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domenica 8 dicembre 2013

Cazzotti unchained - La grande boxe

La trama (con parole mie): dopo la riproposizione del duo Bud Spencer&Terence Hill, la Gazzetta riporta i suoi lettori ad una dimensione più sportiva che non legata alla fiction, anche se una volta ancora debitrice delle botte, simbolo cinematografico importantissimo per il sottoscritto.
Dunque largo alla nuova collana chiamata La grande boxe, che attraverso documentari ed incontri storici, ma anche pellicole che hanno reso leggendario questo sport anche sul grande schermo, dal 3 dicembre in poi, ogni martedì, sarà pronta a stupire i lettori della "rosea" e non solo.



Pur essendo un grandissimo appassionato di wrestling, fin dai tempi della mia infanzia, complice la passione di mio padre per l'immenso Mohammad Alì, la boxe è sempre stata parte di quella mitologia sportiva e di vita in grado di mostrare ugualmente grazia e potenza, riscatto e successo, i fasti della vittoria e le lacrime della sconfitta.
Ora, grazie ad un'ottima iniziativa firmata da La Gazzetta dello sport, avrò l'occasione, insieme ad ogni amante di questo sport duro e crudele in cui, per dirla come il vecchio Eastwood, occorre prima di tutto e sempre imparare a proteggersi, di ripercorrere tappe fondamentali della sua storia attraverso le gesta e gli incontri dei suoi campioni più noti, atleti incredibili che hanno reso grande la loro disciplina.
La prima uscita, datata 3 dicembre, è dedicata alle origini del mito di Mike Tyson, uno dei simboli del guantone a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, l'atleta che, prima degli scandali e dei problemi con la Legge, divenne il più giovane campione del mondo dei pesi massimi a soli vent'anni.
Un inizio con il botto per un viaggio che vedrà passare sui vostri schermi lo stesso Iron Mike - che sarà protagonista anche della seconda uscita del 10 dicembre -, il già citato Alì, Foreman, Liston e chi più ne ha, più ne metta, senza dimenticare riferimenti della settima arte come Toro scatenato e Rocky.
Per tutte le informazioni sui titoli che saranno parte di questa collana visitate http://www.gazzetta.it/iniziative/lagrandeboxe/.
Io, nel frattempo, mi pregusto già di tornare sul quadrato - di celluloide e non - per rivivere le gesta di alcuni dei miti con i quali sono cresciuto, e ai quali devo ancora oggi la presenza di un sacco nella camera del Fordino.


MrFord


"Baby 1, 2, 3
tell'em get the referee
cause he can
get the knockout
if the telephone rings
it's emergency
cause he can
get the knockout
get the knockout."

Lil' Wayne - "Knockout" - 


 

martedì 25 dicembre 2012

Nachele for all!


La trama (con parole mie): ed eccoci giunti ad una di quelle giornate che, nonostante gli anni che passano, continua - anche fosse soltanto nel ricordo dell'infanzia - a mantenere inalterata la sua magia.
Oggi, dunque, spazio a festeggiamenti, famiglia, grandi mangiate e bevute e qualche scena di film che possa ricondurre, per l'appunto, al Nachele.
Il Saloon riapre domani, in attesa che le classifiche di fine anno sul meglio ed il peggio del 2012 monopolizzino l'attenzione negli ultimi giorni prima di Capodanno.


 

Non si poteva non iniziare con il buon, vecchio Jack e la sua voglia di cambiare che punta dritta dritta a Babbo Natale, per uno dei Capolavori per eccellenza dell'animazione, di Halloween e, per l'appunto, delle Feste.



Questa scena, che pare non c'entrare proprio nulla con l'argomento del giorno e che ha ispirato l'inizio di uno degli album migliori di Elio e Le Storie Tese nonchè degli ultimi trent'anni di musica italiana, in realtà è ambientata la sera di Natale nel quinto capitolo della saga del pugile più famoso del grande schermo, quando Rocky capisce di aver perso l'attenzione di suo figlio per dedicarsi agli allenamenti del pugile Tommy Gunn, che finirà poi pestato come si conviene dal mitico Stallone italiano.



