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venerdì 11 maggio 2018

This is us - Stagione 2 (NBC, USA, 2018)





Con ogni probabilità, This is us potrebbe essere considerata una delle serie più fordiane mai prodotte: se, infatti, titoli come Californication stuzzicano il lato wild, beone e artistico del sottoscritto, la storia dei Pearson massaggia il cuore di quello che vorrebbe essere il fratello, il padre, il marito, il nonno migliore possibile.
E nelle vicissitudini di Jack, Rebecca, Randall, Kate e Kevin c'è un massaggio che pare magia, che stringe un groppo in gola ad ogni episodio, fa riconoscere all'interno di essi, vibra attorno al patriarca dei Pearson, un uomo talmente grande da inghiottirsi, nel bene e nel male, tutti i membri della famiglia, da vivo o da morto, da eroe o da uomo con le sue debolezze e fallimenti.
Ed è proprio attorno al charachter perfettamente reso da Milo Ventimiglia che ruotano l'intera proposta e questa seconda stagione, pronta finalmente a rivelare l'episodio che portò alla morte di Jack ed introdurre un nuovo schema nell'equazione dell'epopea di questa famiglia che potrebbe regalare nuova linfa e nuove emozioni con la terza annata già confermata per il prossimo anno, pronta a mostrarci non più soltanto quello che è stato dei Pearson, ma quello che sarà.
L'idea degli autori, perfetta per rendere la serie ancora più appetibile dopo la rivelazione che aveva tenuto sulle spine l'audience nel corso di tutta la prima stagione, è assolutamente perfetta e legata, in partenza, al complesso e decisamente interessante Randall, pronto a fare da traino per i suoi fratelli e condurre nel futuro anche chi non fa parte della "cerchia ristretta", dei "tre più grandi", di chi finisce a fare da spettatore allo spettacolo dei Pearson e di Jack ancor più dei Pearson stessi.
Ma mi riesce davvero difficile cercare di scrivere un post razionale ed analitico per una serie che è tutta cuore, e che quasi ad ogni episodio commuove i Ford più maturi e conquista i più piccoli, pronti a buttarsi nelle avventure di Randall - il preferito del Fordino - e a tempestare di domande i vecchi di casa rispetto ai passaggi temporali ed ai decenni che si rimbalzano la narrazione.
Mi riesce difficile non ammettere di aver sentito le lacrime bussare agli occhi a più riprese, e di avere avuto un colpo al cuore nel corso di tutto l'episodio legato al matrimonio di Kate, quando Jack, con un equilibrio difficile da raggiungere per un padre rispetto alla figlia, le ricorda - o la avverte - che un giorno conoscerà qualcuno che non solo amerà senza confini, ma che sarà più bello, più forte e più qualsiasi cosa voglia di lui, e sarà per quel qualcuno che lui la accompagnerà all'altare.
In quel momento ho posato lo sguardo sulla Fordina, che ora mi cerca al mattino presto per attaccarsi al mio petto e spingere la sua faccia sulla mia, e dice "Papà ti mamo", e che quando mi siedo a giocare sul tappeto con loro istintivamente viene a sedersi sulle mie gambe, e ho pensato a quando dovrò lasciarla andare, affidarla a qualcuno che in questo momento detesto, sperando possa essere migliore di me promettendo il peggio se dovesse farla soffrire.
E penso al Fordino, che ricorda proprio Randall nella sua maniacalità, nella passione per quelle cose che possono apparire troppo controllate o "smielate", ma che rivelano solo un grande cuore. Sinceramente, spero non soffra troppo, e che in questo impari invece ad essere un pò più stronzo, come il suo vecchio, perchè la vita non regala nulla.
Ma a prescindere da tutto, spero vivano la loro vita al meglio, e che possano prendere da me e Julez il meglio possibile, per trasformarlo in quelle che saranno le loro vite, le loro strade e le loro storie.
O le nostre.
Perchè, in fondo, questi siamo noi.



MrFord



P. S. Tutto questo senza contare che, con l'apparizione di Sylvester Stallone nel ruolo di se stesso e di preferito di Jack Pearson con Rocky - considerato che Milo Ventimiglia interpretò proprio il figlio del mitico pugile in Rocky Balboa -, This is us è entrata di diritto nel pantheon del mio cuore.



