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mercoledì 19 dicembre 2012

Il Signore degli anelli - Il ritorno del re

Regia: Peter Jackson
Origine: Nuova Zelanda, USA
Anno: 2003
Durata: 263'




La trama (con parole mie): la sconfitta di Saruman per mano degli eserciti elfici e di Rohan ha allertato Sauron, che ora progetta di sfogare la sua ira radendo al suolo la città di Minas Tirith, capitale del regno di Gondor. Così, mentre Frodo e Sam viaggiano con Gollum oltre i confini di Mordor senza sapere che la creatura medita vendetta contro di loro, Gandalf e Pipino lottano affinchè Denethor, padre di Boromir e Faramir, rinsavisca dal suo delirio e si prodighi per proteggere la sua città.
Intanto Aragorn, Legolas e Ghimli prendono la via che li porterà ad incontrare un esercito molto particolare, quello dei fantasmi maledetti millenni prima da Isildur e che potrebbe diventare una pedina fondamentale nello scontro con le legioni di Sauron: l'unico cui obbediranno, però, sarà il Re di Gondor, dunque l'uomo conosciuto come il ramingo Gran Passo dovrà mettere da parte i suoi timori ed occupare il ruolo che gli compete, quello di sovrano e simbolo del riscatto della razza umana.
Riusciranno Frodo e Sam ad oltrepassare i territori dominati da Sauron e distruggere l'anello nel calderone del Monte Fato? Minas Tirith reggerà gli attacchi dell'Oscuro Signore? Riuscirà qualcuno a sconfiggere il capo dei Nazcul, colui il quale "nessun uomo vivente può uccidere"?
La Terra di mezzo tornerà ad essere libera e governata dalla pace o Sauron avrà ragione ed il Male dominerà il mondo?





Ricordo bene l'anno in cui Il ritorno del re sbancò l'Academy riuscendo addirittura nell'impresa di eguagliare il record di statuette di Ben Hur e Titanic: lo ricordo bene perchè la cosa non mi piacque affatto.
Questo perchè quello stesso anno, in concorso per le statuette di Miglior film e Miglior regia c'erano Clint Eastwood con il suo Mystic river, che non avrei neppure lontanamente paragonato al kolossal firmato da Peter Jackson che aveva illuminato gli occhi del pubblico di tutto il mondo, perfino i non appassionati di fantasy e di Tolkien.
Fortunatamente, questo vecchio cowboy viene colto di tanto in tanto da una qualche manifestazione di saggezza che gli permette di essere critico anche rispetto alle sue stesse prese di posizione: sono passati quasi dieci anni, ormai, e pur continuando a considerare il thriller di Eastwood un assoluto Capolavoro, credo sia stato più che giusto da parte dell'Academy dare un riconoscimento così importante a quella che è stata una vera e propria impresa che resta unica nel mondo della settima arte.
Un'impresa fisica, oltre che artistica, che difficilmente potrà essere superata: Il Signore degli anelli è e resta qualcosa di clamoroso, coinvolgente, magico nel vero e più profondo senso del Cinema, espressione dello stupore e della meraviglia, portatore di quella scintilla che ha reso così grande il brivido della macchina da presa e del proiettore.
Il Signore degli anelli ha raccolto l'eredità della prima trilogia di Star Wars trasformandola in qualcosa di ancora più grande - e attenzione: da fan della saga firmata Lucas, la sto sparando così grossa che Dante e soprattutto Randall mi odieranno a vita -, riuscendo ad andare oltre - e non parlo di Oscar vinti, o riconoscimenti - diventando il nuovo punto di riferimento rispetto a tutto il pubblico che pensi ad una "trilogia".
E Il ritorno del re è la traduzione in immagini ed emozioni di tutto questo: quattro ore - e di nuovo parlo della versione estesa, splendida nel caso di questo capitolo conclusivo soprattutto nella prima parte, con intere sequenze eliminate da quella cinematografica, vedasi il destino di Saruman e Vermilinguo - così intense che scivolano via senza colpo ferire e gettano all'interno dell'azione qualsiasi spettatore, travolto dagli eventi legati ad una lotta che si consuma su più fronti e pesca da un immaginario che trova riferimenti non soltanto nel romanzo di Tolkien ma anche nella Pittura, nella Musica, nel Cinema stesso.
Dunque assistiamo all'ascesa del Monte Fato da parte di Frodo e Sam, oggetto delle prese per il culo di molti degli spettatori più "duri" - sottoscritto compreso -, in grado di dare una nuova dimensione al concetto di outsiders e di impresa eroica, una specie di Goonies all'ennesima potenza - e considerata la presenza di Sean Astin, la cosa ci sta, eccome -.
Osserviamo l'Aragorn che pareva preso dalla strada de La compagnia dell'anello assumere anche fisicamente le sembianze ed il piglio di un re, spinto dall'amore di Arwen - bellissimi e profondamente poetici i passaggi legati alle visioni dell'elfa che ha rinunciato all'immortalità per l'amore dell'umano - e dal sostegno dei suoi fedeli compagni Ghimli e Legolas.
Seguiamo Pipino e Merry nelle loro imprese da "outsiders tra gli outsiders", il primo impegnato nella difesa di Minas Tirith - bellissimo il montaggio incrociato che vede alternarsi il sacrificio di Faramir e dei suoi uomini ed il banchetto di Denethor -, il secondo sul campo di battaglia accanto ad Eowyn.
Assistiamo al riscatto di coloro che dimorano nella montagna e all'adempimento di una promessa che vale la pace e al clamore degli scudi di Rohan e della sua cavalleria, pronta a battersi fino all'ultimo uomo e a viso aperto con le legioni di Sauron.
Senza contare Gollum, pronto a rischiare tutto - dalla manipolazione alla forza della mostruosa Shelob - pur di tornare in possesso del suo "tessssoro", e che di nuovo si rivelerà decisivo per i destini di tutti gli abitanti della Terra di mezzo almeno quanto gli hobbit che hanno preso a carico la missione di distruggere l'unico anello.
E poi ci sono quei "ventisette" finali - criticati quanto il rapporto tra Frodo e Sam, anche questi da me compreso -, che ad ogni visione assumono uno spessore sempre maggiore, e con la sequenza dedicata alla partenza dell'ultima nave degli elfi per quello che è il loro "Paradiso" raggiungono vette di commozione che non ci si potrebbe aspettare da un prodotto a largo consumo come questo.
"Non vi dirò non piangete, perchè non tutte le lacrime sono un male", afferma Gandalf.
Questo perchè anche le più grandi storie devono concludersi, ma questo non deve necessariamente significare che non possano averci dato tanto, tutto, ed anche di più.
"Ci sarà l'ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l'era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno!", grida Aragorn di fronte al nero cancello di Mordor.
E ci sarà anche l'ora in cui la settima arte non riuscirà più ad arrivare al cuore e far spalancare occhi e bocche per gridare al miracolo, e tutto sarà piatto, e noioso, e triste.
Ma non è questo il giorno.
E non lo sarà finchè continueremo a ricordare - e celebrare - opere gigantesche come Il Signore degli anelli.


