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sabato 4 ottobre 2014

Grey's anatomy - Stagione 10

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno:
2013/2014
Episodi:
24




La trama (con parole mie): al Grey-Sloane Memorial Hospital la vita riprende più o meno come sempre dopo gli eventi che hanno caratterizzato la tempesta che ha colpito Seattle facendo da sfondo al parto difficoltoso di Meredith. Nel frattempo, mentre Derek decide di dedicare più tempo alla ricerca rispetto alla sala operatoria e gli ex specializzandi, ormai borsisti giunti ai primi passi “da grandi” da muovere nel campo della Medicina, il vecchio Webber deve affrontare il lento recupero dalle ferite riportate nel finale della scorsa stagione, la Bailey dovrà confrontarsi con i demoni interiori ed il suo ruolo apparentemente marginale all’interno dell’ospedale, Avery ed April si troveranno a fare i conti con il loro rapporto e Callie ed Arizona con le conseguenze del tradimento di quest’ultima.
Senza contare l’apporto, in termini di guai e relazioni più o meno appropriate, fornito dai nuovi specializzandi giunti al loro secondo anno.






Già me lo vedo, il ghigno di soddisfazione del Cannibale pronto a prendermi per il culo per l’ennesima volta a causa dell’affezione ormai risaputa e nota che il sottoscritto prova all’indirizzo di Grey’s Anatomy, serial medico vero e proprio erede di E. R. partito senza dubbio alla grande e giunto alla sua decima stagione con risvolti più simili a quelli delle soap che non ai drammi ed alla tensione mantenuti fino alla season six – l’ultima davvero degna di nota della creatura di Shonda Rimes -.
Eppure, non riesco proprio ad avvertire come un peso quello che, da tempo, è l’appuntamento estivo per eccellenza per gli occupanti di casa Ford, pronti ad attendere la bella stagione per recuperare e divorare a botte di due, tre o quattro episodi alla volta le vicende dei medici del Grey-Sloane Memorial, memori anche noi di quando, nelle prime settimane della convivenza, ancora senza sapere dove ci avrebbe portato la vita, passammo due mesi buoni incollati durante ogni pranzo e cena alle prime tre stagioni, sviluppando quelle che sono, ancora oggi, le nostre preferenze – Karev, da buon bastardo dal cuore d’oro, per me, la Bailey e la Yang per Julez -.
Il decimo giro di giostra per i medici più noti del piccolo schermo è, di fatto, stato un vero e proprio passaggio di testimone, il segno della fine di un’epoca che è andata delineandosi, e che a fronte del proseguire della serie – nonostante il calo di qualità a livello di scrittura, continua ad essere uno dei titoli più noti del panorama televisivo – cerca di fronteggiare il tempo che passa proponendo nuove soluzioni per il pubblico, alcune riuscite – il destino di Cristina, uno dei personaggi cardine del cast -, altre decisamente meno – l’introduzione della “nuova Grey”, decisamente forzata e molto, molto soap e poco logica, soprattutto dopo l’abbandono di Lexy e la decisione di eliminarne il personaggio -, ridefinendo la geografia dell’ospedale e dei ruoli al suo interno, dal Consiglio di amministrazione – sarà interessante vedere cosa potrà combinare il mio già citato favorito Karev, e come prenderà la questione la Bailey, privata di fatto di un posto che le era stato assegnato “d’ufficio” – a quella dei suoi strutturati – l’ingresso, a quanto pare in pianta stabile, nel cast della sorella di Derek come sua sostituta, la nuova direttrice dell’unità cardiotoracica, il rientro di Karev dopo la momentanea uscita a seguito della proposta di uno studio privato, il ruolo di Webber di insegnante -, senza contare che, almeno sulla carta, la stagione numero undici dovrebbe cominciare con l’arrivo dei nuovi specializzandi, trovando di fatto i protagonisti di dieci anni prima nel ruolo che gli allora strutturati ricoprivano ai loro occhi.
Non mancano, comunque, le scelte discutibili e gli scivoloni soap – in particolare il rapporto tra Avery e la Kepner, due dei personaggi più inutili della storia della televisione -, e senza dubbio ragionando a mente fredda si finisce per constatare l’inevitabile e forse inesorabile calo qualitativo di una proposta che, qualche anno fa, esplose come una delle nuove sensazioni non solo del genere – ricordiamo che Grey’s Anatomy appartiene alla generazione di titoli che resero possibile la rivoluzione di Lost -, ma della concezione stessa di serie televisiva, ponendo le basi per quello che questo tipo di prodotti sono giunti ad essere oggi.
Eppure, con tutta la freddezza e l’approccio critico possibili, non riesco davvero a pensare a Grey’s Anatomy come a qualcosa che, un giorno, potrò semplicemente accantonare insoddisfatto: in qualche modo, io e Julez siamo cresciuti con questi medici e le loro storie, siano esse d’amore o lavorative.
E a volte i legami che si creano, i ricordi, le associazioni, le cadute ed i successi, finiscono per rendere più importanti i sentimenti di quanto potrà mai esserlo un mero giudizio.




