Ricordo bene, per quanto si possa ricordare un avvenimento di quasi trent'anni fa, la prima volta in cui giocai a Dungeons&Dragons: ero a casa del mio migliore amico delle elementari, e con suo fratello maggiore come Master e due compagni di scuola di quest'ultimo iniziai un'avventura che non pensavo fosse possibile vivere: l'equivalente di un videogioco, solo passato attraverso una manciata di dadi, suggestione ed immaginazione.
Non sapevo ancora che a seguito di quei primi pomeriggi in cui ore parevano minuti sarebbero arrivati i Librigame, il Cinema, i Fumetti, i Videogames, una vera e propria sbronza di sogni pronti ad alimentare quella che era la voglia di fuggire dal mondo di un ragazzino timido ed impaurito.
E non sapevo che quel ragazzino timido ed impaurito si sarebbe guadagnato il suo pezzo di mondo anche a costo di una parte di innocenza che l'avrebbe reso uno stronzo di prima categoria, pronto sempre e comunque a tornare sui suoi passi nel caso in cui ci fosse stato bisogno di prendere un mostro a calci in culo.
In realtà, per un mostro che si prende a calci in culo, ci sono almeno un centinaio di calci in culo con scritto il tuo nome, pronti a farti ingoiare denti, lacrime, sudore e sangue.
Ed in realtà, è più facile rimanere soli e lottare perchè ci sia qualcuno che abbia una possibilità che tu non hai avuto, piuttosto che sapere di poter condividere tutto con "i migliori amici che si abbia mai avuto": quei migliori amici io non li ho mai avuti, nonostante Dungeons&Dragons, ed i Fumetti, ed il Cinema, e tutte quelle altre cose.
Eppure, ora che sono padre e ho la mia vita e manifesto ogni volta che posso il desiderio di viverla fino in fondo e per molti, molti anni a venire, ho avuto l'opportunità di vivere quello che quel giorno, durante quella prima partita ad un gioco di ruolo, o guardando per la prima volta I Goonies in sala, o La storia infinita, o Labyrinth, o Gremlins, o E.T., quasi come se i quaranta che cominciano a farsi intravedere all'orizzonte diventassero di colpo i dieci che attendevano quel bambino seduto ad un tavolo con un dado in mano ed un chierico pronto a menare colpi di mazza facendo da scudo con i suoi incantesimi ai compagni di viaggio.
Per questo, posso solo che ringraziare i Duffer Brothers, che hanno permesso a me e Julez di vivere uno accanto all'altra l'esperienza che, con ogni probabilità, abbiamo vissuto soli - o quasi - per il resto delle nostre vite, dando un'immagine ed un corpo a mostri che per una volta sono visibili - umani e non -, e da una parte o dall'altra, finiscono per essere molto più facili da combattere di tanti altri che abbiamo avuto di fronte in questi anni, dentro e fuori noi stessi.
Mentre, una dopo l'altra, scorrevano sugli schermi del Saloon le otto puntate di Stranger Things, una delle sensazioni della blogosfera e non di questa seconda parte di duemilasedici del piccolo schermo, ho pensato a quale fosse il modo migliore per approcciare non soltanto la serie e la sua recensione, ma anche il mio ritorno "a tempo pieno" da queste parti: dai suggerimenti della signora Ford - unica a fare un collegamento tra i Wheelers e la versione originale dei Rotanti di Ritorno a Oz, almeno che io sappia - alla sensazione che Stranger Things fosse assolutamente un cult ma non un Capolavoro, dalla curiosità sempre crescente di scoprire come si sarebbe risolto - almeno per il momento - il mistero del Demogorgone e delle sparizioni a Hawkins ai riferimenti a tutta la cultura del periodo - siamo nell'ottantatre -, fino a quell'ultimo episodio in bilico tra meraviglia e senso di perdita, malinconia e gioia di vivere.
Un pò come il Tempo che passa, e in un attimo si è alle elementari, pronti a mettersi ad un tavolo per vivere un'avventura unica con un gruppo di amici e l'attimo successivo a ridosso della fine della quarta decina, sperando di poter vedere i propri figli vivere quelle stesse emozioni, o quantomeno qualcosa di così potente, e di essere in qualche modo il tramite per esse.
Perchè sogni come questi sono amici che non infrangono le promesse, e che combattono al tuo fianco, qualsiasi cosa succeda, contro qualsiasi mostro la vita ti metta di fronte.
Amici come i Duffer Brothers, che hanno realizzato un mezzo, imperfetto miracolo.
Che dicono buonanotte, ma solo per regalarci sogni che non sapevamo o speravamo che avremmo potuto rivivere.
Soprattutto una volta lasciato quel tavolo magico.
MrFord













