Per farlo, però, dovrà sperimentare un'erba particolare applicandola al dna di una scimmia con un tumore al cervello e tornare ai tempi dei conquistadores per confrontarsi con uno stregone maya in grado di aprigli le porte del giardino segreto in modo da sconfiggere i cattivissimi inquisitori che impazzano in Spagna.
Cosa dite!? Che l'erba migliore se l'è fumata Aronofsky!?
Io ho una teoria.
C'era una volta il giovane Darren, regista di belle speranze, cui tutti, ma proprio tutti, dai genitori in poi, dicono che è tanto bravo e tanto geniale da superare in inventiva tutti quei supposti cineasti che girano - in tutti i sensi - dalle parti di Hollywood, e che lui, se si impegna, può fare meglio di tutti loro messi insieme.
Dai genitori in poi devono essere così credibili nell'opera di convincimento che il giovane Darren comincia a crederci davvero, e decide che sì, è ora che la settima arte conosca la portata del suo intelletto superiore.
Arriva dunque il momento, dopo una serie di cortometraggi, dell'esordio in grande stile con Pigreco - Il teorema del delirio, che tiene fede in tutto e per tutto al suo titolo.
Darren è fiero ed orgoglioso, ma se si escludono i giovani critici che, come lui, si professano geniali ed innovatori, il resto del mondo si limita a stroncare, se non ignorare, la pellicola.
Passano due anni, ed ecco Requiem for e a dream.
Le cose migliorano leggermente, anche se, in fondo, non di molto.
Ma Darren è ambizioso, e vuole di più.
Così, per sei dico sei anni lavora ad un progetto che è una dichiarazione d'amore al suo genio e alla compagna, Rachel Weisz, destreggiandosi tra difficoltà di produzione, tagli, nuove stesure del soggetto, momenti di sconforto nel vedere uno dei sex symbol dello stardom hollywoodiano, Hugh Jackman - che, peraltro, pare dirigerà ancora e di nuovo nelle vesti di Wolverine - darci dentro di lingua con la suddetta compagna del regista in una scena decisamente ardita, o quantomeno voyeuristica se si pensa alla sua realizzazione.
Il risultato fu L'albero della vita.
Che, lasciatemelo dire, è uno dei più noiosi, privi di senso, boriosi, rivoltanti pipponi che mi sia capitato di vedere negli ultimi tre o quattro anni, un calderone di cultura che pretende di essere alta e distrugge l'unica buona idea dietro al ridicolo script - ovvero, il fatto che l'amore e la vita eterna si sfiorino negli istanti passati con la persona "giusta", come abilmente sottointeso dall'immenso Inception e magistralmente narrato nella stupefacente apertura di Up! - seppellendola sotto minuti di immagini che farebbero impallidire anche il peggiore degli imitatori di Battiato, sequenze ostinatamente ripetute fino allo sfinimento - dello spettatore - e momenti di imbarazzante, involontaria ironia nelle scene quasi erotiche tra il Wolverine santone e l'albero della vita.
E non ditemi che la linfa dello stesso non sembra - perdonate la volgarità kevinsmithiana - una bella vagonata di sbubba che il nostro protagonista è pronto a bersi avidamente.
Ovviamente, e giustamente, L'albero della vita si prende un sacco di sonore bottigliate dalla critica di tutto il mondo, e Darren, distrutto dal dolore, si ritira pensando a cosa avrà mai sbagliato, fino a quel momento, e perchè il suo genio sia così terribilmente incompreso.
Riflettendo a proposito di questi massimi sistemi, un bel giorno, probabilmente, assiste per caso ad un incontro di wrestling - che potrebbe essere uno qualsiasi tra quelli disputati da Shawn Michaels negli ultimi anni della sua incredibile carriera, terminata con l'ultima Wrestlemania - e viene colto da una folgorazione improvvisa: il dolore di questi omaccioni in mutande è lo stesso che l'ha divorato nei primi dieci anni dei suoi insuccessi da regista.
Così, sforna The wrestler, una pellicola di stampo altamente eastwoodiano, commovente e potentissima, pane e salame, senza alcuna pretesa pseudointellettualoide, che rilancia Mickey Rourke e consacra il buon Darren portandogli in dono anche il Leone d'oro.
Neanche il tempo di far riprendere i suoi più arcigni detrattori dallo shock, che subito incalza con l'altrettanto - anche se un pelo meno - stupefacente Black swan.
Cosa è successo, dunque, al Darren genietto di mamma e papà di questa ciofeca di L'albero della vita?
Io ho una teoria.
Darren ha un gemello che ha usato il suo nome senza dirglielo girando tre film uno peggio dell'altro, fino a quando il nostro non se n'è avveduto, e dopo averlo tolto di mezzo con una mossa di wrestling, si è rimboccato le maniche e ha deciso di porre rimedio a tutti i danni lasciati dal suo doppelganger.
O, forse, ha semplicemente smesso di farsi tutto quello che si faceva prima.
Probabilmente la sbubba dell'albero della vita.
MrFord
"But now I am jaded
you're out of luck
I'm rolling down the stairs
too drunk to fuck."
Dead Kennedys - "Too drunk to fuck" -
you're out of luck
I'm rolling down the stairs
too drunk to fuck."




