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martedì 31 marzo 2015

Mortdecai

Regia: David Koepp
Origine: USA
Anno:
2015
Durata:
107'






La trama (con parole mie): Mortdecai è un non troppo pulito mercante d'arte di base in Inghilterra, pronto ad occuparsi dei suoi baffi come dell'amata moglie Johanna e delle opere che i suoi bisogni economici o le circostanze lo inducono a recuperare, comprare o vendere.
Quando il vecchio rivale in amore ed agente dell'MI6 Martland lo coinvolge nella ricerca di un Goya misteriosamente trafugato a seguito della morte della restauratrice che se ne stava occupando, i nodi sentimentali, economici ed artistici vengono al pettine: Mortdecai dovrà dunque venire a patti con se stesso, i baffi che di recente l'hanno contraddistinto, il suo fido guardaspalle Jock e tutto il mondo dell'arte - più o meno sotterraneo - per poter risolvere il caso, tirarsi fuori dai guai e rimediare al recente precipitare della sua reputazione.
Riuscirà l'impacciato ed assolutamente inaffidabile ed improvvisato uomo d'azione a portare a termine la più importante delle missioni che mai si è trovato ad affrontare?








In tutta onestà, pensavo che quest'anno non ci sarebbe stata gara, rispetto alla prima posizione nella classifica dedicata al peggio, considerato il livello garantito da Cinquanta sfumature di grigio.
Purtroppo per me, ero in errore: Mortdecai, infatti, ha rappresentato senza ombra di dubbio una delle esperienze da spettatore più agghiaccianti degli ultimi mesi, una fiera del ridicolo di un'ora e quaranta capitanata da un inguardabile Johnny Depp, ormai degno erede di Robert De Niro rispetto allo sputtanamento di se stessi e di una carriera un tempo da brividi, pessimo prodotto di finta avventura patinata assolutamente ridicola.
Trovare altro da scrivere a proposito dello scempio firmato da David Koepp - che sarà pure un mestierante, ma in passato è riuscito anche a portare in sala cose discrete - è davvero difficile, e a nulla servono ambientazioni europee finto alternative - almeno per gli abitanti degli States - o un cast sulla carta stellare - il già citato e spompatissimo Depp, Paul Bettany, Gwyneth Paltrow, Ewan McGregor -, così come un impegno prossimo allo zero dei neuroni per trovare almeno una parziale giustificazione all'esistenza di una roba inutile sotto tutti i punti di vista come questa.
Neppure l'azione e l'utilizzo almeno sulla carta ironico del tuttofare Jock riescono a salvare il salvabile, specie quando ad ogni piè sospinto il protagonista pare non attendere altro se non l'occasione per gigioneggiare risultando, più che un improvvisato James Bond shakerato con Clouseau, una pallida e patetica imitazione di Mr.Bean, uno dei fenomeni di grande e piccolo schermo che più ho detestato nel corso della mia vita.
Non ricordo quando fu l'ultima volta in cui dovetti lottare con il desiderio di mandare avanti veloce una pellicola - il già citato Cinquanta sfumature di grigio escluso -, ma è giusto che sappiate che resistere, in questo caso, è stato di una difficoltà da record: se possibile, dunque, a meno che non cerchiate un titolo destinato a finire per certo in cima alle classifiche del peggio dell'anno, fate in modo di non incrociare neppure per sbaglio il cammino di Mortdecai e dei suoi ridicoli baffi, resi protagonisti di un tormentone di coppia noioso quanto il film stesso.
Vorrei poter trovare lo spunto per rendere più interessante il post, corposo ed in grado di compensare l'eventuale visione di questo Merdecai, ma è davvero, davvero troppo perfino pensando di mettersi alla tastiera - o davanti allo schermo - con in corpo una robusta dose di White Russian.
Senza contare che, effettivamente, questa roba davvero non merita niente più di due righe che la possano liquidare il più in fretta possibile.




MrFord




"State, state, state, state of the art
(state of the art)
(hold the phone, it's so)
state, state, state, state of the art
(listen to the difference!)
state, state, state, state of the art
(by use of a computer)
(oh my God, it's so)
state, state, state, state of the art."
Gotye - "State of the art" - 




mercoledì 20 febbraio 2013

Premium rush - Senza freni

Regia: David Koepp
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 91'



La trama (con parole mie): Wilee è un pony express che cavalca le strade di Manhattan in sella alla sua bicicletta senza cambio e senza freni, pronto a consegnare pacchi in extremis evitando taxi, pedoni e rivali su due ruote perchè assolutamente incapace di mettersi nell'ottica di abbandonare i pedali per sedersi ad una scrivania in un completo grigio.
Un giorno gli viene assegnato un incarico dalla coinquilina della collega Vanessa - che lui vorrebbe davvero fosse la sua donna, e ci sono le possibilità -, Nima, che ha risparmiato dollaro su dollaro per portare dalla Cina negli States suo figlio per una cifra considerevole destinata alle teste di serpente.
Peccato che in mezzo si metta Bobby Monday, poliziotto corrotto con la passione per il gioco d'azzardo che ha come unica chance di riscatto rispetto ai suoi debiti considerevoli di mettere le mani sulla ricevuta che può valergli cinquantamila bigliettoni.





