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venerdì 17 luglio 2015

Grey's Anatomy - Stagione 11

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno: 2014
Episodi: 24




La trama (con parole mie): al Grey Sloane Memorial di Seattle le vite dei medici legati da amicizia ed amori dentro e fuori l'ospedale proseguono tra uno scossone e l'altro. Callie ed Arizona, in crisi di fronte alla scelta della prima di avere un altro figlio e della seconda di specializzarsi in un secondo dottorato di ricerca portano alla fine del rapporto, mentre Karev e la Bailey si contendono un posto nel Consiglio, Owen e Amelia Sheperd pongono le basi per una possibile storia, Avery ed April conoscono il dramma che nessun aspirante genitore vorrebbe vivere sulla pelle, la sostituta di Christina, Pierce, cerca di inserirsi nei meccanismi e nelle dinamiche dell'ospedale e gli specializzandi proseguono nel loro percorso formativo.
Derek e Meredith, nel frattempo, vivono la prima grande crisi dai tempi del matrimonio quando il primo decide di accettare l'incarico offertogli dal Presidente per un'importante ricerca a Washington, e proprio con il superamento dello stesso e l'espressione della volontà di avere un altro bambino si trovano, al contrario, ad affrontare un evento traumatico.








Fin dai primi mesi della convivenza tra il vecchio Ford e Julez, Grey's Anatomy è stato uno dei guilty pleasures da piccolo schermo più amati dal Saloon, complici un uragano di sentimenti smossi - soprattutto nella signora Ford, anche se non nascondo una manciata di puntate che sono state in grado di commuovere anche il sottoscritto -, una longevità invidiabile per un serial e soprattutto personaggi che sono stati in grado di farsi voler bene a prescindere dai preferiti di uno o dell'altra - per il sottoscritto il purtroppo sempre meno cattivo Karev, per Julez l'inossidabile Bailey -.
Senza dubbio la creatura di Shonda Rhimes, dai tempi dei sorprendenti esordi e dell'ottima sesta annata - la migliore in assoluto fino ad ora - è diventata, di fatto, una macchina fin troppo ben oliata in grado di sfruttare quello che ormai è noto come il "fenomeno George Martin", mantenendo un ritmo quasi scanzonato per l'intero corso della stagione prima di sferrare il colpo basso nel finale, affidandosi a cliffhanger in grado di mantenere alta l'attenzione del pubblico in vista della stagione successiva, rinnovo dopo rinnovo: così abbiamo assistito ad incidenti aerei, tempeste, separazioni, ricongiungimenti e chi più ne ha, più ne metta, comprese le morti dei charachters più importanti della serie, che hanno seguito gli abbandoni progressivi degli attori.
Eppure, non avrei mai pensato che si sarebbe arrivati all'addio perfino di uno dei cardini di questo titolo, personaggio fondamentale per l'evoluzione delle trame principali, nonostante l'abbandono dell'interprete fosse nell'aria già da anni: in questo senso, gli episodi che hanno chiuso l'annata hanno finito per emozionare e colpire - divertente il confronto a proposito dell'accanimento terapeutico che vede la Bailey discutere con il compagno Ben Warren a proposito della sua volontà, in caso di condizioni disperate, di farsi staccare la spina rispetto a quella diametralmente opposta dello stesso Warren, che rispecchiano quelle di Julez e mie rispettivamente -, nonostante, di fatto, nel corso della stagione non si sia assistito a grandi sconvolgimenti.
La fine della storia tra Callie ed Arizona era comprensibile, e mentre l'inserimento - purtroppo solo momentaneo - di una Geena Davis sempre in spolvero era molto interessante, così come l'avvicendamento - gestito non proprio al meglio - tra i due Sheperd a direzione del reparto di neurochirurgia, l'innesto della "nuova Cristina" Pierce ha prodotto gli stessi effetti, in termini di mancanza di carisma, del sempre piuttosto anonimo Avery, e la progressiva trasformazione in bravo ragazzo di Karev ha di fatto privato il serial del suo bad guy di punta.
Tolti, dunque, gli ultimi, drammatici episodi, il momento più interessante della season va ricercato probabilmente nella perdita del bambino di Avery e Kepner, dramma che soltanto chi ha provato sulla pelle può sentire nella disperata sensazione di vuoto che lascia - specie se si tratta della prima gravidanza -: comunque, per quanto di fatto non si tratti quasi più di qualcosa di rivoluzionario o di livello particolarmente alto, che sia per i personaggi, l'ambientazione o le sensazioni, Grey's Anatomy resta uno dei titoli cui qui al Saloon si vuole più bene, e che ogni anno torniamo a consumare ad un ritmo superato, ai tempi, solo da Lost.
In fondo, al cuore non si comanda, ed anche se "la giostra continua a girare", i grandi amori non si dimenticano mai.
Un pò come per Meredith e Derek.
Un pò come i Ford e Grey's Anatomy.



