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lunedì 17 febbraio 2020

White Russian's Bulletin


Alle spalle la Notte degli Oscar ed il mancato post di commento alla stessa - quest'anno, devo dire, è andata di gran lusso grazie a Parasite -, torna il Bulletin nella sua formula tradizionale e legato almeno in parte ai titoli che hanno preso parte alla cerimonia più nota dell'anno cinematografico. Accanto a loro il Saloon ritrova un trio di vecchi amici che si erano perduti e prosegue nel recupero di una serie divenuta ormai un cult, paradossalmente, per i più piccoli di casa Ford.


MrFord



1917 (Sam Mendes, USA/UK/India/Spagna/Canada, 2019, 119')

1917 Poster


Il grande favorito - ed il grande deluso - degli Oscar 2020, è giunto sugli schermi del Saloon qualche giorno prima della Notte, rafforzando l'impressione - fortunatamente sbagliata - che si sarebbe giocato l'incetta delle statuette con Joker, considerata l'abilità di entrambe le pellicole di risultare ad un tempo autoriali e profondamente pop.
Sam Mendes, che non è proprio l'ultimo arrivato, gira con grande tecnica una storia bellica che pare shakerare Dunkirk e Salvate il soldato Ryan, formalmente ineccepibile, arricchita da un paio di twist molto interessanti ma, a conti fatti, priva del cuore che ci si aspetterebbe da un titolo di questo genere.
Si lascia guardare, alimenta molto bene la tensione, rende molto bene le potenzialità dei mezzi tecnici che il Cinema oggi offre, eppure manca la scintilla che rende un buon film qualcosa di davvero memorabile, o che, nonostante sia stato ispirato dai racconti del nonno del regista, reduce della Seconda Guerra Mondiale, il regista avesse davvero la necessità di raccontare.





ODIO L'ESTATE (Massimo Venier, Italia, 2020, 110')

Odio l'estate Poster

Ricordo benissimo gli esordi televisivi di Aldo, Giovanni e Giacomo, così come la loro esplosione ai tempi di Mai dire gol e de I corti in teatro. Divenuti campioni d'incassi con il loro primo film Tre uomini e una gamba, ebbero il grande merito di far riscoprire una comicità all'italiana leggera e mai volgare, che fino a Chiedimi se sono felice - a mio parere il loro lavoro migliore - ed in parte a Tu la conosci Claudia? riuscirono a mantenere a livelli interessanti. 
Poi, come spesso accade per i comici consolidati, finirono vittime di loro stessi attraversando un decennio totalmente da dimenticare sia in televisione che al Cinema, finendo per allontanarsi da quello che era stato lo spirito del loro inizio: fortunatamente, ricongiuntisi con il vecchio amico Massimo Venier, i tre paiono aver ritrovato proprio quello spirito in Odio l'estate, dai tempi del già citato Chiedimi se sono felice di gran lunga la loro produzione migliore.
Forse parzialmente telefonato, ma genuino e piacevole, questo nuovo film porta con sé la malinconia che, a fine estate, rapisce da bambini così come da adulti, con la sensazione che la stagione delle vacanze e degli amori effimeri sia ad un tempo il momento più bello e più terribile dell'anno, perchè così come in grado di regalare magie, spietatamente giunge al termine sempre troppo presto.
Un pò come la vita. Ed è bello che Aldo, Giovanni e Giacomo non solo se ne siano ricordati, ma siano riusciti a raccontarlo quasi al loro meglio.




SCRUBS - STAGIONE 6 (ABC, USA, 2007)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue il recupero dell'intera cavalcata di Scrubs, ai tempi seguita saltuariamente dal vecchio cowboy e divenuta a scoppio ritardato uno dei cult del Saloon soprattutto grazie alla presa avuta sui Fordini ed alla presenza di un idolo totale come il dottor Cox.
Al sesto giro di giostra i medici del Sacro Cuore mostrano i primi segnali di stanca tipici delle produzioni lunghe, ed un mordente che non pare più quello degli esordi nonostante i numerosi avvenimenti importanti della stagione - il consolidamento del matrimonio di Turk e Carla, il secondo nato in casa Cox, il matrimonio di Elliot, il figlio di J.D. -: Scrubs è sempre piacevolissimo da vedere e per accompagnare i sempre più incasinati pasti di Casa Ford è perfetto, eppure in cuor mio spero, con la settima stagione, di poter assistere ad un colpo di coda che mi permetta di affrontare le ultime tre annate al meglio, e non con l'impressione che avrebbero dovuto chiudere prima.




