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venerdì 29 aprile 2016

Rock the kasbah

Regia: Barry Levinson
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 106'







La trama (con parole mie): Richie Lanz è un impresario e produttore discografico californiano che ha visto decisamente giorni migliori sia in termini personali che di carriera e successo, pronto ad offrire contratti ed estorcere denaro a casi umani disposti a tutto per una speranza nel mondo delle sette note.
Quando, per caso, ha l'occasione di partecipare ad un tour che prevede tappe in tutti i principali campi dei soldati americani di stanza in Afganisthan con la sua segretaria nonchè cantante di punta e la stessa fugge lasciandolo senza soldi e passaporto, per Richie ha inizio una vera e propria avventura che lo condurrà, tra prostitute in attesa di ritirarsi e trafficanti d'armi, ad un villaggio sperduto tra le montagne dove avrà l'occasione di far fruttare il suo fiuto di scopritore di potenziali artisti da classifica rispetto ad una ragazza educata secondo le più rigide tradizioni pashtur.
Riuscirà Lanz a dare un'occasione a se stesso ed alla sua nuova protetta, o tutto finirà nel peggiore dei modi?










Ho sempre adorato - ma non è certo un mistero - Bill Murray.
Fin dall'infanzia e da Ghostbusters, ho sempre sognato di potermi immedesimare - malgrado non si trattasse certo di un figo senza ritorno, in termini prettamente estetici - in quel guascone sciupafemmine dalla risposta sempre pronta, che rappresentava tutto quello che, da ragazzino, preda della mia timidezza senza controllo, non ero.
Sono passati gli anni, i film, le esperienze, mi sono avvicinato così tanto a quel tipo di comportamento da suscitare incredulità nelle persone che mi conoscono ora, quando mi dichiaro, per l'appunto, un "ex timido", ma è rimasto immutato l'affetto per un attore che ho sempre considerato come una zio matto, quello da prendere come modello di bad guy alla facciazza dei genitori che ho sempre pensato sarei diventato, e che ora che sono genitore, non riesco a non ammirare comunque.
Rock the kasbah è un film dell'ormai stanco Barry Levinson come ce ne sono mille altri, ritmato da una colonna sonora bella ma più che abusata - a parte la mitica Bawitaba di Kid Rock, che quasi regalava i quattro bicchieri a questo titolo, è la fiera del pur piacevole ma sempre troppo sfruttato Cat Stevens -, implausibile nella scrittura ed all'interno del quale Bill Murray fa il Bill Murray, dunque con tutti i limiti possibili ed immaginabili, eppure ho finito per godermelo dal primo all'ultimo minuto senza ritegno e particolari pretese.
L'odissea professionale, musicale ed umana di Richie Lanz, produttore discografico più simile ad un truffatore che ad uno scopritore di talenti, in un Afganisthan in bilico tra tensioni culturali, esercito statunitense, mercenari, trafficanti e signori della guerra, impreziosita dalle sempre gradite presenze di Zooey Deschanel e Kate Hudson è una giostra divertente e piacevole quanto basta per una serata senza troppo impegno ma comunque in grado di non far staccare completamente i neuroni, che si tratti di amore per il rock o di attenzione rivolta alla condizione delle donne all'interno di determinate culture - la dedica conclusiva della pellicola resta una delle idee migliori della stessa -.
Per il resto, nulla di nuovo sotto il sole e soprattutto nulla che la realtà non spazzerebbe via a colpi di sogni spezzati: ma il bello delle sette note e della settima arte è proprio regalare al proprio pubblico un'illusione magica e confortevole come una bella sbronza felice da risata facile e sonno profondo, come se non ci fosse un domani.
Dovendo compiere una scelta, migliore forse la prima parte, più spiccatamente Murraycentrica e scanzonata della seconda, senza dubbio incentrata sulla parte più sentimentale e profonda, ma a conti fatti tutto scivola via discretamente bene, e poco importa se, in un modo o nell'altro, Rock the kasbah si confonderà nella memoria sparendo di fronte a titoli simili ma ben superiori come Broken flowers, perchè sarà come aver ascoltato quella hit anni settanta già nota e stranota che, comunque, si finisce per canticchiare come se fossimo ancora presi dalla prima cotta per il pezzo.
Se, a questo cocktail forse annacquato aggiungiamo poi una riflessione sulla necessità assoluta dell'emancipazione proprio grazie all'arte, condita con un pò di ironia e buoni sentimenti, allora abbiamo il drink di sicurezza perfetto per le serate naufragate, la sega della buonanotte, il bacio in fronte per un sonno di sogni goduriosi ed il più rock possibili.
Del resto, se non si guarda in faccia ad una realtà spesso troppo triste con un pò di ironia ed un sorriso beffardo, si rischia di diventare troppo cinici o troppo tristi: e Richie Lanz non è nessuno dei due.
Lui crede, e c'è.
Una specie di piccolo Drugo.
Un pò come Bill Murray, che in questo vestito calza come nel pigiama preferito.




