo sventurato che ogni settimana ci farà compagnia per questa rubrica.

Nico, 1988

"Sono qui per acquistare un pò della roba che avete venduto a Miki. Mi pare parecchio buona."

Miki Moz: Nel 1988 l’unico Nico era Steven Seagal, uscito quell’anno con un action da serie A che univa un poliziotto italoamericano alla budinosa e futura Jackie Brown. E so che Mr. Ford è con me.
Ora invece Nico è anche la storia della cantante dei Velvet Underground, tra tour e vita privata.
Da vedere, sicuramente buona musica e buono sfondo storico.
Cannibal Kid: Preferisco dimenticare il d'altra parte dimenticabile Nico con Steven Seagal, uno dei peggiori film e uno dei peggiori attori di tutti i tempi, e concentrarmi su una pellicola premiata all'ultimo Festival di Venezia che racconta gli ultimi mesi di vita negli anni '80 di un'icona degli anni '60. Sono d'accordo che conterrà della buona musica. Per il resto Miki dovrebbe smetterla di drogarsi pesante insieme a Ford.
Ford: il Nico di Seagal resta indimenticabile, oltre ad essere uno dei pochi film decenti interpretati dal più parruccone degli action heroes anni ottanta, ma questo Nico legato alla mitica cantante dei Velvet Underground potrebbe perfino mettere d'accordo il sottoscritto e Cannibal. Che sia l'inizio di una svolta, e dunque di una Blog War tra noi due e Miki?

Il palazzo del viceré

"Da quando Ford è a capo del palazzo, la mattina solo whisky liscio."

Miki Moz: Film storico, quindi probabile mattonata sui coglioni, che ci parla dei rapporti tra India e Pakistan, prima che questi tizi arrivassero ad aprire negozi di cianfrusaglie e telefoni da noi. Cannibal ci sguazzerà dicendo che è da Oscar.
Cannibal Kid: Miki crede davvero che esalterò un film storico?
Ma è una cosa che non si è mai vista nella Storia di Pensieri Cannibali.
Ford: un film che si preannuncia come una mattonata devastante di quelle che Cannibal pensa io esalterò, ma che ormai non avvicino più con la scusa di spararmi l'ennesima revisione di un film con Sly.

L'altra metà della storia

"Non preoccuparti, Jim: non sei vecchio nemmeno la metà di Ford."

Miki Moz: Film inglese come sanno fare gli inglesi. Classico, quindi. La storia di un diario che spunta dal passato e che lega il protagonista a una sua vecchissima fiamma. Amore, perdono, granbretagna. Film per blogger cinefili come Ford & Cannibal, roba per fare gli intenditori british.
Cannibal Kid: Grazie per i cinefili, ma le pellicole classiche British non sono certo una specialità di casa, né dalle mie parti, né da quelle dell'altra metà della storia di questa rubrica, WhiteRussian. Trattandosi di un film con vecchietti, però, potrebbe fare più al caso di Ford che non al mio...
Ford: l'altra metà della storia non pare affar mio, così come queste discussioni da salotto tra Miki e Cannibal, che devono ancora farne di strada per arrivare agli scambi al vetriolo che io e Cannibal portiamo avanti dai tempi delle Blog Wars.

Dove non ho mai abitato

"Te lo prometto, chiederò a Cannibal e Ford di non invitare più quel tipo strano a partecipare alla loro rubrica, ma smetti di piangere, per favore!"

Miki Moz: Film italiano che sembra avere qualche pretesa di buon cinema; padri e figlie e spiriti santi nella Torino bene, dissapori dal passato e architettura. Ne varrà la pena. Mr. Ford forse sta già vomitando?
Cannibal Kid: Negli ultimi tempi sono diventato, a sorpresa, un acceso sostenitore del nuovo cinema italiano. 'Sta roba che sa di mattonata sui coglioni peggio del film storico British però giusto un fanatico nazionalista come Miki può cercare di vendervelo come una visione da non perdere. Non credetegli.
Quanto a Ford, quello il cinema italiano è un posto dove proprio non ha mai abitato. Così come il cinema in generale.
Ford dice: Torino a parte, non trovo un motivo per recuperare l'ennesimo tentativo presumibilmente fallimentare di presentare un film italiano pseudo autoriale. Un po' come qualsiasi tentativo di Cannibal di apparire competente in ambito cinematografico continuerà ad essere altrettanto fallimentare.