Tocca poi ad un altro degli eroi di casa Ford, il John McClane di Die hard, interpretato dall'inossidabile Bruce Willis: anche questa sequenza pare non c'entrare un bel nulla, e invece Trappola di cristallo è ambientato proprio la notte della vigilia.



E trova ovviamente spazio anche il Maestro Bergman con il suo Fanny e Alexander, un Capolavoro che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita e che rappresenta uno dei vertici dell'opera corale ed incentrata sul concetto di famiglia: una meraviglia per gli occhi e per il cuore.


Impossibile far mancare all'appello un altro dei personaggi che ho più amato nell'infanzia, e che avrei dato non so cosa per ricevere in regalo per Natale proprio come il protagonista di Gremlins: per un mogwai, avrei affrontato legioni intere di creature guidate dal terribile Ciuffo bianco.



E non si poteva chiudere che con il classico Canto di Natale di Topolino, ispirato alla celeberrima fiaba di Dickens nonchè visione quasi obbligatoria di questo periodo dell'anno.

Tutto questo, insomma, per festeggiare - ovviamente con parecchi brindisi - anche qui tutti insieme.

MrFord


"Christmas with the yours
Easter what you want
peace between Blur and Oasis
Christmas with the yours
Easter what you want
dont't throw atomic bombs becouse it's christmas time."
Elio e Le Storie Tese - "Christmas with the yours" -


 

lunedì 12 dicembre 2011

Hurricane

Regia: Norman Jewison
Origine: Usa
Anno: 1999
Durata: 146'




La trama (con parole mie): Rubin "Hurricane" Carter è uno dei più promettenti campioni della categoria dei pesi medi che il pugilato statunitense abbia mai avuto, ed è all'apice della sua carriera. Siamo nel 1966. 
Una notte, a seguito di circostanze non chiare legate a testimonianze dubbie ed un intervento della polizia legato più a pregiudizi razziali che all'effettiva ricostruzione dei fatti, il pugile viene arrestato mentre è in compagnia di un amico per essere accusato di un triplice omicidio avvenuto in un locale del New Jersey: a Rubin Carter vengono dunque assegnati tre ergastoli.
Ma il combattente non molla, e la sua lotta per la libertà e la giustizia proseguiranno per più di vent'anni, fino a quando un giovane studente deciderà di smuovere la rassegnazione dell'uomo fino a indurlo a ricorrere alla Corte Suprema aggirando i tribunali di Stato.








