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giovedì 13 giugno 2019

Thursday's child



Nuova settimana di uscite ed incredibile nonchè clamoroso sfoggio di puntualità nel pubblicare il post del sottoscritto dopo settimane passate a sfiorare la fine del weekend.
Per festeggiare a suon di zombies questo evento più unico che raro, il mio rivale Cannibal Kid e la mitica Marika Paracchini, pronta a dare in pasto ai defunti il mio ancora vivo e vegeto antagonista.


"Per riprendermi dall'hangover dopo essere uscita a bere con Ford mi ci vorrà ben più di una sciacquata al viso!"
I morti non muoiono

Ford alla ricerca di Cannibal per le strade di Casale.
Marika: In casa mia ci sono tre altari a cui rivolgere le preghiere la sera: uno per Jim Jarmusch, uno per Bill Murray e uno per Adam Driver. Della Swinton, della Sevigny e di Buscemi ci sono i santini esposti. Sono qui che non penso ad altro che a questo film da mesi.
Finalmente ci siamo!
Sarà bellissimo, sono già di parte.
Cannibal Kid: A casa mia invece c'è un altare dedicato a Selena Gomez, e pure i santini di Iggy Pop e Chloë Sevigny. Quanto a Jim Jarmusch, sono sempre combattuto nei suoi confronti: è capace di capolavori come Ghost Dog, ma pure di robe soporifere quasi quanto i film spacciati per entusiasmanti da White Russian, tipo The Limits of Control e il deludente Solo gli amanti sopravvivono. I morti non muoiono sulla carta sembra stellare, però a Cannes non è che abbia entusiasmato più di tanto e rischia di essere l'ennesimo comedy zombie movie giunto fuori tempo massimo. Sarà bellissimo? Lo spero, ma non ci conterei del tutto.
Ford: purtroppo per me devo convenire con Cannibal non solo rispetto a Jarmusch ma anche sui film che ha citato, dallo strepitoso Ghost Dog al noiosissimo Solo gli amanti sopravvivono. Sulla carta I morti non muoiono promette scintille, speriamo solo che non si riveli la classica cannibalata senza speranza.

Climax

"Non stai bene? Hai bevuto anche tu la sangria allucinogena?" "No, qualche white russian di troppo con Ford!"
Marika: Restare indifferenti al “nuovo” Noé è impossibile.
In questo caso però è quasi facile ignorare l'uscita in sala perché è passato così tanto dalla sua distribuzione internazionale che tanto gli italiani interessati lo hanno già visto a casa propria pescando da torrenti dell'internet, e nei multisala lo troveremo nelle sale piccine e isolate, quelle in cui non tolgono nemmeno le ragnatele, e lo vedranno in 5. Probabilmente quei 5 in ogni caso lo avranno comunque già visto a casa e passeranno la visione a toglierle loro, le ragnatele.
Cannibal Kid: Esatto. Film già visto, già goduto alla grande e già più o meno recensito (http://www.pensiericannibali.com/2019/03/climax-sangria-portami-via.html). Un trip folgorante, giunto talmente in ritardo in sala che sul web è riuscito a recuperarlo persino quell'antitecnologia di Mr. Ford. Cosa che dovrebbe far riflettere in maniera seria i nostri distributori.
Ford: evidentemente c'è qualcuno che riesce ad essere più in ritardo di me quando pubblico la rubrica dedicata alle uscite in sala, e questo qualcuno sono i distributori nostrani, che portano in sala un film come sempre notevole del notevole Noè già uscito in tutto il mondo e passato ovviamente anche attraverso la blogosfera da tempo. Non credo il suo incasso sarà memorabile, così come penso che finirà solo nelle sale da ragnatela di cui parlava Marika, ma se non l'avete ancora visto, guardatelo.

