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domenica 19 giugno 2016

Il ragazzo dal kimono d'oro 3

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)
Origine: Italia
Anno: 1991
Durata:
88'






La trama (con parole mie): Anthony Scott, il leggendario ragazzo dal kimono d'oro, si è trasferito in Sud Dakota con la famiglia lasciando gli amici ed i compagni di college, nonchè la sua divisa da battaglia come testimone per chi, in futuro, potrà raccoglierne l'eredità.
Quando, avendo campo libero, Joe Carson ed i suoi sgherri torneranno a terrorizzare il campus arrivando ad appropriarsi del kimono, l'arrivo del giovane Larry Jones cambierà gli equilibri: mosso principalmente dal coraggio, il nuovo studente finirà per accettare, provocato, le sfide di Carson e dei suoi, e trovato un maestro nel ristoratore Masura, quattro volte campione del mondo di arti marziali, per raccogliere il testimone di Anthony sfidando Joe con in palio proprio il kimono d'oro simbolo del percorso che fece il giovane Scott prima di lui.












Lo ammetto: quando, di recente, il mio buddy Steve si è presentato in occasione di Wrestlemania con in regalo i dvd dei primi tre film della saga de Il ragazzo dal kimono d'oro, non ero neppure sicuro di aver visto, ai tempi, questo terzo capitolo.
Soltanto dopo aver dato un'occhiata al menù di partenza del disco ho finito per ricordare, come una sorta di trashissima madeleine, di aver registrato e più volte affrontato con mio fratello ai tempi questo film, ovviamente con lo spirito dell'epoca, ben diverso da quello che, oggi, mi ha permesso di fare ben più di quattro risate affettuose rispetto ad una produzione ancora più televisiva e pessima delle precedenti, che vede non solo attori cambiati, ma anche nomi dei personaggi - il Dick del capitolo precedente pronto a diventare Joe Carson, come sarà fino al sesto ed ultimo film del "franchise" -, testimonianza di quanto, all'epoca, certe cose contassero davvero fin troppo poco - ricorderò per sempre l'adattamento italiano di Voglia di vincere, che nel doppiaggio prevedeva che il protagonista originale Scott diventasse Marty a seguito del successo di Ritorno al futuro, una cosa davvero agghiacciante -.
Ad ogni modo, la parentesi che ho vissuto nel recupero delle tre pellicole - perchè non credo di avere il coraggio di proseguire, considerato che le restanti tre finirono snobbate anche allora - è stata ludica e clamorosamente divertente anche quando si è trattato di prendere in giro l'abbigliamento, la faciloneria, le situazioni campate in aria in termini di script e chi più ne ha, più ne metta: in fondo, questo tipo di proposte di grana grossissima hanno fatto la fortuna e la spensieratezza della mia infanzia, e probabilmente gettato i semi per quello che sarebbe divenuto, decenni dopo, il pane e salame che tanto difendo e sostengo.
A difesa, per l'appunto, di questo numero tre, occorre ammettere che il nuovo protagonista Larry Jones appare quantomeno più simpatico di Anthony Scott/Rossi Stuart, sarà perchè effettivamente preso di mira dopo essere intervenuto in difesa dell'outsider Greg, per il suo background proletario o per il nuovo maestro Masura, decisamente più simile all'ispiratore del genere Miyagi del precedente Kimura, finto asceta davvero poco credibile soprattutto nella versione mostrata nel secondo capitolo.
Per il resto, trama e svolgimento sono quanto di più scontato potrebbe essere ritrovato in questo tipo di proposte: presentazione dell'eroe, presentazione dei suoi avversari, momento di difficoltà, addestramento con il maestro e vittoria finale, solo in una qualità da far pensare ai thriller del sabato sera di Italia Uno come ad una cosa davvero, davvero figa.
Rispetto ai primi due capitoli diminuisce la componente drammatica dei combattimenti - meno violenza e sangue, più richiami ai classici tornei di arti marziali di matrice "olimpica", Colpo del drago escluso, che ancora adesso mi chiedo, essendo un segreto di Kimura, come fosse inserito nel corso intensivo di Masura per diventare degli assi del karate nel giro di due settimane scarse -, mentre resta l'atmosfera universitaria ed in stile College - per richiamare un altro cult trash del periodo - del film precedente: probabilmente, ragionando a mente fredda, si potrebbe addirittura pensare di porre questo capitolo alle spalle del primo, ma in fondo, poco importa.
Si è trattato di un'operazione nostalgia che ho vissuto con grande piacere pur conscio dei suoi enormi, clamorosi e terrificanti limiti, lasciando che mi bastasse l'effetto quasi da droga del mitico kimono d'oro, o del Colpo del drago.
In fondo, non si smette mai di essere bambini.
Ed è bello, a volte, non dimenticarsene.