MrFord




"How did it come to be
that you and I must be
far away from each other every day?
Why must I spend my time
filling up my mind
with facts and figures that never add up anyway?
they never add up anyway."
Fountains of Wayne - "Hey Julie" - 





venerdì 18 ottobre 2013

Grey's anatomy - Stagione 9

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 24




La trama (con parole mie): i medici del Seattle Grace sono ancora profondamente segnati dall'incidente aereo che vide coinvolti alcuni di loro al termine dell'ottava stagione, e alle ferite fisiche si sommano quelle interiori, decisamente più profonde.
La causa che porterà i sopravvissuti contro lo stesso ospedale condurrà ad una lotta e ad un cambiamento epocale nelle vite dei protagonisti, che si ritroveranno, oltre a salvare vite in sala operatoria, ad affrontare la nuova sfida data dal sogno di poter gestire una struttura medica di prim'ordine per conto loro.
Accanto alle vicende lavorative, i consueti intrecci sentimentali e l'arrivo delle nuove matricole contribuiranno a rendere instabile come sempre l'atmosfera di questo turbolento angolo di Seattle.




Tra tutte le serie passate in questi anni sugli schermi di casa Ford, dai Capolavori indiscussi come Lost, Twin Peaks, Six feet under, Breaking bad o I Soprano fino ai titoli di puro e semplice intrattenimento, nessuna ha trovato un posto nel cuore del sottoscritto e di Julez come Grey's anatomy, che con tutti i suoi limiti, gli scivoloni ed i momenti supercult fa ormai parte della famiglia come una vecchia amica cui è davvero impossibile non voler bene.
Certo, Shonda Rhimes ed i suoi collaboratori sanno bene come confezionare e vendere un prodotto in grado di coinvolgere ed emozionare un pubblico il più eterogeneo possibile, fornendo un cast di protagonisti in continuo mutamento ma in grado di abbracciare età, inclinazioni ed aspirazioni differenti e soprattutto riuscendo nell'intento di far apparire il risultato del loro lavoro come sincero e sentito, quasi tra le mura del Seattle Grace - ormai Grey Sloan Memorial - ci fossimo anche noi da questa parte dello schermo, eppure per quanto ruffiano possa essere tacciato di essere questo stesso lavoro dai detrattori, ho visto ben poche serie in grado di mantenere sempre e comunque un'affezione di questo genere anche a fronte di annate decisamente meno riuscite come furono la sette ed in una certa misura anche la otto.
Con questo nono giro di boa Grey's anatomy recupera terreno dosando come sempre il dramma - soprattutto nei primi episodi - e la commedia, sostituendo l'elemento catastrofico delle ultime stagioni con una riflessione molto interessante sui tempi della crisi ed i rapporti lavorativi che, in momenti di incertezza, finiscono per minare anche le amicizie apparentemente più solide: avendo io stesso attraversato situazioni di instabilità simili - ed essendo nel pieno di uno di essi - ho trovato la parte centrale della stagione - quella dedicata al possibile fallimento del Seattle Grace a seguito della causa, il passaggio ventilato alla ben poco convincente Pegasus, simbolo della cultura del centro commerciale che ha investito il mondo occidentale negli ultimi anni e l'intervento dello stesso gruppo di medici che era stato responsabile, con la vittoria in tribunale, della temuta chiusura - decisamente efficace, nonchè un ottimo diversivo alle consuete grane sentimentali e drammi di vario genere sempre pronti a colpire i protagonisti del serial, ormai abituati a rischiare la vita o la carriera almeno una volta per annata.
Come di consueto il mio personale favorito resta sempre lo stronzo buono Karev, ribattezzato fin dalla prima stagione come il Sawyer del Seattle Grace, seguito a ruota da un Richard Webber in grandissimo spolvero e da una schiera di matricole rese in maniera piuttosto interessante, tra le quali spicca il fu Smash di Friday Night Lights: note positive anche per Avery, che dopo essere stato per tre stagioni il protagonista mancato ed aver abbandonato il look terrificante dei primi episodi finisce per ritagliarsi finalmente lo spazio che merita e che va ben oltre il fatto che sia stato messo dove sta principalmente per catturare quante più possibili spettatrici attratte come api con il miele dagli occhi azzurri ed il fisico superpalestrato prontamente messo in mostra ad uso e consumo delle stesse.
Una menzione va senza dubbio anche al vecchio mentore di Cristina, che il Cannibale potrebbe tranquillamente associare al sottoscritto per indole ed età e che ho trovato non solo efficace, ma anche molto eastwoodiano, dall'inizio alla fine.
Inutile dire che dopo la tempesta perfetta che chiude la stagione portando una novità positiva - per una volta - ed una che potrebbe essere negativa la curiosità di affrontare il decimo anniversario di questo titolo continua ad essere alta, e qui al Saloon, sbattendocene di tutti quelli che storceranno il naso, continueremo ad attendere e tenerci stretta questa proposta, quasi fossimo stati anche noi matricole in quel di Seattle ed ormai fossimo borsisti prossimi a divenire strutturati a tutti gli effetti.


