Visualizzazione post con etichetta Salvatore Esposito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salvatore Esposito. Mostra tutti i post

domenica 29 dicembre 2019

Ford Awards 2019: le serie


Ed eccoci giunti al momento di uno dei premi che, nel corso dell'ultima decade, ha assunto un'importanza sempre maggiore: quello delle serie televisive.
Se ripenso a quando, ormai quasi sedici anni or sono, Lost cambiò radicalmente il modo di autori e pubblico di concepire i serial, il panorama è decisamente cambiato: l'offerta è numericamente impressionante, così come la varietà di generi e l'impegno profuso dalle case di produzione, e ogni anno ci si ritrova di fronte a conferme di prodotti importanti o alla nascita di nuovi, con in mezzo il consueto ventaglio di mancate conferme o delusioni.
Ma quali saranno stati i dieci protagonisti del duemiladiciannove da piccolo schermo del Saloon?


N°10: MINDHUNTER

Mindhunter Poster

Alla sua seconda stagione il serial fincheriano Mindhunter, tratto da una delle autobiografie di riferimento del genere - quella di John Douglas, uno dei primi profiler FBI -, conferma la validità del progetto e dei protagonisti, della scrittura e del percorso che pare si intenda fare.
Non sarà un titolo per tutti, o quello che ci si aspetterebbe da un thriller, ma resta un'alternativa importante ad un genere che, per anni, è caduto nel clichè e nell'abitudine.


N°9: THE OA

The OA Poster

A distanza di tre anni dalla prima stagione, torna il delirante - in senso positivo - viaggio di Prairie con una seconda che, a tratti, mi ha convinto addirittura più della precedente.
Nonostante passaggi che paiono scritti sotto acido pieno, The OA è stato uno dei prodotti più interessanti che Netflix abbia proposto nel corso delle ultime stagioni, ed è davvero un peccato che si sia deciso di chiuderla dopo sole due delle cinque stagioni previste. Una perdita davvero importante.


N°8: GOMORRA

Gomorra: La serie Poster

Prosegue dritta come un treno la corsa di Genny Savastano e di Gomorra, una delle certezze del panorama televisivo made in Italy degli ultimi anni, pur se orfana in questa stagione del personaggio cardine della serie fin dagli inizi, quello di Ciro Di Marzio detto l'Immortale, dirottato per l'occasione al Cinema in quello che dovrebbe essere il raccordo tra questa e la prossima stagione.
Nonostante quest'assenza, comunque, il buon Genny compie un ulteriore cambiamento su se stesso provando dapprima a ripulire il suo nome per poi capire che, una volta nato come è nato lui, è sempre difficile pensare di poter modificare destino e natura.


N°7: STRANGER THINGS

Stranger Things Poster

Altra produzione Netflix che scombinò le classifiche ai tempi della prima stagione, arrancò con la seconda e con questa terza pare aver trovato la quadratura perfetta per il suo equilibrio, finendo per risultare, almeno dal mio punto di vista, la migliore realizzata ad oggi.
Come se non bastasse, il finale e l'addio (?) di uno dei protagonisti condisce di emozioni forti per chiunque sia un padre una chiusura da brividi, e ne apre di nuove per una quarta annata che promette di essere protagonista anche nella classifica del duemilaventi.


N°6: BILLIONS

Billions Poster

Stagione dopo stagione, sono pochi i serial che riescono a mantenere uno standard qualitativo e di narrazione elevato, evitando la comune trappola del calo inevitabile che colpisce la maggior parte delle produzioni anno dopo anno: uno di questo è senza dubbio Billions, dramma shakespeariano mescolato al legal thriller condito da elementi che non sfigurerebbero in The wolf of Wall Street.
La rivalità in continua evoluzione tra Chuck Roades e Bobby Axelrod, che fagocita tutto quello che i due amicinemici hanno attorno, assume nuove sfumature e si prepara a raggiungere un altro livello, confermando Billions come uno dei titoli più interessanti e vivi degli ultimi anni.


N°5: NARCOS - MEXICO

Narcos: Messico Poster

Abbandonati Pablo Escobar prima e la Colombia poi, Narcos approda in Messico per raccontare l'ascesa del Cartello di Guadalajara e la vicenda che vide la lotta al traffico di droga segnata dalla morte del primo agente della DEA fuori dal suolo statunitense, che scatenò, ai tempi, il dispiegamento di forze che caratterizzò una vera e propria guerra nel corso degli anni ottanta e novanta.
Per chi, come il sottoscritto, conosceva già le vicende e le aveva vissute nella trasposizione di Don Winslow grazie a Il potere del cane, è un ritorno a territori noti ma non per questo portati sullo schermo in modo meno drammatico e potente: gli ultimi episodi, che raccontano la fine dell'agente Camarena, sono da brividi e strette al cuore.