Nove lune e mezza

"Signora, ci sono i suoi dottori: Ford e Cannibal." "No, la prego! Mi porti da Miki Moz!"

Miki Moz: Due sorelle, due compagni. Due sorelle molto diverse tra loro, così come i loro compagni. E, di mezzo, una gravidanza. Dirige Michela Andreozzi, una commedia che probabilmente non dev’essere così male tipo quei film italiani che ora sono relegati alla terza serata di Italia 1.
Cannibal Kid: Continua la crociata di Miki in difesa del cinema italiano. Solo che questa robetta bisogna essere proprio generosi per definirla cinema. Considerando inoltre che la protagonista è Claudia Gerini, che non vedevo in azione dai tempi dei lavori con Carlo Verdone e ho ritrovato in pessima forma recitativa in Suburra – La serie, l'unica commedia al femminile da vedere questa settimana è e resta 40 sono i nuovi 20.
Ford: ennesima porcata italiana che se neppure Cannibal corre a difendere deve essere davvero qualcosa di terribile. A meno che non si tratti del film del secolo.

Made in China Napoletano

"Sai, in Cina abbiamo delle copie tarocche di Ford e Cannibal." "Spero non l'abbiate anche di Miki Moz!"

Miki Moz: Chi tarocca di più tra i napoletani e i cinesi? Devono essersi chiesto questo quando hanno messo su questo film. Una simpatica guerra tra contraffazioni che si preannuncia divertente (anche se in questi casi il rischio di film superficiale è sempre alto, speriamo di no…).
Cannibal Kid: Miki Moz arriverà a sponsorizzare persino questo altro film italiano?
No, dai, è troppo persino per lui...
E invece no. L'ha fatto!
Ok, è ufficiale. Non credevo sarebbe mai successo, ma ho trovato qualcuno con dei gusti cinematografici che mi spaventano più di quelli di Ford. Che puntata di rubrica davvero sorprendente. E terrificante.
Ford: non pensavo che esistesse un blogger pronto a difendere il Cinema italiano al suo peggio ancora più di Cannibal, e invece l'ho trovato. Forse è il caso che la prossima volta, prima di scrivere per questa rubrica, faccia bere due o tre white russian dei miei a Miki.

sabato 22 aprile 2017

Tutta colpa di Freud (Paolo Genovese, Italia, 2014, 120')