MrFord



"With or without you
with or without you
I can't live with or without you."
U2 - "With or without you" - 




sabato 4 ottobre 2014

Grey's anatomy - Stagione 10

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno:
2013/2014
Episodi:
24




La trama (con parole mie): al Grey-Sloane Memorial Hospital la vita riprende più o meno come sempre dopo gli eventi che hanno caratterizzato la tempesta che ha colpito Seattle facendo da sfondo al parto difficoltoso di Meredith. Nel frattempo, mentre Derek decide di dedicare più tempo alla ricerca rispetto alla sala operatoria e gli ex specializzandi, ormai borsisti giunti ai primi passi “da grandi” da muovere nel campo della Medicina, il vecchio Webber deve affrontare il lento recupero dalle ferite riportate nel finale della scorsa stagione, la Bailey dovrà confrontarsi con i demoni interiori ed il suo ruolo apparentemente marginale all’interno dell’ospedale, Avery ed April si troveranno a fare i conti con il loro rapporto e Callie ed Arizona con le conseguenze del tradimento di quest’ultima.
Senza contare l’apporto, in termini di guai e relazioni più o meno appropriate, fornito dai nuovi specializzandi giunti al loro secondo anno.






Già me lo vedo, il ghigno di soddisfazione del Cannibale pronto a prendermi per il culo per l’ennesima volta a causa dell’affezione ormai risaputa e nota che il sottoscritto prova all’indirizzo di Grey’s Anatomy, serial medico vero e proprio erede di E. R. partito senza dubbio alla grande e giunto alla sua decima stagione con risvolti più simili a quelli delle soap che non ai drammi ed alla tensione mantenuti fino alla season six – l’ultima davvero degna di nota della creatura di Shonda Rimes -.
Eppure, non riesco proprio ad avvertire come un peso quello che, da tempo, è l’appuntamento estivo per eccellenza per gli occupanti di casa Ford, pronti ad attendere la bella stagione per recuperare e divorare a botte di due, tre o quattro episodi alla volta le vicende dei medici del Grey-Sloane Memorial, memori anche noi di quando, nelle prime settimane della convivenza, ancora senza sapere dove ci avrebbe portato la vita, passammo due mesi buoni incollati durante ogni pranzo e cena alle prime tre stagioni, sviluppando quelle che sono, ancora oggi, le nostre preferenze – Karev, da buon bastardo dal cuore d’oro, per me, la Bailey e la Yang per Julez -.
Il decimo giro di giostra per i medici più noti del piccolo schermo è, di fatto, stato un vero e proprio passaggio di testimone, il segno della fine di un’epoca che è andata delineandosi, e che a fronte del proseguire della serie – nonostante il calo di qualità a livello di scrittura, continua ad essere uno dei titoli più noti del panorama televisivo – cerca di fronteggiare il tempo che passa proponendo nuove soluzioni per il pubblico, alcune riuscite – il destino di Cristina, uno dei personaggi cardine del cast -, altre decisamente meno – l’introduzione della “nuova Grey”, decisamente forzata e molto, molto soap e poco logica, soprattutto dopo l’abbandono di Lexy e la decisione di eliminarne il personaggio -, ridefinendo la geografia dell’ospedale e dei ruoli al suo interno, dal Consiglio di amministrazione – sarà interessante vedere cosa potrà combinare il mio già citato favorito Karev, e come prenderà la questione la Bailey, privata di fatto di un posto che le era stato assegnato “d’ufficio” – a quella dei suoi strutturati – l’ingresso, a quanto pare in pianta stabile, nel cast della sorella di Derek come sua sostituta, la nuova direttrice dell’unità cardiotoracica, il rientro di Karev dopo la momentanea uscita a seguito della proposta di uno studio privato, il ruolo di Webber di insegnante -, senza contare che, almeno sulla carta, la stagione numero undici dovrebbe cominciare con l’arrivo dei nuovi specializzandi, trovando di fatto i protagonisti di dieci anni prima nel ruolo che gli allora strutturati ricoprivano ai loro occhi.
Non mancano, comunque, le scelte discutibili e gli scivoloni soap – in particolare il rapporto tra Avery e la Kepner, due dei personaggi più inutili della storia della televisione -, e senza dubbio ragionando a mente fredda si finisce per constatare l’inevitabile e forse inesorabile calo qualitativo di una proposta che, qualche anno fa, esplose come una delle nuove sensazioni non solo del genere – ricordiamo che Grey’s Anatomy appartiene alla generazione di titoli che resero possibile la rivoluzione di Lost -, ma della concezione stessa di serie televisiva, ponendo le basi per quello che questo tipo di prodotti sono giunti ad essere oggi.
Eppure, con tutta la freddezza e l’approccio critico possibili, non riesco davvero a pensare a Grey’s Anatomy come a qualcosa che, un giorno, potrò semplicemente accantonare insoddisfatto: in qualche modo, io e Julez siamo cresciuti con questi medici e le loro storie, siano esse d’amore o lavorative.
E a volte i legami che si creano, i ricordi, le associazioni, le cadute ed i successi, finiscono per rendere più importanti i sentimenti di quanto potrà mai esserlo un mero giudizio.




