La trama (con parole mie): complice un'idea davvero interessante del buon Jean Jacques promossa come Day per bloggers in modo da togliere la ruggine che da mesi pare essersi depositata sulle iniziative di gruppo, si dedica la giornata di oggi ad una carrellata di pellicole negli anni rivalutate, dal sottoscritto, in positivo o in negativo, complici reiterate visioni, il Tempo e l'età, che spesso e volentieri ci fornisce punti di vista differenti rispetto a titoli apparsi la prima volta come delusioni o must assoluti.
AMORES PERROS di Alejandro Gonzales Inarritu
All'epoca dell'uscita - lo vidi in una sala semideserta in solitaria - rimasi stregato dal Pulp fiction messicano che lanciò nell'orbita che conta il doppio premio Oscar Inarritu, che per un breve periodo divenne il mio idolo incontrastato: alla lunga, per quanto ancora ami questo film, ho di molto rivalutato la valutazione complessiva, che deve tantissimo a Tarantino, per l'appunto, e a parte una tecnica pazzesca mostra tanta pancia ma poco controllo.
ROMEO+GIULIETTA di Baz Luhrmann
Ricordo che fui trascinato al Cinema dalla mia fidanzata - se si può definire così una storia di poche settimane a diciassette anni - insieme ad un altra coppia di amici a causa di Di Caprio e passai il secondo tempo a limonare duro e a mettere le mani sotto la maglietta della suddetta sbattendomene di Luhrmann e soci.
Con il tempo, ho rivalutato tantissimo - ed in positivo - lo straordinario lavoro di adattamento alla modernità operato da Luhrmann su uno dei drammi più noti del Bardo.
HEAT - LA SFIDA di Michael Mann
Se torno con la memoria alla prima visione di Heat - La sfida, quasi non ci credo io stesso.
Mi parve verboso, lungo, inconcludente, in completo contrasto con la fama che lo precedeva e le descrizioni di mio fratello: già alla seconda visione, cambiai completamente punto di vista.
Insieme a Vivere e morire a Los Angeles e Point break, infatti, può essere considerato l'action d'autore definitivo made in USA.
ARANCIA MECCANICA di Stanley Kubrick
Altra storia curiosa: vidi per la prima volta Arancia meccanica in sala con mia madre, nel duemilauno, quando fu presentato nella versione rimasterizzata per i trent'anni dall'uscita: ricordo che, per quanto strabiliato, trovai il tutto dannatamente datato, e pensai che, forse, almeno in parte la sua fama poteva essere considerata eccessiva.
Non molto tempo dopo, rivedendolo in VHS, rimasi a bocca aperta di fronte ad una scena in particolare che mi aprì gli occhi non solo a proposito di questo Capolavoro, ma anche dell'opera tutta del genio assoluto Kubrick.
FERRO 3 di Kim Ki-Duk
Nuovo titolo, nuova fidanzata - questa volta una storia davvero seria -, qualche anno dopo Luhrmann: stavo ancora scoprendo Kim Ki-Duk, ed ero abituato alla ruvida, violenta bellezza dei suoi primi lavori, e finii per essere spiazzato dall'eterea spiritualità di Ferro 3.
Ci vollero almeno un altro paio di visioni prima di apprezzare completamente quello che, forse, è uno dei titoli più significativi della carriera del cineasta coreano.
CRANK di Neveldine e Taylor
Nel mio periodo di allontanamento dall'action e dalle tamarrate, preso completamente dal solo Cinema d'autore, Crank mi parve una vera schifezza, un insulto alla settima arte tutta.
Fortunatamente, quel periodo è finito ed il sottoscritto è arrivato al disintossicarsi dalle stronzate da radical finendo per godersi al meglio chicche come questa, e come il suo seguito.
Il discorso varrebbe anche per i miei titoli favoriti del genere action, e perfino per la saga di Rocky, ma ho pensato di sfruttare uno dei film che di norma meno cito e che, ad oggi, mi esalta davvero alla grande.