Beautiful Boy

"Io non voglio passare le vacanze estive a Casale chiuso nella cameretta di Cannibal!"
Marika: Mi dispiace fare la bastian contraria ma a me di Chiamami col tuo nome non è piaciuto quasi nulla, quindi sono del tutto indifferente a Chalamet e alla sua improvvisa fama. Anzi, comincio quasi ad essere piena di vederlo ovunque. Bravo, eh, ma non ha la faccetta troppo pulita per fare il tossico? Sembra quasi una caricatura.
Il vero motivo per cui salterò ben volentieri la visione di questo film però è che il trailer mi è passato in sala così tante volte che adesso per dispetto non ci vado, tiè.
Cannibal Kid: Chiamami col tuo nome nel 2018 è stato eletto film dell'anno sia da Pensieri Cannibali che da White Russian. Venire qui in questa rubrica a dire certe cose quindi è un po' come uno che va a gridare: “Aprite i porti” a un comizio di Salvini. Ci va coraggio, quindi onore a Marika. Adesso comunque si vada a sciacquare la bocca, ahahah.
Quanto a Beautiful Boy, si rivelerà anche un beautiful movie? Il mio responso arriverà a breve...
Ford: penso che Marika, che mostra un coraggio tutto fordiano nel demolire il film dell'anno duemiladiciotto per me e Cannibal nel corso di questa rubrica, debba concedersi un paio di White Russians per tornare sulla retta via cinematografica. Non vorrà mica ridursi come il Cucciolo Eroico, che azzecca un parere o due all'anno!?
Per quanto riguarda questo film, sono ovviamente in ritardo e ancora non l'ho visto. Chissà quando comparirà dalle parti del Saloon?

Blue My Mind

"E' uscita la nuova rubrica delle uscite in sala." "Leggi cosa scrive Marika, degli altri due vecchi non ci importa nulla."
Marika: Di questo film non ne sapevo nulla, adesso ho guardato in giro di cosa si tratta e sono sotto un treno chiamato Lisa Bruhlmann. Sa un po' (un po' troppo?) di quel magnifico Raw uscito qualche tempo fa e che aveva fulminato tutti. Se Il segreto dei miei anni dovesse rivelarsi una caciaronata l'unica fulminata sarà proprio Lisa, perché non si illude la gente così.
Cannibal Kid: Questa settimana sono preparatissimo. Oltre a Climax e a Beautiful Boy, ho già visto anche questo Blue My Mind, grazie a un ottimo sito radical-chic che consiglio a tutti, persino a Ford (https://filmperevolvere.it/blue-my-mind-subita/). È un coming of age adolescenziale con venature fantasy e horror che, come giustamente ricorda Marika, va un po' dalle parti di Raw, ma con una personalità tutta sua. In sala o altrove, quindi, non perdetevelo.
Ford: per una volta Peppa fa una segnalazione molto interessante che probabilmente sfrutterò. Per il resto, spero che questo Blue my mind, come fece Raw, possa sorprendermi in positivo nonostante senta il fastidioso olezzo della radicalchiccata fin da qui. Staremo a vedere.

Il grande salto

"Dici che in questo posto servono il white russian?" "Secondo me qui è già tanto se riescono a fare un caffè."
Marika: La settimanale uscita italiana mi lascia indifferente come sempre. So così poco di cinema italiano che la sola cosa che ricordo di Ricky Memphis è che ha fatto Tutti pazzi per amore, e va bene che amo tanto Tutti pazzi per amore ma non mi basta per avere voglia di vedere l'esordio alla regia di Giorgio Tirabassi, che ricordo solo in Distretto di polizia. Siccome Distretto non mi piace quanto Tutti pazzi per amore niente film di Tirabassi per me.
Cannibal Kid: Visto che si parla di fiction italiane, io Giorgio Tirabassi l'ho visto e apprezzato ne I liceali e La linea verticale. Apprezzato, ma non abbastanza da vedermi questo suo grande salto nella regia. Attendo invece con una maggiore curiosità un altro grande salto: quello di James Ford all'infuori della blogosfera.
Ford: come al solito il Cinema italiano non manca di non invogliarmi ad andare in sala, con le sue solite proposte troppo italiane che neppure Cannibal con la sua curiosa febbre da produzioni tricolori avrebbe voglia di vedere. Ovviamente lo ignorerò, concentrandomi sul dare l'ennesima delusione al mio rivale annunciando che il salto all'infuori della blogosfera che tanto sogna non avverrà mai prima del suo.

mercoledì 7 marzo 2018

Lady Bird (Greta Gerwig, USA, 2017, 94')