MrFord




"How did it come to be
that you and I must be
far away from each other every day?
Why must I spend my time
filling up my mind
with facts and figures that never add up anyway?
they never add up anyway."
Fountains of Wayne - "Hey Julie" - 





venerdì 18 ottobre 2013

Grey's anatomy - Stagione 9

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 24




La trama (con parole mie): i medici del Seattle Grace sono ancora profondamente segnati dall'incidente aereo che vide coinvolti alcuni di loro al termine dell'ottava stagione, e alle ferite fisiche si sommano quelle interiori, decisamente più profonde.
La causa che porterà i sopravvissuti contro lo stesso ospedale condurrà ad una lotta e ad un cambiamento epocale nelle vite dei protagonisti, che si ritroveranno, oltre a salvare vite in sala operatoria, ad affrontare la nuova sfida data dal sogno di poter gestire una struttura medica di prim'ordine per conto loro.
Accanto alle vicende lavorative, i consueti intrecci sentimentali e l'arrivo delle nuove matricole contribuiranno a rendere instabile come sempre l'atmosfera di questo turbolento angolo di Seattle.




Tra tutte le serie passate in questi anni sugli schermi di casa Ford, dai Capolavori indiscussi come Lost, Twin Peaks, Six feet under, Breaking bad o I Soprano fino ai titoli di puro e semplice intrattenimento, nessuna ha trovato un posto nel cuore del sottoscritto e di Julez come Grey's anatomy, che con tutti i suoi limiti, gli scivoloni ed i momenti supercult fa ormai parte della famiglia come una vecchia amica cui è davvero impossibile non voler bene.
Certo, Shonda Rhimes ed i suoi collaboratori sanno bene come confezionare e vendere un prodotto in grado di coinvolgere ed emozionare un pubblico il più eterogeneo possibile, fornendo un cast di protagonisti in continuo mutamento ma in grado di abbracciare età, inclinazioni ed aspirazioni differenti e soprattutto riuscendo nell'intento di far apparire il risultato del loro lavoro come sincero e sentito, quasi tra le mura del Seattle Grace - ormai Grey Sloan Memorial - ci fossimo anche noi da questa parte dello schermo, eppure per quanto ruffiano possa essere tacciato di essere questo stesso lavoro dai detrattori, ho visto ben poche serie in grado di mantenere sempre e comunque un'affezione di questo genere anche a fronte di annate decisamente meno riuscite come furono la sette ed in una certa misura anche la otto.
Con questo nono giro di boa Grey's anatomy recupera terreno dosando come sempre il dramma - soprattutto nei primi episodi - e la commedia, sostituendo l'elemento catastrofico delle ultime stagioni con una riflessione molto interessante sui tempi della crisi ed i rapporti lavorativi che, in momenti di incertezza, finiscono per minare anche le amicizie apparentemente più solide: avendo io stesso attraversato situazioni di instabilità simili - ed essendo nel pieno di uno di essi - ho trovato la parte centrale della stagione - quella dedicata al possibile fallimento del Seattle Grace a seguito della causa, il passaggio ventilato alla ben poco convincente Pegasus, simbolo della cultura del centro commerciale che ha investito il mondo occidentale negli ultimi anni e l'intervento dello stesso gruppo di medici che era stato responsabile, con la vittoria in tribunale, della temuta chiusura - decisamente efficace, nonchè un ottimo diversivo alle consuete grane sentimentali e drammi di vario genere sempre pronti a colpire i protagonisti del serial, ormai abituati a rischiare la vita o la carriera almeno una volta per annata.