DISTRICT 9 di Neil Blomkamp
Quando approcciai per la prima volta il lavoro dell'enfant prodige ormai imploso Neil Blomkamp, avevo in testa ancora le parole entusiastiche di mio fratello, ma a parte lo schierarmi con i Gamberoni, non trassi troppo godimento dalla visione: occorsero un paio di altri passaggi per seguire le orme del percorso già fatto anni prima con il succitato Heat - La sfida, e finire per considerare District 9 uno dei grandi classici di fantascienza contemporanei.
Peccato davvero che, con i film successivi, il buon Neil non sia più stato in grado di raggiungere gli stessi livelli.
THE DEPARTED di Martin Scorsese
Scorsese è un Maestro, e su questo non ci sono dubbi. Complici il cast all star ed una storia tra il noir ed il poliziesco che avevo già apprezzato nella sua versione made in Hong Kong, uscii dalla sala soddisfatto e pronto ad applaudire alla grandiosa messa in scena orchestrata dal vecchio Marty: ad oggi trovo The Departed una delle pellicole più convenzionali di Scorsese, paradossalmente quella che è riuscita a regalare allo stesso il tanto agognato Oscar - un pò com'è accaduto quest'anno per Di Caprio con The Revenant -.
Niente di davvero grave, ma si sa che da un grande ci si aspettano sempre cose grandi.
KUNG FU PANDA di John Stevenson e Mark Osborne
La prima volta che il mio cammino incrociò quello di Po fu con Julez, nei primi mesi della nostra convivenza, quando non avevamo orari, vivevamo in centro a Milano ed avevamo un Cinema praticamente sotto casa.
Tanto mi divertì il film, quanto detestai il finale, in contrasto con la filosofia di accettazione del diverso e di tolleranza espressa fino a dieci minuti dall'epilogo.
La passione del Fordino per il personaggio del paffuto panda passato dall'essere un fan nerd dei Cinque Cicloni a Guerriero dragone esperto di kung fu e le decine di visioni dello stesso hanno finito per smussare gli angoli e trasformare questo film in un vero e proprio cult del Saloon.
SALVATE IL SOLDATO RYAN di Steven Spielberg
Questo film ha una storia curiosa, rispetto al sottoscritto: lo vidi in videocassetta pirata ai tempi dell'uscita in sala, e rimasi emozionato oltre misura dalle storie dei singoli soldati raccontati da Spielberg, in un periodo - quello dell'adolescenza - in cui l'ideale romantico della tragica morte eroica da giovane mi rapiva, e non poco.
Lo rividi nel pieno del mio periodo da radical appassionato di proposte d'autore e, a parte la tecnica indubbia mostrata nella sequenza dello sbarco, trovai il tutto infarcito di una retorica a stelle e strisce eccessiva.
Quando, recuperato in bluray, affrontai una nuova visione per raccontarlo anche qui al Saloon, riscoprii una sorta di via di mezzo tra le due posizioni: epoche diverse per vite che sembrano diverse.
MrFord
Partecipano all'iniziativa con coraggio anche:
http://nonceparagonecinema.blogspot.com/2016/05/film-che-ho-rivalutato-donnie-darko.html
http://directorcult.blogspot.com/2016/05/i-film-che-ho-rivalutato.html
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venerdì 20 maggio 2016
Film rivalutati
Maker's mark:
Alejandro Gonzales Inarritu,
Baz Luhrmann,
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Kim Ki Duk,
Mark Neveldine,
Mark Osborne,
Martin Scorsese,
Michael Mann,
MrFord,
Neil Blomkamp,
Stanley Kubrick,
Steven Spielberg
lunedì 4 agosto 2014
War no more - E Johnny prese il fucile
Regia: Dalton Trumbo
Origine: USA
Anno: 1971
Durata: 111'
La trama (con parole mie): Joe Benham, partito per il fronte con i sogni e le speranze di un qualsiasi poco più che adolescente, a causa di un colpo di cannone sparato l'ultimo giorno della Prima Guerra Mondiale perde gambe, braccia, volto, vista, olfatto, udito e parola.