MrFord




"Now over at the temple
oh! They really pack 'em in
the in crowd say it's cool
to dig this chanting thing
but as the wind changed direction
the temple band took five
the crowd caught a wiff
of that crazy Casbah jive."
The Clash - "Rock the casbah" -






mercoledì 17 settembre 2014

Good Morning Vietnam

Regia: Barry Levinson
Origine: USA
Anno:
1987
Durata: 121'




La trama (con parole mie): siamo a Saigon, nel 1965, e la guerra del Vietnam impazza.
Per risollevare il morale delle truppe viene chiamato a trasmettere l'aviere Adrian Cronauer, popolare dj delle forze armate. L'uomo, decisamente anticonvenzionale in quanto a metodi ed approccio, riscuote da subito un successo clamoroso con la sua "Good morning, Vietnam", ed al contempo attira le antipatie di alcuni degli ufficiali stanziati sul posto e responsabili delle trasmissioni.
Quando il suo legame con una ragazza del luogo e l'amicizia con il fratello di quest'ultima lo mette in pericolo, Cronauer si troverà a dover combattere non solo per la propria libertà di parola e trasmissione, ma per la sua vita e quella dei suoi nuovi amici, arrivando a giocarsi il posto nell'esercito e dietro il microfono.







La recente scomparsa di Robin Williams, oltre a segnare profondamente il sottoscritto - in fondo era stato il volto di almeno un paio di pellicole simbolo della mia crescita - ha risvegliato la curiosità in merito alla riscoperta o al recupero di titoli che l'avevano visto protagonista e che, per colpa o per destino, dalle parti del Saloon ancora non si erano viste: una di esse, se non per qualche spezzone colto nel corso delle numerose visioni concesse invece da mio fratello, è proprio Good morning Vietnam, uscita nel pieno degli anni ottanta e forse all'apice della carriera del suo protagonista e perfettamente ascrivibile alla cerchia dei titoli antimilitaristi in grado di stemperare il dramma attraverso una decisa ironia - non a caso fu paragonato, ai tempi, al MASH di Robert Altman, pur non raggiungendone i livelli -.
Ispirato alla vera storia di Adrian Cronauer e praticamente cucito addosso a Williams - che, di fatto, mise nel personaggio molti dei suoi tratti tipici e dei trademarks in quanto a battute che il pubblico avrebbe ritrovato spesso e volentieri anche in seguito -, il lavoro di Levinson è solido e funzionale, tipico esempio di Cinema USA in grado di accontentare il grande pubblico senza essere snobbato dall'elite legata all'autorialità, meritevole di raccontare una vicenda legata fortemente al Vietnam ma lontana dai drammi bellici che molti grandi Maestri dedicarono a quella che, di fatto, resta una delle cicatrici più profonde nella cultura a stelle e strisce - da Kubrick a Coppola, passando per Stone e Cimino -: interessante, infatti, quanto mostrato rispetto alla vita almeno in parte "pacifica" per le strade di Saigon, ed il rapporto tra i soldati americani ed i locali, dai ristoranti ai corsi di inglese - teatro delle gag migliori di Williams - passando per la lotta legata alle proprie radici dei vietnamiti ed il desiderio di ricominciare a vivere dall'altra parte di quel mondo, nel cuore del sogno americano venduto da quei soldati sempre in bilico tra l'invasione e la voglia di comunicare.
Proprio il linguaggio ed il suo utilizzo come strumento per abbattere le barriere ed agitare le acque si aggiungono alle tematiche più importanti trattate dal lavoro del regista di Sleepers e Piramide di paura, dalle sventagliate di battute a raffica del protagonista alla sua scoperta del mondo celato dalle strade di Saigon, passando alle già citate e spassose lezioni di slang da strada fino al concetto alla base della radio, ovvero un mezzo in grado non solo di divulgare notizie ed informazioni, ma di sfruttare musica e parola affinchè chiunque si trovi in ascolto possa non solo trascorrere del tempo piacevolmente, ma anche prendere spunto ed ispirazione per piccole o grandi imprese.
Certo, ci troviamo di fronte comunque ad un prodotto viziato almeno in parte dal buonismo a stelle e strisce da blockbuster - seppur colto - che non lesina colpi bassi - molto ben riusciti - come l'utilizzo di uno dei pezzi più noti e "da strappo" della Storia della Musica - What a wonderful world di Louis Armstrong -, eppure Good morning Vietnam è uno di quei titoli destinato a rimanere un Classico cui è impossibile non voler bene, quasi fosse lo scatenato Cronauer, che con tutti i suoi eccessi - verbali e non - finisce per segnare il cuore di chiunque si trovi in un modo o nell'altro ad ascoltarlo: dunque, dalle visioni a scuola fino a quelle da serate in famiglia, il lavoro della premiata ditta Levinson/Williams continuerà a funzionare, divertire e, in una certa misura, anche a commuovere.
Perchè in fondo, pur se con un pò di retorica, riesce a parlare della guerra giocando sul sorriso prima che sul dramma, e lo fa con una buona dose di onestà, da titolo pane e salame: se, dunque, un giorno il Fordino dovesse manifestare interesse rispetto all'argomento Vietnam al Cinema, senza dubbio questo sarà uno dei primi film cui penserò.
E non è una cosa da poco.



