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mercoledì 11 ottobre 2017

Twin Peaks - Stagione 3 (Showtime, USA, 2017)




Se torno indietro nel tempo al periodo che si accavallò tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie, ricordo bene l'impatto che ebbe Twin Peaks, folle creatura di David Lynch che cambiò radicalmente il mondo delle proposte da piccolo schermo iniziando la rivoluzione che portò, un passo alla volta - e grazie anche alla tempesta che fu Lost anni dopo - alla realtà consolidata attuale in cui i titoli per la televisione finiscono spesso e volentieri per superare in qualità quelli cinematografici.
Ricordo anche l'impatto che ebbe il charachter di Bob sul sottoscritto, diventando l'unico, vero, grande spauracchio per anni e anni, alla faccia di tutti gli horror che avevo divorato a mazzi fin da bambino.
Con Twin Peaks, e la morte di Laura Palmer, terminava in qualche modo l'età dell'innocenza delle produzioni da piccolo schermo, le regole venivano cambiate o sovvertite, la follia entrava a far parte del nostro mondo, ed il Male assumeva sembianze da porta accanto.
Un quarto di secolo dopo, a realizzare i sogni di fan accaniti e completare il puzzle, è giunta questa terza stagione atta a chiarire quello che accadde all'Agente Cooper al termine del finale della season two, chiusa tra il suo doppelganger, il sempre presente Bob, la Loggia Nera e dimensioni parallele varie - andatevi a rileggere il botta e risposta "futuristico" tra Julez, il sottoscritto e Cannibal in coda al post -.
Personalmente, non sapevo cosa aspettarmi dalla visione, in parte perchè la mancanza di un personaggio cardine come Bob si sarebbe sentita - l'attore che lo interpretava, Frank Silva, morì poco tempo dopo le riprese di Fuoco cammina con me -, in parte perchè, nonostante la sua struttura caotica, il finale della season two poteva tranquillamente restare così com'era.
Ed ammetto che non è stato così semplice, raggiungere il diciottesimo episodio.
In questo "nuovo" Twin Peaks, infatti, ci sono alcune cose al limite del geniale ed altre completamente assurde o campate in aria, cose decisamente positive ed altre clamorosamente negative.
Considerato che è impossibile scrivere una recensione normale di un lavoro come questo, analizzerò entrambi i lati della medaglia nel modo più razionale possibile, cominciando con le note dolenti.
Per prima cosa, il fan service: è stato criticatissimo rispetto a prodotti come Game of thrones, quando questo Twin Peaks pare creato ad uso e consumo dei fan; peccato che, per essere fan in grado di godere del servizio, si debba necessariamente essere cultori del lavoro di Lynch e Frost su Laura Palmer e soci a livello maniacale e quasi religioso, pena il cogliere meno la metà delle citazioni e delle strizzate d'occhio dell'Autore.
Segue a ruota il ritmo, assolutamente sfiancante per la sua lentezza in alcuni episodi.
L'evoluzione della storia, poi, passa dal passo alla volta ma non trattenete il fiato dei personaggi e delle varie vicende dell'intera stagione all'accelerata furiosa degli ultimi due episodi, quasi come se gli autori si fossero accorti troppo tardi di essere arrivati a ridosso del termine e si fossero trovati costretti a tagliare corto il più possibile.
Inoltre, questo Twin Peaks non è Twin Peaks: l'atmosfera di tensione e paura costante delle prime due stagioni non viene praticamente neppure sfiorata - se non in un paio di passaggi grazie a Laura e Sara Palmer -, e le location e le storie distanti anche "geograficamente" dalla "ridente" cittadina poco aiutano a tornare davvero per le sue strade, che paiono più che altro uno di quei locali dove si rifugiano gli over cinquanta pieni di nostalgia della loro giovinezza.
A salvare il salvabile, però, pensa Kyle MacLachlan, strepitoso nella tripla parte del Cooper cattivo, quello buono e soprattutto Dougie Jones, il vero asso nella manica della stagione, probabilmente il motivo principale per il quale dopo i primi quattro episodi ho deciso di continuare fino alla fine e gli ultimi due mi sono risultati assolutamente pasticciati ed inutili.
L'impacciato assicuratore di Las Vegas diventa l'emblema della genialità di un regista che ho sempre amato - e che continuerò ad amare - e della parte assolutamente imperdibile di questa stagione, dalla sequenza al casinò - quel mitico "Hellooooo!" sarà uno dei miei cavalli di battaglia per i prossimi mesi - ai due gangsters che lo gestiscono, dalle truffe assicurative al caffè, dalle rivincite di un loser alla magia del nonsense: per quanto mi riguarda, l'effetto dello scarafaggio rovesciato di Dougie non solo è il motore di questo prodotto, ma anche il motivo per il quale Lynch è stato considerato come uno dei grandi degli ultimi trent'anni negli States e non solo.
Curioso pensare come il Twin Peaks di allora fosse rappresentato dall'emblema della paura - almeno per il sottoscritto - Bob, mentre ora è lo spassoso Dougie a farla da padrone: forse sono cambiati i tempi, forse non ho capito nulla di quello che Lynch ha voluto raccontare, forse dovrei chiedermi "in che anno siamo?" come Cooper al termine dell'ultimo episodio, o forse dovrò aspettare altri venticinque anni per vedere dipanata la matassa.
Per il momento, poco importa.
Io tiro la maniglia, grido "Hellooooooo!" e mi butto a vivere.
Gli incubi e le grida li lascio a chi vuole perdersi nel Lato Oscuro.
O nella Loggia Nera.