E' davvero curioso come e quanto possa cambiare la percezione dei punti di vista quando si passa dall'essere uomini all'essere padri: personalmente, devo dire di essere stato quasi sempre un bello stronzo, dal punto di vista sentimentale.
Del resto, sono un ingordo di vita, un egoista, un predatore, e negli anni ho preso le mie mazzate ma senza ombra di dubbio le ho restituite nel modo peggiore, perchè non l'ho fatto per vendetta, ma per natura, e spesso e volentieri non l'ho fatto con chi se le meritava davvero, anzi.
Eppure, il lato oscuro di me è anche quello che definisce quello che invece vive in piena luce, e che tira fuori qualità che senza i difetti non ci sarebbero, e si perderebbero in un nulla che, sinceramente, non mi attrarrebbe neppure in una donna, per l'appunto.
Ma non sono giustificazioni, quanto ammissioni.
Di colpa e di presenza.
Ora che la Fordina è con noi, a volte, penso a quanto mi sarei preso a pugni se fossi stato il padre di una qualsiasi delle ragazze o donne che nel corso della mia vita ho trattato male, o deluso, o fatto incazzare, o qualsiasi cosa si possa combinare in amore: è difficile, da questo punto di vista, essere padre, e cercare di crescere la propria figlia sapendo bene a cosa andrà incontro, perchè in un modo o nell'altro ci andrà.
In un certo senso, pare quasi di consegnare quella che diviene la donna della nostra vita ad un branco di bestie pronta a masticarla e, in caso, risputarla fuori: una cosa che spaventa tantissimo anche me, credo dal giorno dell'ecografia in cui scoprimmo che era femmina.
Eppure, come in tutte le cose, esistono sfumature e punti di vista, così come i difetti che non solo ci definiscono anche per quanto riguarda il nostro meglio, ma che, soprattutto nei rapporti di coppia e quelli con i propri parenti, la propria Famiglia, creano quella magia, quel legame che permette ad alcune persone di legarsi per la vita, ed imparare a conoscersi sempre di più.
Tutto questo pippone, in realtà, viene tradotto dal film di Paolo Genovese in modo molto più naif e leggero, quasi come se di fronte ci trovassimo ad una commedia pseudo indie americana e non ad una pellicola pop tutta Roma, da Gassman a Giallini, per non parlare della città: una pellicola che, e ben sapete quale sia stato il mio rapporto con il Cinema nostrano negli ultimi anni, ho trovato piacevole e ruffiana al punto giusto, in grado di guardare da più angolazioni l'amore ed i rapporti e che, cosa curiosa, ho scoperto casualmente quando il suocero Ford, che non sempre ha rapporti semplici con Julez, l'ha lasciata probabilmente in modo che fosse sua figlia, a vederla.
Ed è curioso che, guardandola, ho pensato che forse avrebbe dovuto trovare il modo di chiederle di vederla insieme, così come al fatto che già adoro ci possa essere la possibilità che, tra una quindicina d'anni, possa vedere un film come questo insieme alla Fordina, e cominciare a condividere con lei le gioie ed i dolori che comporterà avere a che fare con gli ominidi, o con l'amore in generale.
E così come in un rapporto il bello, una volta passati il sesso, i sogni, i progetti e via discorrendo, è andare incontro ai pregi ed ai difetti dell'altro, e sapere bene ed in anticipo di cosa avrà bisogno, quando si tratta di figli pare quasi tutto spogliarsi del lato più incasinato dell'amore, in modo che resti a definirlo solo quello più puro.
Fortunatamente, è solo un'apparenza.
E, seppur diversi, casini sono e saranno sempre.
Ma del resto, senza quelli, gli occhi non sarebbero così belli.



MrFord




 

sabato 13 luglio 2013

Reality

Regia: Matteo Garrone
Origine: Italia
Anno: 2012
Durata: 116'



La trama (con parole mie): Luciano è il proprietario di una pescheria, ha una moglie, tre figli e si arrangia organizzando piccole truffe in un giro di robot da cucina. L'uomo ha anche un discreto talento nell'intrattenere i parenti alle feste ed ai matrimoni, tanto che molti degli stessi si chiedono per quale motivo nessuno, nel mondo della televisione, si sia mai potuto accorgere del suo valore.
Quando, spinto dalla famiglia, Luciano decide di tentare la strada dei provini per il Grande Fratello e passa la prima selezione per essere convocato a Roma per i colloqui successivi, si convince di essere ormai ad un passo dall'essere scelto per la trasmissione, sempre che gli emissari della tv non decidano di cambiare idea una volta osservata la sua vita quotidiana.
Venduta la pescheria e convintosi di essere sempre osservato, Luciano ribalterà il suo mondo finendo per rischiare di perdere perfino le persone che lo amano, spinto dal sogno ormai sempre più vicino di poter fare parte della trasmissione.