MrFord



"I see skies of blue,
and clouds of white.
The bright blessed day,
the dark sacred night.
And I think to myself,
what a wonderful world."
Louis Armstrong - "What a wonderful world" - 



giovedì 6 giugno 2013

Thurday's child



La trama (con parole mie): le uscite settimanali proseguono regalando sempre più spesso titoli assolutamente agghiaccianti in grado di mettere d'accordo - in negativo - perfino i due nemici più acerrimi della blogosfera, ovvero il sottoscritto ed il suo scomodo compare/rivale Cannibal Kid, per una volta uniti contro una delle pellicole che pare avere già prenotato uno suo posto d'onore per la top ten dedicata al peggio dell'anno in corso.
In attesa che vengano tempi migliori, da queste parti si resiste - in fondo è un periodo di crisi, ed occorre allargare le spalle - e si spera che l'estate possa regalare qualche soddisfazione in più rispetto alla primavera: intanto uno spiraglio di luce è dato da uno dei film più grandiosi usciti negli ultimi anni, giunto nella Terra dei cachi ovviamente con colpevole ritardo.
Per quanto riguarda il Cucciolo eroico, invece, speranze che le cose possano migliorare non ce ne sono affatto.

"Sapevo che non dovevamo metterci contro Ford e Cannibal."
After Earth - Dopo la fine del mondo di M. Night Shyamalan


Il consiglio di Cannibal: After Ford - Dopo la fine del cinema
Mi spiace. M. Night, mi spiace veramente tanto. Io ti ho sempre voluto bene e ti ho difeso in ogni circostanza. Con il tuo ultimo L’ultimo dominatore dell’aria però non ce l’ho fatta nemmeno io, era una schifezza galattica. E questo nuovo After Earth potrebbe essere a quel livello se non peggio. M. Night, sento puzza di porcheria new-age catastrofista lontana un miglio, con in più come protagonista la coppia d’oro del da me tanto detestato La ricerca della felicità: l’inespressivo Will Smith + il suo inespressivo e raccomandato figlio Jaden. Partendo da simili tragiche premesse, mi aspetto un potenziale titolo per la top 10 dei peggiori film dell’anno. M. Night, Willy e Jaden, non deludetemi, mi raccomando!
Quanto alla top 10 dei peggiori blog dell’anno beh, quella non è nemmeno una top 10. È una top 1, con un unico incontrastato dominatore (dell’aria): WhiteRussian, oh yes.
Il consiglio di Ford: After Cannibal - Dopo la fine dell'adolescenza.
Quello che penso di Shyamalan - almeno dopo L'ultimo dominatore dell'aria e quella robaccia di E venne il giorno - è ormai risaputo.
Questo After Earth mi sa tanto di versione buonista e retorica in grado di mixare la vergogna che fu Io sono leggenda ed il peggio del Cinema catastrofista hollywoodiano, senza contare che i due protagonisti sono gli stessi di smielate come La ricerca della felicità.
Se non fosse che sfonderei una porta aperta, lo consiglierei al Cannibale giusto per rovinargli una serata.
"Papà, Ford e Cannibal continuano a parlare male di noi!" "E che ti frega!? Loro la piscina non ce l'hanno!"
Holy Motors di Leos Carax