N°4: ORANGE IS THE NEW BLACK

Orange Is the New Black Poster

Un altro dei serial simbolo di questi ultimi anni, che ha visto protagoniste le ragazze della prigione di Litchfield, è giunto alla sua conclusione recuperando il terreno perduto nel corso delle due precedenti stagioni chiudendo davvero in bellezza, omaggiando non solo le protagoniste che negli anni hanno accompagnato il pubblico ma anche il concetto di donna in tutte le sue sfumature, alimentando inoltre una critica sociale molto aspra rispetto al sistema correzionale americano - e non solo - ed alla società occidentale, troppo spesso pronta a dimenticarsi di chi sta ai margini, per colpa o per destino.
Una chiusura come dovrebbero essere sempre quelle delle produzioni televisive, sensata e sentita.


N°3: TRUE DETECTIVE

True Detective Poster

La creatura di Nic Pizzolatto, alle spalle una prima stagione divenuta un instant cult ed una seconda ingiustamente sottovalutata, torna con una terza poggiata sulle spalle del Premio Oscar - e bravissimo - Mahershala Ali, che racconta un'indagine non solo investigativa, ma sociale, attraverso un arco di tempo di decenni.
Scrittura eccellente, una grandissima interpretazione del protagonista, un prodotto di altissimo livello sotto tutti i punti di vista: non avrà portato una rivoluzione, ma ci sarebbe da baciarsi i gomiti quando di fronte, accendendo la tv, ci si trova di fronte a cose di questo genere.


N°2: WHEN THEY SEE US

When They See Us Poster

Ricordo ancora benissimo quando affrontammo, la scorsa estate, il primo episodio di questa miniserie tratta da una storia vera che sconvolse New York ed ebbe una conclusione legale soltanto pochi anni fa: provai talmente tanto sconcerto e rabbia che dubitai di poter sostenere emotivamente l'intera produzione, da quanto mi sentii toccato.
Fatta scorta di coraggio, proseguimmo nella visione scoprendo uno dei tesori del piccolo schermo non solo di questo che volge alla conclusione, ma degli ultimi anni, un lavoro prezioso ed importante che racconta la cronaca senza risultare fazioso e che ad un tempo risulta essere una bomba emotiva pazzesca - sfido chiunque a non venire toccato dalla storia degli Harlem Five, e da un episodio conclusivo di fronte al quale trattenere le lacrime è un'impresa quasi impossibile.


N°1: CHERNOBYL

Chernobyl Poster

Altra miniserie, altra storia vera, altra produzione destinata a restare negli annali delle più potenti mai realizzate.
Per chi è in giro su questo pianeta da più di trent'anni l'evento che sconvolse il mondo nella primavera dell'ottantasei resta probabilmente un ricordo di risonanza globale quanto in seguito fu soltanto il crollo del World Trade Center: l'esplosione del reattore della centrale di Chernobyl provocò un disastro ecologico come pochi altri nella Storia dell'Umanità, costando la vita non solo a chi sfortunatamente si trovò sul posto, ma anche a tanti altri nel corso degli anni.
La vicenda, narrata e diretta splendidamente, passa, nonostante la cronaca, da atmosfere drammatiche ad altre quasi horror, e mette lo spettatore di fronte all'analisi del prezzo che l'Uomo debba considerare di dover pagare a fronte di determinate scelte, comportamenti, progressi.
Un affresco potente e dolente, ed uno dei punti più alti mai raggiunti dal piccolo schermo, di quelli che lo portano addirittura oltre il Cinema.


I PREMI

Preferito fordiano: Korey Wise, When they see us


Miglior personaggio: Bobby Axelrod, Billions

Miglior sigla: True Detective

Uomo dell'anno: Jared Harris, Chernobyl

Donna dell'anno: il cast di Orange is the new black, Orange is the new black

Scena cult: l'arrivo dei pompieri a Chernobyl dopo il disastro, Chernobyl

Migliore episodio: Vichnaya Pamyat, Chernobyl

Premio ammazzacristiani: il disastro nucleare, Chernobyl

Miglior coppia: Bobby Axelrod e Chuck Roades, Billions


Cazzone dell'anno: Wags, Billions

Cattivo dell'anno: Linda Fairstein, When they see us

giovedì 1 marzo 2018

Thursday's child



Si avvicina la notte degli Oscar e, per l'occasione, si affaccia alla finestra della rubrica a tre più richiesta (!?) della blogosfera lo specialista Gabriele La Spina, che porta in campo la sua professionalità cercando di dare un equilibrio al continuo tentativo di scontro tra questo vecchio cowboy e Cannibal Kid, eterno più o meno rivale.
Quali saranno le opinioni rispetto agli ultimi titoli in uscita in sala prima della Notte più attesa del Cinema?


"Non preoccuparti: se JLaw esce con Ford ed io con Cannibal, tu hai sempre Gabriele La Spina."


