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giovedì 27 novembre 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): settimana ben poco promettente, quella che si prospetta in sala a partire da oggi. Gli strascichi delle "imprese" di Katniss Kid e dei suoi amichetti teen, probabilmente, hanno influenzato i distributori che hanno preferito puntare su robetta a basso cabotaggio che, se dovesse andarci bene, potrebbe giusto riservare qualche misurata sorpresa.
Alla peggio, ci toccherà sorbirci sette giorni di roba pessima o al massimo consigliata dal mio rivale Cannibal.
Il che significa, quasi sempre, la stessa cosa.


"Ammazza, Ford e Cannibal hanno stroncato sul nascere la mia carriera di attore."


Ogni maledetto Natale


Cannibal dice: Ogni maledetto Natale chiedo a Babbo Natale di far sparire Ford dalla faccia della Terra come mio personale regalo, ma quel vecchio barbuto rimbambito non mi accontenta mai. Quest'anno sarà la volta buona? E sarà anche la volta buona che faccia scomparire pure queste commedie italiane?
In Ogni maledetto Natale fa il suo esordio cinematografico Alessandro Cattelan, conduttore che mi sta abbastanza simpatico, soprattutto in radio, però come attore non me lo vedo proprio. Si rivelerà il nuovo Fabio Volo? E questo film si rivelerà il nuovo cinepanettone?
In entrambi i casi, le risposte potrebbero essere più inquietanti di una recensione fordiana.
Ford dice: ogni maledetto natale spero sempre di poter rovinare la festa al Cannibale presentandomi a Casale con un bel sacco di carbone da sparargli dritto nella schiena, ma alla fine preferisco sempre passare le feste in famiglia.
Quest'anno, però, potrei sempre fare una capatina da lui per capodanno.
Quanto a questo film, penso non mi vedrà neppure per pasqua.


"Mi piace come festeggiano il Natale al Saloon!"

I pinguini di Madagascar
 


Cannibal dice: I pinguini di Madagascar presi a piccole dosi, cioè di massimo 30 secondi, sono anche simpatici. Come Mr. Ford...
Ah no, scusate. Lui manco per 30 secondi.
Comunque, un intero film a loro interamente dedicato mi sembra troppo. Perlomeno per la mia sopportazione. Lascio quindi perdere questa bambinata e passo a vedere un film per adulti. Anche se detto così potrebbe suonare ambiguo...
Ford dice: la saga di Madagascar e dei suoi pinguini era partita bene, finendo per banalizzarsi e diventare il solito prodotto macinasoldi pronto a fare presa sui piccoli. Considerato che il Fordino in questo periodo è preda del fascino di Alex il leone e soci e stiamo vedendo il primo venti volte al giorno, penso mi risparmierò i pinguini, almeno per il momento.

"Vi avevo detto di non far scegliere la barca a Ford: quello non sa neanche cosa sia un motore!"
I Vichinghi



Cannibal dice: Mai piaciuti particolarmente, i vichinghi, soprattutto dopo quella lagna assoluta di Valhalla Rising. Negli ultimi tempi però, grazie alla valida serie Vikings, mi sono avvicinato un po' a loro. Adesso sono di nuovo pronto a riprendere le distanze, sia da questi nuovi Vichinghi che promettono malissimissimo, sia dal vichingo onorario Ford.
Ford dice: i Vichinghi mi sono sempre piaciuti, gente cazzuta e spiccia come si conviene, al contrario di quel pusillanime di Peppa Kid. Peccato, però, che il trailer di questo film faccia assolutamente ribrezzo.
Meglio tornare alla serie e far finta che non sia mai esistito.

Ford festeggia la vittoria contro l'esercito Cannibale.
Cub - Piccole prede



Cannibal dice: Curiosa pellicola fanciullesca belga, dalle tinte avventurose ma anche horror, potrebbe essere la sorpresa di una settimana che si preannuncia altrimenti parecchio spenta. Sempre che non si riveli una bambinata fordianata da Giffoni Festival, potrebbe persino regalare qualche vero brivido.
Ford dice: il radicalchicchismo cannibalesco ha sconfinato anche nelle proposte per bambini!? Pare di sì, grazie a questa pellicola piuttosto pretenziosetta di matrice fiamminga. Considerato, però, che uno dei migliori film dell'anno è stato Alabama Monroe, potrei nonostante tutto concedere una possibilità.

"Speriamo non ci sia Ford, in giro, o me la faccio sotto un'altra volta, parola di Peppa Kid."
Trash


Cannibal dice: No, il titolo non si riferisce ai gusti di Mr. James Ford. Si riferisce alla professione dei protagonisti del film, dei bambini che lavorano in una discarica a Rio. Bella eh, Rio. La sua discarica però un po' meno. Così come questo film sembra richiamare City of God e The Millionaire, però mi sa che è un po' meno riuscito di entrambi. Dal trailer mi pare la versione ammerecana e ruffianotta del Brasile e, con una premessa del genere, rischia di finire nella spazzatura di Pensieri Cannibali, insieme al mio blogger rivale.
Ford dice: il film di Stephen Daldry, che in passato ho apprezzato per cose come Billy Elliot, pare la classica americanata buonista pronta per scatenare un ciclone di bottigliate neanche si trattasse di un Cannibal qualsiasi.
Potrei dunque recuperarlo giusto per tenermi un po' in allenamento per la gran festa di capodanno a Casale Monferrato.

