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giovedì 31 maggio 2012

Die hard 3 - Duri a morire

Regia: John McTiernan
Origine: Usa
Anno: 1995
Durata: 131'



La trama (con parole mie):  John McClane, tornato a New York dopo la separazione dalla moglie Holly, sempre in bilico tra una sospensione e l'altra e con una tendenza all'alcolismo decisamente in crescita, viene richiamato in servizio dal suo comandante a seguito di una terrificante esplosione rivendicata da un terrorista di nome Simon, che coinvolge l'inossidabile poliziotto ed il suo involontario compagno di sventure Zeus - un ex tassista di Harlem - in un gioco sempre più rischioso che maschera da attentato un piano articolato per rubare tutto l'oro della Federal Reserve.
Inizierà dunque una sfida a distanza che porterà il poco disciplinato protagonista a scoprire che, in realtà, Simon altri non è che il fratello maggiore di Hans, l'uomo che anni prima proprio McClane uccise al termine dell'attacco al palazzo della società della sua metà.




Il terzo capitolo della saga di Die hard mi ha fatto tornare in mente il periodo in cui, preso solo ed esclusivamente dal Cinema d'autore, vedevo mio fratello completamente assorbito dai botta e risposta tra Bruce Willis e Samuel Jackson - entrambi reduci dal successo di Pulp fiction - criticando la sua eccessiva affezione per quel film tutto esplosioni e situazioni al limite dell'inverosimiglianza: non potevo sbagliarmi di più.
Perchè Die hard è e resta, di fatto, uno dei migliori antidoti per lo stress della quotidianità, nonchè una delle più alte espressioni del Cinema d'azione americano: inoltre, dopo il - leggero - passo falso del secondo capitolo, il ritorno dietro la macchina da presa di John McTiernan segna, di fatto, un nuovo salto in avanti della qualità delle imprese dell'irresistibile John McClane, per l'occasione spalleggiato da uno Zeus Carver che, seppur interpretato da un Samuel Jackson ancora in odore del suo Jules tarantiniano, fornisce al pubblico il miglior compagno d'avventure possibile per l'instabile poliziotto, regalando una serie di battute e provocazioni in pieno stile "da duri" come possono riservare soltanto perle come la serie dedicata ai leggendari Hap e Leonard firmata da Joe Lansdale o i duetti tra Walt e il suo barbiere in Gran Torino.
Certo, non siamo ai livelli di cult assoluto di Trappola di cristallo, eppure tutto funziona, dall'articolato piano di Simon al ritmo vertiginoso dell'intera vicenda - che non patisce neppure un minuto delle due ore piene di durata -, dall'ironia agli effetti speciali da urlo - l'esplosione che apre la pellicola è un pezzo d'antologia nel genere, roba da rimanere a bocca aperta e lasciare la mente correre ad un'altra magia di questo tipo, ma molto successiva: la sequenza dell'attentato in apertura di quel gioiellino che è I figli degli uomini -, dalla tecnica alla mai da sottovalutare capacità di non prendersi troppo sul serio.
Insomma, che siate appassionati oppure no di tamarrate action, resta davvero difficile non affezionarsi ad una saga come questa, capace di superare come se nulla fosse - o come fossero i consueti nemici carne da cannone di turno - le barriere tra uomo e donna, quelle tra Cinema d'autore e blockbusteroni selvaggi e soprattutto del tempo: il fascino di McClane e delle sue avventure, infatti, risulta immutato nonostante siano passati ormai diciassette anni da questo terzo capitolo, tanto da suscitare, al massimo, osservazioni sui cellulari o sulle macchine di allora - oggi risulterebbe difficile compiere certi salti ed atterraggi sulle quattro ruote senza vedersi esplodere l'airbag in pieno viso - mossi da quella bonaria nostalgia di un'epoca che tutti noi abbiamo vissuto e che risulterà "antica" alle prossime generazioni di spettatori - se non già ora -.
Una conferma decisa, dunque, per John McTiernan, che nonostante gli ultimi exploit non proprio esaltanti della sua carriera ed un silenzio che dura ormai dagli inizi degli anni zero si conferma come uno dei più autorevoli riferimenti dell'action fracassona anni ottanta, e per Bruce Willis, fondamentale rappresentante di una tradizione amatissima in casa Ford nata con Sly e Schwarzy e passata grazie anche al suddetto Bruce nelle mani di quello che, attualmente, è il loro definitivo erede: Jason Statham.