Red Sparrow

"Chissà se a Ford andrò bene così chic, o se mi preferiva in versione Winter's Bone."

Gabriele La Spina: Parliamo chiaramente: a Jennifer Lawrence ultimamente non gliene va bene una. Madre! ha raccolto fischi, nonostante sia tra i sostenitori di Aronofsky, e la sua stella si sta un po’ eclissando. Quale modo migliore dunque per tornare in pista, e tra i favori degli affezionati della saga di Hunger Games, con un nuovo ruolo action? Il regista dopotutto è sempre lo stesso, Francis Lawrence (no, non si tratta di suo zio), ma in Red Sparrow, la Lawrence è una ballerina russa che diviene spia, dunque un Atomica Bionda che si prende sul serio. Si tratta di un genere un po’ demodé, che ci ricorda i vecchi fasti di Luc Besson e il suo Nikita del 1990, ed è forse per questo che negli USA non è andato poi così bene. Motivo per cui si tratta di un titolo che eviterei di vedere in sala, giusto per dire: “Provaci ancora Jen!”
Cannibal Kid: È vero che la stella di Jennifer Loverence, tanto amata sia da me che a sorpresa anche da Ford, ultimamente brilla meno del solito. Però non è colpa sua. È colpa della galassia. Dopo il successo di Hunger Games e l'Oscar, le sta capitando un po' quello che ha subito Leonardo DiCaprio nel post-Titanic. Si cerca a tutti i costi di farli affondare. Così come all'epoca era stato massacrato The Beach, adesso hanno demolito Madre!, che per quanto mi riguarda è un capolavoro o quasi, e comunque, al di là dei deliri biblico-aronofskyani, l'interpretazione di JLaw è davvero notevole. Non certo da nomination ai Razzie Award che invece le è piovuta addosso senza motivo. Scommetto che la critica distruggerà anche questo nuovo Red Sparrow, che però per me è già uno dei filmoni imperdibili dell'anno. Cioè, Jennifer Lawrence nei panni della ballerina russa che diventa una sexy spia... cosa volere di più da un film?
Ford: Jennifer Lawrence non si discute e chiunque lo faccia merita un Razzie Award, o un Cannibal Award. Detto questo, il film meriterebbe una guardata solo per dare una guardata a JLaw, che per quanto mi riguarda non è affatto in parabola discendente - almeno per certe cose - e che continua a contendersi il ruolo di mia favorita americana con Jessica Chastain. E non parlo necessariamente di questioni legate alla settima arte. E penso che perfino Cannibal potrebbe convenire.

Lady Bird

"Ti prego, Ford. Salvami dall'appuntamento con Cannibal."

Gabriele La Spina: Il Cannibale lo ha apprezzato, dunque miglior motivo per essere il must-see della settimana. Ex-attrice, ex-musa di Baumbach, Greta Gerwig si aggiunge all’olimpo ristrettissimo di registe nominate all’Oscar insieme a Kathryn Bigelow, Jane Campion e Sofia Coppola, e di quest’ultima sembra volerne seguire le orme stilistiche, anche se non in pochi hanno definito la Gerwig una Woody Allen donna (una frase che non potrebbe essere più contorta). Lady Bird, che probabilmente non vincerà nessun Oscar sulle 5 nomination ricevute, è il naturalismo cinematografico che ha conquistato gli americani, per il paesaggio di una cittadina tipica dello Zio Sam, ma soprattutto per il ritratto disfunzionale (termine abusato nel cinema indie), intimista e sincero di una madre e una figlia. Ronan e Metcalf sono due fuori classe, di due generazioni a confronto. Ma non vi aspettate “il filmone”, Lady Bird va visto senza alcuna pretesa.
Cannibal Kid: Magari non un filmone perfetto, ma un'imperfetta cannibalata assurda sì! Io l'ho già visto, già adorato, già recensito (http://www.pensiericannibali.com/2018/01/lady-bird-si-si-fa-chiamare-donna.html) e non posso fare altro che consigliare a tutti di guardarlo. Anche a Ford. Ho il sospetto che possa massacrarlo, così almeno saremo per una seconda volta in disaccordo sui film nominati agli Oscar, dopo la sua mostruosa e a oggi ancora inspiegabile stroncatura de La forma dell'acqua.
Ford: ho già visto Lady Bird, così come tutte le pellicole che saranno candidate alla statuetta per il miglior film, ed attendevo il momento dell'uscita italiana per pubblicare il post, cosa che farò prontamente nei prossimi giorni. Parliamo della quota indie della Notte degli Oscar, che forse non sarà ai livelli di cose come Little Miss Sunshine ma potrebbe addirittura stupire in positivo e strappare un parere discreto anche qui al Saloon nonostante sia materia decisamente cannibalesca. Sarà vero? O dopo La forma dell'acqua un altro candidato si troverà candidato al titolo di film più sopravvalutato dell'anno?

