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mercoledì 22 agosto 2018

1993 (Sky, Italia, 2017)




Ricordo abbastanza bene, considerato che ai tempi ero interessato di politica quasi meno di ora, il periodo che segnò la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra per gli scenari italiani - o almeno così si credeva -: ricordo gli anni terribili degli attentati a Falcone e Borsellino, della paura, dell'illusione venduta e fornita ad hoc sfruttando un momento e le influenze costruite banconota dopo banconota.
Ricordo il suicidio di Gardini e qualcosa di Mani Pulite.
E penso che quella tanto attesa rivoluzione partita dall'operato di Di Pietro sia stata forse una bolla di sapone soffocata dalla comodità della televisione e di promesse altisonanti e chiaramente da vendita di fumo.
Non sarà Gomorra, Romanzo criminale o una serie in grado di cambiare davvero il panorama del piccolo schermo, ma 1993 - come il precedente 1992 - fotografa molto bene un'epoca, le sue ferite e le sue angosce, riuscendo nella non facile impresa di mescolare vicende reali a personaggi di fiction creati ad hoc per ricordare al pubblico o raccontare allo stesso cosa accadde nell'epoca di Mani Pulite: attraverso personaggi come quello del bieco Leonardo Notte - cui Stefano Accorsi, come spesso accade detestabile, presta decisamente bene il volto - o del leghista Bosco, assistiamo all'ascesa inesorabile della "Seconda Repubblica" e della silenziosa sconfitta del tentativo di alcuni uomini di sovvertire un sistema marcio ed incontrollato, finiti alle corde proprio quando il massimo esponente di quel sistema "nuovo" finì per diventare Capo del Governo.
Ma questa è un'altra storia - che probabilmente la produzione si riserva di raccontare in 1994 -: nel frattempo i pezzi vengono mossi sulla scacchiera, simboli dell'avanzamento di un morbo che non fece altro che raccogliere il testimone dei tempi del "silenzio" e trasformare gli stessi in quelli delle dichiarazioni altisonanti e sopra le righe.
Dalla mutazione dello stesso Notte fino all'epilogo della vicenda di Bibi e della sua famiglia, 1993 è come una lenta agonia che, se non fossimo già al corrente di quello che accadde, suonerebbe davvero come una sorta di marcia funebre ed uno dei titoli più pessimistici ed oscuri del panorama italiano: la carne al fuoco è tanta, forse troppa, alcune situazioni ed episodi sono appena accennati, eppure sono chiari i segni di una produzione molto curata e di buon livello almeno per quello che è il panorama nostrano, con il tentativo di presentare un lavoro maturo ed efficace anche se comunque dall'animo pop.
Rispetto alla stagione precedente molte cose cambiano e prendono direzioni estremizzate - il fratello di Bibi, ad esempio -, si ha l'impressione che il pieno potenziale della produzione non sia stato espresso, eppure, forse nel mio caso grazie alla forza dei ricordi, si resta catturati dal racconto e si finisce quasi per desiderare l'arrivo di 1994 oppure tornare con la mente agli anni in cui, in televisione, si guardava La Piovra.
E nonostante gli slogan, continuo a pensare che quello fosse un periodo oscuro e torbido, e lo penso ancora oggi, e dopo aver attraversato gli episodi di 1993, che mi hanno ricordato come e perchè ho iniziato a coltivare alcune idee politiche, o detestare profondamente un certo modo criminale per manipolare e sfruttare il potere e la gente.
Da questo punto di vista, "l'idea di Stefano Accorsi" funziona almeno quanto il suo personaggio, uno dei più viscidi che ricordi negli ultimi mesi da serial televisivi, che penso sguazzerebbe alla grande anche al seguito dei Lannister, o nella Loggia Nera di Twin Peaks: questo perchè il Male ha tanti volti, ma una sola traduzione.
Che purtroppo, spesso è più reale dei mostri che immaginiamo per cercare di tenerla lontana da noi.



MrFord




 

giovedì 3 settembre 2015

1992 - La serie

Produzione: Sky
Origine: Italia
Anno: 2015
Episodi: 10






La trama (con parole mie): con l’arresto di Mario Chiesa, nel febbraio del millenovecentonovantadue, ha ufficialmente inizio quella che sarebbe divenuta nota come Tangentopoli. Il mondo dorato della politica e dell’imprenditoria selvaggia degli anni ottanta venne di fatto ribaltato – almeno all’apparenza – da Antonio Di Pietro e dal suo staff, impegnati in un’indagine che costò la carriera ad alcuni dei volti più in vista della cosiddetta “Prima Repubblica”.
Attorno alle vicende realmente accadute di quei giorni, assistiamo a quelle di fiction del pubblicitario arrivista Leonardo Notte, pronto ad intuire il futuro di Berlusconi in politica, Luca Bosco, ex rugbista e militare deputato per la Lega Nord, e Luca Pastore, agente di polizia il cui destino è legato a doppio filo con quello della famiglia Mainaghi dal momento in cui, a seguito di una trasfusione ricevuta a causa di una ferita subita durante un’azione, si è ritrovato infetto da HIV, scoprendo che l’origine dell’infezione stessa era legata ad una partita di plasma infetto messo in commercio senza alcuno scrupolo proprio da una delle società del patriarca dei Mainaghi.
Che destino riserverà il novantadue ad ognuno di loro?