MrFord





"Now I’m banging on your door
just like four up on the floor
this is happening too soon
why are we battling the moon?
You are my golden, you are my golden, you are my golden."
Kylie Minogue - "Golden Boy" -





sabato 18 giugno 2016

Il ragazzo dal kimono d'oro 2

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)
Origine: Italia
Anno: 1988
Durata:
92'








La trama (con parole mie): tornato negli Stati Uniti forte degli insegnamenti di Kimura, Anthony Scott si prepara ad iniziare l'università nello stesso campus che, vent'anni prima, vide laurearsi suo padre, in Florida.
Festeggiato il compleanno con i nonni e ricevuta in regalo una macchina nuova, Anthony finisce per trovarsi nei guai già sulla strada della sua nuova città, quando a seguito di un diverbio da automobilista finisce per essere buttato fuori strada dalla banda dei Tigers, un gruppo di studenti appassionati di arti marziali che terrorizza il campus capeggiata dal bieco Dick: stretta amicizia con l'outsider Luke, Anthony si troverà a doversi battere prima con lo stesso Dick, e dunque con il fondatore dei Tigers, Mark Sanders, disposto a tutto pur di affermare il dominio del gruppo che creò dieci anni prima.












Il recupero della prima trilogia dedicata alla saga de Il ragazzo dal kimono d'oro è stata un vero e proprio tuffo nel passato, considerato che da oltre vent'anni - facciamo anche venticinque - non mettevo più gli occhi su quella che, a tutti gli effetti, è stata la versione italiana finto americana dei poveri di Karate Kid sul finire degli anni ottanta, e che alcuni personaggi, situazioni e passaggi si sono ripresentati come immagini tornate a galla dopo una sorta di oblio mescolando tenerezza ed amarcord.
Quello che, però, è certo, è che affetto e ricordi a parte il secondo capitolo del brand risulta davvero terribile, sia in termini cinematografici - ma questo già si sapeva - che di scrittura, tanto da ricordare al sottoscritto schifezzone terribili come il secondo Voglia di vincere figlio dello stesso periodo: come se non bastasse, il già non troppo simpatico Anthony Scott finisce per diventare a questo giro praticamente insopportabile, tanto da muovere il sottoscritto a simpatizzare per i pezzentissimi Tigers - versione di serie b del mitico Cobra Kai -, provocati in partenza rispetto all'incidente che da inizio alla rivalità e dunque, di fatto, sfruttati come il classico punching ball da buoni di qualsiasi film di grana grossa dei tempi: e se l'esempio dei "cattivi" bastonati da un "buono" spocchioso e sottilmente prepotente non basta, quello della spalla di quest'ultimo, Luke, che praticamente si mette una scopa in culo e ramazza la stanza per il ragazzo dal kimono d'oro ha del clamoroso.
Ma in fondo poco importa: sono banalità che rispetto all'atmosfera fanno quasi sorridere, e prendere bonariamente per il culo una produzione al limite del ridicolo per la quale, però, non si può che provare affetto, se non altro perchè grazie alle sue immagini si finisce per tornare ai tempi della prima media, quando tutto era più semplice, non c'erano troppi grigi ma quasi esclusivamente bianchi e neri e la via per la soluzione di qualsiasi problema era assolutamente lineare.
Poi, certo, per chi non l'avesse vissuto sulla pelle allora un film come questo risulta agghiacciante sotto tutti i punti di vista, dalla colonna sonora platealmente plagiata - come era stato, del resto, anche per quella del capitolo precedente - all'improbabile ritorno del maestro Kimura, con tanto di cambio di attore e passaggio di quest'ultimo da eremita a scommettitore, senza contare il fantascientifico utilizzo del Tempo che mostra nel giro di qualche giorno Anthony inviare una lettera al suo vecchio mentore nella foresta delle Filippine ed essere raggiunto dallo stesso in un paio di giorni, o il finale aperto con tanto di strizzata d'occhio ad un terzo capitolo che, lo vedremo, non avrà comunque Kim Rossi Stuart ed Anthony Scott come protagonisti.
Dettagli, comunque, per un tuffo nel passato remoto di questo vecchio cowboy e degli albori del suo essere tamarro e di pancia: certamente allora sognavo di essere un charachter in stile Anthony, pronto a raddrizzare torti e sorprendere soprattutto chi non lo riteneva in grado di compiere grandi imprese, mentre ora il personaggio principale mi pare irritante almeno quanto i suoi avversari, e non mi dispiacerebbe vedere tutti rimessi in riga da un Kimura in stile Gunny, ma alla fine è giusto così.
Le ragazzate sono sacrosante e a loro modo belle proprio perchè sono ragazzate.
Con o senza un kimono d'oro.