Quello che non so di lei

"A me non interessa di tutta questa roba da mangiare. Tira subito fuori un White Russian."

Gabriele La Spina: I fischi ai festival non sono mai un monito distintivo per la riuscita di un film, anzi quando un film divide è solitamente interessante, ma non si tratta dell’ultimo lavoro di Polanski. Sembra avere di fronte l’ennesimo thriller-erotico-trash, incrocio lesbo tra Attrazione fatale e Misery non deve morire, con l’ennesima Emmanuelle Seigner insieme a Eva Green, sogno erotico di gran parte degli spettatori, e potrei scommetterci anche del Cannibale. Ma qui non si tratta di un concorso di miss maglietta bagnata (con dispiacere del Cannibale e di Polanski), è un cinema di genere ormai usurato, che il pubblico va a vedere solo per la firma dell’autore, pensando ingenuamente di ritrovarsi una pellicola orchestrata ad arte come Carnage, o imponente come Il panista, ma non abbiamo più di fronte quel Polanski, nonostante Venere in pelliccia, il suo penultimo lavoro, non sia stato poi così male. O forse non è più capace di adattamenti non-teatrali?
Cannibal Kid: Un thriller-erotico-trash, incrocio lesbo tra Attrazione fatale e Misery non deve morire, con l’ennesima Emmanuelle Seigner insieme a Eva Green? Cosa volere di più da un film, a parte Jennifer Lawrence che trasforma la relazione tra le due in un ménage à trois?
Oltre a questo, personalmente gli ultimi film di Polanski a me avevano convinto: Venere in pelliccia, L'uomo nell'ombra e anche quel Carnage che Ford aveva bottigliato. E le bottigliate di Ford sono (quasi) sempre un sinonimo di film riuscito. Qualcuno ha menzionato di nuovo La forma dell'acqua?

Ford: Polanski, quasi sempre, è stato un grandissimo regista. Dico quasi perché, con l'avanzare dell'età, di tanto in tanto ha compiuto qualche scivolone niente male - La nona porta, il sopravvalutatissimo Carnage -. Eppure Venere in pelliccia non mi era affatto dispiaciuto, e quest'ultimo Quello che non so di lei, con potenziale erotico a mille, mi ispira parecchio. Quasi quanto Jennifer Lawrence, oserei dire.
Che sia la settimana soft-porno dell'anno?

Puoi baciare lo sposo

"Sposiamoci, prima che lo facciano Cannibal e Ford!"

Gabriele La Spina: Ho un’orticaria solo a scrivere di questo titolo. Ma davvero in Italia non si sa produrre niente di meglio sul genere commedie? L’ennesima marchetta a tematica gay, stereotipata, sul genere Diverso da chi, Mine vaganti, e company. Protagonisti l’interprete di Gomorra, Salvatore Esposito, forse una delle persone meno credibili per un ruolo del genere, Diego Abatantuono, Dino Abbrescia travestito da donna, e direttamente dal piccolo schermo Diana Del Bufalo ed Enzo Miccio, interprete che il Cannibale difenderà con le unghie e con i denti ne sono certo, dopotutto è lui il primo sostenitore dello share di Real Time. Puoi baciare lo sposo è la tipica commedia degli equivoci che purtroppo si farà sentire al boxoffice italiano, “altro che Lady Bird, vogliamo vedere una coppia gay che vuole sposarsi e abbattere il bigottismo di un piccolo paesino italiano”. Avanguardia pura.
Cannibal Kid: Ahahah! Mi spiace deluderti, caro Gabriele, ma non sono un fan di Enzo Miccio. Non credo di aver mai visto più di 30 secondi di un suo programma...
Sono invece curioso di vedere Genny Savastano alle prese con una commedia, anche se la presenza dell'odioso Abatantuono credo mi terrà lontano. Ford invece credo non se lo perderà. Ultimamente s'è fissato con le commediole italiane con Ambra Angiolini, quindi zitto zitto si guarderà pure questo.
Ford: sarei curioso di vedere come se la cava Salvatore Esposito in un ruolo diverso da quello del mitico Genny Savastano, ma questa roba mi sa di commediola italiana finto anticonformista ed in realtà piena di stereotipi come ce ne sono a mazzi. Dovessi però recuperarla ed avere una serata da rutto libero, non nego che potrei anche vederla.

Dark Night

"Messo così come sono farò più paura di Ford, o no?"