MrFord

 


 

mercoledì 31 maggio 2017

Fuoco cammina con me (David Lynch, USA/Francia, 1992, 135')




Se ripenso ai più grandi spauracchi da grande e piccolo schermo della mia vita di spettatore, non c'è gara in assoluto: la cosa più fottutamente inquietante che abbia mai visto è stata senza dubbio Twin Peaks, passato per la prima volta nell'allora casa Ford ai tempi agli inizi delle scuole medie e divenuto il terrore personificato grazie alla geniale creazione del personaggio di Bob, charachter misterioso che era l'anima di una delle tre serie che, per impatto sulla cultura popolare, importanza per quello che è venuto dopo e valore assoluto, trovo imprescindibile per chiunque voglia approcciare questa realtà - le altre due, per chi lo volesse sapere, sono Lost e Breaking Bad -.
Ai tempi ricordo che terminai la visione delle due stagioni a fatica grazie al fascino oscuro di quel villain nato quasi per caso - la leggenda narra che Lynch, facendo delle prove, notò l'attrezzista Frank Silva intento a montare un letto e giudicandolo incredibilmente inquietante lo rese la personificazione del Male nella sua creatura più famosa - e non troppo tempo dopo mi buttai nella visione di Fuoco cammina con me, prequel creato quasi esclusivamente per i fan della serie - uno spettatore a digiuno di Twin Peaks rischia di capire poco o niente - pronto a dare qualche risposta ed alimentare i misteri attorno alla Loggia Nera, luogo d'origine di Bob e di altri spiriti inquieti che popolarono e popolano ancora oggi - considerata l'attesissima e tanto chiacchierata terza stagione da poco iniziata - l'universo narrativo creato da Lynch e Frost.
Spinto proprio dalla visione dei primi episodi della season three, ho deciso di recuperare questo tassello che dovrebbe rivelarsi molto importante - sempre Lynch permettendo - nella comprensione di ciò che ci aspetta nel corso dei prossimi mesi, approfittando per mostrarlo a Julez per la prima volta - come fu per la serie qualche anno fa - e per riscoprirlo io stesso: il risultato è stato senza dubbio molto piacevole, un pò come quando si incontra per caso un vecchio amico e pare che il tempo non sia passato, le atmosfere create dal folle David risultano sempre ipnotiche ed affascinanti, il suo modo di raccontare apparentemente oscuro riesce nel non facile intento di colpire e farsi comprendere anche dall'esterno, ed in tutto questo, ho finito per realizzare non solo di non avere più paura del vecchio Bob, ma anche di considerarlo quasi qualcuno che ha contribuito a farmi sviluppare un certo pelo sullo stomaco ed un'ottima resistenza in fatto di spaventi e film horror.
Personalmente, mi dispiace molto che il già citato Frank Silva sia morto pochi anni dopo le riprese di questo film rendendo impossibile la sua partecipazione alla nuova stagione, perchè sono sicuro che Lynch sarebbe riuscito a renderlo ancora agghiacciante come era ai tempi, primo "mostro" dello schermo a non avere bisogno di trucchi e maschere, presentandosi solo con la sua inquietante mimica facciale.
Ad ogni modo, che sia importante per la terza stagione di Twin Peaks oppure no, il racconto degli ultimi giorni di Laura Palmer prima dell'omicidio che origina la serie è avvolgente ed intrigante, forse non perfetto in termini di narrazione e resa cinematografica ma ugualmente in grado di ipnotizzare come praticamente tutti i lavori di uno dei cineasti più importanti della mia formazione di cinefilo, e che ancora oggi amo tantissimo ad ogni suo passaggio sui miei schermi, tanto da accarezzare l'idea di mettere in cantiere una retrospettiva come qualche anno fa feci con Kubrick.
Staremo a vedere.
Nel frattempo, lo ammetto, camminare con il fuoco di Bob e Laura Palmer è stato un viaggio nel passato stranamente ed inquietantemente piacevole.
E forse Lynch voleva proprio questo.




