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venerdì 29 settembre 2017

The yellow sea (Hong Jin Na, Corea del Sud/USA/Hong Kong, 2010, 157')





Una delle cose che mi ha sempre colpito del Cinema Orientale - che si tratti di pellicole d'autore o trash, o di generi borderline - è la capacità di raccontare storie senza alcun tipo di peli sulla lingua o remore morali che farebbero felici molti bigotti delle nostre parti, cresciuti a pane e casa e chiesa: l'approccio tenuto dai vari John Woo, Takeshi Kitano, Park Chan Wook, Kim Ki-Duk e soci è quasi sempre stato concettualmente pane e salame anche quando gli argomenti portati sullo schermo erano tutt'altro che piacevoli, nonchè spesso e volentieri pronti a mostrare che razza di bestia riesce ad essere, quando ci si mette, l'Uomo.
Quando The Chaser, pazzesco thriller firmato da Hong Jin Na, è giunto su questi schermi, ho avuto la stessa impressione provata sulla pelle nel corso delle visioni di cose come Old Boy, Sonatine, Bad guy e via discorrendo: di fronte ai miei occhi scorrevano le immagini di un'opera senza paura, pronta a portare l'audience in un mondo predatorio ed oscuro, ma non per questo a fare sconti, banalizzarne il Bene o il Male ed allettare con propositi buonisti.
Recuperato, spinto dall'entusiasmo di quella visione, The yellow sea, ho finito per aspettare l'occasione giusta per gustarmelo in tutta calma in una serata tranquilla lontana dai pomeriggi con film in sottofondo nel pieno della furia dei Fordini, ed ancora una volta mi sono trovato a confermare il dna cazzuto del Cinema d'Oriente, in questo caso ed una volta ancora coreano: a partire dall'interessante premessa legata alla regione "schiacciata" tra Cina, Corea del Nord e Russia dove non solo non ce la si passa troppo bene ma si rischia anche di vivere per sempre come emarginati, la vicenda del tassista Gu Nam, lasciato dalla moglie, indebitato e pronto a trovare l'occasione giusta per veicolare la rabbia contro la vita accumulata in anni di sconfitte ed umiliazioni, rappresenta alla grande l'approccio da pugno in faccia delle pellicole sopra citate, rimbalzando - come fu per The Chaser - tra vari generi, dal thriller all'action, dallo splatter al revenge movie, passando per il grottesco, mantenendo per tutta la sua durata una tensione costante ed un ottimo ritmo, e finendo per legare il pubblico ad un protagonista che non ha davvero nulla per farsi amare, nonostante si tratti di un outsider in cerca di rivincite che il sistema, il destino, la posizione nella "catena alimentare" sociale, il crimine e la moglie non hanno fatto altro che fregare senza possibilità d'appello.
Una vicenda amara e violenta, che non lascia spazio alla speranza e si regge sulla volontà di sopravvivenza e sul feroce desiderio di rivalsa del suo protagonista, pronto a dibattersi e lottare con tutto se stesso prima ancora che per raggiungere un "successo" che lo possa affrancare dallo status di perdente che lo avvolge fin dalle prime immagini per mostrare che nessuno tra tutti i responsabili della sua "caduta" è o sarà in grado di abbatterlo o sopravvivergli.
Una parabola dei bassifondi che mi ha riportato alla mente la musica e le storie "di porto" di De Andrè, e che senza dubbio ha avuto il merito di fortificare le fondamenta del lavoro di un regista tosto come Hong Hin Na, ennesimo nome da tenere d'occhio - e non per moda, come ai tempi della Trilogia della vendetta - nel panorama coreano, che da decenni offre titoli e produzioni che meriterebbero un richiamo decisamente maggiore non solo nel circolo ristretto dei cineforum o dei Festival "d'alto bordo".
The yellow sea non è un film facile o pronto a fare sconti, così come il suo autore, o il protagonista, eppure rappresenta - e alla grande - l'energia viscerale di cui è capace, quando è ben portata sullo schermo, la settima arte: non sono risparmiati i sentimenti o le riflessioni, ma neppure la ferocia, il sangue, la furia, l'espressione della pericolosità e della crudeltà dell'animale più crudele di tutti.
L'Uomo.




MrFord




 

giovedì 6 agosto 2015

The chaser

Regia: Hong Jin Na
Origine: Corea del Sud
Anno: 2008
Durata:
125'





La trama (con parole mie): Joong Ho Eom, ex detective della polizia divenuto protettore di un gruppo di prostitute al suo servizio, è inquieto per la scomparsa di una delle sue ragazze, che crede possa essere fuggita rubandogli dei soldi. Quando capisce che la stessa non è affatto fuggita, ma finita nelle mani di un serial killer efferato che nel corso del tempo si è fatto notare per il suo approccio anche con altre donne, e che una di loro potrebbe essere ancora salvata per tornare a riabbracciare la figlia, l'uomo pare tornare al suo passato da investigatore per dare la caccia allo spietato omicida.
Una volta rintracciato Young Min Jee, che subito risulterà coinvolto nei fatti collaborando addirittura con le forze dell'ordine, per Joong inizierà una vera e propria lotta contro il tempo nella speranza di riuscire a trarre in salvo la donna della quale finisce per sentirsi responsabile come se la figlia di quest'ultima fosse sua.
Riuscirà nell'impresa, o quello che si trova di fronte, pur se sconfitto, è un predatore troppo grosso perfino per un coriaceo uomo della strada come lui?