Il consiglio di Cannibal: Holy vision
Un film grandioso, una delle visioni cinematografiche più esaltanti e totali degli ultimi anni. Holy Motors è davvero imperdibile. Ne avevo già parlato tempo fa (http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/12/donne-e-holy-motors-son-gioie-no-dolors.html) e si era pure classificato al secondo posto dei miei film dell’anno 2012 (http://pensiericannibali.blogspot.it/2013/01/cannibal-movie-awards-2012.html), giusto dopo l’ancor più amato Un sapore di ruggine e ossa. Ora, con il solito ritardo di mesi e mesi, arriva anche nelle sale italiane. Fate con calma, eh. I Fast & Furious mi raccomando fateli arrivare fast, mentre per distribuire i capolavori veri metteteci pure dei mesi, che tanto il pubblico italiano mica se li merita.
Comunque non c’è nemmeno da lamentarsi troppo: meglio tardi che mai. E per una volta non mi lamento troppo nemmeno di Ford, considerando che questo Holy Motors l’ha apprezzato pure lui e quindi, se ancora non l’avete visto, questa è l’occasione buona per vedere un raro caso di pellicola considerata un capolavoro sia da me che dal mio blogger rivale.
Il consiglio di Ford: Holy Cinema.
Nonostante il ritardo di programmazione, non posso certo dire nulla contro una delle visioni più importanti che potrebbe capitarvi in sala quest'anno, film totale ed esperienza visiva ed emozionale unica nel suo genere, nonchè titolo in grado di mettere d'accordo perfino il sottoscritto ed il suo antagonista.
Già incensato da queste parti qualche mese fa - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2012/12/holy-motors.html - e vincitore del Ford Award 2012 come miglior film non distribuito in Italia, questo filmone è senza dubbio la scelta definitiva per questa settimana e non solo.

Cannibal la bella e Ford la bestia preparano il loro nuovo post sulle uscite in sala.
Voices di Jason Moore


Il consiglio di Cannibal: ascoltate queste Voices, anziché quella fastidiosa di Ford
Il titolo originale di questo film è Pitch Perfect ma in Italia, ispirati forse del talent-show preferito di Ford The Voice, hanno scelto di intitolarlo Voices. Si tratta infatti di un film musicale, ma non è uno di quei musicarelli vecchio stile che tanto piacciono a Mr. James Old in cui a un certo punto la gente prende e si mette a cantare e a ballare. Questa è una pellicola più sullo stile di Glee, il Glee dei primi frizzanti tempi ci tengo a specificare, incentrata su un paio di gruppi vocali. Nonostante raccontato così possa sembrare ‘na strunzata, in realtà è una commedia molto piacevole. Certo, si tratta di una pellicola adolescenziale e quindi il pubblico di nonnetti come Ford potrebbe storcere il naso. A me invece è piaciuto, pur non essendo un nuovo cult assoluto come ho anche scritto nella mia recensione http://pensiericannibali.blogspot.it/2013/05/un-gran-vociare-di-voices.html, quindi lo consiglio.
E tu Ford, smettila di storcere ‘sto naso!
Il consiglio di Ford: Cannibal non potrà mai esibirsi neppure nel suo sgabuzzino, con quella piccola, stridula voice che si ritrova!
Ovviamente, quando un film tratta in qualche modo l'adolescenza - periodo della vita dal quale il buon Peppa Kid non è ancora uscito a trent'anni suonati - il mio antagonista non esita a recuperarlo in anteprima e recensirlo neanche fosse la più assatanata delle groupies.
Io, onestamente, preferisco recuperare un paio di titoli usciti nelle scorse settimane e concedermi ripescaggi di classici non ancora recensiti al Saloon che non sprecare del tempo con una versione per grande schermo di Glee, partito fortissimo e poi rivelatosi una delle delusioni più cocenti della storia del piccolo schermo.

"Mi dispiace, Cannibal, ma sei in squadra con Riccardo Cocciante!"