MrFord


"How long have I been in this storm?
So overwhelmed by the ocean's shapeless form
water's getting harder to tread
with these waves crashing over my head."
Lifehouse - "Storm" -


giovedì 9 agosto 2012

Grey's anatomy Stagione 8

Produzione: Abc
Origine: Usa
Anno: 2012
Episodi: 24




La trama (con parole mie): proseguono le disavventure professionali e sentimentali degli specializzandi del Seattle Grace, giunti all'ultimo anno prima dell'esame che sancirà il loro passaggio effettivo da studenti a chirurghi strutturati.
Meredith e Derek, segnati dalla manomissione che ha messo fine alla sperimentazione del secondo nella ricerca di una cura per l'Alzheimer, si troveranno a dover fronteggiare la burocrazia per l'affidamento della piccola Zola, mentre Owen - divenuto primario - e Christina andranno incontro ad una crisi giocata tutta sul delicato equilibrio della volontà di avere o non avere figli.
Nel frattempo Mark Sloane appare sempre più concentrato nel suo ruolo di padre e mentore di Avery, e Karev cerca di trovare un equilibrio tra il suo status di stronzo e la volontà di specializzarsi come chirurgo pediatrico.
Tutto questo prima che una nuova tragedia si abbatta sui protagonisti della serie.





