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sabato 18 marzo 2017

La ragazza del treno (Tate Taylor, USA, 2016, 112')




Ai bei tempi - per una volta - degli anni novanta della mia adolescenza, ricordo bene l'epoca d'oro che visse il genere thriller, da Il silenzio degli innocenti a Se7en passando per Misery non deve morire e I soliti sospetti, neanche la grande tradizione di Maestri come Hitchcock si fosse rinnovata ed avesse trasmesso ispirazione ai registi saliti alla ribalta in quel periodo: un periodo che, purtroppo, giunse troppo presto al termine segnando un calo vertiginoso della qualità, tanto da essere considerato dal sottoscritto ormai una cosa da "sabato sera su Italia Uno" e non in accezione positiva, ovviamente.
La ragazza del treno, uscito qualche mese fa in sala e diretto dal Tate Taylor del pur buono The help è l'ennesimo esempio riconducibile alla categoria: un film funzionale e non brutto, in grado di tenere il ritmo ma assolutamente prevedibile - chi ha una certa passione per la settima arte e ne conosce non solo le grandi stelle ma anche i cosiddetti caratteristi avrà il colpevole servito su un piatto d'argento fin dalla prima apparizione dello stesso -, piatto ed incapace di rimanere davvero nella memoria dello spettatore, un pò come, in tempi recenti, sono stati anche Go with me o Premonition - Solace.
Produzioni che paiono la pallida copia di quelli che erano stati i cult di un ventennio fa per un genere che necessita di nuova linfa come l'aria, per evitare di finire soffocato in un mare di proposte confezionate a modo ma incapaci di comunicare davvero qualcosa.
Lo stesso spunto de La ragazza del treno - non ho letto il romanzo, dunque partivo a mente totalmente libera - è interessante, specie perchè giocato sia sul tema del voyeurismo - ed in questo senso, La finestra sul cortile ed Omicidio a luci rosse sono capisaldi imprescindibili - che su quello del dubbio, considerata l'inclinazione alcolica della protagonista, spesso e volentieri non considerata attendibile proprio a causa delle sue simpatie per la bottiglia che la rendono per la quasi totalità della pellicola una sorta di inascoltata Cassandra: eppure, a conti fatti, c'è qualcosa che non scorre, nell'ingranaggio, tanto da quasi annoiare più che avvincere nonostante qualche scossone proprio nella parte finale, e rendere la vita difficile ai poveri bloggers che, dopo una giornata alle prese con due piccole bestie selvagge - ed alludo ai Fordini -, una notte che potrebbe essere spezzettata dalle sveglie delle suddette ed al quarto e meno ispirato post consecutivo vorrebbero trovare una scintilla di portata decisamente superiore di quella offerta da Taylor e soci.
La ragazza del treno, dunque, appartiene a quella sfortunata categoria di film insipidi come una pasta senza sale o un'insalata senza aggiunta di limone o aceto - a seconda di quelli che sono i vostri gusti -, o peggio, di una birra analcolica o un mojito in lattina sempre rigorosamente alcool free: il sapore potrà anche essere quello, ma la sostanza decisamente no.
Se, dunque, volete riempire una serata o un pomeriggio senza correre il rischio di incazzarvi ma senza voler essere necessariamente impegnare lo spirito, eccovi serviti.
Non lamentatevi, però, se non avrete avuto non solo la cena del secolo, ma neppure il godurioso e lascivo sbracare dei fast food o degli all you can eat.




MrFord



mercoledì 25 gennaio 2012

The help

Regia: Tate Taylor
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 146'

 
La trama (con parole mie): siamo dalle parti di Jackson, nel cuore del Sud degli Usa nei primi anni sessanta, in leggero anticipo rispetto all'epoca delle lotte per i diritti civili che scuoteranno le fondamenta dell'America tutta Coca Cola e chiesa della buona società bianca ipocrita e sfruttatrice.
Skeeter Phelan, aspirante giornalista, al contrario delle sue coetanee e del senso comune, coltiva l'idea di scrivere un libro che possa raccontare l'esperienza delle donne di colore assunte come tutrici e governanti dalle famiglie della buona borghesia, e per rendere possibile la sua impresa - oltre ad inimicarsi le compagne al circolo del bridge - contatta Abileen Clark e Minny Jackson, in modo che possano per la prima volta parlare liberamente della propria esperienza umana e di lavoro.
Le due donne, tutte cuore e cucina, saranno solo l'inizio di una vera, piccola, grande rivoluzione culturale.