Confinato in un letto d'ospedale ed impossibilitato a comunicare con il mondo, che lo ritiene praticamente un vegetale, il ragazzo si trova a vagare con la mente ripercorrendo non soltanto la sua vita, ma anche quello che la stessa sarebbe stata se la guerra non gli avesse portato via tutto.
In questo stato di perenne esplorazione di se stesso, in bilico tra la disperazione e la speranza, Johnny cercherà con tutte le forze di trovare una via che lo riporti alla vita e alla convivenza con il resto degli esseri umani.
Questo post partecipa all'iniziativa War No More, sponsorizzata e vissuta dai blog indicati nella locandina creata per l'occasione.
Fin dai tempi in cui muovevo i primi passi nell'ambito della passione per il Cinema autoriale, cominciai a nutrire un profondo rispetto per Dalton Trumbo: negli anni del maccartismo e delle liste nere che segnarono probabilmente per sempre il mondo dello spettacolo e quello dorato di Hollywood, lo sceneggiatore e scrittore fu uno dei più irriducibili e bersagliati dal sistema, tanto da passare addirittura un periodo in carcere venendo di fatto bandito dai giri che contano fino al ripescaggio occorso per mano di Kubrick, che richiese la sua penna per Spartacus rilanciandone di fatto la carriera.
Alle spalle gli anni bui, Trumbo finì per mettersi al lavoro sull'adattamento cinematografico di quella che è la sua opera più nota, il meraviglioso romanzo E Johnny prese il fucile, manifesto contro la guerra avanti di ben più di un secolo fin dai tempi della sua pubblicazione, sul finire degli anni trenta, nonchè uno dei romanzi favoriti di tutti i tempi del sottoscritto: più antimilitarista che pacifista - di fatto, un anticipo di quello che avrebbe preso corpo progressivamente con l'obiezione di coscienza -, la pellicola che fu evento speciale al Festival di Cannes 1971 rappresentò di fatto una sfida per Trumbo, con ogni probabilità ben cosciente che la magia della pagina scritta non sarebbe stata comunque replicabile al cento per cento su grande schermo, che si affidò ad un approccio decisamente psichedelico in cui la fecero da padroni il confronto tra colore - legato ai sogni e alle speranze del protagonista - e bianco/nero- il presente della vicenda che segue il ritorno dalla guerra -, sfruttati per rendere al meglio e per immagini il dramma del protagonista ed il suo grido di aiuto e dolore all'indirizzo del mondo esterno, come essere umano e giovane dalla voglia di vivere strabordante smorzata improvvisamente da un colpo di cannone sparato nell'ultimo giorno di un conflitto che aveva già chiesto un pesantissimo tributo al mondo e simbolo di quello che non dovrebbe essere, di una manifestazione d'odio che spesso e volentieri finisce per assumere i connotati di qualcosa contro Natura, per quanto non si potrà probabilmente mai cancellare l'istinto predatorio insito nell'animo umano.
Mai - tranne, forse, con il Capolavoro La sottile linea rossa e Full metal jacket, di nuovo firmato dal Maestro Kubrick - un film tecnicamente di guerra è riuscito nell'intento di lanciare un monito di questa portata legato al rifiuto della stessa, reso ancora più dolente in patria dalle ferite lasciate, in quegli anni, dal conflitto in Vietnam, che lacerò un'intera generazione di ragazzi mandati letteralmente allo sbaraglio e tornati in patria senza alcuna prospettiva.