MrFord



domenica 22 marzo 2015

Doppelganger

Regia: Gian Guido Zurli
Origine: Italia
Anno: 2015
Durata:
58'




La trama (con parole mie): nel pieno dell'estate del 2017 la giovane Anna scopre accanto a lei al risveglio una misteriosa scatola rossa contenente un'iscrizione che non riesce a decifrare. Parallelamente all'inquietante ritrovamento, la telefonata di un'amica la mette in allarme: deve raggiungere il più in fretta possibile quest'ultima nei pressi di una villa diroccata nelle vicinanze in modo da poterla aiutare.
Nel frattempo, nel 1817, seguiamo le indagini di un commissario legate all'apparente suicidio di Vittoria, una ragazza identica ad Anna coinvolta in un intrigo che vede protagonisti un inquietante prete ed una nobile di origini francesi.
Quale legame unisce le due ragazze? E dove porterà il messaggio contenuto nella scatola?








Gli avventori storici del Saloon dovrebbero ormai sapere quanto al sottoscritto piaccia dare spazio ai giovani registi che cercano di trovare una collocazione all'interno del difficile mondo della settima arte, soprattutto in un Paese non proprio ben messo in questo senso come il nostro: e così è per Gian Guido Zurli ed il suo Doppelganger, interessante progetto che vede mescolarsi atmosfere che ricordano il Cinema di genere made in Italy anni settanta e le suggestioni più recenti di un Maestro come Lynch.
Certo, scritto in questo modo pare che ci si trovi di fronte a qualcosa di clamoroso ed incredibile, ma non temete: come sempre qui al Saloon siamo pane e salame, e per il buon GG vedrò di essere il più schietto e sincero possibile sperando con la mia opinione di poter dare indicazioni utili per il futuro, pur non essendo un regista e non volendo certo cimentarmi in questo spesso ingrato compito.
Doppelganger - titolo decisamente azzeccato e sempre intrigante - è un esperimento poggiato su basi ed ispirazioni senza dubbio funzionali e su un'idea sicuramente affascinante - quella del tema del doppio impreziosita dagli sbalzi temporali -, che sfrutta bene l'ambientazione estiva - nonostante il tema sia decisamente "oscuro" - e regge la sua durata: dall'altra parte, dovendo necessariamente anche parlare degli aspetti negativi, ho trovato il lavoro di Gian Guido più convincente in fase di regia che non di montaggio - il Nostro ha curato entrambi gli aspetti -, a volte troppo frettoloso nel far prendere una direzione all'opera - ma ci sta, in fondo non penso si sarebbe potuto realizzare un prodotto di due ore per poter spiegare per filo e per segno ogni aspetto - ma soprattutto penalizzato da una confezione piuttosto artigianale - che non è necessariamente da interpretare come un aspetto negativo, si pensi all'ottimo Lidris cuadrade di tre di Bianchini - e da un cast non propriamente professionista.
In questi casi sarebbe facile, comunque, criticare aspramente un lavoro che, al contrario, non dev'essere stato affatto semplice, ma allo stesso tempo apparirebbe disonesto affermare che Doppelganger sia esente da difetti o pronto per palcoscenici come concorsi e premi cinematografici: Gian Guido dovrà rimboccarsi le maniche e lavorare ancora, e ancora, e ancora.
Le basi ci sono, le influenze anche - il fatto che l'ombra di Lynch sia presente non risulta eccessivo, radical chic o spocchioso, anzi -: ora starà solo all'autore non mollare e tentare il tutto per tutto in modo da proseguire lungo la strada che ha scelto, e che in Italia pare ormai abbandonata da troppo tempo.
Del resto, reinventare il Cinema di genere potrebbe essere una delle cure più efficaci per riportare la nostrana settima arte ad un livello ben oltre quello cui ormai ci siamo tristemente abituati.



MrFord




Di seguito, l'intervista al regista Gian Guido Zurli ed alla protagonista Clelia Cicero:





-  James Ford:  Gian Guido, Clelia, come al solito, si parte dalla domanda di rito per gli avventori e gli ospiti del Saloon: il vostro rapporto con l'alcool è buono? Cosa bevete di norma? Quali sono i vostri preferiti? Reggete abbastanza da pensare di passare una serata da queste parti?