"Cannibal, ti pago se la smetti di scrivere le tue stronzate."
Perfidia




Cannibal dice: Pellicola italiana che dal trailer sembra di livello piuttosto amatoriale. Non per essere perfido, ma non consiglierei la sua visione manco a Mr. Ford.
Ford dice: pellicola italiana come al solito troppo italiana. Traduzione: una vera, abominevole schifezza. Non la consiglierei neanche a Peppa Kid. Forse.

"Non c'è nessuno in giro, stasera." "Evidentemente Ford è uscito in macchina."
Mio papà
 


Cannibal dice: Altro film italiano, altro film che evito senza troppi problemi. Lasciando la visione a Mr. Ford che, per età e mentalità, potrebbe anche essere mio papà. Anzi no, che dico?
Potrebbe essere mio nonno.
Ford dice: due film italiani, due vere tragedie. Mio padre, che non si preoccupa troppo di Cinema, potrebbe facilmente decretare la quasi morte della settima arte nostrana. E avrebbe ragione.

Ford e Cannibal discutono delle uscite settimanali.
Master of the Universe


Cannibal dice: Come è noto, non sono un grande appassionato dei documentari. Eppure questo Master of the Universe, che non ha niente a che fare con He-Man, potrebbe rivelarsi un approfondimento interessante sul mondo dell'alta finanza e dei broker in stile The Wolf of Wall Street. Non credo comunque che lo vedrò mai ma, se dovessi trovarmelo di fronte in tv, non cambierei canale. Se invece mi trovassi di fronte Mr. Ford, cambierei immediatamente strada.
Ford dice: come è noto, apprezzo moltissimo i documentari, e questo, considerata anche la morìa del resto delle proposte di questo giro di giostra in sala, potrebbe perfino rappresentare la sorpresa della settimana. Dovesse capitarmi, ovviamente, non mancherò di parlarne al Saloon.

"La rassegna dedicata a Von Trier e a tutti gli idoli radical del Cannibale ha avuto proprio successo!"
Viviane


Cannibal dice: Pellicola israeliana di quelle impegnate, di quelle che tanto piacciono a Mr. Ford, o che fa finta di apprezzare per darsi un contegno intellettualoide. Soltanto a vedere il trailer, a me è salita un'angoscia pazzesca. Cosa non per forza negativa, però certo non mi ha invogliato troppo a vedermi tutto il film.

Ford dice: proposta mediorientale di quelle che piacciono al sottoscritto, e che potrebbe essere una sorta di versione alternativa di Una separazione. Speriamo soltanto che il livello possa avvicinarsi almeno un po' a quello del lavoro di Fahradi.

"Facciamo appello al senso comune per bandire dalla blogosfera quei due tizi poco raccomandabili: Cannibal e Kid."
Melbourne
 


Cannibal dice: Piuttosto che Viviane, tra i film impegnati della settimana preferisco puntare su Melbourne. Una pellicola proveniente non dall'Australia bensì dall'Iran e che non è di Asghar Farhadi, ma sembra in tutto e per tutto un film di Asghar Farhadi. Non a caso il protagonista è lo stesso di Una separazione. Sì, proprio la pellicola che parlava della separazione tra me e Ford, che d'ora in poi condurremo due rubriche sulle uscite cinematografiche differenti. La sua si chiamerà sempre Thursday's Child, mentre la mia con grande fantasia si intitolerà Thursday's Kid.
Ford dice: si scriveva di Fahradi e di Una separazione, ed ecco un film che non solo riporta sullo schermo lo stesso protagonista, ma anche atmosfere decisamente Fahradiane. Anche in questo caso, speriamo bene: anche perchè, se dovessi affidarmi solo al Cinema italiano o a Thursday's Kid, farei davvero poca strada.


"E' inutile che insistiate: io a Casale non metto piede neanche sotto tortura!"

mercoledì 18 luglio 2012

Molto forte, incredibilmente vicino

Regia: Stephen Daldry
Origine: Usa/UK
Anno: 2011
Durata: 129'




La trama (con parole mie): Oskar Schell è un ragazzino dalla fantasia fervida che ha perso il padre nel disastro del World Trade Center, chiudendosi di fatto in se stesso e nel ricordo del genitore, con il quale aveva un rapporto molto profondo.
Quando, per caso, scopre una chiave che potrebbe significare la rivelazione di qualcosa di più rispetto a quanto il giovane potesse conoscere del padre stesso, ha inizio una ricerca che ha il sapore della grande avventura e che porterà Oskar a conoscere le vite e le storie di decine di persone nell'area di New York, nonchè a riscoprire i ruoli di sua nonna e di sua madre e conoscere il nonno, rifugiato tedesco dato per scomparso.
Per quanto lo scopo di questa sua missione, però, potrà essere importante, mai potrà eguagliare lo spessore del percorso compiuto per giungere al suo compimento.