Come di consueto il mio personale favorito resta sempre lo stronzo buono Karev, ribattezzato fin dalla prima stagione come il Sawyer del Seattle Grace, seguito a ruota da un Richard Webber in grandissimo spolvero e da una schiera di matricole rese in maniera piuttosto interessante, tra le quali spicca il fu Smash di Friday Night Lights: note positive anche per Avery, che dopo essere stato per tre stagioni il protagonista mancato ed aver abbandonato il look terrificante dei primi episodi finisce per ritagliarsi finalmente lo spazio che merita e che va ben oltre il fatto che sia stato messo dove sta principalmente per catturare quante più possibili spettatrici attratte come api con il miele dagli occhi azzurri ed il fisico superpalestrato prontamente messo in mostra ad uso e consumo delle stesse.
Una menzione va senza dubbio anche al vecchio mentore di Cristina, che il Cannibale potrebbe tranquillamente associare al sottoscritto per indole ed età e che ho trovato non solo efficace, ma anche molto eastwoodiano, dall'inizio alla fine.
Inutile dire che dopo la tempesta perfetta che chiude la stagione portando una novità positiva - per una volta - ed una che potrebbe essere negativa la curiosità di affrontare il decimo anniversario di questo titolo continua ad essere alta, e qui al Saloon, sbattendocene di tutti quelli che storceranno il naso, continueremo ad attendere e tenerci stretta questa proposta, quasi fossimo stati anche noi matricole in quel di Seattle ed ormai fossimo borsisti prossimi a divenire strutturati a tutti gli effetti.


MrFord


"How long have I been in this storm?
So overwhelmed by the ocean's shapeless form
water's getting harder to tread
with these waves crashing over my head."
Lifehouse - "Storm" -


giovedì 9 agosto 2012

Grey's anatomy Stagione 8

Produzione: Abc
Origine: Usa
Anno: 2012
Episodi: 24




La trama (con parole mie): proseguono le disavventure professionali e sentimentali degli specializzandi del Seattle Grace, giunti all'ultimo anno prima dell'esame che sancirà il loro passaggio effettivo da studenti a chirurghi strutturati.
Meredith e Derek, segnati dalla manomissione che ha messo fine alla sperimentazione del secondo nella ricerca di una cura per l'Alzheimer, si troveranno a dover fronteggiare la burocrazia per l'affidamento della piccola Zola, mentre Owen - divenuto primario - e Christina andranno incontro ad una crisi giocata tutta sul delicato equilibrio della volontà di avere o non avere figli.
Nel frattempo Mark Sloane appare sempre più concentrato nel suo ruolo di padre e mentore di Avery, e Karev cerca di trovare un equilibrio tra il suo status di stronzo e la volontà di specializzarsi come chirurgo pediatrico.
Tutto questo prima che una nuova tragedia si abbatta sui protagonisti della serie.





