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lunedì 1 gennaio 2018

2017 in music


Per inaugurare l'anno nuovo, è ormai tradizione del Saloon chiudere la carrellata dei Ford Awards con un post dedicato ai brani musicali che sono stati le hit di casa Ford mese per mese: non si parla, spesso e volentieri, di qualità, quanto di canzoni decisamente pop che hanno accompagnato viaggi, colazioni, cantate in macchina e vacanze.


GENNAIO: ROCKABYE di CLEAN BANDIT


Ho aperto il duemiladiciassette con un brano molto tamarro e molto estivo, pronto a farmi pensare che la bella stagione sarebbe arrivata presto, come in effetti è stato.
Un bell'esempio di quanto, a volte, si possa essere tamarri con un certo stile.

FEBBRAIO: SHAPE OF YOU di ED SHEERAN


Quello appena trascorso è stato senza dubbio quello della consacrazione definitiva come star mondiale di Ed Sheeran, ragazzotto inglese dall'aspetto molto nerd ormai in cima alle classifiche di tutto il mondo.
Il suo nuovo disco, Divide, è stato molto ascoltato da queste parti, e il singolo apripista Shape of you, graziato anche da un video che mi è piaciuto da subito, è stato uno dei pezzi preferiti dei Fordini durante tutto l'anno.

MARZO: CASTLE ON THE HILL di ED SHEERAN


Una delle ballad sul tempo che passa più semplici, immediate ed emozionanti degli ultimi anni, che non nascondo sia riuscita più volte a commuovermi.
Ho ripensato all'adolescenza, alle prime cotte, agli amici persi e quelli trovati.
La vita, insomma.
E il giovane Sheeran è riuscito a raccontarla come neanche i migliori U2.

APRILE: OCCIDENTALI'S KARMA di FRANCESCO GABBANI


Nel periodo dell'Eurofestival, complice la sua smisurata passione per gli animali, il Fordino è letteralmente impazzito per il "pezzo della scimmia", trasformando in tormentone il momento dell'urlo "Namaste! Olè!", culminato con il saggio di pattinaggio di Julez quando, al passaggio di questo brano, credo che tutto il palazzetto abbia sentito l'urlo del piccolo Ford sovrastare musica e rumore.


MAGGIO: SUBEME LA RADIO di ENRIQUE IGLESIAS


Con l'esplosione della primavera è sempre giusto che le tamarrate improponibili comincino a girare forte, alleggerendo il carico di pensieri invernali ed invitando ad entrare a testa bassa nell'estate.
Il ricordo dell'ennesima hit di Iglesias è legato ad uno dei tanti weekend quest'anno passati a Torino, quando con Julez, in macchina, abbiamo fornito una versione fordiana del pezzo intitolata "Sucami o m'arrabbio".


GIUGNO: DESPACITO di LUIS FONSI


Probabilmente il pezzo più trasmesso dell'anno, la hit duemiladiciassette per eccellenza: oltre al video più che tamarro in versione Fast and furious, la ricordo per il martellare all'inizio dell'estate, per la mossa di bacino del Fordino ad imitare Luis Fonsi e per quella della Fordina ad imitare il fratello maggiore. Non fosse per il freddo, quasi quasi la ascolterei ancora adesso.

LUGLIO: LE PARODIE dei PAMPERS




Con i Fordini a casa da nido e asilo e la piscina inaugurata nel cortile della mitica Suocera Ford, l'estate ha portato alla scoperta delle divertenti parodie dei Pampers, nati con il cabaret e specializzatisi nella riedizione dei pezzi di maggior successo alla radio. Le loro versioni di Despacito e Subeme la radio sono due vere chicche.


AGOSTO: YOUR SONG di RITA ORA

Tra mare, gite, sogni di trasferimenti alle Canarie e domande rispetto al futuro, agosto è passato senza lasciare troppo il segno, musicalmente parlando, dunque ho scelto per rappresentarlo un brano leggero e molto orecchiabile di una delle signorine che incontrano maggiormente i gusti del sottoscritto, Rita Ora.