Da parecchio tempo, ormai, l'ultima fatica di Stephen Daldry giaceva come sopita, in attesa di passare finalmente sugli schermi di casa Ford: in un certo senso, posso dire che fosse in stand by da giorno in cui, all'inizio di gennaio, in sala con Julez  poco prima dell'inizio di J. Edgar, trastullandoci con i consueti trailer e pensando a quelle che sarebbero state le pellicole candidate all'Oscar per il miglior film, ipotizzammo che Molto forte, incredibilmente vicino avrebbe incarnato il tributo alla retorica della rosa dei nomi fatti dall'Academy.
In realtà ci sbagliavamo, perchè i tributi sarebbero stati due: accanto alla pellicola in questione, infatti, ritrovammo War horse, polpettone made in Spielberg girato con una tecnica incredibile eppure troppo zuccheroso per fare davvero breccia nel cuore del sottoscritto.
In questo senso, la pellicola di Daldry - che aveva fatto un gran bene con The reader - patisce gli stessi limiti con l'aggravante di un'abilità a mio parere di molto inferiore dietro la mdp rispetto a quella del creatore di E.T., una spanna - e oltre - sopra per quanto riguarda i movimenti di macchina ed il senso di meraviglia comunque impresso ad ogni fotogramma.
In realtà, a dispetto dell'inizio del post e di quello che scriverò di seguito, non ho trovato questo film così terribile, o almeno non tanto quanto mi potessi aspettare: certo è lento, fa pesare ogni minuto allo spettatore, è colpevole di aver portato sul grande schermo uno dei bambini più odiosi della Storia della settima arte - quel tamburello modello Oasis, giuro, l'avrei spaccato sulla testa del piccolo Oskar ad ogni piè sospinto -, sfrutta quegli odiosissimi ralenti che solleticano come pochi altri vezzi registici le mie bottigliate più selvagge, è intriso fino al midollo - in barba alle origini del regista - di quell'americanismo di grana grossa che tanto si fatica a digerire, eppure le idee alla base - figlie del romanzo, immagino, che non ho letto - risultano assolutamente valide ed interessanti, e rendono il prodotto finito più simile ad un'enorme occasione sprecata che non ad uno di quei titoli da incazzatura feroce e pulsioni omicide.
La ricerca di Oskar, trasformata in una sorta di incredibile avventura dal sapore simile a quelle de I Goonies o Stand by me funziona, così come la riscoperta progressiva della figura del nonno - un ottimo Max Von Sydow, protagonista dell'unica sequenza davvero interessante di tutta la visione, il gioco degli ossimori con Oskar in metropolitana, rimembranza dei momenti felici passati dal bambino con il padre - e l'idea di una chiave che possa aprire "qualsiasi cosa" ma che, di fatto, altro non permette se non l'apertura alla città - e al mondo - di un ragazzino rimasto così profondamente ferito da chiudersi in se stesso.
Dovendo pensare ad una sorta di difesa rispetto al lavoro di Daldry, si potrebbe quasi associare a Oskar la stessa New York, colpita al cuore dagli avvenimenti dell'undici settembre oltre che storicamente e macroscopicamente, microscopicamente, nelle coscienze e nelle vite di ognuno dei suoi abitanti: e nel percorso verso la rinascita del giovane protagonista si ritrovano proprio la metropoli ed i milioni di suoi abitanti con le loro milioni di esistenze e storie, tutte una diversa dall'altra.
Se dovessi spararla grossa, mi verrebbe quasi da pensare che un film come questo sarebbe stato più adatto ad uno Spike Jonze o addirittura ad un altro Spike, che alla Grande Mela ha dedicato la quasi totalità della sua poetica: il buon, vecchio, Lee.
Purtroppo, però, queste restano soltanto speranze naufragate in due ore piene di Cinema per famiglie, ben attento a non osare mai e a viaggiare nel modo più lineare possibile verso una conclusione che, più che di crescita e ritratto di un evento visto per una volta da un punto di vista più umano e quotidiano che non come cronaca o fatto storico destinato a segnare un'epoca, appare come una pacca sulla spalla consolatoria capace di scontentare sia il grande pubblico - stroncato dalla progressione con il freno a mano tirato - che quello di nicchia - che urlerà allo scandalo di fronte a sequenze come il vaso caduto in tempi biblici, che è riuscita a snervare anche me quanto e più di una qualsiasi visione radical chic da bottigliare -.
Un netto passo indietro per Daldry, che pareva al contrario lanciato verso lidi decisamente più interessanti di questo, ed un peccato per un soggetto che, forse, avrebbe meritato una mano più coraggiosa in modo da guidare l'audience con la fantasia di chi riesce a tornare bambino e la profondità dettata dalla saggezza dell'età adulta.
Come Oskar e suo padre.
O suo nonno.
Un mondo che si chiude in seguito ad una ferita, e da quella ferita rinasce.
Purtroppo, non questa volta.


MrFord


"And if the darkness is to keep us apart
and if the daylight feels like it's a long way off
and if your glass heart should crack
and for a second you turn back
oh no, be strong."
U2 - "Walk on" -


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