Il risultato è una pellicola potente e sentita, profondamente drammatica eppure con una traccia decisa di ironia - che probabilmente è stata, negli anni peggiori, la salvezza del vecchio Dalton -, capace di toccare il cuore pur non raggiungendo gli apici di lirismo del romanzo, purtroppo l'unica di Trumbo nelle vesti di uomo dietro la macchina da presa - fu in qualche modo un miracolo vederlo esordire come regista a sessantacinque anni suonati -, che segna uno dei punti più alti del Cinema di contestazione made in USA: che valga come monito rispetto all'assurdità della Guerra e dell'arruolamento non volontario o semplicemente come cult dei tempi - e non solo - E Johnny prese il fucile resta un affresco unico nel panorama del genere, ed una lezione di volontà, umanità e passione da parte di un autore che difese le sue idee allo stremo, così come il suo diritto di dire no.
Così come noi bloggers, in questi giorni, diciamo no ad una delle piaghe più antiche e terribili con le quali il genere umano finisce per fare i conti.
Per non avere altri Johnny.
Per non finire noi stessi come Johnny.
E perchè non lo finiscano i nostri figli.
MrFord
"C'era una volta un aeroplano
un militare americano
c'era una volta il gioco di un bambino.
E voglio i nomi di chi ha mentito
di chi ha parlato di una guerra giusta
io non le lancio più le vostre sante bombe,
bombe, bombe, bombe, BOMBE!"
Ligabue/Jovanotti/Piero Pelù - "Il mio nome è mai più" -
domenica 26 gennaio 2014
Storia di uomini invisibili
La trama (con parole mie): molti di noi bloggers, cinematografici e non, siamo mossi, nel momento in cui ci mettiamo alla tastiera, dalla voglia e dalla necessità di comunicare, sperando che un giorno o l'altro, e in una forma o l'altra, questo continuo digitare possa diventare la nostra professione.
Non è da meno, in questo senso, Giacomo Festi, autore di Recensioni ribelli lanciatosi da poco sul mercato editoriale con questo Storia di uomini invisibili, una storia di demoni interiori e solitudine che ha come protagonista un giovane che, una volta persa la strada che credeva propria, dovrà lottare soprattutto con se stesso per riscoprire la sua identità prima che scompaia.
E' consuetudine buona e direi anche giusta, tra occupanti della Blogosfera e viaggiatori di Frontiera, darsi una mano l'un l'altro quando si tratta di spingere progetti che potrebbero in qualche modo essere importanti per il nostro futuro: approfitto dunque di un momento di pausa dal Cinema per pubblicizzare il lavoro di recente dato "alle stampe" da Giacomo Festi, Storia di uomini invisibili, un viaggio nella psiche e nelle profondità umane - con un'importante fetta costituita dal complesso rapporto tra padre e figlio - più vicino al racconto lungo che non al romanzo, a metà tra la fantasia e la critica sociale, che potrete ritrovare con tutti i dettagli per l'acquisto a questo indirizzo.
Le idee sono interessanti, così come i temi trattati e la contaminazione di generi, dal surreale all'estremamente vero disagio che spesso e volentieri si può avvertire per le strade, sui mezzi pubblici, sul luogo di lavoro, a volte perfino tra le mura della propria casa: gli angoli da smussare non sono pochi, e la strada di Giacomo verso la piena maturità artistica ed autoriale è ancora lunga, ma del resto essere giovani serve anche a farsi le ossa, e scrivere e scrivere ancora è una palestra necessaria per poter formare i muscoli creativi del futuro.
Dunque, proprio per sostenere il cammino del nostro Jean Jacques - per come lo conosciamo da queste parti - fate un salto virtuale ad acquistare la sua opera d'esordio e lasciatevi trascinare dalla vicenda di Tommaso Bernini, trentenne trascinato in un buco così nero da perdere tutto quello che pensava di avere ritrovandosi a dover ricostruire un'esistenza intera a partire dallo zero assoluto: l'essere "invisibile".