Gabriele La Spina: E poi arriva in sala quel film piccolissimo, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, portato in pochissime sale da una casa di distribuzione nata da pochi anni. Il terzo film di Tim Sutton, regista di Pavilion (non l’avete mai visto?) e Memphis (e questo?), è di estrema attualità. Ci racconta di un massacro in un cineplex, in quella “notte oscura” e di come ognuna di quelle persone sono arrivate a trovarsi lì. Interpreti sconosciuti, film da vecchio cinema in centro con le poltrone mezze rotte e un tizio che mangia una mela nella fila dietro (cit. I Simpson). Ma non è roba da hipster.
Cannibal Kid: Se non è roba da hipster, allora non mi interessa!
E invece sì che mi interessa. È il film sul massacro di Aurora, quello compiuto in un cinema durante la proiezione de Il cavaliere oscuro - Il ritorno, e potremmo trovarci di fronte a qualcosa di notevole come Elephant e Polytechnique. Sperando che questo Tim Sutton, che ammetto di non conoscere, sia all'altezza di Gus Van Sant e Denis Villeneuve. Una missione ardua quasi quanto quella di Ford di essere al mio livello ahahah!
Ford: non conosco Sutton, ma grazie a Gabriele la curiosità è salita di parecchio, e considerato quanto film come quelli citati da Cannibal abbiano convinto anche me, direi che potrebbe scattare non solo il recupero di questo - ricordo molto bene il triste episodio di cronaca -, ma anche dei due precedenti. Grazie Gabriele, dunque, e abbasso il Cannibale.

La terra buona

"Ma come ha fatto Gabriele La spina a ridursi a collaborare con quei due bloggers da lancio del portatile nel camino?"

Gabriele La Spina: Questo è il cinema indipendente italiano? Non è una domanda retorica, rispondi tu Cannibale. Premettendo che è un film così nordico che offriranno vino e polenta all’entrata di ogni sala, motivo per cui da me non arriverà probabilmente.
Cannibal Kid: Più che il cinema indipendente italiano, questo mi sembra il cinema noioso italiano. A questo punto sono meglio le commediole tricolori. Questo già dal trailer sembra una rottura di coglioni del decimo livello. La brutta copia nostrana di Terrence Malick, che negli ultimi tempi è diventato la brutta copia di se stesso. La tipica proposta pseudo impegnata che il Ford di una volta avrebbe osannato e che oggi manco più lui troverebbe il coraggio di vedere. Se questo è il cinema indipendente italiano, io non voglio averci niente a che fare.
Ford: con il Cinema italiano io vado sempre con i piedi di piombo, neanche stessi colpendo Cannibal con una finisher di wrestling, ma qui, più che altro, vado a bere molto piuttosto che in sala, o quantomeno prima di affrontare una visione potenzialmente da mattonate nelle parti basse come questa.Tim

Un figlio a tutti i costi

"Ma chi ha arredato in questo modo!? Cannibal sotto acidi o Gabriele La Spina!?"

Gabriele La Spina: Se Puoi baciare lo sposo ha urtato la vostra sensibilità, questa ennesima manfrina sul voler essere genitori peggiorerà la situazione. Perché se i matrimoni gay e il rapporto con la tecnologia, sono tra le tematiche più gettonate della new wave della commedia (falsamente intelligente) italiana, la genitorialità è sempre pronta ad accodarsi per ucciderci dalla noia. E qui vediamo Fabio Gravina dirigere sé stesso e Roberta Garzia, la rossa in carriera di Camera Caffè, nei panni di una coppia che cerca a tutti i costi di avere un figlio? Avanguardia pura 2.0.
Cannibal Kid: Voler essere genitori a tutti costi? Cos'è, un film scritto, prodotto, diretto e interpretato da Mr. James Ford nella parte di Padre dell'anno?
“La genitorialità è sempre pronta ad accodarsi per ucciderci dalla noia.” Queste parole direi che non valgono solo per i film, ma anche per i post a tematica genitoriale. Capito Ford? uahahah
Ford: ancora una volta ci troviamo di fronte ad un Cinema italiano di quelli dal potenziale di bottigliate enorme, una roba degna de La forma dell'acqua. Non credo mi cimenterò, mentre a tutti i costi, prima o poi, dovrò portare a forza Cannibal a bere con me. Per poi gettarlo da qualche parte sbronzo e senza un rene.

È arrivato il Broncio

"Riesco a dormire solo se con me ho il pupazzo del Cucciolo Eroico."

