La fotografia, fin dai tempi dei miei primi viaggi da solo o in compagnia che segnarono il distacco dalle classiche vacanze con i genitori, ha sempre esercitato un fascino notevole, sul sottoscritto: la scoperta, poi, negli anni, di veri e propri artisti dell'obiettivo come Robert Capa - ancora oggi, forse, il mio preferito in assoluto, per quanto relativamente poco possa conoscere di questo mondo - aprì le porte a visioni di scatti talmente potenti da rendere un'immagine non solo una riproduzione, o un'opera, quanto più che altro una sorta di metafora del tempo che, di colpo e per quell'istante, pare smettere di scorrere o schiacciare il pedale dell'acceleratore puntando dritto all'infinito.
Sebastiao Salgado, da molti considerato forse il miglior fotografo di sempre, nel corso della sua incredibile carriera ha compiuto un vero e proprio viaggio attraverso l'Uomo e la Natura, un viaggio così importante e clamoroso da aver attirato l'attenzione non solo del pubblico e della critica, ma anche, in questo caso, di un regista importante ed affermato come Wim Wenders, legato al fotografo brasiliano da ammirazione ed amicizia da decenni, pronto ad accompagnare l'audience in questo film realizzato anche grazie all'apporto del primogenito di Salgado, che proprio con Wenders ha scritto e co-diretto il progetto, che illustra la vita e le opere del padre di quest'ultimo dai primi tentativi con una macchina fotografica ai progetti legati alla rivitalizzazione del pianeta a partire dai terreni che furono di proprietà della famiglia, nel cuore del Brasile rurale.
Con ogni probabilità, per un aspirante fotografo un titolo come Il sale della Terra potrebbe rappresentare un riferimento almeno quanto l'opera di questo incredibile artista, che più che essere ridotto semplicemente ad un uomo dietro un obiettivo, finisce per apparire come un avventuriero, un umanista, un innovatore, un profondo amante del nostro pianeta e delle sue meraviglie, anche quando le stesse finiscono per essere oscurate dalla malvagità umana: i suoi reportage legati ai viaggi in Africa, tra il Rwanda e la Somalia, o quelli nell'ex-Jugoslavia devastata dalla guerra, sono qualcosa di così potente da mettere i brividi e far pensare a quanto possa essere costato all'autore di quelle fotografie che paiono ferite a cuore aperto essere presente a testimoniare quello che stava accadendo: nel corso di quest'epopea delineata da Wenders nel modo più semplice possibile, ovvero sfruttando le immagini catturate da Salgado nel corso della sua carriera, corredate da estratti di video delle sue spedizioni ed i primi piani del fotografo pronto a raccontare a favore di macchina la sua incredibile vita.
In particolare, a prescindere dall'indubbia magia che trasuda dagli scatti del vecchio Sebastiao, la cosa più incredibile di questo film, di questo percorso, è la capacità di trasmettere una passione senza confini per la vita ed il nostro mondo da parte di quest'uomo, che ha viaggiato dal polo alle foreste inesplorate, sfiorato la guerra ed assistito a massacri e morti davanti ai suoi occhi, e passando dall'Inferno dell'Uomo è riuscito a trovare la forza per rinascere attraverso una sempre più intensa comunione con la Natura, vera e propria protagonista della seconda metà della sua carriera.
Ascoltare Salgado spiegare il brivido di poter fotografare una tartaruga delle Galapagos che poteva essere già adulta quando Darwin studiò quei luoghi, o quasi commuoversi pensando che un piccolo albero di qualche mese piantato per risanare i terreni in cui è cresciuto potrebbe arrivare a raggiungere i quattrocento anni è qualcosa in grado di superare i confini del Cinema e dell'Arte, ed aprire al contrario le porte alla vita.
Del resto, anche una fotografia, in qualche modo, sfida il Tempo e l'Eternità.
E' un istante che tende all'infinito, anche quando le creature da una parte e dall'altra dell'obiettivo hanno finito per diventare parte di questo miracolo che troppo spesso diamo per scontato: come spesso mi è capitato di scrivere, io sono un ateo miscredente, ma se devo credere a qualcosa, credo nella passione e nella vita che Salgado trasmette con la sua macchina tra le mani o, semplicemente, quando è seduto ed ascolta il respiro del pianeta.
Perchè il bello di essere così piccoli, a volte, è rendersi conto della grandezza che abbiamo di fronte.
MrFord



