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martedì 17 ottobre 2017

BoJack Horseman - Stagione 1 (Netflix, USA, 2014)





Affrontare un titolo, si tratti di grande o piccolo schermo, incensato in ogni dove, è sempre una patata parecchio bollente, che si tratti di analizzarlo e scriverne, parlarne con gli amici o anche solo gustarsi la proposta svaccati sul divano: da mesi, ormai, la voce ricorrente che Netflix avesse fatto di nuovo centro con BoJack Horseman aveva fatto capolino un pò ovunque nella blogosfera, e molti dei miei colleghi e compari - spicca, nonostante il suo parere non sia certo un incentivo alla visione, il mio arcinemico Cannibal - hanno fin da subito dichiarato il loro amore per la figura certo non equilibrata di questo protagonista a metà tra stronzi guasconi e piacevoli come Hank Moody ed altri patentati e figli di puttana come Frank Gallagher o Mickey Donovan, per restare nell'ambito del piccolo schermo.
In tutta onestà, devo ammettere che da parte mia non si è trattato certo di amore a prima vista, considerato che ho passato le prime due o tre puntate a chiedermi come fosse possibile che un serial sicuramente interessante ma certo non innovativo potesse essere considerato tanto cult quando prima di lui abbiamo avuto cose come I Simpson, Futurama, Beavis and Butthead, South Park, I Griffin e via discorrendo, dei quali pareva semplicemente un cugino più recente, che le risate sono state tutte molto a denti stretti ed il percorso certo non facile.
Eppure, episodio dopo episodio, l'egoismo e tutti i difetti di questo cavallo star di una sitcom di successo degli anni novanta ormai dedito ad un galleggiamento tra alcool, droghe e puttanate a profusione figlie di una carriera stagnante hanno finito non solo per definire il personaggio e renderlo - come viene sottolineato anche nel corso della bellissima seconda parte di stagione - più umano - sembra una battuta, scritta in questo modo, ma si tratta della pura verità -, ma anche per proiettare BoJack Horseman dritto tra le migliori sorprese che il piccolo schermo ha regalato al Saloon nel corso di questo duemiladiciassette che, al contrario, in ambito cinematografico ha avuto fin troppo pochi sussulti.
Dal rapporto tra BoJack e Todd, passando per i riuscitissimi personaggi di contorno - Diane e Mr. Peanutbutter su tutti -, questa serie è come una di quelle serate in cui si esce per sbronzarsi come se non ci fosse un domani e ritrovarsi il giorno dopo nudi sulla spiaggia senza un rene e si finisce per scomodare massimi sistemi, sputare fuori tutta la merda e sentirsi ad un tempo feriti come mai non lo si è stati nella vita ma sinceramente puliti e pronti per aggredire un nuovo giorno.
Ogni dettaglio è collocato alla perfezione, ogni decisione ed avvenimento comporta conseguenze negli episodi successivi, dal più piccolo o apparentemente inutile al più grande, dalla D rubata alla scritta Hollywood fino alla presa di coscienza del main charachter di essere solo uno stronzo egoista che pur di vivere la sua vita finisce per calpestare chiunque stia al suo fianco.
Ed in questo senso, sarà che sono sempre stato uno stronzo anch'io, quel crescendo nel finale con Wild Horses degli Stones a fare da cornice alla cronaca della sconfitta inesorabile di BoJack mi ha fatto sentire equino e senza speranze e solo ed animalesco e fin troppo vorace, come lui.
Si potrebbe dire che BoJack Horseman sia una sorta di terapia per gli stronzi, un modo per fare da sacco da boxe al mondo pronto a restituire agli stronzi stessi quello che hanno seminato, neanche fosse una gigantesca rappresentazione del karma: ma allo stesso tempo, si potrebbe anche pensare che senza quegli stronzi con tutti i loro difetti a rendere i sapori più forti e le persone più umane, niente sarebbe così fottutamente divertente e degno di essere vissuto fino in fondo.