 

sabato 17 dicembre 2016

American Crime Story - The People VS O. J. Simpson (FX, USA, 2016)





Ricordo bene i tempi del processo a O. J. Simpson.
Correva la metà degli anni novanta, ero ai primi anni di superiori - forse i peggiori della mia vita, da molti punti di vista - anche se ero ancora legato a quelli delle medie tra amici di vecchia data, giochi di ruolo e fumetti, ignoravo i grandi fenomeni di massa che avevano colpito i miei compagni di classe - le morti di Cobain e Senna su tutti - ed amavo il Cinema soltanto in quanto grande macchina d'intrattenimento.
In questo senso, avevo una certa familiarità con il personaggio di O. J. Simpson, che mi ero gustato - divertendomi come un pazzo - nel primo film della serie di Una pallottola spuntata, e sapevo essere stato una grandissima star del football che conoscevo solo superficialmente dal punto di vista sportivo un pò perchè legato ad un'epoca trascorsa ed un pò perchè quelli erano gli anni di Dan Marino e dei suoi Miami Dolphins, che occupavano, parlando di uno degli sport nazionali americani, completamente il mio cuore di semi-appassionato.
Il processo ad O. J., però, fece talmente tanto scalpore da passare anche sulle nostre televisioni, sia per la sua rilevanza mediatica, sia per l'apparentemente clamorosa colpevolezza smentita grazie ad una tattica geniale portata avanti dalla Difesa ed alcuni errori commessi dall'Accusa.
Ai tempi non avevo seguito il processo nel dettaglio, ma raccolsi e registrai la notizia del suo verdetto, senza pormi altre domande se non quelle riguardanti il destino di O. J, che comunque avrebbe confermato la sua inclinazione al crimine negli anni successivi.
All'uscita di American Crime Story, portato sugli schermi dalla stessa "premiata ditta" di American Horror Story, serie che ormai ho felicemente abbandonato, sono stato molto curioso all'idea di imbarcarmi in un viaggio nel passato recente che potesse, in qualche modo, ricordare al sottoscritto anche un periodo della sua vita ben preciso, senza contare che le recensioni in alcuni casi entusiastiche avevano senza dubbio alimentato l'hype per questa produzione: il risultato è stato senza dubbio positivo, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione e la rappresentazione organizzata da Falchuck e Murphy così come da un cast incredibilmente in parte, una riflessione sul sistema giuridico "spettacolare" americano e sui risvolti dello stesso che, come già citato nella recente recensione dedicata a The night of pare puntare più sulla validità della storia che si racconta alla Giuria che non sulla Verità e sulla Legge.
In questo senso, il confronto tra il "Dream Team" in difesa di O. J. ed i due avvocati dell'accusa, umani ed imperfetti - bravissima come sempre Sarah Paulson, una sorpresa Sterling K. Brown - è reso pressochè alla perfezione, così come l'isteria sociale che il caso di O. J. portò ai tempi, anche a causa delle tensioni razziali che sconvolgevano Los Angeles fin dall'eclatante caso di Rodney King.
Una produzione congeniata alla perfezione, ben orchestrata ed incentrata non tanto sul decisamente poco sopportabile - colpevole oppure no - Simpson, quanto sull'istrionico ed ancor meno sopportabile Cochran, l'influenzabile giudice Ito ed i due paladini decisamente poco infallibili della Difesa, costretti a dover combattere non solo con i loro avversari in aula, ma con una società che pareva vedere in loro dei persecutori, e che nel caso di Marcia Clark ha mostrato la stessa ignoranza celata nel razzismo convertita, però, al sessismo.
Un gran prodotto, che perde il confronto con il già citato - e per certi versi gemello - The night of solo dal punto di vista emotivo, rimanendo, infatti, nonostante tutto piuttosto distante dal coinvolgimento "di cuore" del pubblico, forse perchè legato ad una cronaca della quale si conoscono tutti i fatti.
Complimenti, comunque, a Falchuck e Murphy, e se al prossimo capitolo di quella che dovrebbe diventare una serie antologica dovessi trovare anche la scintilla dell'emozione e non solo quella della tecnica, potrei davvero finire per far scalare loro vette anche più alte.




MrFord




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