JOJO RABBIT (Taika Waititi, Nuova Zelanda/Repubblica Ceca/USA, 2019, 108')

Jojo Rabbit Poster


L'appuntamento con Jojo Rabbit, uno dei titoli più recensiti anche qui nella blogosfera nel periodo precedente la Notte degli Oscar, è stato tra i più assurdi della mia vita recente di spettatore: tra lavoro, palestra, ritmi incalzanti e circo dei Fordini, nell'ultimo anno ho diminuito molto la mia percentuale di film visti alla sera, ma mai come nel giorno di Jojo Rabbit ho avuto un tracollo clamoroso.
Dei venti minuti scarsi visti a pezzi a fronte dei quasi centodieci complessivi, devo ammettere che il lavoro di Taika Waikiki mi è parso interessante ed emotivamente pronto a colpire - al contrario, ad esempio, di 1917 -, un pò come se avessero mescolato Wes Anderson ad una commediaccia tamarra ma dal cuore d'oro.
Sospendo il parere sul voto, e mi riprometto un recupero in tempi non sospetti, magari nel weekend, decisamente più lontano dal rischio crollo che ormai è un must della settimana lavorativa.

martedì 18 settembre 2018

Come un gatto in tangenziale (Riccardo Milani, Italia, 2017, 98')




- Considerata l'avversione che di norma nutro per il Cinema italiano recente, è curioso non solo che una commedia di questo tipo arrivi al Saloon, ma anche che finisca per piacermi non poco, risultando una delle più brillanti, malgrado qualche concessione di troppo nel finale, degli ultimi anni, in barba ad altri titoli made in Terra dei cachi più celebrati.

- La coppia Albanese/Cortellesi funziona a meraviglia, e i due, per quanto macchiettistici, si trovano alla perfezione nei loro ruoli che, risate a parte, svolgono anche una funzione sociale, e stimolano riflessioni certamente attuali ed importanti.

- Non potrà certo eguagliare i tempi d'oro della Commedia all'italiana, ma Come un gatto in tangenziale si adatta a quella che è la realtà attuale sia a livello umano che sociale, senza dimenticare classici senza tempo come il rapporto tra genitori e figli, le esperienze formative e la capacità di superare i propri pregiudizi.

- Esilaranti quasi tutti i siparietti che vedono il milanese trapiantato a Roma composto, colto e preciso di fronte alla vita "da strada" di Bastogi, quartiere al limite della periferia romana: nel corso delle disavventure di Albanese alla scoperta del mondo verace del fidanzatino della figlia non ho smesso un secondo di ridere.

- La piccola parte di Claudio Amendola, tamarro oltremisura e molto fordiano nel look che questo vecchio cowboy sfoggia in estate tra tatuaggi, canotta, pantaloncini e ciabatte, è un vero spasso, e culmina con una delle battute più folgoranti della stagione: al "Sono astemio" di Albanese risponde "Suca". Già cult.

- Personalmente, ho parteggiato per tutto il film per la parte sguaiata figlia dei bassifondi, annoiandomi a morte nei salotti radical pur riconoscendo che, alla fine, ed è questo il bello del film, tutti noi abbiamo difetti sociali e culturali, a prescindere dalle origini e dalla preparazione, e come per tutto il resto, sta a noi decidere se pilotarli o farci guidare da loro.

- La dose di retorica del finale abbassa di poco la resa del film, che comunque funziona, sensibilizza, diverte e tocca corde che a tutti i livelli, dai fighetti pieni di soldi ai tamarri di periferia, fanno parte delle emozioni umane più comuni.

- Potremo pensare di essere troppo avanti o troppo indietro, invidiare o essere invidiati, pensare che è meglio lottare per come si è che avere il culo parato o viceversa, ma che in fondo la cosa migliore è sempre vivere ed avere esperienza delle cose sulla propria pelle. Anche e soprattutto di difetti e differenze. Anche se una storia può durare quanto un gatto in tangenziale.