The Bay di Barry Levinson


Il consiglio di Cannibal: vendo Ford su eBay, offerta iniziale: 50 centesimi
The Bay è un filmetto mockumentary guardabile quanto inutile. Come visione pre-estiva ci può stare, ma io personalmente non vi consiglio di correre a vederlo. Sarà anche un mockumentary ben fatto, però chi aveva bisogno di un altro mockumentary?
Non date quindi retta a Ford che ve lo proporrà come nuova pietra miliare dell’horror, visto che di spaventoso qui più che il film ci sono solo i suoi commenti!
Recensione cannibale a breve.
Il consiglio di Ford: ho comprato su eBay per Cannibal un bel pacchetto completo per un weekend che si concluderà con un'epidemia mortale. Ovviamente al mare.
Altro titolo recensito qualche settimana fa al Saloon - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2013/04/the-bay.html - che non sarà certo epocale ma che, in qualche modo, si guadagna la pagnotta portando a casa un risultato senza dubbio più dignitoso di tante schifezze che il mio antagonista propone come se fossero nuove pietre miliari della settima arte.
In un periodo estivo privo di troppi pensieri, meglio concedersi una serata almeno in parte rilassante che le solite turbe adolescenziali del mio rivale.

Tipico effetto collaterale da visione consigliata da Cannibal Kid.

Paulette di Jerome Enrico


Il consiglio di Cannibal: la droga in questo caso fa male
Questa settimana i distributori italiani hanno fatto davvero un bel gioco di bilanciamenti: da una parte c’è un capolavoro come Holy Motors, dall’altra hanno risposto con una probabile ciofeca assoluta come After Earth. Da una parte hanno infilato una pellicola teen come Voices, dall’altra accontentano il pubblico della terza, e pure della quarta come Ford, età, con questo Paulette, la storia di un’anziana signora che si mette a spacciare droga. Ma non c’era già stata L’erba di Grace?
Per una volta, un film francese che lascio volentieri a Mr. Ford. Tanto nel suo pensionato questo Paulette è già destinato a essere un cult movie.
Il consiglio di Ford: Cannibalette? No, grazie!
Filmetto francese dal sapore geriatrico che in questo periodo di tempistiche ristrette, quotidianità incasinata e recuperi in lista non mi sogno neppure di vedere neppure per fare uno sgarro al mio rivale, che non si aspetterà altro che una mia recensione positiva per cominciare una delle sue filippiche da finto giovane.
Passo la mano, e confido al contrario di confrontarmi al più presto con Sorrentino e Refn.

 
"Ecco, Ford: questa è la mia erba migliore. In cambio procurami del buon bourbon."

Quando meno te lo aspetti di Agnes Jaoui


Il consiglio di Cannibal: quando meno te lo aspetti… Ford dice una cosa sensata, ma non capita spesso
Commedia romantica francese di impianto favolistico che ha scomodato paragoni con il cinema di Woody Allen… insomma, non la disdegnerei del tutto. I tanto odiati da Ford cugini francesi continuano a regalarci delle cose più che positive, anche sul piano comedy, e quando meno te lo aspetti ti tirano fuori dei film grandissimi. Questo non sarà uno di quelli, ma potrebbe essere una visione piacevole. Anche se c’è da dire che il trailer non mi ha ispirato un granché.
E poi, Quando meno te lo aspetti (titolo tra l’altro già di un film con Kate Hudson), Ford ti tira fuori una recensione condivisibile ed è lì che cominci a pensare che il mondo potrebbe davvero finire. Manco fossimo in un film con Will Smith.
Il consiglio di Ford: quando meno te lo aspetti... Perfino Cannibal potrebbe apparire un critico sensato.
Secondo film francese della settimana - Holy motors è da considerare un Film è basta, a prescindere dalla nazionalità -, che nonostante il trailer non esaltante rischia di rivelarsi una sorpresa abbastanza piacevole, se non altro come riempitivo.
Non lo metterei tra i primi della mia lista personale, ma potrei sempre pensare di recuperarlo quando meno me lo aspetto, che poi è quello che succede quando scopro che Peppa Kid ha sfoderato una recensione sensata di qualche film.