I frequentatori più "datati" del Saloon ben sapranno, ormai, della passione che in casa Ford si continua a rinnovare per una delle prime serie che il sottoscritto e Julez cominciarono a seguire agli inizi della convivenza, e che nonostante i tratti decisamente più adatti al pubblico femminile conquistò entrambi con la stessa forza scatenando la tipica sindrome da affezione che rende questo tipo di prodotti una sorta di versione da divano e schermo di una droga.
Grey's anatomy, con i suoi alti ed i suoi bassi, non ha fondamentalmente mai fatto in modo che si dubitasse della sua presenza stagionale nei nostri palinsesti casalinghi, e ancora oggi, nonostante le furiose polemiche scoppiate anche tra i fan più hardcore dopo il finale di questa ottava stagione, continua ad essere felicemente confermata da queste parti: certo, occorre ammettere che il gusto per il drammone della creatrice della serie Shonda Rhimes a volte risulta molto sopra le righe, e nonostante si tratti di una serie di stampo profondamente realistico alcuni dubbi sorgono, rispetto alla quantità e alla portata degli avvenimenti che continuano a travolgere i suoi protagonisti, eppure, a ben guardare, l'idea che muove l'intera serie è quanto di più azzeccato si possa concepire per un prodotto di questo genere.
In fondo, la serialità impone spesso e volentieri - affinchè il pubblico non finisca per annoiarsi di situazioni e personaggi, perdendo di fatto l'affezione di cui sopra, fondamentale perchè il titolo continui ad esistere ed essere programmato - rigide regole legate agli accadimenti in grado di mantenere alta la tensione e l'audience incollata allo schermo in attesa di sapere cosa accadrà nella puntata successiva, in barba a logica, razionalità e senso comune: da questo punto di vista, la scelta della Rhimes di chiudere la stagione con un botto improvviso e neppure così gradito può essere vista come una sorta di atto di coraggio, o una genialata che, una volta ancora, finirà per rendere certa non solo la nona e la decima stagione - già confermate - ma forse anche un'undicesima, o perfino dodicesima.
Si potrebbe discutere molto, rispetto al season finale, ma per evitare spoiler di qualsiasi genere muovo qualche passo indietro affermando che, senza dubbio, questa numero otto non è stata certamente l'annata migliore di Grey's anatomy: la freschezza delle prime tre è ormai lontana, così come la potenza della sesta - ad oggi senza dubbio la migliore -, eppure rispetto allo scorso anno si notano numerosi miglioramenti sia dal punto di vista dei personaggi che nell'equilibrio delle vicende legate al Seattle Grace Hospital.
Finalmente, infatti - e grazie all'apporto di un sempre più sorprendente Marc Sloane -, il personaggio di Avery - additato da molti come protagonista del futuro - esce dal guscio acquistando uno spessore maggiore di quello decisamente scarso che aveva caratterizzato i suoi esordi, Owen Hunt assume connotati più umani e meno "militari", Arizona Robbins e Teddy Altman trovano - come il già citato Sloane - la loro collocazione migliore come insegnanti rispettivamente di Karev - il mio preferito, sempre e comunque - e Christina, mentre i veterani del cast tengono botta portando tutto sommato a casa la pagnotta continuando a stringere il legame necessario con il pubblico.
Niente puntate musical, dunque - fortunatamente -, solo un divertente excursus giocato sul concetto del "e se" - personalmente sono contrario agli episodi fuori dalla continuity di una serie, eppure questo in particolare non mi è sembrato particolarmente nocivo -, temi importanti trattati soprattutto nel privato dei medici - l'adozione di Zola da parte di Derek e Meredith, il dilemma avere/non avere figli che mina la coppia Owen/Christina - ed una nuova versione dell'ex capo Webber che ho trovato tra le più interessanti rispetto al cast degli ultimi anni della serie.
Le voci rispetto a quello che sarà il prossimo anno, nel frattempo, hanno cominciato a rincorrersi, ed onestamente sono molto curioso di scoprire quale sarà il destino degli ormai ex specializzandi, ufficialmente chirurghi: le cose potranno funzionare oppure no, i fan potranno continuare ad essere infuriati o superare il trauma che ha chiuso questa stagione, ma di sicuro noi di casa Ford saremo ancora qui, il prossimo anno, pronti a rimontare in sella e goderci un altro giro di giostra al Seattle Grace.


MrFord


"I'm falling down
and 15 thousand people scream
they were all begging for your dream
I'm falling down
five thousand houses burning down, yeah
no one is gonna save this town."
Muse - "Falling down" -


mercoledì 24 agosto 2011

Grey's anatomy Stagione 7

Produzione: Abc
Origine: Usa
Anno: 2010/2011
Episodi: 22



La trama (con parole mie): ancora scossi dagli accadimenti dell'incredibile finale della sesta stagione, i medici del Seattle Grace dovranno fare i conti con le ferite lasciate dal trauma dell'assalto dell'uomo responsabile del terrore seminato nei corridoi dell'ospedale: Meredith dovrà accettare il fatto di aver perso il bambino che portava in grembo, Christina superare il timore di operare di nuovo ed Alex di tornare nell'ascensore dove è quasi morto dissanguato.
Inoltre si avvicina il momento della scelta del nuovo specializzando capo, Callie ed Arizona scoprono che il loro rapporto cambierà per sempre e che saranno legate indissolubilmente a Mark, mentre Derek ed il capo Webber si dedicheranno alla ricerca.