I frequentatori più "datati" del Saloon ben sapranno, ormai, della passione che in casa Ford si continua a rinnovare per una delle prime serie che il sottoscritto e Julez cominciarono a seguire agli inizi della convivenza, e che nonostante i tratti decisamente più adatti al pubblico femminile conquistò entrambi con la stessa forza scatenando la tipica sindrome da affezione che rende questo tipo di prodotti una sorta di versione da divano e schermo di una droga.
Grey's anatomy, con i suoi alti ed i suoi bassi, non ha fondamentalmente mai fatto in modo che si dubitasse della sua presenza stagionale nei nostri palinsesti casalinghi, e ancora oggi, nonostante le furiose polemiche scoppiate anche tra i fan più hardcore dopo il finale di questa ottava stagione, continua ad essere felicemente confermata da queste parti: certo, occorre ammettere che il gusto per il drammone della creatrice della serie Shonda Rhimes a volte risulta molto sopra le righe, e nonostante si tratti di una serie di stampo profondamente realistico alcuni dubbi sorgono, rispetto alla quantità e alla portata degli avvenimenti che continuano a travolgere i suoi protagonisti, eppure, a ben guardare, l'idea che muove l'intera serie è quanto di più azzeccato si possa concepire per un prodotto di questo genere.
In fondo, la serialità impone spesso e volentieri - affinchè il pubblico non finisca per annoiarsi di situazioni e personaggi, perdendo di fatto l'affezione di cui sopra, fondamentale perchè il titolo continui ad esistere ed essere programmato - rigide regole legate agli accadimenti in grado di mantenere alta la tensione e l'audience incollata allo schermo in attesa di sapere cosa accadrà nella puntata successiva, in barba a logica, razionalità e senso comune: da questo punto di vista, la scelta della Rhimes di chiudere la stagione con un botto improvviso e neppure così gradito può essere vista come una sorta di atto di coraggio, o una genialata che, una volta ancora, finirà per rendere certa non solo la nona e la decima stagione - già confermate - ma forse anche un'undicesima, o perfino dodicesima.
Si potrebbe discutere molto, rispetto al season finale, ma per evitare spoiler di qualsiasi genere muovo qualche passo indietro affermando che, senza dubbio, questa numero otto non è stata certamente l'annata migliore di Grey's anatomy: la freschezza delle prime tre è ormai lontana, così come la potenza della sesta - ad oggi senza dubbio la migliore -, eppure rispetto allo scorso anno si notano numerosi miglioramenti sia dal punto di vista dei personaggi che nell'equilibrio delle vicende legate al Seattle Grace Hospital.
Finalmente, infatti - e grazie all'apporto di un sempre più sorprendente Marc Sloane -, il personaggio di Avery - additato da molti come protagonista del futuro - esce dal guscio acquistando uno spessore maggiore di quello decisamente scarso che aveva caratterizzato i suoi esordi, Owen Hunt assume connotati più umani e meno "militari", Arizona Robbins e Teddy Altman trovano - come il già citato Sloane - la loro collocazione migliore come insegnanti rispettivamente di Karev - il mio preferito, sempre e comunque - e Christina, mentre i veterani del cast tengono botta portando tutto sommato a casa la pagnotta continuando a stringere il legame necessario con il pubblico.
Niente puntate musical, dunque - fortunatamente -, solo un divertente excursus giocato sul concetto del "e se" - personalmente sono contrario agli episodi fuori dalla continuity di una serie, eppure questo in particolare non mi è sembrato particolarmente nocivo -, temi importanti trattati soprattutto nel privato dei medici - l'adozione di Zola da parte di Derek e Meredith, il dilemma avere/non avere figli che mina la coppia Owen/Christina - ed una nuova versione dell'ex capo Webber che ho trovato tra le più interessanti rispetto al cast degli ultimi anni della serie.
Le voci rispetto a quello che sarà il prossimo anno, nel frattempo, hanno cominciato a rincorrersi, ed onestamente sono molto curioso di scoprire quale sarà il destino degli ormai ex specializzandi, ufficialmente chirurghi: le cose potranno funzionare oppure no, i fan potranno continuare ad essere infuriati o superare il trauma che ha chiuso questa stagione, ma di sicuro noi di casa Ford saremo ancora qui, il prossimo anno, pronti a rimontare in sella e goderci un altro giro di giostra al Seattle Grace.


MrFord


"I'm falling down
and 15 thousand people scream
they were all begging for your dream
I'm falling down
five thousand houses burning down, yeah
no one is gonna save this town."
Muse - "Falling down" -


sabato 14 gennaio 2012

Hard candy

Regia: David Slade
Origine: Usa
Anno: 2005
Durata: 104'



La trama (con parole mie): Hayley, quattordicenne acuta, sveglia ed incline alla provocazione, dopo tre settimane di chat fissa un incontro con Jeff, fotografo poco più che trentenne.
I due si incontrano al centro commerciale, e sempre in bilico tra la curiosità ed il doppio senso approfondiscono il loro appena nato rapporto rompendo il ghiaccio fino a decidere con una scusa di recarsi a casa dell'uomo, che alterna momenti da pseudo fratello maggiore ad altri in cui pare sul punto di cedere alla tentazione rappresentata dalla giovane studentessa.
Nel momento in cui l'alcool pare poter mettere la ragazzina in pericolo, i ruoli si ribaltano, e Jeff si ritrova prigioniero di Hayley, disposta a tutto pur di svelare il segreto celato dall'uomo, legato alla scomparsa di un'altra giovanissima.