E' diventata quasi una tradizione, nella grande corsa agli Oscar, i premi più noti ed ambiti - anche da tutti quegli autori radical che fingono di no - del Cinema, che nel novero delle pellicole in lizza per la statuetta del Miglior Film, compaia ormai un titolo proveniente dal bacino indie, in grado di regalare grandi soddisfazioni così come stuzzicare le bottigliate più selvagge: Lady Bird, esordio alla regia dell'attrice Greta Gerwig - che da queste parti, nonostante l'aura alternativa, piace molto -, ha rappresentato proprio la "quota Sundance" alla kermesse losangelina, forte di una narrazione diretta e di pancia come la sua protagonista e di un'ottima performance fornita dall'attrice che le presta il volto, Saoirse Ronan.
Questo lavoro sentito e piacevole, pronto a regalare almeno un paio di sequenze da brividi sulla pelle - finale stupendo - che pure non avrà avuto alcuna possibilità di vittoria, ha finito comunque per rappresentare, nel corso della visione, una sorta di versione adolescenziale di uno dei miei cult totali figli di questo "genere", quel Little Miss Sunshine che ancora oggi è uno dei film del cuore di questo vecchio cowboy.
Il racconto di formazione che vede protagonista Lady Bird - ribattezzatasi in questo modo per ribellarsi alle convenzioni di una scuola troppo puritana e ad una madre presente ma spesso in conflitto con lei - ha la capacità di riportare lo spettatore al traumatico periodo dell'adolescenza, quando la fine di una storia significa abbandonare per sempre l'idea dell'amore, un'amicizia può cambiare la vita, i propri sogni e quello che si desidera per il futuro una strada tracciata nella propria testa che nessuno sarà mai in grado di deviare.
Lady Bird non è un film particolarmente originale, e rispecchia in questo la sua main charachter, che come tutti gli adolescenti ha l'impressione di sentirsi unica e al di sopra di tutto prima di scoprire sulla propria pelle che sì, tutti siamo unici, ma nessuno al di sopra degli altri, che si parli di problemi, patimenti o sogni: la sua forza è proprio questa, l'umanità che viene mostrata e si dimostra pronta ad esplodere nel percorso del rapporto tra l'inquieta ragazza e la sua migliore amica o quello con sua madre, vera e propria antagonista nonchè centro di gravità della pellicola - non avrebbe sfigurato, la brava Laurie Metcalf, con l'Oscar -, simbolo di tutto quello che a quell'età non vorremmo essere ma che, senza che sia possibile rendersene conto, ci forma e prepara a quelle che saranno le vere battaglie, quelle dell'età adulta.
In questo senso non ho trovato il lavoro della Gerwig all'altezza delle entusiastiche recensioni che l'hanno accolto e sospinto nelle ultime settimane, ma ammetto di avergli davvero voluto bene per la sua onestà, ed essere arrivato al termine della visione con una sensazione di familiarità piacevole e quasi magica, neanche la ragazza fosse una sorella minore, o ancora di più una figlia da accompagnare coprendole le spalle silenziosamente - molto affascinante e sentita la figura del padre -: tutti noi, del resto, abbiamo attraversato giorni in cui farsi spezzare il cuore pareva fondamentale, rinunciare al proprio nome per inseguire quello che avremmo voluto appariva come la cosa giusta, trovare la propria strada, dalla scuola, alla vita, al futuro una cosa fondamentale.
Il bello di Lady Bird è la spontaneità di una rigidità magica che si vive soltanto da adolescenti, e che si impara ad amare davvero prendendola a calci in culo quando siamo adulti, come un serpente che si morde la coda e non troverà mai il vero segreto dell'equilibrio.
Ma in fondo, è giusto così.
E scoprire che il nostro nome non è così male, che prima di viaggiare, o fuggire lontano, dobbiamo imparare ad affrontare noi stessi, altrettanto.