MrFord




sabato 26 luglio 2014

Chuck - Stagione 4

Produzione: NBC
Origine: USA
Anno: 2011
Episodi: 24





La trama (con parole mie): Chuck, Sara, Casey e Morgan, alle spalle le loro ultime imprese al servizio della CIA, si ritrovano in un Buy More trasformato ufficialmente in una base operativa che possa mettere la loro squadra in condizione di porre la parola fine alla minaccia di Volkoff, criminale e trafficante d'armi sovietico che, oltre a creare un vero e proprio impero, ha finito con il tempo per portare dalla sua parte la temibile agente Frost, nientemeno che la madre di Chuck.
Come se le sorprese non fossero abbastanza, ad attendere al varco i nostri ci saranno la gravidanza di Ellie, il legame tra Morgan e la figlia di Casey, la comparsa della depositaria dell'eredità dello stesso Volkoff e la presenza dell'Agente X, il primo, vero esperimento che il padre di Chuck eseguì nel tentativo di perfezionare l'Intersect che ha reso suo figlio quello che è.







Tra le serie televisive che si sono avvicendate negli anni sugli schermi di casa Ford, Chuck è senza dubbio una di quelle che, sulla carta, aveva minori possibilità di resistere alla prova del tempo senza essere abbandonata come fosse una Once upon a time qualsiasi: troppo fumettosa - perfino per me -, troppo nerd, troppo underdog, troppo comedy.
E invece, stagione dopo stagione, le imprese del buon Bartosky e del suo curioso gruppo di amici e parenti sono riuscite a tenersi stretto il loro posto, ironizzando spesso e volentieri perfino su loro stesse e presentando quella che, di fatto, pare una versione giocosa della splendida Alias firmata da Abrams e soci qualche anno fa: con questa quarta stagione, ricca di cambi di fronte e colpi di scena - per quanto un titolo di questo genere possa garantirne -, si è assistito di fatto ad un rilancio pronto a preparare quella che sarà l'ultima annata, con un cambio di ruoli per i protagonisti, nuove prospettive per ognuno di loro - dal matrimonio di Chuck e Sara al legame tra Morgan e la figlia di Casey, senza contare la bambina di Ellie e Fenomeno o l'introduzione del charachter di mamma Bartosky, una Linda Hamilton uscita da un limbo che pareva essersela inghiottita dai tempi di Terminator 2 -, molte apparizioni eccellenti - Dolph Lundgren, la già citata Linda Hamilton, Timothy Hutton e Ray Wise - ed una serie di cambi di fronte sfruttati per evitare che subentrasse il fenomeno degli episodi riempitivo rispetto ad un totale - ben ventiquattro - che attualmente è mantenuto da pochissimi format.
In questo senso, la struttura della season prevede una sorta susseguirsi di minisaghe concentrate che, di fatto, pongono le basi per quello che sarà il finale, a partire dalla scoperta di Chuck del ruolo della madre nel corso di tutti gli anni in cui lui ed Ellie l'avevano data per morta fino alla rivelazione della nuova nemesi dell'eroe, lo spietato Volkoff, passando poi alla marcia di avvicinamento al matrimonio dei due protagonisti per tornare in chiusura al confronto con l'erede del succitato criminale e al leit motiv apparente della quinta stagione, la rivalità con la stessa CIA ed il ruolo del nuovo possessore dell'Intersect, prodigiosa invenzione di Bartosky senior che nel corso di questi anni aveva reso possibile per Chuck quello che un qualsiasi nerd del suo calibro poteva solo ed esclusivamente sognare ad occhi aperti.
Come di consueto viene data molta importanza alla Famiglia e al suo concetto "allargato", e al solito il favorito di queste parti resta il ruvido Casey, protagonista di un'umanizzazione sempre maggiore che, comunque, non scalfisce la sua credibilità o l'aria da duro ben rappresentate da un sempre imponente - fisicità e presenza - Adam Baldwin: un prodotto che certo non fa gridare al miracolo e che senza dubbio provocherà scompensi in tutti i radical chic o i pusillanimi del piccolo schermo come il mio rivale Cannibal Kid, ma che continua a sapersi proporre mantenendo un'aura pane e salame senza dubbio apprezzata da queste parti, una volta messe da parte le pretese di una visione che vada oltre il mero ed assoluto intrattenimento "low cost".
E per quanto, negli anni, Chuck abbia di fatto rappresentato le b-series, già so che, al termine dell'annata conclusiva, sentirò la mancanza di questi scombinati, nerdissimi, sentimentali e divertenti agenti segreti, un pò come quando si salutano gli amici di una vita pronti ad avventurarsi in qualche nuova esperienza, che si tratti di una convivenza o di un viaggio.
Nonostante la malinconia o la tristezza, è già chiaro, infatti, che alla prossima ci si ritroverà a ridere e scherzare come se non fosse passato neppure un secondo.