Gabriele La Spina: Chiudiamo in grande bellezza, con il dozzinale film d’animazione di turno. Questi ultimi titoli stanno tirando il peggio di me caro Cannibale. Quindi il Broncio sarebbe una specie di Grinch-Scrooge che ha con un sortilegio ha cancellato la felicità dal mondo? Storia da libro pop-up per bambini dai 3 anni in su. E poi se un film d’animazione non è Pixar, non ha la mia attenzione.
Cannibal Kid: Non posso che sottoscrivere, caro Gabriele. Questa è una dozzinale bambinata animata fordianata che in casa del mio blogger rivale si trasformerà in un cult istantaneo. Non tra i bambini, ma solo per il padre. Questa settimana sono stato troppo cattivo con te, Ford? Ok, ma non mettere su il Broncio. Intendo letteralmente: non mettere su 'sto schifo di film!
Ford: mi associo a Gabriele. Se non sono Pixar, Dreamworks - quelli buoni -, Ghibli o proposte autoriali come si deve, i film d'animazione possono essere peggiori perfino delle commedie all'italiana. O delle porcate che esalta Cannibal. Ahahahahah!

venerdì 5 gennaio 2018

Gomorra - Stagione 3 (Sky, Italia, 2017)




Forse per inclinazioni che, se fossi nato in diversi contesti sociali, mi avrebbero portato inevitabilmente su una certa strada, o per indole, o chissà che altro, ho sempre subito il fascino del crime, delle tragedie sheakespeariane in versione criminale, dai Goodfellas di Scorsese ai romanzi di Winslow, da Romanzo criminale a C'era una volta in America, dal Padrino a Gomorra: la serie con protagonisti assoluti i due incredibili charachters di Genny Savastano e Ciro Di Marzio, fin dalla prima stagione è riuscita a ritagliarsi un posto d'onore non solo nel panorama del piccolo schermo italiano ed internazionale, ma anche qui al Saloon, dove ha sempre occupato posti di rilievo nella top ten dedicata alle migliori serie televisive negli ultimi tre anni.
Con questa terza stagione il titolo tratto dal lavoro di Saviano era chiamato al difficile compito di confermare due annate pazzesche, costruite su colpi di scena, tradimenti, violenza, morti nella cornice della Napoli criminale, e più nello specifico di Secondigliano, il regno dei Savastano: dopo la morte dell'indimenticabile Pietro di Fortunato Cerlino, il panorama per Genny cambia, in bilico tra la vita a Roma accanto alla moglie ed al figlio appena nato ed il ruolo nella città natale, così come per Ciro Di Marzio, dapprima amico fraterno dello stesso Genny, dunque rivale, e di nuovo alleato, autoesiliatosi in Bulgaria e sempre alle prese con traffici illeciti e violenza.
Proprio dalle differenze nelle vite dei due riparte il terzo giro di giostra di Gomorra, che vede nelle ambizioni sempre vive di Genny - dalle importazioni di droga dall'Honduras alla rivalità sotterranea con il suocero Avitabile - ed il nuovo ruolo da "jedi" di Ciro, che dopo aver perso moglie e figlia - la prima per mano sua, la seconda in conseguenza alla guerra a Pietro Savastano - pare ormai essersi astratto da qualsiasi cosa possa rappresentare la realtà o il sogno di una realtà migliore per gli altri.
Proprio in questo senso si evolve l'intera stagione, giocata sull'ennesimo comeback di Gennaro Savastano - costretto ad una lotta con i boss della Napoli centrale che vedono Secondigliano come una provincia - e sul rapporto tra Ciro stesso ed Enzo, capo di una giovane fazione pronta a tutto per poter trovare il proprio spazio nella geografia della malavita che conta.
Il "passaggio di consegne" tra questi ultimi, tipico di quelli che abbiamo imparato a conoscere soprattutto al Cinema tra Maestro ed Allievo, assume le dimensioni, episodio dopo episodio, di una sorta di preludio al dirompente season finale, che segna il pubblico e gli appassionati e segnerà, con ogni probabilità, la serie già dalla prossima annunciata stagione.
Accanto, poi, alla caduta ed alla rinascita di Genny - che testimonia tristemente quanto succede spesso e volentieri in Italia rispetto allo sfruttamento dei lavoratori e dei voti politici - ed al percorso di Ciro e "Sangue blu" Enzo in sensi opposti, assistiamo al consolidamento di personaggi già cardine dalla scorsa stagione come Patrizia - destinata ad occupare uno spazio sempre maggiore con il passare del tempo - ed all'ingresso nel cast di volti nuovi che destabilizzeranno senza ombra di dubbio il panorama di quella che è una delle proposte migliori che l'Italia abbia mai esportato negli ultimi vent'anni.
A livello sociale e di critica molte voci si sono sollevate rispetto al cattivo esempio che può dare un lavoro del genere soprattutto ai giovani non in grado di comprenderne le sfumature o alla reiterazione di situazioni che vedono Genny e Ciro uscire sempre ed indiscutibilmente come sorta di immortali - il soprannome del secondo, del resto, è proprio quello -, ma per quanto mi riguarda un prodotto di questa portata trova la sua grandezza proprio nel proporre l'umanità anche di chi vive in un abisso che non conosce ritorno, e che vede quale destino soltanto la galera o la morte.
Non è prevista ritirata, o pace.
In fondo, anche il peggiore degli uomini mangia, dorme, ama, odia, vive e muore come qualsiasi altro, e la cosa più interessante di proposte come Gomorra è proprio questa: denunciare mostrando, al contempo, quello che si porta dentro ognuno di noi.
E le sfumature ed il caso che conducono in un secondo da una parte o dall'altra della barricata.