"Lasciatevelo dire: The tree of life è proprio un segone di film."
The Butterfly Room - La stanza delle farfalle di Jonathan Zarantonello


Il consiglio di Cannibal: The ButterFord Room - La stanza degli orrori
Questo film per una volta non lo passo a Mr. Ford, già troppo impegnato con Paulette, ma all’esperto di gialli della blogosfera 50/50 Thriller (http://affarinostriinformand.blogspot.it/). E vai, che così per una volta non spreco un link come con il pessimo WhiteRussian uahahah.
Se poi il suo parere sarà positivo, potrei dare anche io una possibilità a questo thriller italo-americano dal sapore internazionale e con nel cast anche il sempre inquietante Ray Wise, Leland Palmer in Twin Peaks. E chissà che questo Jonathan Zarantonello non ci regali soddisfazioni, che se quelle le aspettiamo da Ford, addio!
Il consiglio di Ford: the butterfly effect, ovvero io sollevo i pesi a Lodi e Cannibal inciampa a Casale provocandosi una distorsione.
Titolo che non mi attrae per nulla in questa settimana dalle decisamente numerose uscite: produzione italo-ammmeregana che lascio anche io senza troppi patemi al buon Nico, specialista del settore thriller in grado di darci indicazioni utili in caso ne valesse effettivamente la pena di una visione come si deve.
Approfitto invece del titolo per rivelare che Katniss Kid ha deciso di scegliere il suo primo tattoo: una bella farfalla in zona lombare posteriore - dicesi sopra il culo - in pieno stile Charlie Runkle.

"Ed ecco pronta la mia bella bambolina voodoo. Ora Peppa Kid passerà qualche giorno chiuso in bagno."
P.O.E. Poetry of Eerie di Registi vari


Il consiglio di Cannibal: F.O.R.D. Fuck Off (white)Russian Dork
Con tutte queste uscite, poteva mancare un secondo film italiano della settimana?
Certo che sì e invece, per la gioia di grandi e piccini, uomini e Ford, ecco che arriva una pellicola plurifirmata da un folto gruppo di registi del circuito horror indipendente nostrano, alle prese con le rivisitazioni di alcuni racconti di Edgar Allan Poe. Non sembra neanche un’idea tanto malvagia, ma chissà cosa ne sarà venuto fuori? A me i film girati da più registi non ispirano per niente, i film italiani nemmeno, quindi anche se il progetto mi sembra partire da buone intenzioni, passo la patata bollente al Ford. Non è un modo di dire, gliela passo veramente sperando si ustioni!
Il consiglio di Ford: C. A. N. N. I. B. A. L. Come Ammazzare (la) Noia (da) Nerd Irretendo Bimbiminkia Attraverso (le) Lettere (intese come recensioni).
Sarebbe bello avere una settimana senza uscite italiane, pretenziose o no, note o no, grandi produzioni o no.
Ma del resto sarebbe bello anche avere una settimana senza Cannibal Kid.
E invece, eccoci qui, a sopportare entrambe.
Uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

"Se non fate tornare sugli schermi immediatamente Joe Carroll, giuro che indico uno sciopero della sete!"

domenica 21 aprile 2013

The bay

Regia: Barry Levinson
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 84'




La trama (con parole mie): siamo sulle coste del Maryland, nel cuore di una cittadina che basa la sua economia sulla pesca e sul turismo, e che ogni estate diviene il centro nevralgico della zona. Ma il quattro luglio del duemilanove qualcosa trasforma la festa più amata degli americani in un incubo senza fine: gli scarichi degli escrementi dei polli di un allevamento intensivo locale nel mare, infatti, saturi di anabolizzanti che possano permettere una crescita rapidissima dei pennuti, finiscono per diventare nutrimento e dunque sostanza dopante anche per alcuni parassiti di origine preistorica normalmente molto piccoli e non così minacciosi per l'uomo, pronti a divorare dall'interno - in tutti i sensi - gran parte della comunità una volta infettate le acque e l'impianto di desalinizzazione progettato e fortemente voluto dal sindaco.
Un vero e proprio massacro che le autorità decideranno di tenere sotto silenzio riportato a galla da una giovane aspirante giornalista sopravvissuta agli eventi catastrofici di quel giorno.





