Con le appena trascorse vacanze natalizie, tra pranzi, cene, trasferte ed impegni moltiplicati dalla presenza in casa dei Fordini, qui al Saloon si è lavorato su alcune serie che erano rimaste in sospeso con la preparazione delle classifiche ed i festeggiamenti, ed approfittando di un momento libero ho deciso di ricorrere al vecchio stratagemma del Bullettin - rubrica che tenni un paio di estati or sono per riassumere in poche righe quello che di norma traduco in un post - per raccontare di tre titoli che ci hanno accompagnati in questo appena nato duemiladiciotto.
Parto con il più semplice da descrivere, Hawaii Five-O, giunto alla sua quinta stagione qui al Saloon con uno standard ormai rodato, una qualità non particolarmente alta ma anche una leggerezza perfetta per accompagnare i Ford tutti ai pasti, quando i più piccoli della tribù sfogano tutto quello che, di norma, viene sfogato giocando e dunque la concentrazione non è proprio quella delle grandi occasioni: non parliamo certo di un titolo imperdibile, quanto più del classico prodotto buono per tutti senza infamia e senza lode, che qui si continua a seguire per affezione rispetto ai protagonisti, per le location pazzesche e ormai anche per la sigla, diventata un must per i Fordini, con tanto di balletto incorporato.
Rimanendo in tema di sigle è diventata un cult da queste parti anche quella di Orange is the new black, chiamata con la quinta stagione a replicare la precedente, forse ad oggi la migliore annata per le ragazze di Litchfield. Il livello, purtroppo, si abbassa, complice un pò di confusione e di una mancanza di idee solide per gestire la rivolta scoppiata con la morte di Pussey, ma non mancano passaggi interessanti sia in termini comici o grotteschi sia emozionanti.
Il gruppo si rivela affiatato, è interessante il ruolo del cattivo affidato alla guardia Piscatella ed è attuale la critica sociale: manca solo il botto vero.
Chiudo questa breve carrellata con uno dei titoli più caldi dell'inverno, che a causa delle tempistiche non ho potuto valutare per la Top 30 dedicata alle serie tv negli appena assegnati Ford Awards - se ne riparlerà, in caso, a fine duemiladiciotto -: The Punisher.
Parte della scuderia dei personaggi Marvel targati Netflix e della versione urbana del Cinematic Universe, Frank Castle, ex marine in cerca di vendetta rispetto ai colpevoli della morte della sua famiglia, è un personaggio complesso e difficile da scrivere e descrivere, spigoloso ma profondo: Jon Bernthal lo rende alla grande, fisicamente e nell'approccio, e la serie ha il grande pregio di andare in crescendo, chiudendo con due episodi tesi e violentissimi. Peccato che la prima metà di stagione, giocata sulla preparazione dell'escalation della seconda, finisca per essere tendenzialmente lenta e priva della marcia che rispetto ad un prodotto seriale ti fa sbavare all'idea di schiaffarti un episodio dietro l'altro.
Un plauso, ad ogni modo, alla coppia formata da Punisher e Micro, davvero perfetti nel rendere l'atmosfera da buddy movie inserita in un contesto decisamente violento e drammatico.
Spero, comunque, in una seconda e nel rilancio definitivo di un charachter notevole finalmente rappresentato da un attore cui il ruolo pare essere stato cucito addosso come una seconda pelle.
MrFord


