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sabato 28 febbraio 2015

Stage fright

Regia: Jerome Sable
Origine: Canada
Anno: 2014
Durata:
89'





La trama (con parole mie): Kylie Swanson, diva in ascesa del musical, la notte del suo più clamoroso successo come protagonista di uno spettacolo che ricorda Il fantasma dell'Opera viene barbaramente uccisa lasciando orfani i suoi due figli, accolti come da un padre da parte del produttore e compagno della donna, Roger McCall. 
Dieci anni dopo Camilla e Buddy, al lavoro come inservienti nel campo estivo basato proprio sulla cultura del musical diretto da Roger, vengono a scoprire che verrà organizzato da studenti ed ex studenti una rilettura dello show che rese immortale la loro madre: e mentre Buddy cercherà di tenersi ai margini dell'operazione, Camilla finirà travolta da quell'irrefrenabile bramosia di luci della ribalta che costò la vita alla genitrice, finendo per guadagnare lottando con le unghie e non i denti - e non solo - il ruolo di protagonista.
Nel corso della preparazione della messa in scena, però, un misterioso omicida comincia a mietere vittime in tutto il campo, attendendo il suo vero e proprio tripudio conclusivo, che secondo i piani dell'improvvisata versione reale del nuovo "fantasma" avverrà proprio con il debutto dello show. 
Chi finirà per averla spuntata, una volta che i riflettori si saranno spenti?








Gli ultimi anni non sono stati certo teneri con l'horror, ed in misura ancora maggiore con il suo pubblico, costretto nove volte su dieci - quando andava bene - a confrontarsi con pellicole che definire di terza fascia continua ad apparire ottimistico.
Da grande appasionato del genere fin dai tempi dell'infanzia, ho finito per vivere con grande dispiacere questo momento di crisi apparentemente senza uscita, accogliendo tiepidamente i titoli proposti dalla grande distribuzione così come dal sempre ribollente universo della blogosfera: così Stage fright, interessante rilettura che unisce come in un cocktail apparentemente sconnesso musical e slasher, ha preso polvere nell'hard disk di casa Ford per un paio di mesi prima di vedersi chiamato in causa e sperimentato sulla pelle, quasi il timore dell'ennesima robetta neppure degna delle bottigliate superasse, di fatto, la curiosità motivata da una serie di recensioni decisamente positive passate in rete.
Devo ammettere, invece, che tutti i miei colleghi pronti a parlarne bene - perfino il mio acerrimo rivale Cannibal Kid - hanno avuto gran ragione ad avere più fretta di me di gustarsi questo sorprendente, nerissimo e divertente ibrido: oltre ad essere stato curato alla grande, quasi mescolando le atmosfere di cult come i Venerdì 13 o Scream - per quanto continui a considerare quest'ultimo sopravvalutato - alla struttura classica del musical - realizzando una scrittura ottima di canzoni come se ne intendono per lo standard del film musicale pur inserendo generi di norma non considerati come il metal -, gestendo elementi profondi e non da poco come il rapporto tra fratelli ed i segni che traumi infantili possono lasciare nell'intimo di chi li subisce tanto da rendere diametralmente opposte le reazioni di persone all'apparenza molto simili, l'opera firmata da Jerome Sable funziona quasi senza cedimenti dall'inizio alla fine.
Grazie, dunque, ad un cocktail insolito ma ben dosato, facendo affidamento sull'esperienza di veterani come Meat Loaf e sulle doti non solo canore di volti nuovi come la protagonista Allie MacDonald, il regista canadese Jerome Sable riesce a sorprendere come pochi altri nel corso delle ultime stagioni gli appassionati di horror, regalando al pubblico un gioiellino che, seppur imperfetto - soprattutto nel finale - è impreziosito da almeno un paio di sequenze a dir poco splendide - il confronto e la rivelazione dell'identità dell'assassino, l'arrivo al campus dei giovani aspiranti lavoratori futuri della grande macchina di Broadway e la splendida canzone che chiude i titoli di coda, da seguire e ricantare dall'inizio alla fine - e finisce per rappresentare uno dei titoli "outsiders" più riusciti che si potessero concepire partendo da una trama decisamente già nota ed un genere che, ormai, pareva non avere davvero più nulla da dare ad una qualsiasi audience.
Come se non bastasse tutto questo, Sable è davvero bravo a sottolineare anche un altro aspetto "oscuro" del mondo dello spettacolo, legato alla voglia di conquistarsi le luci della ribalta ed al cambiamento interiore che la stessa, una volta cresciuta ed alimentata, possa portare a chi lo vive: da Eva contro Eva a Viale del tramonto, sono molti gli esempi classici in questo senso, ed il regista trasferisce le stesse sensazioni sfruttando non solo l'incipit con protagonista Minnie Driver, ma anche la parabola della sua main charachter, il rapporto di quest'ultima con il regista e la sua diretta rivale per il ruolo principale, l'evoluzione dello spettacolo e l'intrecciarsi delle minacce passate e presenti, quello che porterà il futuro, sempre che qualcuno particolarmente assetato di sangue non si metta in mezzo per dire la sua.
Una sorta di parabola, dunque, all'interno della quale il nemico più pericoloso con il quale confrontarsi è rappresentato dal momento in cui, divorati dal desiderio di primeggiare sul palco - emblematica, per quanto divertente, la sequenza dello scontro tra la protagonista mancata e l'assistente di scena riscopertosi primadonna -, dimentichiamo quello che potrebbe essere il prezzo da pagare al cuore.
Resta solo da capire se preferiremo avere sangue sulle mani o sulla coscienza.