MrFord



domenica 29 luglio 2012

Fracchia la belva umana

Regia: Neri Parenti
Origine: Italia
Anno: 1981
Durata: 99'




La trama (con parole mie): Giandomenico Fracchia è un povero sfigato impiegato presso una fabbrica di dolci specializzata in produzione di cacao ed affini timido, impacciato ed incapace di ottenere qualunque cosa diversa da una figuraccia.
La belva umana, invece, è un criminale internazionale, un rapinatore ed un omicida: è deciso, freddo, spietato, ed ottiene sempre tutto quello che vuole, che gli altri lo vogliano o no.
Per un curioso gioco del destino, i due sono pressochè identici: quando il primo viene fermato la stessa notte da Carabinieri, Polizia e Digos i comandanti delle tre forze decidono di munirlo di un lasciapassare che possa permettergli di superare gli eventuali futuri controlli.
A quel punto il documento diviene necessario al secondo per rimanere in libertà, tanto da convincerlo a stabilirsi a casa di Fracchia in modo da dividere la vita a seconda delle esigenze, "le sue e le sue".




Da ragazzino il periodo delle vacanze estive era, ovviamente, il più atteso dell'anno: la scuola era finita, si prospettavano - almeno fino alle partenze per le ferie - gran pomeriggi di calcio ai giardini seguiti da gran serate di potenziali limonate sempre ai giardini, mentre le mattine venivano quasi completamente dedicate alle visioni a ripetizione.
Fu proprio in quegli anni che io e mio fratello varammo il concetto della fantomatica "lista estiva": un elenco di film che prevedeva nuove visioni e vecchie rispolverate di titoli che giudicavamo adatti al periodo, e che ognuno di noi compilava separatamente per poi finire a condividere quelli in comune e spartirsi i televisori di casa quando, al contrario, i selezionati non erano presenti nella lista dell'altro.
Insieme a cult indiscutibili come Point break o Carlito's way figuravano perle del trash cui ancora oggi sono nostalgicamente affezionato - vedi Weekend con il morto -, o Fracchia la belva umana, che non mancava mai di fare la sua comparsa più o meno in questo periodo.
Per quanto il livello del lavoro di Neri Parenti sia decisamente più basso rispetto ai primi due capitoli della saga di Fantozzi - film d'autore, a loro modo, in tutto e per tutto - ed i richiami allo stesso personaggio fin troppo evidenti - Fracchia è, di fatto, una copia del ragioniere più famoso del Cinema italiano in versione single per scelta altrui -, non c'è una volta in cui non sia stato piegato in due dalle risate guardando questo film, che tra l'altro, nel corso degli anni, è riuscito addirittura ad acquistare valore su molte battute che nel corso delle prime visioni dello stesso - avrò avuto otto o nove anni - mi sfuggivano clamorosamente.
Tralasciando il fatto che potrei recitarlo a memoria senza neppure troppi problemi, non conto il numero di scene assolutamente cult con protagonisti il malcapitato Fracchia ed il suo identico antagonista - tra l'altro, le sequenze con il doppio Paolo Villaggio in scena furono realizzate discretamente bene, per l'epoca -, per non parlare del valore aggiunto di un Lino Banfi in forma smagliante nel ruolo del Commissario Auricchio, soprattutto nei suoi siparietti con il fido vice De Simone: dalla notte dei tre controlli - uno più divertente dell'altro - di Polizia, Carabinieri - la sequenza della foto della moglie del braccio destro del Colonnello è impagabile - e Digos al primo confronto con la Belva, dalla madre del criminale - un Gigi Reder scatenato - agli scambi di persona e alla visita di Auricchio a casa Fracchia, il lavoro di Neri Parenti gioca sui classici della commedia dell'equivoco senza dimenticarsi la grande tradizione del trash all'italiana riuscendo nell'intento - cosa che, ormai, non accade neanche per miracolo rispetto al nostro Cinema - di fondere in qualche modo il sacro e il profano divertendo e divertendosi senza dimenticare una neppure troppo velata critica alla società e ai suoi meccanismi così come un'amarissima riflessione sul concetto degli "ultimi che rimarranno ultimi".
Ma prima che le cose prendano una piega insolitamente seria, torno sui giusti binari ed accarezzo un paio di scene che non solo mi fanno tornare agli anni a loro modo magici della scuola e delle "liste estive", ma che ancora oggi non riesco a guardare senza ridere, godendomi ogni singola battuta.
Anche le peggiori.


E ce ne sarebbero molte altre, tanto che stavo finendo per rivedermelo praticamente tutto su Youtube.
Ma a questo punto vi conviene mollare il mio post ed il divertito amarcord conseguente per riscoprire il piacere di sbracare sul divano - ovviamente a rutto libero - con un film di quelli che, ora, non ne fanno proprio più.


MrFord


L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.
In spiaggia di ombrelloni
non ce ne sono più
è il solito rituale
ma ora manchi tu."
Righeira - "L'estate sta finendo" -

 
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