Quando si parla di serial italiani, normalmente la prima cosa che passa per la mente sono le penose fiction realizzate per i canali nazionali ed i loro diretti concorrenti privati buone giusto per fare il paio con il peggio che la distribuzione nostrana possa offrire al pubblico in sala.
Negli ultimi dieci anni – e forse più, a ben vedere – gli unici prodotti che made in Terra dei cachi che paiono aver rotto gli argini ed aver assunto un respiro internazionale – ed una qualità degna di nota – sono stati senza dubbio il grottesco Boris, l’indimenticabile Romanzo criminale e il tanto celebrato ed ancora in attesa di un passaggio qui al Saloon Gomorra.
All’uscita di questo 1992, titolo pronto a richiamare un’epoca drammatica e ben precisa che ricordo molto bene anche di persona e a tentare di shakerare cronaca e fiction, dramma e fotografia di un periodo fondamentale per la Storia italiana, per la stessa Sky che aveva di fatto patrocinato i titoli già citati, non nego di aver storto il naso: l’anno che vide l’esplosione di Tangentopoli – partita con un’inchiesta che aveva come bersaglio Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio, detto “Bagina”, praticamente a meno di duecento metri da casa dei miei -, la morte di Falcone e Borsellino, l’accordo Stato/Mafia prendere forma, la Prima Repubblica cadere, passato attraverso un velo di finzione data dai protagonisti ed interpretato da Stefano Accorsi, che personalmente – fatta eccezione, in parte, per Santa Maradona – non mi è mai stato simpatico, mi dava l’impressione di una cosa patinata progettata a tavolino che non sarebbe stata affatto in grado di colpire ed emozionare come fu per le gesta del Libanese e dei suoi.
Fortunatamente per gli occupanti di casa Ford, mi sbagliavo: a partire dalla fulminante sigla musicata alla grande dal subsonico Boosta fino alla ricostruzione storica, i rimandi di cronaca gestiti ottimamente rispetto alla narrazione di finzione, 1992 ha rappresentato un altro grande successo per la brigata Sky, uno sguardo disilluso e drammatico su un’epoca che avrebbe dovuto segnare un cambiamento profondo nel Nostro Paese ed invece, al contrario, non ha fatto altro che veicolare il cambiamento di pelle di chi si è approfittato e continuerà ad approfittarsi della Legge e della Società per come le conosciamo.
Tolti, dunque, il già citato ed irritante Accorsi – che, comunque, con il suo Leonardo Notte finisce anche per starci quasi bene – e la canissima maledettissima Tea Falco – che pure ironizzerà sulla sua incapacità su Instagram, ma resta davvero una delle peggiori attrici che mi sia capitato di vedere sul grande e piccolo schermo -, il risultato è davvero eccellente, dalla rappresentazione di Di Pietro allo sviluppo di un personaggio come Bosco, senza dubbio quello che ho trovato più umano e vivo dell’intera produzione, dal male di vivere tipico di chi torna dalla guerra al legame insolito con il vecchio democristiano in caduta libera suo vicino di casa.
Lo spazio, dunque, per i testardi ed i pane e salame, gli arrivisti e “spietati”, i presunti salvatori della Repubblica delle banane – quasi terrificante la rappresentazione dell’eminenza grigia Dell’Utri, così come l’ascesa ancora solo suggerita di Berlusconi e di Forza Italia -, gli idealisti destinati a perdere anche nella vittoria e quelli e quelle che, semplicemente, passeranno, è distribuito con grande perizia e mestiere, coinvolge e conduce ad un finale di stagione che apre le porte ad un certo atteso 1993, che se saprà raccogliere i frutti seminati da questo inizio a tinte fosche potrebbe finire per settare un nuovo standard rispetto alla produzione seriale italiana.
Se non altro, da un’epoca senza dubbio buia e drammatica, potrebbe esser e uscito qualcosa di importante, intenso e prepotente come solo le grandi proposte – che si parli di tv o di Cinema – sanno essere.




MrFord




"Rhythm is a dancer
it's a soul companion
you can feel it everywhere
lift your hands and voices
free your mind and join us
you can feel it in the air."
Snap - "Rhythm is a dancer" - 





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