Il mockumentary è un genere che in casa Ford ha conosciuto fortune decisamente alterne, passando da successi come Troll hunter e Lake Mungo a cose terrificanti ed inguardabili come la saga di Paranormal activity: potrei addirittura affermare che, insieme all'horror, rappresenta il genere più ostico che un regista non radical chic possa condurre al mio bancone.
Barry Levinson, nome storico di Hollywood - tra i suoi successi ricordiamo Tin men, Good morning Vietnam, Sleepers, Rain man e Piramide di paura -, si cimenta con una pellicola che unisce proprio le due suddette rischiosissime categorie, certo non consegnando un'opera storica alla settima arte ma neppure sfigurando troppo rischiando il tracollo o le bottigliate: The bay, infatti, intrattiene ed inquieta quanto basta per essere considerato un discreto prodotto da serata senza pretese, affrontando tematiche attuali - come l'inquinamento o il rispetto per gli ecosistemi che crescono attorno alla nostra società - senza per questo risultare pesante o demagogico.
Al contrario, l'atmosfera che si respira nel corso dell'ora e mezza scarsa della durata si pone a metà strada tra lo scenario del survival videoludico e la satira sociale nello stile del Maestro Romero - sfruttando, in questo senso, il quattro luglio come cartina tornasole per l'evolversi dell'invasione dei parassiti pronti a mettere in ginocchio la piccola realtà delle cittadine balneari del Maryland.
Non siamo certo - ne saremo mai - dalle parti di pietre miliari come La notte dei morti viventi o Zombi, ma considerata la penuria che spesso e volentieri il panorama di questo tipo di prodotti offre da queste parti ci si accontenta ben volentieri dell'insolito - considerato il regista - The bay, seguendo le storie che ne compongono l'affresco passando dalla curiosità per quello che è accaduto ai cittadini dei luoghi mostrati alla tensione che finisce per accumularsi rispetto alle singole lotte per la sopravvivenza ingaggiate con gli obiettivamente brutti - nonchè pericolosi - parassiti.
Se non fosse che continuando a citare cult assoluti si rischia di provocare un pericolosissimo aumento del livello di aspettativa per quello che è, di fatto, solo ed esclusivamente un titolo "di passaggio", mi sbilancerei anche a scomodare, almeno fino allo scoppiare dell'epidemia, le atmosfere di attesa dell'inevitabile de Lo squalo, dunque per bilanciare non nego neppure una menzione per lo sguaiatissimo Pirana di Alexandre Aja, lavoro tamarro e divertentissimo che, nel suo essere terribilmente kitsch, riuscì ai tempi a mettere d'accordo perfino il sottoscritto e Peppa Kid.
Il tono di narrazione è senza dubbio un altro, eppure nel lavoro di Levinson non troviamo quella spocchiosità tipica dei cineasti preoccupati più di prendersi sul serio che non di portare sullo schermo un prodotto quantomeno decente: certo, lo script poteva essere curato maggiormente, concentrandosi su alcuni dettagli - l'indagine della giornalista, le ragioni che giustificano la morte di alcuni e la sopravvivenza di altri, la fuga della madre con il bambino - invece di perdersi dietro a forse troppe sottotrame rispetto al minutaggio complessivo, ma non voglio lamentarmi, considerato che il suo buon lavoro artigianale il vecchio Barry l'ha portato a casa, eccome.
E se non altro, una volta scelta la vostra meta per le future vacanze estive, avrete qualche pensiero in più una volta notato un impianto di desalinizzazione, o un allevamento di qualche genere nelle vicinanze: all'occorrenza, non dimenticate di armarvi come si conviene per affrontare qualche insettone di mare un pò troppo cresciuto pronto a mangiarvi la lingua - e non solo -.


MrFord


"He's just like the water
I ain't felt this way in years
he's just like the water
I ain't felt this way in years."
Lauryn Hill - "Just like water" -


domenica 9 settembre 2012

Piramide di paura

Regia: Barry Levinson
Origine: Usa
Anno: 1985
Durata: 109'




La trama (con parole mie): John Watson, nuovo allievo di una prestigiosa scuola londinese, si imbatte da subito in quello che sarà il suo compagno di stanza, nonchè futuro ed inseparabile socio ed amico.
Sherlock Holmes, giovane talmente brillante da risultare a tratti odioso e totalmente egoriferito, prende subito in simpatia l'impacciato Watson e ne diviene un compagno d'avventure, o meglio la persona che spingerà John a commettere tutti quegli atti sconsiderati dai quali il ragazzo si è sempre tenuto lontano.
Quando alcune morti sospette fanno vacillare le certezze di Scotland Yard, Holmes trascina Watson ed Elizabeth, innamorata dell'aspirante detective, in un'indagine che li porterà a scoprire l'esistenza di una misteriosa setta che affonda le radici della sua esistenza nell'Antico Egitto, nata per rendere possibile una vendetta inseguita per decenni.