Forse, ultimamente, mi sono rammollito.
Sarà la vecchiaia, o la paternità ormai incombente. 
Eppure mi rendo conto di rimanere spesso colpito da pellicole che, sulla carta o tecnicamente, hanno da offrire uno spettacolo coinvolgente soltanto fino ad un certo punto che riescono, in un modo o nell'altro, a sorprendermi in positivo quanto più le loro mire restano basse.
O forse, sono semplicemente un proletario della settima arte, oltre che della vita vissuta.
Ma partiamo dall'inizio: David Koepp, che molti di voi bolleranno come illustre sconosciuto, è un signore che in realtà si è dato da fare parecchio ad Hollywood come sceneggiatore e come regista - la sua penna è legata a Jurassic Park, Carlito's way, Mission impossible, Omicidio in diretta, Echi mortali, Spider man, tra gli altri, mentre dietro la macchina da presa è possibile trovare questa firma dietro cose interessanti come lo stesso Echi mortali o Ghost town ed altre decisamente pessime come Secret window -, un artigiano della settima arte in grado di mettersi in gioco esplorando più generi e sperimentando - per quelli che sono i suoi mezzi - ben più di uno stile.
Con questo Premium rush, di fatto, il buon David torna agli anni ottanta che furono dominati da pellicole come California skate ed ai primi novanta di Speed, ingranando una marcia costruita su ironia guascona e ritmo da vendere per un divertissement che richiama lo stile ad incastro del primo Guy Ritchie e che, di fatto, proprio per la sua semplicità, anche nei limiti finisce per coinvolgere e conquistare l'audience neanche fosse un cult di trent'anni fa riscoperto magicamente al giorno d'oggi dopo aver passato tutto questo tempo in una sorta di capsula del tempo.
Chissà, forse è perchè mio padre è fieramente un ciclista ancora oggi, a sessantacinque anni suonati, o forse perchè le cicatrici peggiori me le sono procurate proprio facendo il cazzone sulle due ruote a pedali - la sequenza del ribaltamento di Vanessa mi ha ricordato un "incidente" causato da un vecchio compagno di scuola che mi vide finire a cavallo tra selciato e terra battuta, con il cambio rotto ed il ginocchio praticamente smaciullato dall'asfalto -, ma ho trovato questa sorta di thriller tamarro e sguaiato assolutamente in linea con quelli che erano i film che, da ragazzino, mi esaltavano senza ritegno spingendo l'acceleratore dell'immaginazione fino a farmi sognare di essere proprio il protagonista outsider rispetto al rivale in amore ovviamente pompatissimo che alla fine riesce ad avere ragione di cattivo e non grazie ad un talento arrembante e alla voglia di fare, sempre e comunque.
Di sicuro, Koepp sa che mettere insieme il gusto eighties per il chiasso e l'ottica cool videoclippara e ludica più legate al presente ha tutte le potenzialità per produrre il cocktail perfetto, specie se, per servirlo, ci si affida a garanzie come Joseph Gordon Levitt - a metà tra il bravo ragazzo e la faccia di merda - e Michael Shannon - che ormai dovrebbe essere brevettato come sinonimo dello psicopatico -: il lavoro del regista, per quanto ad ispirazione assolutamente più simile ad una faticata di cuore che ad un colpo a sorpresa della classe cristallina, funziona dall'inizio alla fine, tocca temi interessanti nell'ambito della crime story - le teste di serpente, i poliziotti corrotti - ed altri decisamente più consoni alla leggerezza di quei titoli buoni buoni per un sabato sera perfetto per dimenticare ogni ansia della vita moderna - e della sua quotidianità -.
Niente marce, niente freni, fiato grosso e voglia di rischiare.
Decisamente roba più soddisfacente di un completo grigio.
Andare a fondo, e chiedere un altro giro di giostra.
Nel corso di questo post ho scritto molti forse.
E chissà che non abbia avuto ragione a citare almeno uno di essi.
Quello che è certo è che Premium rush è un gran bell'intrattenimento.
Che a volte, semplicemente, è quello che serve.
Come un respiro profondo dopo aver spinto il proprio corpo oltre il suo limite.
Un rutto liberatorio al termine di un pasto godurioso.
Avere l'impressione di poter tenere la vita per le redini, almeno una volta.
Almeno una sera.
O un signor pompino prima di dormire.
Direi che certo ci sono poche cose che si potrebbero chiedere più di questa.
Ecco: questo è il tocco scombinato e magico di Premium rush.
Avercene.