MrFord


"Hot town, summer in the city
back of my neck getting dirty and gritty
been down, isn't it a pity
doesn't seem to be a shadow in the city."
The Lovin' Spoonful - "Summer in the city" -



martedì 29 maggio 2012

Die hard - Trappola di cristallo

Regia: John McTiernan
Origine: Usa
Anno: 1988
Durata: 131'



La trama (con parole mie): John McClane è un poliziotto di New York fresco di separazione giunto a Los Angeles la vigilia di Natale per tentare di ricongiungersi con la moglie, donna in carriera presso una società giapponese. Quello che l'uomo non sa è che ad attenderlo al party dell'azienda stessa, oltre alla moglie e i suoi colleghi, c'è un commando di ladri professionisti celati dietro la maschera dei terroristi pronto a seminare il caos per trafugare più di seicento milioni di dollari di azioni della compagnia.
Quello che il commando non sa è di avere di fronte un uomo deciso, coriaceo, tutto d'un pezzo e con la battuta pronta che pare non avere altra scelta se non battersi con loro per cercare di sventare il colpo, salvare gli ostaggi e, chissà, tornare anche a casa con la sua metà.




Iniziamo subito con il botto: Die hard - Trappola di cristallo è un cultissimo con i controcazzi che fumano.
Uno dei vertici assoluti del Cinema action anni ottanta nonchè della carriera di John McTiernan - in quegli anni in grande spolvero, si ricordi Predator -, anche a distanza di ormai quasi un quarto di secolo non ha perso nulla del suo antico splendore, e grazie ad un mix pressochè perfetto di ironia, tamarraggine, imprese impossibili e sparatorie improbabili consegna al pubblico uno dei più inossidabili action heroes della Storia del Cinema: John McClane, una delle incarnazioni più fortunate di Bruce Willis - che ho scoperto proprio nel corso di quest'ultima visione aver girato questo film più o meno alla mia età, nonostante sembrasse di almeno dieci anni più vecchio -.
Primo di una fortunatissima serie di quattro, Trappola di cristallo riuscì, in un decennio in cui spesso e volentieri la qualità non fece il paio con il Cinema d'azione, a prendere il modello esportato dal John Woo di Hard boiled applicandolo al gusto larger than life tutto made in Usa, confezionando un giocattolone divertente e divertito in grado di appassionare - grazie ad un ritmo invidiabile ed una costante tensione stemperata con incredibile equilibrio dalle battute a raffica del protagonista - anche i non avvezzi al genere.
Per quanto, infatti, il sottoscritto sia un difensore strenuo ed un amante delle tamarrate del periodo portate sul grande schermo da mostri sacri come Stallone, Schwarzenegger e Van Damme, continuo in qualche modo a capire i detrattori delle loro più importanti perle, mentre sfido chiunque - anche il più radical chic tra i radical chic - a prendere una posizione di sufficienza rispetto a Die hard, una chicca anche registica come raramente capita di trovare nel mercato a grana grossa dei blockbusteroni.
Come se la regia stessa ed il ritmo non bastassero, poi, in campo troviamo una squadra di "cattivi" da manuale per il periodo - tutti europei con trascorsi da Est pre caduta del Muro di Berlino - rappresentati alla grandissima da un Alan Rickman - che i più giovani ricorderanno come il Piton di Harry Potter, e i meno giovani come lo sceriffo di Nottingham nel Robin Hood interpretato da Kevin Costner - in grande spolvero, comprimari d'eccezione - dall'esilarante autista di Limo alla spalla Al Powell, più noto al grande pubblico nel ruolo del padre di Otto sotto un tetto - e poi di nuovo lui, John McClane.
Spesso, quando mi capita di leggere un romanzo - o una serie di romanzi -, mi trovo a ripetere e sottolineare che quando un autore azzecca il giusto protagonista, la saga non può che trasformarsi in un successo assicurato e duraturo: con Die hard accade lo stesso.
Dai piedi nudi alle sigarette, dal "hippy hay hoo, pezzo di merda!" ai dialoghi con il succitato Powell, McClane non perde smalto neppure un minuto, perfino quando si concede parentesi più serie: lui è l'emblema di una neppure troppo sottile critica alla gestione del potere da parte di molti membri delle forze dell'ordine - non è un caso che il comandante locale e i due agenti dell'FBI inviati sul posto siano emeriti imbecilli - e alla preferenza, nell'assegnazione dei ruoli, alla politica più che all'abilità sul campo.
Ed un protagonista così, un pò cowboy e un pò ribelle, un pò cazzone e un pò eroe, simbolo ed ispirazione per generazioni di suoi epigoni negli anni a venire - non ultimo il Nathan Hunt di Mission impossible - non poteva che essere un vero e proprio idolo fordiano.
Senza contare che Die hard è davvero, davvero un signor film.
E se qualcuno prova a dire il contrario, si prepari a ricevere la visita del signor McClane.
Cui sarò lieto di donare due bottiglie nuove nuove pronte per l'occasione.


MrFord


"When it comes to fighting
trying to play it rough
I will take you twenty rounds
I'm just too tough, too tough
too tough, too tough."
The Rolling Stones - "Too tough" -


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