MrFord



martedì 6 settembre 2016

Gomorra - Stagione 2 (Sky, Italia, 2016)


Il ritorno al vecchio format di White Russian, pur con qualche cambiamento, porta anche al recupero di uno dei titoli più attesi dal popolo del piccolo schermo delle ultime stagioni, Gomorra, una delle proposte più internazionali - nel senso buono del termine - prodotte in Italia negli ultimi vent'anni.
Ad essere onesti, tra aspettative e ricordi dell'alto livello della prima stagione, ammetto di essere rimasto sorpreso e spiazzato in negativo dal primo episodio, decisamente forzato e schiacciato dalle aspettative stesse, quasi come se gli autori avessero voluto calcare la mano per sconvolgere quanto più possibile l'audience.
Fortunatamente, già a partire dalla seconda puntata, il serial torna su livelli decisamente soddisfacenti avviando un'escalation che decolla con gli episodi dedicati al Principe, e veicola una parte finale al cardiopalma, che segna un'ulteriore evoluzione del charachter di Genny Savastano - di gran lunga il mio favorito della serie - e dei giochi di potere legati al dominio di Secondigliano, da Pietro Savastano, esponente della "vecchia scuola" dai metodi decisamente dittatoriali a Ciro Di Marzio, responsabile della "caduta" dei Savastano nel corso della prima stagione e mente dietro l'Alleanza, primo tentativo di oligarchia criminale di primus inter pares: tensione, azione, tradimenti, morti e sangue non si contano e risparmiano, nessuno riceve sconti, e l'ultimo episodio alimenta rispetto alla terza stagione un'aspettativa pari almeno a quella per questa seconda.
Messa a cuccia, però, tutta l'emozione da spettatori ed appassionati, restano domande non da poco rispetto a quello che viene mostrato - e che, per molti versi, pur se romanzato, rispetta la realtà -: a cosa potrà mai servire guadagnarsi con il sangue, la forza ed il crimine potere e denaro se il risultato sarà comunque quello di una vita da reclusi, con due occhi puntati avanti verso i nemici e quattro dietro all'indirizzo degli amici, che un giorno o l'altro potrebbero decidere che è giunto il loro momento di prendersi il gradino più alto della scala gerarchica?
Ed allo stesso modo, in una situazione che pare simile in tutto e per tutto alla guerra, quale senso si può trovare dietro alla decisione di avere dei figli, primi bersagli di una qualsiasi rappresaglia?
La vita di un criminale professionista, almeno nella mia ottica, è quella del lupo solitario, che fornisce il minor numero possibile di appigli ai suoi rivali, e che, come giustamente sottolineava Michael Mann in Heat - La sfida, deve essere pronto a mollare tutto in meno di un secondo: in questo senso, il bello di Gomorra è dato dal ritratto impietoso di un'umanità assetata di potere e vendetta per qualcosa che pare voglia subire senza necessariamente averla subita.
E quando si sceglie di "parteggiare" per qualcuno che, a conti fatti, non è migliore o peggiore degli altri, ma semplicemente - ed all'apparenza - meno schiavo di quello stesso potere, o più furbo di chi lo insegue, si finisce per ritrovarsi in una condizione che ricorda quella dell'Alleanza.
Primus inter pares.
Fino a quando qualcuno non finisce per desiderare di essere più primus degli altri.




MrFord




sabato 20 febbraio 2016

Gomorra - Stagione 1

Produzione: Sky
Origine: Italia
Anno: 2014
Episodi: 12






La trama (con parole mie): siamo nel sottobosco criminale di Napoli, tra Scampia e le piazze dello spaccio. Ciro Di Marzio, da sempre al servizio del clan dei Savastano, amico d'infanzia del rampollo del boss indiscusso Pietro Savastano, Genny, assiste ai primi scossoni che minano le fondamenta dell'impero dei suoi capi. A seguito di uno scontro con il boss rivale Conte, dei malumori crescenti tra i suoi uomini e dell'apparente inettitudine al comando del figlio, Pietro finisce dietro le sbarre innescando una serie di avvenimenti che non solo mettono in pericolo i membri del clan e le loro famiglie, ma danno origine ad una vera e propria guerra per il predominio delle strade di Napoli: giovani contro vecchi, arroganza contro esperienza, tradizione contro rivoluzione.
Sangue, proiettili, tradimenti e giuramenti di lealtà consumeranno una lotta senza quartiere pronta a mettere gli uni contro gli altri anche membri della stessa famiglia, o presunti fratelli.
Chi, quando la polvere si sarà depositata, sarà ancora in piedi?