Se c'è una cosa che va riconosciuta senza dubbio a David Slade in questo suo pur non riuscito tentativo di portare sullo schermo un tema certo non comodo, è il coraggio.
Ad Hard candy non mancano, oltre al suddetto, una robusta dose d'inventiva accompagnata da una buona padronanza della macchina da presa, interpretazioni importanti dei protagonisti - l'Ellen Page di Juno in versione teen letale spalleggiata da Patrick Wilson - ed una dose assolutamente consistente di riflessioni suscitate negli spettatori.
Eppure, come un incantesimo che si spezza, con il passare dei minuti si assiste ad un progressivo sgretolarsi dei propositi - o quelli che parevano tali - iniziali della pellicola sacrificati per un più sicuro climax che porti a quella che, in qualche modo, pare essere la soluzione più facile: il ribaltamento di ruoli che tanto riesce a turbare prima che Hayley cominci a scatenare il suo desiderio di vendetta su Jeff perde progressivamente di spessore a causa di tentativi non riusciti di mantenere alta la tensione - l'inutile parte affidata a Sandra Oh - e ad un gioco al massacro che si rivela assolutamente ingiustificato perchè mosso da quella che fin dal principio avrebbe potuto assumere i connotati della semplice, fredda vendetta.
Il gioco da "Cappuccetto rosso al contrario" della ragazzina, dunque, diviene sterile quanto la tortura psicologica e non inflitta alla sua vittima, sviluppata - stando alle parole e alle azioni di Hayley - per strappare una confessione a Jeff quando, a conti fatti, la stessa risulta inutile se non ai fini della provocazione da parte del regista: idee niente male come quella d'ispirazione hanekiana di non mostrare in campo l'effettiva violenza perdono consistenza rispetto ad alcune scelte discutibili dal punto di vista della sceneggiatura - i riferimenti e l'utilizzo del primo grande amore di Jeff risultano forzati quanto la scelta di far comparire la donna nel finale, presenza totalmente ingiustificata rispetto a quanto rivelato in precedenza nello script - finendo, più che creare un disturbo nello spettatore rispetto ai temi trattati, per alimentare l'irritazione legata alla mancata "sincerità artistica" dell'autore, alimentata dai dubbi che il tutto sia frutto di un'operazione studiata a tavolino e nei dettagli per fare la parte del regista figo e alternativo che ne sa sempre una più dei poveri stronzi che guardano ammirati i suoi film.
E questo, in casa Ford, non è mai un bene.
Restano il plauso per i già segnalati interpreti - ben diretti e decisamente ispirati -, la cura quasi maniacale per la messa in scena e la fotografia - ottimo l'uso dei colori nei giochi di controcampo nel pieno dei dialoghi - ed un'inquietudine di fondo sollevata dalle domande della prima - e più efficace - metà della pellicola: era Hayley a cacciare Jeff o viceversa? Dove finisce la provocazione ed inizia la vera e propria violenza - non necessariamente fisica -? Jeff ragiona solo seguendo i suoi bassi istinti o rischia il più possibile come se fosse convinto di poter resistere al proibito rappresentato da Hayley?
Se Slade avesse continuato su questi binari evitando di trasformare il suo lavoro in un più banale thriller di vendetta, forse saremmo ancora qui a chiederci fino a che punto potrebbe spingerci una Natura che spesso può essere molto più pericolosa e bassa di quanto si sia disposti ad ammettere.


MrFord


"She is standing by the water
as her smile begins to curl
in this or any other summer
she is something all together different
never just an ordinary girl."
Counting crows - "Hard candy" -



mercoledì 24 agosto 2011

Grey's anatomy Stagione 7

Produzione: Abc
Origine: Usa
Anno: 2010/2011
Episodi: 22



La trama (con parole mie): ancora scossi dagli accadimenti dell'incredibile finale della sesta stagione, i medici del Seattle Grace dovranno fare i conti con le ferite lasciate dal trauma dell'assalto dell'uomo responsabile del terrore seminato nei corridoi dell'ospedale: Meredith dovrà accettare il fatto di aver perso il bambino che portava in grembo, Christina superare il timore di operare di nuovo ed Alex di tornare nell'ascensore dove è quasi morto dissanguato.
Inoltre si avvicina il momento della scelta del nuovo specializzando capo, Callie ed Arizona scoprono che il loro rapporto cambierà per sempre e che saranno legate indissolubilmente a Mark, mentre Derek ed il capo Webber si dedicheranno alla ricerca.