MrFord



 

lunedì 29 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome (Luca Guadagnino, Italia/Francia/Brasile/USA, 2017, 132')





Ormai più di dieci anni fa, nel pieno di uno dei periodi più wild della mia vita, mi ritrovai a dover fare i conti con le cicatrici di una storia lunga che era finita e di un'altra, molto più breve, che aveva avuto il merito di farmi scrollare dalle spalle i pesi che avevo accumulato ma, allo stesso tempo, ferito in più di un'occasione.
Ricordo quanto, nel corso di tutto quell'inverno, sognai la primavera, la cercai, la inseguii, perchè in quell'arrivo vedevo la rinascita con tutto quello che si portava dietro e dentro: iniziai proprio in quei giorni a fare palestra, e lasciai gli ultimi resti del giovane Ford al passato.
Fu curioso che, mesi dopo, quando iniziò la storia con Julez, le dissi che avevo passato tanto tempo ad inseguire la primavera e non mi ero reso conto che con lei era arrivata l'estate: perchè l'estate è il sole, l'energia, la voglia di sentirsi liberi, di sognare, guardare l'orizzonte e scoprire di volerlo valicare, è quella canzone tanto semplice quanto bellissima di Jovanotti di un paio d'anni fa, le prime cotte, il sesso selvaggio e sudato, momenti mitici che, con il tempo, fanno fare quei lunghi sospiri ed assaggiare sulla lingua la malinconia.
E' quella l'estate in cui sono stato trasportato da Luca Guadagnino, dai suoi bravissimi protagonisti e da un film che, sulla carta, era così lontano dai miei gusti da farmi venire il dubbio di aver preso qualche botta in testa per aver deciso, pur con un robusto white russian alla mano, di affrontare quasi due ore e un quarto di atmosfere eleganti e soffuse in pieno stile francese: eppure, nonostante e grazie a questo, ho visto un elegante e magico Noi siamo infinito in versione italiana, un film che non avrebbe sfigurato nella grande stagione del Cinema nostrano, quando nessuno al mondo poteva vantare la schiera di grandi registi che stupivano il mondo dalla Terra dei cachi che allora dovevano essere belli maturi, un racconto di formazione e d'amore delicato eppure estremamente sensuale, che forse non arriverà a coinvolgermi come le mie pellicole a tematica gay favorite - Happy together di Wong Kar Wai, Big Bang Love Juvenile A di Takashi Miike, I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, per citarne tre - ma che è una delle sorprese più intense e forse banalmente "belle" di questo inizio duemiladiciotto, riconosciuta anche e soprattutto negli States, dove questo stile ed approccio non è propriamente di casa.
La storia di Elio e Oliver, il primo adolescente irrequieto, colto e in cerca di qualcuno che ribalti la sua vita, il secondo universitario larger than life, pronto a piacere a tutti e tutte, a seguire una rotta ben precisa e delineata rompendo, nel percorso, tutti gli schemi, è la storia che ognuno di noi avrebbe voluto avere, prima da una parte e poi dall'altra, e della quale ognuno, nel pieno spirito dell'estate, vuole godere, succhiandola come un frutto maturo cosciente del fatto che, purtroppo, un giorno arriverà l'autunno. O peggio, l'inverno.
La cosa buona, per Elio, sarà che a quell'inverno di lacrime seguiranno comunque una nuova primavera, ed una nuova estate. E per Oliver, che il ricordo di quell'estate provocherà sempre quel lungo sospiro di una magia che nessuno potrà mai sottrargli, perchè figlia dell'esperienza e del proprio bagaglio personale.
Ed è proprio sulle loro movenze, gli sguardi, i baci, i tocchi, le risate e le piccole follie da innamorati che ho cavalcato l'onda di questo film senza avvertire neppure un momento di stanca, una sequenza sbagliata, o un briciolo di noia: e giunto al confronto tra Elio e suo padre in chiusura di pellicola, ho avuto i brividi e invidiato - proprio come il genitore del protagonista - quello che stavo osservando, perchè se un giorno il Fordino dovesse raccontarmi di un amore così, vorrei essere in grado di comunicargli quanto è importante vivere quell'amore, che sia per una donna, un uomo o qualsiasi essere passione possa scatenare sentimenti così dirompenti.
Perchè sono gli stessi sentimenti che rendono ricca, colorata, luminosa la vita.
Sono l'estate.
Per chiamarla con il suo nome.



MrFord



 
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