In un noto cult movie si recita una frase altrettanto cult: "Ci sono cose che voi umani non potete neanche immaginare".
Ma ci si può sempre provare.
MrFord
"I'm the invisible man I'm the invisible man
incredible how you can see right through me
I'm the invisible man I'm the invisible man
it's criminal how I can see right through you."
Queen - "The invisible man" -
Non è da meno, in questo senso, Giacomo Festi, autore di Recensioni ribelli lanciatosi da poco sul mercato editoriale con questo Storia di uomini invisibili, una storia di demoni interiori e solitudine che ha come protagonista un giovane che, una volta persa la strada che credeva propria, dovrà lottare soprattutto con se stesso per riscoprire la sua identità prima che scompaia.
E' consuetudine buona e direi anche giusta, tra occupanti della Blogosfera e viaggiatori di Frontiera, darsi una mano l'un l'altro quando si tratta di spingere progetti che potrebbero in qualche modo essere importanti per il nostro futuro: approfitto dunque di un momento di pausa dal Cinema per pubblicizzare il lavoro di recente dato "alle stampe" da Giacomo Festi, Storia di uomini invisibili, un viaggio nella psiche e nelle profondità umane - con un'importante fetta costituita dal complesso rapporto tra padre e figlio - più vicino al racconto lungo che non al romanzo, a metà tra la fantasia e la critica sociale, che potrete ritrovare con tutti i dettagli per l'acquisto a questo indirizzo.
Le idee sono interessanti, così come i temi trattati e la contaminazione di generi, dal surreale all'estremamente vero disagio che spesso e volentieri si può avvertire per le strade, sui mezzi pubblici, sul luogo di lavoro, a volte perfino tra le mura della propria casa: gli angoli da smussare non sono pochi, e la strada di Giacomo verso la piena maturità artistica ed autoriale è ancora lunga, ma del resto essere giovani serve anche a farsi le ossa, e scrivere e scrivere ancora è una palestra necessaria per poter formare i muscoli creativi del futuro.
Dunque, proprio per sostenere il cammino del nostro Jean Jacques - per come lo conosciamo da queste parti - fate un salto virtuale ad acquistare la sua opera d'esordio e lasciatevi trascinare dalla vicenda di Tommaso Bernini, trentenne trascinato in un buco così nero da perdere tutto quello che pensava di avere ritrovandosi a dover ricostruire un'esistenza intera a partire dallo zero assoluto: l'essere "invisibile".
In un noto cult movie si recita una frase altrettanto cult: "Ci sono cose che voi umani non potete neanche immaginare".
Ma ci si può sempre provare.
MrFord
"I'm the invisible man I'm the invisible man
incredible how you can see right through me
I'm the invisible man I'm the invisible man
it's criminal how I can see right through you."
Queen - "The invisible man" -
venerdì 12 luglio 2013
Macchianera Awards 2013
La trama (con parole mie): come lo scorso anno, anche per il 2013 il Saloon ed il suo gestore tentano l'assalto ai prestigiosi Macchianera Awards, praticamente gli Oscar della blogosfera.
A seguito una serie di consigli del sottoscritto nonchè, ovviamente, un appello per votare il vecchio Ford.
Avevo anche inserito prontamente la scheda di votazione, ma grazie alla mia nota capacità tecnologica non sono riuscito a sistemarne l'impaginazione, dunque dovrete accontentarvi di andare sul sito dei Macchianera indicato sopra e votare.
Meraviglie del Saloon!
A seguito una serie di consigli del sottoscritto nonchè, ovviamente, un appello per votare il vecchio Ford.
Dunque, partiamo dritti dritti come siamo abituati a fare noi tamarri old school pane e salame: ai prossimi Macchianera Awards votate WhiteRussian almeno nella categoria Miglior sito cinematografico.
Detto questo, ecco un breve riepilogo del regolamento: per votare un sito, dovete inserire
l’url completo, nientepopodimeno che
http://whiterussiancinema.blogspot.it, ad esempio.