Ricordo quando, lo scorso anno, nell'appartamento affittato in Croazia, proprio in questo periodo, con Julez ci apprestavamo a concludere la sesta stagione delle vicissitudini di Meredith Grey e compagni, senza dubbio la migliore per intensità e carico di emozioni, con il fiato sospeso rispetto alla sarabanda di accadimenti che avevano travolto il Seattle Grace ed i suoi occupanti: dopo un finale di quella portata, nonostante le aspettative e la fiducia, era chiaro che replicare sarebbe stato difficile, ed in effetti questa settima annata del serial medico più amato del piccolo schermo è stata più che altro "di passaggio", una sorta di prova generale di quello che sarà la serie quando la protagonista ed il suo amatissimo "Dottor Stranamore" Derek avranno abbandonato, probabilmente con la fine della prossima stagione. 
Dunque, dirottato lo stesso Derek sulla sperimentazione legata alla ricerca per la cura dell'Alzheimer e definitivamente accantonati i tormenti amorosi della coppia più collaudata dell'ospedale, l'attenzione degli sceneggiatori si rivolge principalmente agli altri protagonisti, quasi a cercare di individuare quelli che saranno gli scenari più importanti del post-Meredith.
Dunque Christina diventa decisamente più umana e fallibile, Callie ed Arizona scippano lo scettro di coppia dal travaglio facile proprio a Derek e Meredith, Mark cresce diventando una sorta di colonna portante di colleghi ed amici - un pò come l'inossidabile Bailey - ed Alex lotta - non sempre riuscendo nell'intento - per portare a galla la sua vera natura, normalmente celata da una facciata di proverbiale ed inequivocabile finta cattiveria.
Ottimo lavoro viene svolto dagli sceneggiatori rispetto al personaggio di April, vera e propria sostituta del fu George O'Malley, mentre il tanto pubblicizzato Avery ancora fatica a decollare, quasi non si fosse ancora trovata una direzione effettiva da dare a quello che, almeno sulla carta, sarebbe dovuto diventare fin da subito una sorta di idolo dei fan della serie - e che ancora scompare al cospetto di quasi tutti i protagonisti maschili, dai più adulti Derek e Mark al mio sempre più favorito Karev -.
Ad ogni modo, e nonostante si sia trattata di un'annata di passaggio, il grande pregio di Grey's anatomy resta quello di riuscire a trovare il passaggio che porta dritto al cuore dell'audience, riuscendo ad emozionare e coinvolgere grazie alla grande empatia che tutti i protagonisti esercitano sul pubblico, che trova e troverà di certo, nei corridoi del Seattle Grace, una qualche affinità con uno o l'altro dei personaggi principali.
Resta ora da vedere quale direzione prenderanno gli autori rispetto alla prossima - imminente negli States - stagione, che, come già sottolineato, dovrebbe essere l'ultima per Meredith e Derek, e quali ripercussioni ci saranno rispetto agli avvenimenti narrati nell'ultimo episodio, che pare aver riportato l'atmosfera indietro fino alle prime stagioni, quando l'instabilità sentimentale dei protagonisti la faceva di gran lunga da padrona dentro e fuori dalla sala operatoria.
Ripensando alle singole puntate, invece, una menzione va certo al tentativo di sperimentazione legato all'episodio musicale incentrato su Callie, nel pieno della lotta per la vita a seguito dell'incidente d'auto avuto con Arizona: personalmente ritengo che il risultato non sia stato dei migliori - e aggravato da un pessimo adattamento nella versione italiana -, ma senza dubbio va sottolineato il coraggio e la voglia di provare qualcosa di nuovo di una serie ormai tra le più "vecchie" del piccolo schermo, quasi a dimostrare ai fan che i medici del Seattle Grace non hanno intenzione di sedersi e tirare a campare, ma che continueranno a mettersi in gioco come quando, qualche anno fa, cominciavano un percorso che li avrebbe visti al centro di un confronto con la medicina vissuta, e non più solo studiata sui libri.
Staremo a vedere quali ferite dovranno ricucire, chi dovrà patire una lunga convalescenza e chi, invece, sarà pronto da subito a ripartire.
In fondo, la nostra è una storia basata sull'esperienza.
E quale esperienza è priva di traumi?

MrFord

"I hurt myself today
to see if I still feel
I focus on the pain
the only thing that's real."
Johnny Cash - "Hurt" -


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