Chiariamolo subito, senza pensarci troppo: The help è un film fatto apposta per essere quel titolo ruffiano abbastanza da piacere a pubblico e critica nel periodo caldo che della notte degli Oscar.
Una cosa come già furono Forrest Gump, Salvate il soldato Ryan o La vita è bella: quei titoli che, in genere, fanno incazzare a morte i radical chic e la gente con la puzza sotto il naso perchè troppo popolari nel senso dispegiativo del termine.
Invece ve lo devo proprio dire: il lavoro di Tate Taylor è davvero ottimo, funziona in tutto e per tutto, dalla risata alla lacrima, ed è in grado - pur da gran paraculo, su questo non c'è dubbio - di coinvolgere ogni spettatore, anche quando lo stesso potrà negarlo. 
E' un film coinvolgente, onesto, di cuore come - fortunatamente - me ne sono capitati molti in questo periodo, giustamente incensato per una colonna sonora ottima ed un cast in forma strepitosa, in grado di risvegliare - o almeno, fare in modo che il dubbio possa esserci - una certa coscienza sociale nell'audience andando ben oltre una sceneggiatura ben calibrata pur rimanendo sicuramente accademica.
Il grande merito del successo di questa trascinante pellicola va all'uomo dietro la macchina da presa, che con un'umiltà non comune tra i suoi colleghi sceglie di lasciare tutto il palcoscenico alle sue attrici, brave abbastanza da non apparire involontariamente caricaturali o troppo ruffiane, sfoderando una serie di personaggi già a loro modo cult - nel bene o nel male - divenendo, di fatto, una sorta di versione anni zero del noto Il colore viola: dall'emancipata Skeeter di Emma Stone - ormai in ascesa inarrestabile - alle meravigliose Aibileen e Minny di Viola Davis e Octavia Spencer, passando attraverso l'irritante Hilly interpretata da Bryce Dallas Howard - in un ruolo che pare cucito addosso a lei - e l'ingenua Celia - sorprendente Jessica Chastain dopo la paresi permanente di The tree of life - tutte le straordinarie protagoniste di questa piccola epopea raccontano non soltanto un'epoca vista da un'ottica completamente "in rosa", ma divengono portatrici di un messaggio che va ben oltre il razzismo illustrato senza eccessiva retorica dal regista, e si lega al concetto di cattiveria celato - e neanche troppo bene - spesso e volentieri nell'animo dell'Uomo, eppure mai univoco e sopra le righe.
In questo senso, la splendida sequenza delle interviste alle governanti accorse in massa per sostenere il progetto di Skeeter, Aibileen e Minny - a mio parere il momento migliore della pellicola - porta davanti agli occhi dello spettatore episodi vergognosi per ogni bianco - dai piccoli soprusi ai grandi drammi - così come atti di generosità e d'amore ben lontani da una realtà allora fatta di schiavi e padroni legalizzati - da brividi il racconto dell'anziana donna che ricorda il Dottore che acquistò gli appezzamenti di terreno che lei sfruttava come scorciatoia per recarsi al lavoro nella sua casa -, rendendo The help un monito legato di certo ad un'epoca e ad episodi ben precisi eppure in grado di far riflettere su un problema per il quale il razzismo non è altro che una scusa: quello dell'ignoranza bigotta ed egoista di alcuni tipi di esseri umani.
E nonostante il dramma e la questione sociale, la pellicola di Taylor offre anche numerosi spunti legati ad una natura di commedia, da quelli più clamorosamente "da Oscar" come quel fantastico "eat my shit" che tutti attendono dalla prima apparizione del personaggio della Howard alle venature sottili del rapporto tra Aibileen e Skeeter o gli irresistibili siparietti con una Sissy Spacek in grande spolvero nel ruolo della madre ormai sopra le righe della brycedallasiana Hilly.
Ma torniamo al principio: The help è un film spudoratamente ruffiano? Certo.
E' confezionato per essere uno dei favoriti alle statuette dell'Academy? Di sicuro.
Eppure, rispondete ad una domanda: vogliamo davvero essere come quei finti alternativi che no, non vanno a vedere il film "da Oscar" made in Usa perchè loro sono ad un altro livello?
Sinceramente, se prendessi una decisione simile mi parrebbe di essere una delle sciapissime finte amiche di Skeeter che raccolgono fondi per i bambini africani e poi fanno costruire un bagno secondario perchè non vogliono appoggiare le loro reali e grinzose chiappette bianche dove si accomodano i morbidi ed abbondanti fondo schiena delle donne nere che hanno fatto da madri ai loro figli.
Fanculo agli Oscar e fanculo a tutte queste stronzate da casa e Chiesa e KKK.
Io The help me lo sono goduto, e tanto.
Come un pranzo preparato con gratitudine ad una donna che è un esempio per tutte le altre.
Non solo un "aiuto".
Ma ben altro: una madre.


MrFord



"We got married in a fever, hotter than a pepper sprout,
we've been talkin' 'bout Jackson, ever since the fire went out.
I'm goin' to Jackson, I'm gonna mess around,
Yeah, I'm goin' to Jackson,
Look out Jackson town."
Johnny Cash&June Carter-Cash - "Jackson" -


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