La linea di demarcazione oltre la quale i registi - ma non solo - riescono a spingersi nel raccontare una storia sfidando, di fatto, i limiti sociali e le convenzioni, cambia a seconda delle culture e delle latitudini: ricordo bene quando vidi per la prima volta in sala Old Boy, e pensai che un finale come quello, con la scoperta da parte di Oh Dae Soo dell'identità della ragazza che aveva conosciuto, qui nel Vecchio Continente non si avrebbero avute le palle per presentarlo.
Lo stesso Kitano, che nello splendido L'estate di Kikujiro gioca con ironia nerissima a ridicolizzare un pedofilo, dalle nostre parti sarebbe risultato quantomeno fuori luogo, soprattutto all'inizio degli anni novanta.
Sono solo due esempi di quante e quanto affascinanti siano le differenze tra Europa e Asia, e quanto potente possa ancora essere - anche grazie alla sua diversità dal nostro - il Cinema venuto da Oriente.
The Chaser, sponsorizzato con grande partecipazione da mio fratello e recensito spesso e volentieri ottimamente anche qui nella blogosfera, è un perfetto esempio di quanto scritto sopra: il lavoro di Hong Jin Na, impeccabile dal punto di vista tecnico, pare incrociare senza guardare in faccia a nessuno I saw the devil, Il cattivo tenente e Big Bad Wolves, prendendo per il collo lo spettatore e trascinandolo in una vera e propria corsa di due ore piene nel corso della quale non viene risparmiato nulla, ed in termini di tensione non abbiamo una sola pausa dallo sviluppo iniziale alla drammatica conclusione.
Joong Ho Eom, antieroe alla scoperta di un'oscurità profonda ben più della sua, alla ricerca dapprima del responsabile delle sparizioni delle sue ragazze e dunque impegnato in una corsa contro il tempo per smascherarlo senza possibilità di appello, regala all'audience uno dei ritratti più vitali, imperfetti e combattivi che ricordi del Cinema recente, e la determinazione nel combattere la sua nemesi - l'inquietante Young Min Jee, degno di cult del genere come Se7en -, cresciuta di pari passo con l'affezione per la giovanissima figlia della ragazza che cerca disperatamente di ritrovare, rappresentano un vero e proprio inno all'umanità, seppur messa all'angolo - ed anche di più - da una realtà all'interno della quale si muovono predatori terrificanti che, spesso, finiscono per sfruttare la Legge che infrangono per tornare a cacciare una volta dopo l'altra.
Il duello a distanza tra i due rivali, risolto all'apparenza dopo neppure mezzora di visione - non mi era mai capitato di incontrare un thriller che prevedesse la cattura del colpevole ad un quarto di pellicola -, è una continua sfida, una rivelazione, una disperata lotta all'ultimo sangue.
Come per il gioiellino made in Hong Kong Expect the unexpected, anche qui, quando ci si aspetta che non possa accadere altro più di quanto non è già accaduto, ecco un nuovo sconvolgimento nella trama pronto a prendere le nostre certezze e farne letteralmente polpette: e dalla terrificante abitazione di Young Min Jee, degna di uno slasher anni settanta, al commissariato di polizia, passando per l'auto di Joong e quella sequenza maledetta scandita dai colpi di martello nel retro del negozio, quasi non si può credere quanto dura possa essere la mano del regista, e quanto a fondo possa colpire il pubblico.
The Chaser è un viaggio allucinante nella mente di un serial killer - da brividi il confronto con il vecchio incaricato delle forze dell'ordine nella stanza degli interrogatori -, il percorso di crescita di un protagonista assolutamente caotico e negativo che riscopre la sua umanità di fronte a qualcuno che pare, al contrario, aver rinunciato volontariamente alla stessa.
In mezzo, la Legge e l'Ordine, criticate aspramente quasi fossero pedine di un gioco sempre più grande di loro, incapaci di seguire, oltre al fiuto, anche la pancia e le sensazioni come per l'indomito Joong, che non risparmia colpi bassi sia con le parole - il suo "braccio destro" continuamente vessato - che con i fatti - i confronti fisici con l'assassino -: e se l'epilogo lascia intravedere quantomeno un barlume di speranza, nello stomaco oscuro di questo angolo di Corea e dell'animo umano, tutto pare essere digerito da appetiti troppo grandi e spaventosi per essere affrontati, che si parli di lupi solitari ormai disillusi o bambine aggrappate alla speranza con tutte le forze.
E allora non resta che stare gli uni accanto alle altre, e sperare di potercela fare insieme.




MrFord




"You don't waste no time at all
don't hear the bell but you answer the call
it comes to you as to us all
we're just waiting for the hammer to fall."
Queen - "Hammer to fall" - 




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