MrFord


"You see, I own this town
you best not come around
if you wanna get by, then cool it down
if you wanna start something, know one thing:
I'm King.
If you wanna mess around like that,
that's just how it is
if you wanna get by then mind your biz,
if you wanna start something, know one thing:
I'm King."
Weezer - "King" - 


lunedì 17 dicembre 2012

Il Signore degli anelli - La compagnia dell'anello

Regia: Peter Jackson
Origine: Nuova Zelanda, USA
Anno: 2001
Durata:
228' (versione estesa)




La trama (con parole mie): millenni fa, nel cuore nero della Terra di mezzo, la vulcanica Mordor, si tenne una battaglia che vide opposte le forze di uomini, nani ed elfi a quelle dell'Oscuro signore Sauron, che forgiò un anello in grado di mettere in ginocchio i poteri dei re di tutti gli altri popoli.
Quando Isildur, paladino degli uomini, troncò le dita del mostruoso essere e conquistò l'anello, però, non lo distrusse, e corrotto dal suo potere portò il buio nel mondo: l'anello restò per quasi tremila anni in silenzio, sfruttando dapprima lo stesso Isildur, dunque la sfortunata e tormentata creatura chiamata Gollum, per finire nelle mani dell'innocuo Bilbo Baggins della Contea, pacifica zona rurale abitata dagli hobbit, dediti alla cura dei loro campi e al cibo.
Giunto a centoundici anni di età, Bilbo decide di partire per il suo ultimo viaggio lasciando tutti i suoi averi - anello compreso - al giovane Frodo, che è ancora ignaro del destino che si prefigge per lui: Sauron, infatti, si è destato dal suo torpore, e ha intenzione di rimettere le mani sull'anello.
L'hobbit, aiutato dallo stregone Gandalf il grigio, inizierà dunque un'avventura che lo porterà a scoprire il resto del mondo e che è volta alla distruzione dell'anello, unica speranza di fermare le forze risorte dell'Oscuro signore: a proteggerlo un manipolo di combattenti che verrà battezzato "La compagnia dell'anello".
Quello che i nostri non sanno, però, è che alle loro calcagna non ci sono soltanto i terrificanti servi di Sauron, ma anche i terribili Uruk-Hai creati da Saruman, stregone passato al male, incrocio di orchi e goblin e combattenti impareggiabili: per non parlare dell'anello, che è in grado di esercitare la sua influenza negativa su chi gravita nelle sue vicinanze.