Le crime stories e le grandi saghe legate alle ascese ed alle cadute di boss e poliziotti, individui completamente malvagi o "soltanto" spietati, sono per il sottoscritto il corrispettivo attuale delle antiche tragedie greche: da Il cartello a Narcos, passando per Romanzo criminale e I Soprano, senza dimenticare cult come Il Padrino, Scarface o Carlito's Way, sono molti i titoli che hanno significato tanto nella mia carriera di lettore e spettatore.
Quando, un paio d'anni or sono, Gomorra - La serie sconvolse il panorama italiano del piccolo schermo grazie ad una serie di - giustificate - recensioni entusiastiche ed una produzione simile a quella dei serial made in USA, in casa Ford decidemmo di porre immediatamente il lavoro orchestrato da Sollima tra i titoli da recuperare: come sempre, e dati i tempi dilatati del sottoscritto, il ritardo si è fatto abissale, ma ammetto che, per quanto non all'altezza della già citata e magnifica Romanzo Criminale - almeno per ora -, Gomorra è arrivata dritta al cuore degli occupanti del Saloon con forza.
La storia della caduta dei Savastano, e dei tre regni che vengono descritti nel corso delle dodici puntate di questa prima stagione - quello dal pugno di ferro del capofamiglia Pietro, quello sottile e tagliente di Imma e quello sregolato ed incontrollabile di Genny -, pronti ad abbracciare un periodo di tempo di narrazione ampio lasciando allo spettatore notevoli margini di riflessione ed interpretazione delle sfumature - un approccio che mi ha ricordato quello di Michael Mann, mica bruscolini -, è drammatica e di pancia, una tragedia da mani sporche, lacrime e sangue, incastonata nella cornice dei quartieri più degradati di Napoli - fotografati e portati sullo schermo con una potenza che varrebbe il grande schermo - che fin dalle prime battute avvince e presenta una galleria di personaggi oscuri e malvagi, senza che per questo non si finisca quantomeno per essere curiosi degli uni o degli altri.
La parabola di Don Pietro dal dominio assoluto della città al carcere, quella di Ciro, da uomo di fiducia e spalla perfetta a subdolo aspirante rivoluzionario, senza dimenticare Genny, che dalla bambagia delle prime puntate finisce per essere protagonista di una trasformazione anche fisica da brividi - la sequenza del suo ritorno a casa dall'Honduras è da antologia, così come il confronto con l'ormai ex amico Ciro al cimitero nel corso del season finale -, nessuno dei main charachters è lasciato immobile nel suo stato, e complice una chiusura di stagione sorprendente e perfetta si finisce con il fiato corto ed in fervente attesa del prossimo giro di giostra, che dovrebbe vedere la luce tra quest'anno ed il prossimo.
Sollima ed i suoi, inoltre, non hanno timore di sporcarsi le mani mostrando anche momenti difficili da digerire, dal destino di Danielino e della sua fidanzatina a quello della giovane protetta di Donna Imma, prendendosi il tempo di delineare al meglio e con pochissimi dettagli il rivale dei Savastano, Conte, e la maggior parte degli uomini di fiducia di Don Pietro, così come dei ragazzi terribili di Genny - tutti con nomi di battaglia che hanno immediatamente conquistato i Ford, da Tonino Spiderman a Capebomba, anche se, da non esperto di dialetto partenopeo, potrei averlo scritto troppo "all'italiana" -: a proposito di linguaggio, straordinario anche il lavoro di dizione degli attori, che riescono a dare il giusto lustro alla lingua locale senza per questo risultare totalmente incomprensibili - anche se, per il vecchio Ford, i sottotitoli si sono resi necessari, al contrario di Julez, che mescolando le sue origini e le esibizioni in teatro come Filomena Marturano avrebbe potuto schiaffarsi un bel pranzo con i Savastano tutti senza battere ciglio -, ed un plauso agli autori che hanno deciso di non snaturare i luoghi di narrazione privandoli di una componente così importante come quella del dialetto.
E con il sangue che ancora scorre e la polvere che non ci pensa proprio a depositarsi, attendiamo trepidanti la seconda stagione di quella che, senza dubbio, rappresenta una nuova frontiera per il piccolo schermo italiano, e speriamo un esempio di quanto è possibile fare quando si incontrano produzione, volontà e talento.




MrFord





"Nuje tenimm na' domand ma chi giudica a chi giudica?
è oggi ca se fa 'o riman è logic' ca si riman inerme
nun cagna niente tien'e pier fridd a viern
nuje guardamm' 'a dint"o binocolo sti bastard comm' jiocano
senza 'o rischio 'e ij carcerat proprio comme dint'o monopoli
Nuje vulimm' na speranza pe campa' riman'
Man aizate chesta cca' va' sul pe cchi rimman'."
Ntò feat. Lucariello - "Nuje vulimme 'na speranza" - 






Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...