MrFord



"I'm a spy in the house of love
I know the dream, that you're dreamin' of
I know the word that you long to hear
I know your deepest, secret fear
I'm a spy in the house of love."
The Doors - "The spy" - 



martedì 28 giugno 2011

Chuck Stagione 3

La trama (con parole mie): Sul finale della seconda stagione, l'imbranato Chuck, alle prese con l'organizzazione segreta chiamata l'Anello, era riuscito ad entrare in possesso e scaricare la seconda versione dell'Intersect, il sistema di stoccaggio dati che gli aveva permesso di divenire una pedina fondamentale della CIA nella sua lotta alle minacce contro gli Stati Uniti ed il mondo, acquisendo la capacità di estrapolare abilità di lotta, acrobazia e quant'altro dalla sua "scheda madre".
Ritroviamo dunque l'ex nerd - più o meno ex - alle prese con il suo addestramento da spia vera e propria e pronto ad una cavalcata per una stagione mai avara di colpi di scena, non perfetta ma molto divertente, e tutta giocata sulla rivalità tra il nostro protagonista e l'agguerrito Shaw, prima compagno e poi rivale.


Parliamoci chiaro: qualitativamente, serie come Chuck sono assolutamente trascurabili rispetto alla produzione dei titoli di punta per eccellenza del piccolo schermo - si pensi a Misfits, Dexter, Mad Men, True blood -, eppure sono a dir poco fondamentali per distendere la mente e godersi un pò di relax, magari appena prima o appena dopo l'inizio di una serie particolarmente attesa o tosta.
Detto questo, non nascondo di aver sempre avuto un debole per questa versione comedy di Alias, un serial capace di divertire, senza alcuna pretesa e spesso e volentieri anche autoironico nel proporre in situazioni al limite della fantascienza personaggi clamorosamente incapaci - Morgan Grimes rules -.
L'atmosfera nerdiana che aleggia, inoltre, attorno a tutta la produzione risulta essere sicuramente meno voluta e finta di quella che si respira tra i corridoi della McKinley High di Glee, e riesce a mantenersi tale anche rispetto a new entries tutte d'un pezzo come Shaw - non avrei mai creduto che mi sarebbe potuto andare giù Brandon Routh - o colonne portanti dell'intera saga come John Casey - in assoluto il mio preferito -.
Il rischio che Chuck, con l'attivazione dell'Intersect versione 2.0 diventasse una serie d'azione "seria" è stato fortunatamente scongiurato fin dal principio, e se questa terza annata è stata, forse, la meno omogenea di quelle fino ad ora proposte, molta carne al fuoco è stata messa, soprattutto rispetto agli sviluppi - davvero molto Alias-style - che si prospettano per la quarta stagione.
L'idea di un'ipotetica squadra composta da quello che, fino ad una manciata di episodi prima del termine di questa stagione, era il gruppo di protagonisti ignaro della doppia vita come commesso e agente segreto di Chuck è davvero intrigante, e sinceramente spero che prevalga sull'idea di un ritorno alla doppia identità ventilato dalla promessa del protagonista alla sorella Ellie proprio nel corso del season finale.
Quel che è sicuro, comunque, è che la nostra spia di Burbank regala il meglio nei momenti in cui il concetto di drama non sfiora neppure da lontano trame e vicissitudini dei personaggi, e di conseguenza la speranza per il prossimo anno sarà quella di vedere più spesso sequenze ben lontane da quelle più "serie" tentate in alcuni episodi di questa stagione, dall'omicidio di Shaw al destino del padre del protagonista, decisamente fuori luogo rispetto all'atmosfera dell'opera ed assolutamente controproducenti per la resa finale, in quanto in grado di portare a galla tutti i difetti strutturali di questo Chuck che funziona benissimo come divertissement senza pretese e decisamente meno come potenziale sostituto della già citata Alias.
Un pò come l'Intersect e le sue bizze, dunque, il simpatico Bartowsky dovrebbe controllare i sovraccarichi e pensare soltanto a buttarsi a capofitto nel divertimento, per non rischiare, tutto sommato, che un prodotto come Spy Kids, di colpo, giochi a fare il Casino Royale.
Non sarebbe proprio un buon affare.


MrFord


"I’ll change the world
I’ll make a difference man
I’ll change the world with my hockey stick
solving all our problems".
The Vandals - "Change the world with my hockey stick" -

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