Era davvero parecchio tempo che attendevo l'occasione giusta per presentare qui al Saloon la trilogia cinematografica più importante dei nostri tempi, frutto dell'eccezionale lavoro di Peter Jackson e di migliaia di tecnici, artigiani, artisti, attori e chi più ne ha, più ne metta nonchè, di fatto, equivalente del nuovo millennio di quello che fu Guerre stellari a cavallo tra gli anni settanta e ottanta.
La cosa curiosa è che, dal punto di vista letterario, ho sempre giudicato il lavoro di Tolkien clamorosamente palloso, roba per nerd senza speranza e ritegno che, nella mia vita di lettore, ho affrontato e clamorosamente abbandonato ben tre volte - ed io cerco sempre di portare a termine le mie letture, anche le peggiori -: il grande merito, in questo senso, del buon Jackson - regista che ho sempre stimato fin dai tempi dei suoi esordi clamorosamente splatter -, è di aver donato la meraviglia del Cinema ad una materia decisamente non per tutti rimanendo comunque fedele all'opera originaria, confezionando un'epopea che è stata ed è una vera e propria impresa, in grado di lasciare a bocca aperta il pubblico, coinvolgere, emozionare e stupire neanche fossimo tornati nel cuore degli eighties dei miracoli dominati da Spielberg e Lucas.
Come se non bastasse, la meraviglia per questi tre film splendidi è resa ancora più grande dalla prima possibilità per il sottoscritto di visione delle versioni estese - anche se sarebbe più corretto affermare director's cut - giunte come richiestissimo regalo di compleanno grazie a Julez nello splendido cofanetto in bluray arricchito da tanti di quei documentari sulla realizzazione che vi parrà di aver preso parte alle riprese una volta esplorati tutti i loro capitoli.
Ma torniamo al film e mettiamo subito le carte in tavola: La compagnia dell'anello è senza ombra di dubbio il mio preferito della trilogia, perfetta sintesi di quello che è stato l'incredibile lavoro del Peterone nostro e dei suoi soci nonchè dello spirito che anima un certo tipo di Cinema, quello dei sogni proiettati sullo schermo e delle bocche spalancate per lo stupore, nonchè dell'idea di avventura come viaggio in equilibrio tra l'entusiasmo e la malinconia, una specie di perenne stato da vacanze - quelle che ti esaltano come non mai, ma che sai che, più prima che poi, giungeranno al termine -.
Dalla lunga introduzione dedicata alla storia antica dell'anello e di Sauron e alla parentesi bucolica della Contea, dall'inizio del viaggio di Bilbo a quello dei quattro giovani hobbit partiti pensando di giungere appena oltre i confini della loro terra d'origine senza sapere di essere destinati a qualcosa di decisamente più grande fino all'incontro con Gran Passo e ai faccia a faccia con i Nazcul, da Gran Burrone ed il mondo fatato degli elfi ai paesaggi sconfinati e all'oscurità delle miniere di Moria - dovessi scegliere una sequenza all'interno di tutta la saga, sarebbe sicuramente quella ambientata nelle profondità del mondo dei nani, tesissima tra l'incontro con orchi e goblin ed il sopraggiungere del Balrog -, dal drammatico scontro con gli Uruk-Hai di Saruman alla presa di coscienza del potere sconfinato dell'anello e della sua influenza rispetto non solo a chi lo porta, ma a chiunque sia nelle vicinanze di esso, tutto pare incarnare alla perfezione l'ideale del film dal respiro epico e magico ad un tempo, quell'emozione che si riesce a provare davvero solo quando si è bambini riportata miracolosamente anche al dialogo con il pubblico adulto, grazie a tematiche profonde quali la fedeltà a se stessi e la tentazione del potere, la voglia di cambiare il mondo e quella di vivere qualcosa di troppo grande anche per le leggende tramandate di padre in figlio.
Non si contano i passaggi già cult di un film gigantesco sotto tutti i punti di vista che è riuscito a conquistarmi visione dopo visione - in particolare, per quanto impegnativa rispetto alla durata, consiglio a tutti di recuperare questa versione estesa, in grado di dare maggiore spessore soprattutto agli avvenimenti "di raccordo" di quelle passate in sala -, e che ancora oggi riesce a coinvolgermi come se fosse la prima volta: lo struggimento di Boromir, perfetto esempio delle debolezze umane, o la scelta di sacrificarsi di Gandalf, o il drammatico susseguirsi di eventi in parallelo allo scontro con gli Uruk-Hai della Compagnia dell'anello sono il sale del Cinema e della straordinaria capacità che questo mezzo spettacolare ha di far sognare il suo pubblico.
In questo senso - sicuramente aiutato da un impianto produttivo, tecnico ed attoriale pressochè perfetto - Peter Jackson è divenuto interprete di un nuovo capitolo della Storia della settima arte, che continuerà a stupire anche le generazioni dopo la nostra, che potranno osservare ammirate la potenza di un incantesimo ben più forte di quello dell'anello del potere le cui vicende vengono così magistralmente narrate.


MrFord


"Get on board, this train ain't going to stop.
Where it's going, I don't know. You know, you know, you know.
Wheels on fire, fields of decent desire.
Punch your ticket, it's time to go......
There's a force around the bend, that drives this engine."
Smashing Pumpkins - "The fellowship" -


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