MrFord


"Bicycle bicycle bicycle
I want to ride my bicycle bicycle bicycle
I want to ride my bicycle
I want to ride my bike
I want to ride my bicycle
I want to ride it where I like."
Queen - "Bicycle race" -


domenica 4 marzo 2012

Echi mortali

Regia: David Koepp
Origine: Usa
Anno: 1999
Durata: 99'



La trama (con parole mie): Tom Witzky, un operaio quarantenne con ambizioni musicali mai realizzate, si è appena trasferito in un nuovo quartiere di Chicago con la moglie incinta Maggie ed il figlioletto Jake.
Ad una festa per conoscere i vicini viene ipnotizzato dalla cognata, rivelandosi particolarmente ricettivo a pratiche di questo genere.
L'avvenimento "apre le porte della percezione" dell'uomo, che comincia ad avere inquietanti visioni legate ad un omicidio che sarebbe avvenuto proprio nella loro nuova casa: la ragazza che le popola - e che lo stesso Tom scopre essere in contatto anche con il figlio - pare intenzionata a fare di tutto affinchè venga fatta luce su quello che le è capitato.
Peccato che i segreti che i Wizky porteranno alla luce del sole - in tutti i sensi - potrebbero costare loro la vita.



Ci sono alcuni titoli che, pur essendo ben lontani dall'originalità sfrenata e privi del guizzo che possa far superare la linea di demarcazione tra un'opera "di passaggio" ed una destinata a colpire gli spettatori nel profondo, risultano assolutamente godibili ed onesti, in grado di regalare il giusto intrattenimento nelle serate prive di novità appena uscite o qualche scommessa autoriale più o meno nota: Echi mortali è un esempio perfetto della categoria.
Scritta e diretta dal mestierante David Koepp - regista del recente Ghost town e sceneggiatore di pellicole come Spider Man, Jurassic Park, Carlito's way, Omicidio in diretta ed il primo Mission impossible - ed ispirata da un romanzo del grande Richard Matheson - autore di Io sono leggenda, quella meraviglia letteraria  deturpata non troppi anni fa dall'agghiacciante film con protagonista Will Smith -, questa pellicola si presenta come un funzionale thriller legato al sovrannaturale nello stile de Il sesto senso, privo di velleità particolarmente autoriali - nonostante le visioni di Tom, girate sei fotogrammi al secondo, risultino tutto sommato interessanti - eppure pane e salame al punto giusto per regalare un paio di momenti di buona tensione ed una serata da relax e divano in casa Ford, dove non ci si tira mai indietro rispetto ad una visione potenzialmente spaventosa - anche se non è questo il caso - con qualche morto ammazzato di mezzo.
La morale è molto simile a quella dell'esordio di Shyamalan - con la realtà che finisce per fare una figura pessima rispetto all'altro mondo -, le riflessioni - pur se non alte - si fanno sentire ed il cast - escluso Kevin Bacon, privo si superstar e costituito principalmente da caratteristi visti spesso e volentieri nell'ambito del Cinema Usa - funziona: nulla che faccia gridare al miracolo, dunque, ma certamente una visione da riscoprire rispetto a prodotti simili e certamente meno interessanti - per non dire schifezze abominevoli - che spesso e volentieri intasano le sale.
Gli echi di Shining e di Poltergeist si fanno sentire, così come la pesante eredità dei "bambini spaventosi" nel Cinema: certo, il Capolavoro di Kubrick e l'ottimo lavoro di Tobe Hooper - da non confondere con il Tom Hooper del soporifero Il discorso del re - sono di tutt'altra caratura, e Koepp - che, questo bisogna riconoscerlo, lo sa bene e non fa nulla per nasconderlo - si avvicina più all'appena guardabile Insidious, specie nella gestione del rapporto tra padre e figlio, eppure tutto funziona e i cento minuti scarsi scorrono agevolmente, senza insinuare il dubbio che si sia sprecato il tempo della visione.
Direi che, calato il sipario, questo è già molto di quello che potremmo chiedere ad un Cinema completamente d'intrattenimento come questo.


MrFord


"Strangers passing in the street
by chance two separate glances meet
and I am you and what I see is me
and do I take you by the hand
and lead you through the land
and help me understand the best I can."
Pink Floyd - "Echoes" -

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