Gian Guido Zurli: Non reggo molto lalcool. Di solito bevo caffè. Preferisco un bicchiere di vino veramente buono ogni tanto ad uno modesto tutti i giorni.



Clelia Cicero: Buonissimo. Non ho il vizio. Mi piace bere poco, ma bene. Amo i vini. Di solito mi faccio consigliare da chi so che se ne intende. E poi, purtroppo, il mio preferito è lo champagne! 



- JF: Alle spalle l'intro alcoolica, la domanda di rito in questi casi: chi siete e cosa fate? Cosa vi ha portati qui, cosa accompagna la passione per il Cinema e dove sperate o pensate vi porterà questa strada?



Gian Guido Zurli: Non ho idea dove mi possa portare. Per il momento sono felice di poter raccontare delle storie molto interessanti e piene di misteri. Sono sempre stato appassionato di cinema e faccio il montatore da 15 anni. Insegno montaggio video su Final Cut Pro X e Premiere Pro CC, ho scritto numerosi manuali sullargomento e collaboro con il sito I Fiori Del Male, che organizza rubriche video con Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi e altri illustri personaggi. Dopo tutte queste esperienze ho pensato di provare a mettere in scena un prodotto cinematografico per il web, coinvolgendo circa una trentina di persone.



Clelia Cicero: Io sono un'attrice e cantante professionista. Questo è il mio lavoro e la mia passione. Amo questo mestiere con tutta me stessa. Mi ha portato fino a qui e mi guida tutt'ora un infinito e profondissimo amore per l'arte e la verità. Il mio sogno nel cassetto è continuare a lavorare in questo ambito e crescere e migliorare sempre di più come artista. 

Un attore non è mai solo un esecutore. Ogni interprete è differente e riesce così a creare una unicità nei personaggi che interpreta. Così, ogni Amleto o Desdemona saranno diversi e la loro bellezza e universalità non si esauriranno mai. Ogni attore ha da dire qualcosa che è solo suo.  Di conseguenza un'altra meta è quella di essere autrice di me stessa. Sto scrivendo un disco e spero anche di produrre un monologo teatrale.



-   JF:  GG, da regista ci si deve sempre occupare di diversi aspetti nella realizzazione di un film: quali sono i tuoi preferiti, e quali, invece, quelli che apprezzi meno e che delegheresti volentieri ad altri?



Gian Guido Zurli: Io mi occupo praticamente di tutto, dallidea iniziale alla promozione del film. Questa la lascerei volentieri a qualcun altro. I miei aspetti preferiti sono proprio la messa in scena e anche il montaggio. Durante le riprese abbiamo la fortuna di poterci appoggiare ad un direttore della fotografia molto bravo, Andrea Ampollini e ad operatori professionali, che naturalmente sono anche amici.



- JF: Stessa domanda per la protagonista: com'è lavorare con un regista? E, in particolare, con GG?



Clelia Cicero: Lavorare con un regista è stimolante. È la guida carismatica di un progetto nel quale si crede. Il regista è come un direttore d'orchestra che deve saper far "suonare" tutti gli strumenti (attori e troupe) alle loro massime potenzialità al fine di creare una musica perfetta e incantevole. È il ruolo più difficile in un film o a teatro. Lavorare con Gian Guido è molto piacevole. Il suo entusiasmo e la passione che condividiamo per il genere del mistero e dell'orrore mi hanno convinta a far parte di questo progetto. 



-  JF:   Altra domanda classica in queste occasioni: come è nato Doppelganger? Quali sono i processi che hanno portato alla sua realizzazione, e alla vostra collaborazione?



Gian Guido Zurli: DOPPELGÄNGER è nato con qualche idea frammentaria. Cosa succederebbe se una ragazza, al suo risveglio trovasse una scatola rossa con dentro un messaggio scritto con simboli alchemici? Cosa succederebbe se questo messaggio fosse stato lasciato da una sosia maligna di questa ragazza? E se questa sosia maligna fosse vissuta 200 anni prima? E da li lidea di realizzare una storia che si svolge contemporaneamente in due epoche diverse. Inizialmente il progetto era nato per realizzare una serie di foto che non ho mai portato a termine. In corso dopera mi sono reso conto che una storia come questa doveva essere raccontata con il mezzo audiovisivo. Fortunatamente, dal punto di vista tecnico, non é stato impossibile da realizzare lavorando nel settore da anni. La fase successiva è stata quella di cercare unattrice invece di una modella.