SETTEMBRE: GUITAR MAN di KIP MOORE


Il ritorno dalle Canarie e la decisione di rimanere in Italia ricominciando a cercare lavoro hanno portato all'inizio del periodo riflessivo e più malinconico dell'autunno, segnato dall'uscita del nuovo disco di uno dei beniamini fordiani made in USA, Kip Moore.
In bilico tra rock e country, il suo Guitar man è il pezzo perfetto per rappresentare il momento ed un certo approccio alla musica e alla vita.

OTTOBRE: BATTLE SYMPHONY dei LINKIN PARK


Con il crossfit a conquistarmi ad ogni allenamento di più e la prima gara - pur se amichevole - della mia vita in questa nuova disciplina, ottobre è stato scandito dalle note di questo pezzo dei Linkin Park, pronto a caricarmi nella preparazione e a cullarmi nella sofferenza del post-workout.

NOVEMBRE: CHOSEN dei MANESKIN


Come ogni anno, in autunno l'appuntamento con X-Factor è diventato un must per i Ford: e come ogni anno, per il sottoscritto è stato fin da subito facile scegliere i preferiti, i Maneskin, ragazzini romani con un'energia ed un piglio da rockstar navigate, interpreti di un pezzo che è una bomba.
Probabilmente, se fossero nati negli USA o in Inghilterra, entro qualche mese sarebbero star: sinceramente spero per loro lo stesso destino nonostante siano figli della Terra dei cachi.


DICEMBRE: PRISONER 709 di CAPAREZZA


L'anno si è chiuso con il botto grazie a Caparezza, altro idolo in casa Ford sia per i grandi che per i piccoli, autore di un disco come sempre ottimo che ha portato al primo concerto "da grande" del Fordino, che ha accompagnato i suoi vecchi al Forum di Assago lo scorso sei dicembre ballando e cantando, scoprendo i nuovi pezzi subito divenuti tormentoni in casa Ford come questo Prisoner 709, al quale aggiungerei anche lo splendido Sogno di potere.



MrFord

martedì 8 settembre 2015

Southpaw - L'ultima sfida

Regia: Antoine Fuqua
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 124'





La trama (con parole mie): Billy Hope è un mediomassimo considerato uno dei più grandi campioni di sempre, imbattuto e detentore del titolo, figlio di Hell's Kitchen e di una giovinezza di disperazione tra orfanotrofio, criminalità e povertà estrema.
All'apice della sua carriera, felicemente sposato con la compagna di una vita Maureen, con una figlia ed un entourage guidato dal manager Jordan Mains che lo adorano, milionario ed apparentemente senza rivali, Billy è combattuto se seguire il consiglio di Maureen ed allontanarsi dal ring o firmare un contratto da capogiro per altri tre match come suggerisce Mains: quando, a seguito di un incidente nato da un diverbio con il potenziale rivale Miguel Escobar, Hope perde la compagna, la sua vita crolla.
Abbandonato dalla maggior parte dei suoi "fedeli", in bancarotta e con una pesante squalifica sulle spalle, privato della custodia della figlia, Billy dovrà ricominciare da capo e dai bassifondi che aveva abbadonato per cercare di rialzarsi e cominciare una nuova fase della sua esistenza.








