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sabato 13 ottobre 2012

6 bullets

 Regia: Ernie Barbarash
Origine: USA, Romania
Anno: 2012
Durata: 93'




La trama (con parole mie):  Samson Gaul, un ex soldato e mercenario tornato nella terra d'origine al mestiere di suo padre, il macellaio, di tanto in tanto viene assoldato da privati cittadini che vedono le loro figlie e figli rapiti affinchè gli stessi finiscano nel giro oscuro della prostituzione minorile.
A seguito di un raid finito male in perdono la vita alcune ragazzine, Gaul si ritira buttandosi nell'alcolismo, tormentato dai sensi di colpa: quando, però, la giovane figlia del campione di MMA americano Andrew Fayden viene rapita da un boss locale che vorrebbe facilitare un affare con un emiro, il fu mercenario torna alla carica aiutato dal figlio e dagli stessi genitori della ragazza chiudendo definitivamente i conti con il passato senza ovviamente lasciare che alcuno dei criminali venga risparmiato.




Non troppo tempo fa mi capitò di incrociare per caso - e per questioni lavorative - il dvd di questo film, uscito direttamente per home video nonostante il recente ritorno alla ribalta del mitico JCVD nell'altrettanto mitico Expendables 2: per quanto possa voler bene al buon Jean Claude, la mia espressione la disse lunga a proposito della possibilità che fosse anche solo lontanamente una pellicola in grado di essere associata ai grandi cult del passato con protagonista l'attore belga, e finii per riporla senza troppi patemi nel dimenticatoio.
Evidentemente avevo sottovalutato - purtroppo per me - la determinazione di uno dei miei action heroes preferiti di tutti i tempi, che spinto da recensioni neppure troppo negative in rete ha finito per incuriosirmi tanto da recuperare il film in questione, appartenente al recente filone est europeo responsabile di aver rilanciato Van Damme negli anni successivi l'ottimo e spesso citato da queste parti JCVD: l'atmosfera da b-movie selvaggio in grado di mescolare malinconia per i vecchi tempi e tematiche scomode - in questo caso il mercato dei minori - è riuscita a farmi piacere una proposta che, tecnicamente, appare alla stregua dei peggiori prodotti televisivi, nonostante l'assenza dei calci rotanti e delle sequenze profondamente fisiche necessarie affinchè un prodotto con Van Damme possa essere considerato un prodotto con Van Damme.
Il regista Ernie Barbarash - lo stesso che firmò l'altrettanto brutto ed affascinante Assassination games - comincia addirittura ad essere stimato dalle parti del Saloon proprio per la sua appartenenza ad una così infima categoria di cineasti da non rendere neppure più necessaria quella tamarraggine che mi parve mancare al titolo appena citato, all'interno del quale non soltanto il Nostro, ma perfino Scott "Boyka" Adkins non venne sfruttato per qualche roboante scazzottata: questo 6 bullets risulta talmente imbarazzante, infatti, da ipnotizzare, e reggere nonostante una durata decisamente notevole per una proposta di questo genere - i novantatre minuti ufficiali indicati da Imdb non collimano con quella che evidentemente è la director's cut cui ho assistito, che è riuscita ad accarezzare le due ore piene - in grado di provare fisicamente non soltanto i detrattori, ma anche i più fanatici estimatori di questo tipo di pellicola.
Rimango comunque grato a regista, truccatori e sceneggiatura per la straordinaria sequenza d'apertura all'interno dalla quale Gaul/Van Damme, infiltratosi in un covo di trafficanti di minorenni alla ricerca del ragazzino che ha il compito di recuperare, sfoggia due look clamorosamente ridicoli che paiono omaggi al Walter White del magnifico Breaking bad e al Verdone prete di Un sacco bello nel giro di dieci minuti scarsi che, da soli, varrebbero l'intera visione.
Come se questo non bastasse, vengono poi liberate sequenze di stampo malinconico in cui il protagonista, roso dai sensi di colpa, serve al banco della sua macelleria bevendo vodka come fosse acqua di fonte intento a tagliare fettine per i clienti con cura e tanto di guanto di lattice salvo poi servirle con la mano libera in bisunti sacchetti di carta osservando con gli occhi vitrei i fantasmi delle ragazzine morte a seguito della sua missione di salvataggio "mascherato": impagabile davvero.
Il ridicolo involontario viene poi riproposto nel momento della riscossa dell'antieroe e dei genitori della quattordicenne scomparsa il cui ritrovamento diviene motore della ripresa del vecchio Gaul schiacciato dalla depressione, una missione di salvataggio che pare scritta da un qualche ragazzino tra elementari e medie che, in effetti, a fronte di un titolo di questo genere, rischia di divertirsi come un pazzo se non fosse per l'assenza di roboanti sequenze d'azione - probabilmente, dato il budget a disposizione monopolizzato dall'ingaggio di Van Damme, impossibili da girare -.
Un titolo che è dunque già leggenda per i fan hardcore di uno dei più grandi interpreti del trash tamarro di tutti i tempi, e che potrebbe addirittura significare l'inizio di una nuova corrente nella produzione che lo coinvolge: considerata l'età che avanta ed un'elasticità non più all'altezza dei tempi delle spaccate, la malinconia in stile Lionheart unita allo stile da piccolo schermo che ha fatto la fortuna di Segal e Chuck Norris negli ultimi anni potrebbe significare un capitolo ancora tutto da scrivere nella carriera di uno dei volti più importanti che il Cinema di botte abbia mai conosciuto. 