Potete votare lo stesso blog in più categorie, fino ad un massimo di quattro - mi raccomando, non di più! -.
Perché la compilazione della scheda venga considerata valida, andranno espresse preferenze almeno in otto campi.
Mi pare di aver detto tutto.
Ed ecco alcuni dei miei consigli.
Buoni Macchianera,
MrFord
Miglior Personaggio: Cannibal Kid (http://pensiericannibali.blogspot.it)
Sito Rivelazione: Cipolla Pensierosa (http://cipollapensierosa.blogspot.it) e Viaggiando (meno) (http://viaggiandomeno.blogspot.it)
Miglior Articolo: Fordino Unchained su WhiteRussian (http://whiterussiancinema.blogspot.it/2013/01/fordino-unchained.html)
Miglior Community: L'Orablu (http://orablu.blogspot.it)
Miglior Disegnatore-Vignettista: Tom (http://comeasfalto.blogspot.it)
Migliore App italian: Muze (https://play.google.com/store/apps/details?id=it.appdroid.muze&hl=it)
Miglior sito Cinematografico: White Russian Cinema (http://whiterussiancinema.blogspot.it)
Miglior sito Musicale: Come un killer sotto il sole (http://comeunkillersottoilsole.blogspot.it)
Miglior sito Letterario: Con amore e squallore (http://conamoreesquallore.blogspot.it)
Miglior sito per Genitori e bambini: Stratobabbo (http://stratobabbo.blogspot.it)
Cattivo più temibile: Giocher (http://cinematografiapatologica.blogspot.it)
Miglior promessa mancata: Cyborg Medievali (http://cyborgmedievali.blogspot.it)
Avevo anche inserito prontamente la scheda di votazione, ma grazie alla mia nota capacità tecnologica non sono riuscito a sistemarne l'impaginazione, dunque dovrete accontentarvi di andare sul sito dei Macchianera indicato sopra e votare.
Meraviglie del Saloon!
Maker's mark:
bloggers,
blogosfera,
Cannibal Kid,
Macchianera Awards,
MrFord,
ricorrenze
sabato 9 febbraio 2013
I magnifici sette del Saloon: Boomstick Award 2013
La trama (con parole mie): in questi ultimi giorni sono stato insignito non una, bensì due volte di un premio a catena di quelli che normalmente ritiro in sordina senza che abbiano seguito - data la mia allergia alle suddette catene -, ma questa volta proprio non ho resistito.
Sarà il numero - il sette è sempre stato uno dei miei preferiti -, sarà merito di chi me l'ha attribuito, sarà che il sabato del villaggio non sempre zampilla di vita, ma eccomi qui, pronto a brindare a questo riconoscimento e a passarlo felicemente a mia volta a sette, per l'appunto, fortunati avventori del Saloon.
Senza tergiversare troppo, passo subito a premiare i vecchi lupi di mare insigniti del mio personalissimo Boomstick Award 2013, che ho assegnato con un occhio di riguardo rispetto all'alcool e al Cinema, due delle mie materie preferite.
- Frank, perchè è stato il primo a consegnarmi questo ambito trofeo e perchè pur se più silenziosamente di altri come il sottoscritto, è una colonna portante della blogosfera cinefila.
- Giocher, perchè mi ha fatto compagnia nelle notti appena successive alla nascita del Fordino, mostra tutti i tipici disequilibri di un dotto appassionato della settima arte dedito alle carezze alcooliche e perchè un giorno o l'altro vorrò senza dubbio ubriacarmi al suo fianco.
Ma nei suoi sette samurai io voglio essere Toshiro Mifune, se lo ricordi bene.
- Cannibale, il mio nemico per eccellenza, che detesta quanto me le catene e dunque potrà risultare infastidito non solo dal premio, ma anche dal fatto di doverlo condividere con dei veri Expendables, e non dei pusillanimi teen come lui.