Nonostante ormai qui al saloon siano passati molti dei supercult anni ottanta che da bambino fecero la storia - e le testine del videoregistratore - dell'allora casa Ford, complice un'atmosfera non proprio estiva - stagione perfetta per l'amarcord e la proposta di titoli come questi - e l'assenza - cui presto verrà posto rimedio - dalla considerevole collezione di dvd fordiana, Piramide di paura mancava ancora all'appello del blog più alcolico tra quelli cinematografici - e non solo -.
In realtà questo film - firmato, tra l'altro, da quel  Barry Levinson autore di gran titoli quali Tin Men, Good morning Vietnam, Rain man e Sleepers - fu uno dei più coinvolgenti di quell'ormai lontano periodo, divenendo il prototipo dell'avventura quasi quanto I Goonies o Indiana Jones: la sceneggiatura - alla stesura della quale partecipò anche Chris Columbus -, ispirata ai romanzi di Conan Doyle che già ben conoscevo, delineava i giovani Holmes e Watson in modo che i loro pregi e difetti fossero comprensibili anche ad un pubblico inesperto quanto loro, mentre i prodigiosi - per i tempi - effetti speciali della Industrial Light&Magic di Spielberg resero ancora più affascinante il risultato finale, che poteva contare su una buona dose di atmosfere al limite dell'horror grazie all'impronta misteriosa degli omicidi, apparenti suicidi resi possibili dall'utilizzo di un potente allucinogeno in grado di scatenare nelle vittime visioni terrificanti.
A completare un mix perfetto per i ragazzini dell'epoca assetati di brividi ed avventure, alcune sequenze rimaste impresse nella memoria di un'intera generazione: dalla sfida d'intelligenza e deduzione tra Dudley e Holmes - una corsa contro il tempo all'interno dell'istituto subito dopo l'arrivo del giovane Watson, scelto anche come voce narrante della storia - agli omicidi che danno inizio alla vicenda, senza contare l'incredibile passaggio della prima scoperta dei rituali della setta celata dietro le morti in grado di sconvolgere la città e lasciare senza riferimenti Scotland Yard ed il detective Lestrade.
Ricordo che le prime volte che assistetti al rituale, affascinato dalla colonna sonora e da quello che stava accadendo, rimasi turbato ed impietrito di fronte allo schermo almeno quanto mi accadeva rispetto all'analoga cerimonia di sacrificio pezzo forte di Indiana Jones e il tempio maledetto: di pari passo alla tensione e alla paura si facevano largo le emozioni di chi avrebbe voluto vivere avventure come quelle magiche e mozzafiato mostrate sul grande schermo, e finiva completamente immerso nell'atmosfera del film, ancora oggi affettivamente in grado di suscitare nel sottoscritto grandi emozioni.
Il rapporto, inoltre, tra Holmes ed il professor Rathe, in bilico tra la rivalità e l'equilibrio mentore/allievo, rende l'escalation della vicenda ancora più interessante, oltre a donare spessore alla figura del futuro investigatore qui ancora alle prime armi e non immune alla sconfitta - nel rispetto di quello che sarà anche il personaggio dei libri di Conan Doyle, così interessante forse più per i suoi difetti e fallimenti che non per le vittorie, aspetto reso alla grande dal sottovalutato e splendido La vita segreta di Sherlock Holmes di Billy Wilder, che occorre corriate tutti a recuperare -: Watson, dal canto suo, cresce accanto al compagno d'avventure emancipandosi almeno in parte dalla timidezza che lo contraddistingue, finendo per essere la spalla perfetta e, a tratti, rubando i riflettori al suo partner di scena.
Piramide di paura, dunque, rappresenta ancora oggi un'ottima proposta di Cinema d'intrattenimento per ragazzi e riesce - complice l'ottimo comparto tecnico - a non far sentire gli anni che passano, giocando principalmente su una cosa che non ha tempo e che, rispetto a quell'età ancora legata alla meraviglia, è come un richiamo che non può essere ignorato: il fascino dell'ignoto e della scoperta.
Se, dunque, avete figli, lasciate che gli stessi brividi percorrano le loro schiene.
Se invece volete tornare bambini almeno per un'ora e mezza, lanciatevi senza ritegno in questa montagna russa d'altri tempi.
In entrambi i casi, ne sarà valsa la pena.


MrFord


"Though I've lost quite a lot
I am still in control
they can keep what they've got
but they can't have my soul
and if I don't have this all worked out
still I'm getting closer, getting closer
I still have far to go no doubt
but I'm getting closer, getting closer."
Billy Joel - "Getting closer" -


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