MrFord


"Children of tomorrow live in the tears that fall today
will the sun rise up tomorrow bringing peace in any way?
Must the world live in the shadow of atomic fear?
Can they win the fight for peace or will they disappear?"
Black Sabbath - "Children of the grave" -


domenica 23 ottobre 2011

Assassination games

Regia: Ernie Barbarash
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 101'



La trama (con parole mie): Vincent Brazil e Roland Flint sono due tra i migliori assassini prezzolati del mondo. Il primo, professionista della vecchia scuola, continua a rifugiarsi in un vecchio quartiere di Bucarest e farsi pagare in diamanti in attesa di ritirarsi, mentre il secondo, già scomparso dai radar dei suoi vecchi datori di lavoro, accudisce a tempo pieno la moglie in stato vegetativo a seguito dell'attacco del criminale Polo.
Quando i vertici dell'Interpol si ritrovano al centro di uno scandalo di corruzione, emerge la necessità di eliminare tutti i "collaboratori esterni" di cui gli stessi si sono avvalsi nel corso degli anni: a questo punto il ruolo di Polo diviene importantissimo per stanare Flint ed eliminarlo.
Peccato che, dopo una prima serie di schermaglie, quest'ultimo e Brazil uniranno le forze per fare piazza pulita di tutti quelli che pensano di potersi liberare di loro neanche fossero l'immondizia del giorno prima.
E a quel punto, sarà chiaro a tutti come andranno a finire le cose.



Quando, quasi per caso, ho scoperto l'esistenza di questo film, ho avuto una sorta di tuffo al cuore.
Scott "Boyka" Adkins, ammirato in Undisputed 2 e 3, e l'intramontabile Van Damme fianco a fianco nella stessa pellicola significava, in qualche modo, rivivere i fasti degli Expendables o immaginare un incontro tra Snake Plissken e Rambo.
L'emozione, dunque, era quella delle grandi occasioni e del bambino che è in noi tornato a farsi prepotentemente sentire neanche avesse addocchiato un giocattolo cui proprio sente di non poter fare a meno.
Peccato che, nonostante le premesse di botte da orbi ed una confezione che strizza l'occhio alla quasi autorialità - chiara imitazione dell'ottimo JCVD -, Assassination games somigli più al soporifero Professione assassino che non alle pellicole che, ormai vent'anni fa, lanciavano il vecchio Jean Claude nell'Olimpo degli eroi action più amati di tutti i tempi, finendo per rendere questo film un ibrido senza troppi spunti che, nel corso della visione, rischia addirittura di annoiare in più di un'occasione, tanto pare evidente lo sforzo di portare a casa un risultato nettamente al di sopra delle effettive possibilità di regista, attori e staff tecnico, risultando addirittura, a tratti, involontariamente ridicolo - o quasi, come nella sequenza iniziale, che pare uscita da un siparietto caricaturale di Kusturica e viene salvata solo grazie ad uno dei momenti di maggior fisicità dell'intera pellicola, firmato dall'inossidabile Van Damme -.
Colpevole principale dell'insuccesso dell'operazione, almeno per quanto mi riguarda, è il regista, che evita non si sa per quale oscura ragione di avvalersi delle straordinarie doti fisiche soprattutto di Adkins e si concentra su uno script che avrebbe potuto portare in scena anche il più bolso dei Ray Liotta con una pistola in pugno: quando hai per le mani un atleta come l'anglosassone succitato, è quasi un delitto pensare di sprecarlo nel ruolo del marito malinconico e triste - ingiustificata, oltretutto, la scena dell'aggressione subita dalla moglie di Flint, che da buono spaccaculi inarrestabile difficilmente starebbe legato come un salame da un pò di nastro isolante ad una sedia mentre violentano e lasciano in fin di vita la sua compagna - impegnato quasi esclusivamente dalla lunga distanza e che neppure di fronte al suo nemico giurato - il già citato Polo - sfodera una scazzottata come ci si aspetterebbe in questi casi.
Lo stesso Van Damme, che cerca in tutti i modi di salvare il salvabile - la storia con la prostituta che sogna il riscatto e le carezze alla tartaruga sono degne delle sue migliori perle trash figlie dei gloriosi eighties -, appare poco convinto della validità dell'intera operazione, e nonostante per primo abbia investito denaro nel progetto, pare certo che i fasti del già citato JCVD non possano essere raggiunti neppure per scherzo.
Un vero peccato, perchè un approccio più tamarro e casinaro avrebbe sicuramente reso questo film un piccolo cult di genere, in grado di far saltare di gioia i fan della vecchia scuola come il sottoscritto sempre soggetti al fascino di qualche caro, vecchio, sonoro calcio rotante.

MrFord

"Yeah, yeah!
Tear it up,
rip it up
kick it up!"
Peaches feat. Iggy Pop - "Kick it" -


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