- Simone Corà, che dopo anni passati a fare da vice al mio antagonista, ultimamente sta dimostrando di avere gusti saggiamente molto più fordiani.
Un bene per le sue visioni, che così scongiurano la possibilità di essere risucchiato dal turbine del radicalchicchismo cannibalesco.
- Bradipo, un esempio di costanza e dedizione alla blogosfera come pochi se ne trovano. Il tutto con famiglia e tempi della quotidianità annessi. Da neo-papà, ammiro la forza di quest'uomo. E spero di conservarla anche io, dato che qui al Saloon mi diverto così tanto.
- Frank Manila, promotore di iniziative fantastiche come il Cage Day e soprattutto blogger sintetico e diretto, oltre a pane e salame quasi più del sottoscritto.
Sei il mio action hero preferito da queste parti, sappilo.
- Poison, che è non solo come una sorella maggiore - in senso buono - per noi tutti, ma anche la Kathryn Bigelow dei blog ad argomento Cinema: cazzuta e diretta come molti suoi equivalenti uomini possono solo sognare di essere.
Ecco qui.
Mi pare di aver fatto il mio dovere.
In alto i calici, ora, e via ai festeggiamenti!
MrFord
Sarà il numero - il sette è sempre stato uno dei miei preferiti -, sarà merito di chi me l'ha attribuito, sarà che il sabato del villaggio non sempre zampilla di vita, ma eccomi qui, pronto a brindare a questo riconoscimento e a passarlo felicemente a mia volta a sette, per l'appunto, fortunati avventori del Saloon.
Senza tergiversare troppo, passo subito a premiare i vecchi lupi di mare insigniti del mio personalissimo Boomstick Award 2013, che ho assegnato con un occhio di riguardo rispetto all'alcool e al Cinema, due delle mie materie preferite.
- Frank, perchè è stato il primo a consegnarmi questo ambito trofeo e perchè pur se più silenziosamente di altri come il sottoscritto, è una colonna portante della blogosfera cinefila.
- Giocher, perchè mi ha fatto compagnia nelle notti appena successive alla nascita del Fordino, mostra tutti i tipici disequilibri di un dotto appassionato della settima arte dedito alle carezze alcooliche e perchè un giorno o l'altro vorrò senza dubbio ubriacarmi al suo fianco.
Ma nei suoi sette samurai io voglio essere Toshiro Mifune, se lo ricordi bene.
- Cannibale, il mio nemico per eccellenza, che detesta quanto me le catene e dunque potrà risultare infastidito non solo dal premio, ma anche dal fatto di doverlo condividere con dei veri Expendables, e non dei pusillanimi teen come lui.
- Simone Corà, che dopo anni passati a fare da vice al mio antagonista, ultimamente sta dimostrando di avere gusti saggiamente molto più fordiani.
Un bene per le sue visioni, che così scongiurano la possibilità di essere risucchiato dal turbine del radicalchicchismo cannibalesco.
- Bradipo, un esempio di costanza e dedizione alla blogosfera come pochi se ne trovano. Il tutto con famiglia e tempi della quotidianità annessi. Da neo-papà, ammiro la forza di quest'uomo. E spero di conservarla anche io, dato che qui al Saloon mi diverto così tanto.
- Frank Manila, promotore di iniziative fantastiche come il Cage Day e soprattutto blogger sintetico e diretto, oltre a pane e salame quasi più del sottoscritto.
Sei il mio action hero preferito da queste parti, sappilo.
- Poison, che è non solo come una sorella maggiore - in senso buono - per noi tutti, ma anche la Kathryn Bigelow dei blog ad argomento Cinema: cazzuta e diretta come molti suoi equivalenti uomini possono solo sognare di essere.
Ecco qui.
Mi pare di aver fatto il mio dovere.
In alto i calici, ora, e via ai festeggiamenti!
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