Lo ammetto, sono arrivato alla conclusione di Reality con il fiato corto.
Con i titoli di coda a scorrere di fronte ai miei occhi non ho saputo decidere se essere felice di aver finalmente, a distanza di mesi, visto un film italiano degno della nostra grande tradizione cinematografica, o triste per l'amarezza di una vicenda toccante e terribile narrata con grande sensibilità e tecnica sopraffina da un Matteo Garrone tornato a livelli altissimi, superando senza dubbio quelli di Gomorra, affresco potentissimo eppure tremendamente paraculo.
Se, infatti, guardandomi dentro posso perfino considerare di accettare l'idea che esistano un'etica criminale ed un crimine - senza per questo giustificarli, sia chiaro -, rimango decisamente più sconvolto dall'influenza che il disagio culturale espresso dalla tv e dai suoi prodotti è in grado di indurre rovistando nella terra di quest'Italia sempre più Terra dei cachi, rappresentata alla perfezione dal protagonista di una vicenda squallida e terribile, commovente quanto quasi spaventosa.
Luciano - un bravissimo Aniello Arena -, proprietario di una pescheria nel cuore della periferia partenopea, convinto dalla famiglia a partecipare alle selezioni per Il grande fratello e di fatto plagiato dalla stessa idea di essere ormai certo della partecipazione è il volto della sofferenza di questo Paese genuino ed ingenuo, naif ed arraffone, ormai povero di idee oltre che di mezzi: e se la prima sensazione è quella di una sorta di scherno prodotto dalla presunta superiorità intellettuale, con il passare dei minuti e lo sprofondare nell'abisso dell'antieroe della pellicola finiamo per trovarci tutti a sperare che la sua convinzione si riveli fondata, e che non esista alcun ostacolo pronto a frapporsi tra la sua vita di tutti i giorni e la realizzazione di un sogno, per quanto criticabile possa essere - rappresentato nella sua bieca pochezza dal partecipante di una precedente edizione Enzo, personaggio da brividi di terrore -.
E mentre attorno si assiste ad un progressivo passaggio dall'entusiasmo iniziale - il ragazzo del bar pronto a fondare un fan club, la ristrutturazione di casa per le interviste, i conoscenti pronti ad acclamare il successo - all'ossessione - il controllo della televisione, gli accattoni, l'agghiacciante quasi primo piano del grillo, il confessionale riprodotto nello sgabuzzino, fino a giungere alla sequenza ironica e da brividi legata alla paura che le truffe dei robot da cucina possano essere scoperte dal GF, che Enzo, amico di Luciano, traduce più sensatamente con Guardia di Finanza -, allo spettatore resta il dubbio se tutti noi abitanti di questo scombinato Paese non si sia, in qualche modo, pesci che nuotano contro corrente come quest'uomo semplice alla ricerca di un sogno da poco che possa cambiare la vita sua e della famiglia - "Io voglio avere il problema di spendere i soldi", afferma l'aspirante gieffino a controbattere le obiezioni della zia - che senza la spintarella di una qualche personalità di dubbia fama - il succitato Enzo - si finisca a dover lottare contro tutto e tutti, appoggiandosi solo ed esclusivamente alla propria determinazione per poter arrivare a compiere l'impresa divenuta impossibile, mulino a vento per un Don Chisciotte nostrano costretto a fingere di vendersi alla Chiesa per trovare la scorciatoia necessaria all'ingresso nella casa.
Ma cosa significa, quella casa?
E' il simbolo del successo dell'uomo qualunque, finalmente in grado di raggiungere, almeno per un pò, l'Olimpo degli uomini di talento, pur non avendolo?
E' il sogno di una sicurezza economica in tempi di profonda incertezza?
E' il potere della volontà, in grado di vincere perfino sull'obiettiva incapacità di realizzare qualcosa di davvero importante?
E' lo specchio di una società vuota e tragicomica, fotografato - e alla grandissima - da un film che riesce a trovare l'equilibrio perfetto tra la tecnica - piani sequenza perfetti, messa in scena splendida - e la satira, la pacca sulla spalla ed il sorriso ironico?
O è soltanto la risata di Luciano, che alla faccia della sua famiglia, della televisione, di chi lo criticava e chi lo sorvegliava, di chi lo sosteneva e chi l'aveva abbandonato, è finito per arrivare un passo avanti a tutti?
E' Luciano il regista di questo ritratto dell'Italia che siamo?
Chi guarda chi, dall'altra parte dello schermo?
A volte le domande finiscono per fare più paura delle risposte.


MrFord


"I still don't remember how this happened
I still don't get the wherefores and the whys
I look for sense but I get next to nothing
hey boy welcome to reality."
David Bowie - "Reality" -
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