Probabilmente, invecchiando mi sono rammollito.
O forse, il fatto di essere diventato padre finisce per farmi porgere il fianco - o il mento, che è anche peggio - alle pellicole che riescono a raccontare la sensazione di amore viscerale che si prova nel momento in cui si mette al mondo qualcuno, e ci si sente responsabili per lui/lei, e si è pronti a cadere e rialzarsi per poter essere sempre al loro fianco.
O forse, chissà, per Natura sono sempre stato incline ad empatizzare con le storie di riscatto, di sconfitta e resurrezione, dai tempi andati di Rocky a quelli, più recenti, di Million Dollar Baby o del Batman nolaniano di quel "Perchè cadiamo? Per poterci rialzare".
O forse, semplicemente, in barba a tutti gli stereotipi che Southpaw porta sullo schermo, ho finito per emozionarmi e farmi trascinare dall'inizio alla fine da un film che mi ha fatto provare esclusivamente sensazioni forti, dalla rabbia alla commozione, dalla voglia di fallire miseramente all'energia dirompente della riscossa.
Se avessi ragionato e vissuto la visione a mente fredda, probabilmente, avrei considerato l'ultimo lavoro di Fuqua come l'ennesima proposta dalla trama telefonata e tagliata con l'accetta - io voglio un sacco di bene a Kurt Sutter per Sons of Anarchy, ma questa non è certo la migliore sceneggiatura che abbia scritto -, un prodotto derivativo che mescola i già citati Rocky e Million Dollar Baby con Toro scatenato senza neppure pensare di poter arrivare agli stessi livelli sorretto splendidamente dalle interpretazioni pazzesche di Jake Gyllenhaal - ormai l'attore americano che preferisco della sua generazione - e Rachel McAdams, che dopo True Detective ancora una volta sfodera il suo meglio sia in termini di talento che di fascino - non mi era mai piaciuta, ma con queste due ultime performances ha scalato la vetta delle mie preferite -, supportati da una serie di comprimari davvero in parte.
Fortunatamente, il mio approccio al Cinema, negli anni, è diventato sempre più sanguigno e verace, in barba a tecnica e pedigree autoriale, e dunque posso ammettere senza alcun peso sulla coscienza che Southpaw è riuscito a farmi tornare indietro ai tempi in cui ero un bambino, e guardavo lo Stallone Italiano affrontare ogni sfida, e continuare a rialzarsi, caduta dopo caduta, pugno dopo pugno.
Se, a questo, si aggiungono una lezione fondamentale sulla protezione - di se stessi e di chi ci ama ed amiamo - ed una conseguente visione della boxe che va ben oltre le sceneggiate e lo sfoggio di ricchezza in pieno stile Mayweather ben reso dalla prima parte, incentrata sul Billy Hope di successo, le suddette grandi interpretazioni, una piccola parte affidata a Rita Ora - che ha scalzato Rihanna nelle mie preferenze in termini di cantanti, e non parlo di musica - il gioco è fatto.
In fondo, Southpaw ed i suoi ispiratori sono le stelle e strisce, la cultura della patria per eccellenza del riscatto e della seconda possibilità, e sparare a zero contro prodotti emozionanti e comunque ben confezionati come questo è come gettare la spugna rispetto ai sogni che, da bambini, ci portavano oltre il grande schermo, nella terra dei drive-in e dei canyon, dove è quando perdi, che viene fuori il meglio che puoi.
Io a quei sogni non voglio rinunciare.
E non voglio che ci rinunci il Fordino.
Voglio che li viva, tutti, dal primo all'ultimo.
E che lo faccia sapendo che io sarò sempre pronto per lui.
Pronto a combattere, a cadere, a rialzarmi.
"Un altro round, solo un altro round", biascicava Rocky nel corso della rissa di strada con il suo ex allievo Tommy Gunn nel quinto film della saga.
"Questa è tua", dichiara Hope all'indirizzo di Tick, mentore del nuovo corso della sua vita, e non importa di cosa si parli, quanto della lezione ricevuta da un uomo come lui spezzato dai colpi dell'esistenza e dalle ferite degli stessi ritemprato.
E a volte, non c'è bisogno di dire niente.
Basta un abbraccio che vale più di milioni, rumore, folla, vittoria, sconfitta, alleati e rivali.
Un abbraccio in grado di spogliare la vita del superfluo, e lasciare quello che davvero conta.
La stessa cosa che impedisce ad ogni lottatore di mollare.



MrFord



"I am phenomenal
with every ounce of my blood
with every breath in my lungs
won't stop until I'm phe-no-menal
I am phenomenal
however long that it takes
I'll go to whatever lengths
it's gonna make me a monster though
I am phenomenal
but I would never say, ‘Oh, it’s impossible’
cause I'm born to be phenomenal."

Eminem - "Phenomenal" - 





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