MrFord




"Raining blood
from a lacerated sky
bleeding its horror
creating my structure
now I shall reign in blood!"
Slayer - "Raining blood" -




venerdì 9 gennaio 2015

The Rocky Horror Picture Show

Regia: Jim Sharman
Origine: USA, UK
Anno:
1975
Durata:
100'





La trama (con parole mie): Brad e Janet, reduci da un matrimonio, decidono di dare finalmente libero sfogo ai loro sentimenti e di sposarsi a loro volta. Quando, però, sulla strada del ritorno a casa, un violento temporale li costringe a chiedere aiuto agli occupanti di un castello visto in lontananza, le loro vite cambiano. Quella cui si trovano a bussare è infatti la dimora di Frank 'N Further, venuto dal lontano pianeta Transylvania per portare l'assoluta libertà nel sesso e nei costumi sulla Terra, dedito ad esperimenti e feste decisamente lontani dagli standard dei futuri sposini.
Accompagnati da personaggi inquietanti e grotteschi come Riff Raff, i due giovani finiranno prede del vortice di libidine orchestrato dallo stesso Frank, in attesa di rivelare quella che dovrebbe essere la sua più grande creazione - Rocky - senza sapere che l'intervento dell'ingestibile Eddie e le macchinazioni di alcuni suoi conterranei potrebbero mescolare completamente le carte in tavola.








La mia prima volta come spettatore del Rocky Horror Picture Show fu la migliore che si potrebbe chiedere ad un cult assoluto ed indimenticabile come il musical firmato da Richard O'Brien divenuto negli anni un fenomeno di massa planetario con schiere di fan incalliti di Frank 'N Further e soci: ero all'inizio dell'ultimo anno delle superiori, ed una sera fui portato da un gruppo di amici già appassionati al Cinema Mexico di Milano, locale storico che, da trent'anni, propone ogni settimana la versione cinematografica delle disavventure di Brad e Janet parallelamente ad una live con attori e partecipazione attiva - molto, molto attiva - del pubblico.
Per quanto, senza dubbio, il Ford di allora finì per divertirsi e lasciarsi andare in misura molto minore di quanto non farebbe il Ford attuale, quell'esperienza fu una delle più incredibili che la settima arte ed il potere che la stessa genera sarebbe stata in grado di farmi provare sulla pelle - in molti sensi -: e senza dubbio contribuirono alla creazione di questo ricordo gli amici che erano con me, l'atmosfera splendida del Mexico, il riso lanciato, l'acqua e i balli scatenati.
Ma nulla sarebbe stato lo stesso, senza il Rocky Horror.
Per quanto abbia amato, nel corso della mia successiva carriera di spettatore, musical meravigliosi come West Side Story - forse il mio preferito di sempre -, Cats o Hedwig, nessuno nel mio cuore avrà infatti mai la considerazione, l'amore e la capacità di farmi godere più della strampalata, caotica, travestita, ribollente, creatura di Jim Sharman, un affresco tra i più divertenti, sexy ed allo stesso tempo clamorosamente impacciati e grotteschi di sempre condito da una colonna sonora ed una selezione musicale praticamente perfette: eppure, nonostante gli innumerevoli pregi di questo affresco decisamente sopra le righe, niente potrebbe prendersi il merito della sua affermazione quanto la clamorosa galleria del cast of charachters, dall'indimenticabile Frank 'N Further, paladino della libertà di esprimere se stessi e del sesso sfrenato fino all'irrefrenabile Eddie, passando da Riff Raff e Magenta fino ai già citati quanto improbabili Brad e Janet.
Un gruppo variegato ed indimenticabile, in grado di fornire al pubblico tutte le differenze e diverse più o meno umanità in modo da stabilire da subito un contatto molto stretto - quasi quasi carnale - con i propri preferiti, sfruttando un meccanismo che, anni dopo, avrebbe reso così importante un lavoro come Lost, imitato alle feste e da una parte e dall'altra dello schermo praticamente fin dai primi giorni della sua uscita nelle sale: avremo dunque chi si immedesimerà in Brad e Janet, progressivamente conquistati e, chissà, per una certa morale, "corrotti", chi si crogiolerà nei panni dell'incontenibile Frank - che, considerati i Gallagher, pare fare del suo nome una sorta di garanzia -, chi si godrà semplicemente Magenta, altri che perderanno il sonno nel tentativo di spiegare il curioso e mellifluo Riff Raff, e ci sarà chi verrà travolto dall'istinto puro come Eddie o, semplicemente, finirà per chiedersi stranito cosa sta accadendo accanto a lui come Rocky.
Ed è profondamente giusto così.
Il Rocky Horror è infatti uno dei più importanti inni alla diversità positiva del Cinema, e se fosse possibile, sarebbe bello che ognuno di noi lo leggesse - o rileggesse - in maniera nuova e sorprendente, diametralmente opposta a tutte le altre: non che questo voglia necessariamente significare essere eccentrici o sopra le righe a tutti i costi, quanto un appello a chiunque ha tenuto tra le mutande ed in tutte le sue zone erogene la carica giusta per sorprendere la vita almeno quanto la stessa sorprese anche me al Cinema Mexico ormai quasi vent'anni fa.
Liberatevi di tutto, dal raziocinio al buon senso, e tuffatevi.
Sarà una delle prime volte più goduriose che possiate immaginare.
Che siate dalla parte di chi la sperimenta, o da quella di chi la insegna.




MrFord




"Don't get strung out
by the way I look
don't judge a book by its cover
I'm not much of a man
by the light of day
but by night I'm one hell of a lover
I'm just a sweet transvestite
from Transexual, Transylvania."
Richard O'Brien - "Sweet transvestite" - 






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