Nell'ambito del Cinema "pugilistico" sono davvero poche le pellicole che, tendenzialmente, mi perdo, un pò per il vecchio legame con questo sport controverso, violento eppure da sempre ribattezzato "la nobile arte" che dai tempi degli antichi greci ha appassionato l'uomo passando attraverso figure mitiche come quella di Lord Byron per finire sul grande schermo raccontando le gesta dei suoi campioni più importanti, un pò per il ricordo che, fin da bambino, ho delle imprese del personaggio più importante della filmografia di Sly, il sempre mitico Rocky: eppure Hurricane mancava ancora all'appello, complice una pessima distribuzione italiana che ancora non ha previsto un'edizione in dvd di questo solido titolo sorretto da un maiuscolo Denzel Washington, uno dei più importanti - se non il più importante - attore afro-americano della sua generazione, un pò come fu per un'altra pellicola a tematica sportiva e carceraria che ho sempre apprezzato, He got game di Spike Lee.
Certo, a fronte di una vicenda come quella di Rubin Carter la classica retorica positiva del made in Usa tende sempre a farsi sentire, eppure - se ben sfruttata, come in questo caso - non pesa mai sulla resa complessiva del lavoro di Jewison, che ricorda più un legal thriller nello stile de L'uomo della pioggia che non un film a tematica esclusivamente sportiva.
La storia di Hurricane, in effetti, più che associata al quadrato e alla boxe pare stretta come in un clinch sul ring alla lotta per i diritti, l'uguaglianza razziale e la Giustizia, in un percorso che ha portato quello che era un selvaggio interprete di questa disciplina al centro di un combattimento giocato su livelli decisamente più "alti" di quelli offerti dagli scambi di due uomini che si prendono a cazzotti, che nei decenni che lo videro imprigionato coinvolse personalità di spicco anche del mondo dello spettacolo - Bob Dylan e Ellen Burstyn su tutti - in una battaglia che aveva come scopo la scarcerazione di quella che è stata, a tutti gli effetti, una vittima illustre di una serie di abusi di potere purtroppo ricorrenti nella storia - soprattutto del periodo - degli States.
Procedendo su un modello che strizza l'occhio al Toro scatenato di Scorsese - partenza giocata su binari temporali differenti, risoluzione che tende a riallacciare progressivamente tutte le linee di narrazione aperte - e che fa riferimento a pellicole "dietro le sbarre" come Le ali della libertà e Il miglio verde - anche se nel caso di quest'ultimo l'anno di uscita in sala è lo stesso, le analogie risultano davvero molte per tematiche ed approccio - la pellicola non fa pesare affatto la sua decisamente importante durata, andando a stimolare curiosità e riflessioni anche nello spettatore assolutamente ignaro della vicenda umana di Hurricane, un vero e proprio lottatore riportato alla volontà della vittoria e agli "occhi della tigre" dalle speranze di un giovane che, al contrario di lui, trovò nell'appoggio dei bianchi un'occasione altrimenti negata da condizioni sociali e di nascita precarie.
Anche in questo senso, e nel lento costruirsi del rapporto tra Carter ed i tutori dell'ispiratore del suo decisivo ritorno nel match in cui si sarebbe giocato la libertà, questa pellicola assume un'importanza decisamente più netta rispetto a quella che si sarebbe disposti a concedere ad un blockbuster d'autore costruito in tutto e per tutto secondo lo stile del self made e del never give up tutto a stelle e strisce.
Rispetto alla pellicola di Spike Lee citata poco sopra, infatti, Hurricane risulta un film votato alla ricerca di un dialogo e di una verità, certamente meno arrabbiato rispetto ai lavori dell'autore di Fa la cosa giusta eppure ugualmente efficace: l'energia non è ovviamente la stessa, eppure il risultato pare essere stato raggiunto, sia dal punto di vista biografico che rispetto all'importanza anche storica avuta dalla lunga attesa di Carter prima della conquista dell'agognata - e sacrosanta - libertà dopo ventidue anni di carcere a seguito di un'accusa ingiustificata, motivata dalla fretta di trovare un vero e proprio capro espiatorio.
Certo, la figura del poliziotto/nemesi interpretato da Dan Hedaya non sempre funziona, eppure resta in linea con lo spirito di un film che va avanti per la sua strada quanto il grande protagonista di cui racconta la vicenda umana, un vero e proprio lottatore che ha saputo proseguire e portare avanti la causa divenuta il suo motivo di vivere per poter tornare a respirare la nostra stessa aria, quella di cui aveva diritto, e che continuerà a fargli pensare a quanto dev'essere bello essere "Hurricane".
Che abbia mai vinto un titolo, oppure no.
Perchè riuscire ad incassare non significa necessariamente non saper alzare la testa e dare al nostro avversario quello che si merita: un uragano di cazzotti.
Siano essi fisici, morali o assolutamente, clamorosamente "sociali".


MrFord


"Here comes the story of the Hurricane
the man the authorities came to blame
for something that he never done
put him in a prison cell but one time he could-a been
the champion of the world."
Bob Dylan - "Hurricane" -

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