Ricordo quando, lo scorso anno, nell'appartamento affittato in Croazia, proprio in questo periodo, con Julez ci apprestavamo a concludere la sesta stagione delle vicissitudini di Meredith Grey e compagni, senza dubbio la migliore per intensità e carico di emozioni, con il fiato sospeso rispetto alla sarabanda di accadimenti che avevano travolto il Seattle Grace ed i suoi occupanti: dopo un finale di quella portata, nonostante le aspettative e la fiducia, era chiaro che replicare sarebbe stato difficile, ed in effetti questa settima annata del serial medico più amato del piccolo schermo è stata più che altro "di passaggio", una sorta di prova generale di quello che sarà la serie quando la protagonista ed il suo amatissimo "Dottor Stranamore" Derek avranno abbandonato, probabilmente con la fine della prossima stagione. 
Dunque, dirottato lo stesso Derek sulla sperimentazione legata alla ricerca per la cura dell'Alzheimer e definitivamente accantonati i tormenti amorosi della coppia più collaudata dell'ospedale, l'attenzione degli sceneggiatori si rivolge principalmente agli altri protagonisti, quasi a cercare di individuare quelli che saranno gli scenari più importanti del post-Meredith.
Dunque Christina diventa decisamente più umana e fallibile, Callie ed Arizona scippano lo scettro di coppia dal travaglio facile proprio a Derek e Meredith, Mark cresce diventando una sorta di colonna portante di colleghi ed amici - un pò come l'inossidabile Bailey - ed Alex lotta - non sempre riuscendo nell'intento - per portare a galla la sua vera natura, normalmente celata da una facciata di proverbiale ed inequivocabile finta cattiveria.
Ottimo lavoro viene svolto dagli sceneggiatori rispetto al personaggio di April, vera e propria sostituta del fu George O'Malley, mentre il tanto pubblicizzato Avery ancora fatica a decollare, quasi non si fosse ancora trovata una direzione effettiva da dare a quello che, almeno sulla carta, sarebbe dovuto diventare fin da subito una sorta di idolo dei fan della serie - e che ancora scompare al cospetto di quasi tutti i protagonisti maschili, dai più adulti Derek e Mark al mio sempre più favorito Karev -.
Ad ogni modo, e nonostante si sia trattata di un'annata di passaggio, il grande pregio di Grey's anatomy resta quello di riuscire a trovare il passaggio che porta dritto al cuore dell'audience, riuscendo ad emozionare e coinvolgere grazie alla grande empatia che tutti i protagonisti esercitano sul pubblico, che trova e troverà di certo, nei corridoi del Seattle Grace, una qualche affinità con uno o l'altro dei personaggi principali.
Resta ora da vedere quale direzione prenderanno gli autori rispetto alla prossima - imminente negli States - stagione, che, come già sottolineato, dovrebbe essere l'ultima per Meredith e Derek, e quali ripercussioni ci saranno rispetto agli avvenimenti narrati nell'ultimo episodio, che pare aver riportato l'atmosfera indietro fino alle prime stagioni, quando l'instabilità sentimentale dei protagonisti la faceva di gran lunga da padrona dentro e fuori dalla sala operatoria.
Ripensando alle singole puntate, invece, una menzione va certo al tentativo di sperimentazione legato all'episodio musicale incentrato su Callie, nel pieno della lotta per la vita a seguito dell'incidente d'auto avuto con Arizona: personalmente ritengo che il risultato non sia stato dei migliori - e aggravato da un pessimo adattamento nella versione italiana -, ma senza dubbio va sottolineato il coraggio e la voglia di provare qualcosa di nuovo di una serie ormai tra le più "vecchie" del piccolo schermo, quasi a dimostrare ai fan che i medici del Seattle Grace non hanno intenzione di sedersi e tirare a campare, ma che continueranno a mettersi in gioco come quando, qualche anno fa, cominciavano un percorso che li avrebbe visti al centro di un confronto con la medicina vissuta, e non più solo studiata sui libri.
Staremo a vedere quali ferite dovranno ricucire, chi dovrà patire una lunga convalescenza e chi, invece, sarà pronto da subito a ripartire.
In fondo, la nostra è una storia basata sull'esperienza.
E quale esperienza è priva di traumi?

MrFord

"I hurt myself today
to see if I still feel
I focus on the pain
the only thing that's real."
Johnny Cash - "Hurt" -


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