MrFord





"Go-Go-Golden Boys
you’ve got your war toys
looking straight on
and with your eyes of blue
I will remember you
one for me, one for you."
NOFX - "Golden boys" - 





venerdì 17 giugno 2016

Il ragazzo dal kimono d'oro

Regia: Larry Ludman (Fabrizio De Angelis)
Origine: Italia
Anno: 1987
Durata:
94'








La trama (con parole mie): Anthony Scott, adolescente americano cresciuto a Boston, giunge nelle Filippine per incontrare il padre, giornalista d'assalto finito "confinato" in Oriente a causa delle sue inchieste scomode, in modo da recuperare il rapporto con lo stesso, più difficile dopo la separazione di quest'ultimo dalla madre. Entrato in conflitto con un giovane delinquente del luogo, Quino, Anthony si complica la permanenza sfidando apertamente lo stesso, addestrato tempo prima da un leggendario maestro di arti marziali, Kimura, che proprio a seguito della condotta di Quino ha deciso di lasciare l'insegnamento e la civiltà per vivere come un eremita nella foresta.
Ferito gravemente dopo uno scontro con Quino, Anthony viene ritrovato e salvato proprio da Kimura, che deciderà di addestrarlo in modo da renderlo in grado di sconfiggere il suo vecchio allievo: tornato a fronteggiare il rivale, Anthony avrà dalla sua l'esperienza del maestro ed il letale "Colpo del drago".










Ricordo benissimo i tempi in cui, tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie, attraversai la fase arti marziali della mia vita di spettatore, dalle prime, mitiche visioni dei cult con Bruce Lee alle pietre miliari come Kickboxer o Senza esclusione di colpi con Van Damme fino a quello che considero come uno dei passaggi fondamentali dalla mia infanzia con la saga di Karate Kid.
Proprio a seguito del successo di quest'ultimo, qui in Italia si pensò immediatamente a cavalcare l'onda come negli anni settanta fu per il Western, l'Horror ed in parte per quello che, poi, fu rivalutato come Poliziottesco, sfornando, con tanto di nomi anglofonizzati e girato in inglese, una versione nostrana e dei poveri proprio del lavoro di John Avildsen, con protagonista un giovanissimo Kim Rossi Stuart che, nei panni del classico teenager americano cresciuto nella bambagia, finisce per provare sulla pelle la dura vita di un paese in cui sopravvivere non è così semplice, prendersi i suoi schiaffoni ed ovviamente sfoderare un comeback con tanto di improbabile addestramento con un leggendario maestro in tempi da fantascienza - almeno il buon vecchio Daniel-San qualche mese di dai la cera togli la cera se l'è schiaffato, mente qui in una settimana scarsa si impara a meditare, "essere uomini" e sfoderare il famigerato Colpo del drago, che se non ricordo male ai tempi fu un must al parco tra me e i miei amici -.
Curioso, invece, come non avessi mai più pensato di tirare fuori dal cilindro dei ricordi questa pellicola - per quanto ne avessi ancora benissimo a mente i passaggi principali -, se non che il mio collega, amico e compare Steve detto Tango, in onore della serata dedicata all'ultima Wrestlemania ha deciso di omaggiarmi dei dvd dei primi - e di qualità "più alta" - tre capitoli di un brand che ai tempi proseguì addirittura fino al sesto lungometraggio: a quel punto non potevo più esimermi, tornando sulle tracce di Anthony Scott e del kimono d'oro, probabilmente insieme alla canotta di Jack Burton ed alla fascia del già citato Karate Kid uno degli oggetti di culto della mia prima adolescenza - e non solo di allora, tengo a sottolineare -.
Il ritorno alle immagini ed alle atmosfere dei tempi, così come a passaggi che ricordavo come se li avessi visti ieri - il brutale pestaggio di Anthony o il combattimento finale -, con i colpi di alluce di Quino ed il trionfale finale "cieco" prima del Colpo del drago mi ha divertito non poco nonostante l'ingenuità della proposta, figlia di un'epoca nel corso della quale bastava davvero poco - e non in senso necessariamente negativo - per intrattenere un pubblico che forse era più naif, ma che mostrava desiderio e voglia di essere, per l'appunto, intrattenuto.
In un certo senso, rivedere Il ragazzo dal kimono d'oro è stato come ritrovare a casa dei genitori la vecchia console con i primi videogiochi che ai tempi ci sembravano spettacolari e difficilissimi e che, ora, abituati alla Playstation 4 ed a prodotti sempre più simili a film finiscono per apparire elementari e semplicissimi.
Dal canto mio, quando capita di andare a trovare i vecchi Ford in montagna, non sento mai troppo dispiacere ad accendere e far girare qualche vecchia cartuccia sul Sega Mega Drive.
Più o meno è la stessa sensazione che ho provato vedendo Kim Rossi Stuart che indossa il mitico kimono d'oro.





MrFord





"His rise was irresistible (yeah) - he grew into the part
his explanation simply that he suffered for his art
no base considerations of some glittering reward
the prize was knowing that his work was noticed and adored."
Freddy Mercury - "The golden boy" -





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