Clelia Cicero: Gian Guido mi ha chiesto un incontro. Mi ha proposto di essere Anna Persico in Doppelganger. Mi ha raccontato la storia e dopo aver letto la sceneggiatura, che mi ha molto intrigata, ero convinta a partecipare.

Mi interessa il genere, l'atmosfera che emerge, il tuffo nel passato, la bellezza delle location e la possibilità di fare cinema, più in generale, per arricchire la mia esperienza.



-   JF:  Come in ogni tipo di ambito di lavoro, anche il Cinema nasconde pregi, difetti, lotte intestine e legami stretti: come è stato costruire Doppelganger? Il clima sul set era quello da gruppo di amici o l'atmosfera virava più su una collaborazione prettamente lavorativa? Quali sono i lati umani che più e meno preferite di quando girate?



Gian Guido Zurli: Alcuni membri della troupe o del cast erano amici o colleghi che già conoscevo. Altri li ho conosciuti per poter realizzare questo progetto. Ho un ottimo rapporto con chiunque e ciascuno di loro è fondamentale per raggiungere il risultato finale. Sicuramente questa esperienza ha aumentato il legame con molti di loro. I lati umani che preferisco di meno sono le mie ansie nel portare a casa il girato, probabilmente senza di esse sarebbe più facile avere a che fare con me.



Clelia Cicero: Clima ottimo e rilassato. È stato un dettaglio non trascurabile. In progetti come questo bisogna essere un gruppo ed essere molto generosi. Sono rimasta piacevolmente colpita dalla disponibilità e gentilezza di tutti. 

Nel lavoro sul set, ma anche sul palco le caratteristiche che preferisco sono: ognuno deve avere il proprio ruolo e mantenerlo con professionalità in un clima sereno e rispettoso. 

-  JF: L'idea di portare sullo schermo un film d'atmosfere come questo localizzandolo in setting molto "solari" è senza dubbio coraggiosa: a cosa si deve la scelta di non aver optato per una più confortevole cornice notturna e simile all'horror classico?

E, allo stesso modo, cosa si prova a lavorare in una doppia parte, a prescindere dalle questioni temporali?



Gian Guido Zurli: La ragione principale è che non sopporto il freddo, non credo che scriverei mai una storia ambientata in pieno inverno sotto la neve. Inoltre amo molto quei film horror o mystery ambientati in piena estate o primavera, come Non Aprite Quella Porta e La Casa Dalle Finestre Che Ridono. In DOPPELGÄNGER ci sono comunque alcuni interni notte e naturalmente sono molto funzionali alla storia. Nel sequel invece ci saranno sicuramente degli esterni notte. La sceneggiatura è già pronta.



Clelia Cicero: È sicuramente una fortuna per un attore poter avere a disposizione una varia gamma di sfumature da dare al personaggio. Si dimostra duttilità. Io amo molto "trasformarmi" e interpreto sul palco spesso figure anche molto lontane da me.

In questo caso mi sono confrontata con un'altra me che veniva dal passato! Sicuramente affascinante poter indossare i panni di un fantasma  oscuro dal passato...



-  JF:   Chiudiamo in bellezza con la domanda di commiato da sempre sfruttata in queste occasioni dal sottoscritto: pensate a due film italiani e due horror da portarsi con una robusta cassa di rum su un'isola deserta. Quali sono?



Gian Guido Zurli: Questa è una domanda difficile. Un film italiano sarebbe certamente uno di Pupi Avati, ma non saprei quale scegliere tra i tanti. Inoltre, anche se non è un film, ma uno sceneggiato RAI degli anni settanta, porterei i DVD de Il Segno Del Comando. Due horror stranieri sarebbero Mulholland Drive di David Lynch e Shining di Stanley Kubrick.



Clelia Cicero: Non posso scegliere: sarebbero troppi. Scelgo due registi italiani: Federico Fellini e Luchino Visconti. Due horror che amo: La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati e Profondo Rosso di Dario Argento.
 

martedì 20 novembre 2012

Cannibal's Creek

La trama (con parole mie): seconda giornata dedicata alla Blog War incentrata sulle serie tv preferite di tutti i tempi del sottoscritto e di quel pappamolle del mio rivale Cannibal Kid.
Se, però, ieri vi è andata di lusso con una decina di titoli assolutamente scintillanti, oggi preparatevi, perchè si torna indietro di qualche secolo ai tempi del liceo non tanto del Cucciolo, quanto dei miei.
Figuratevi.
Ecco cosa succede quando la crescita si blocca nel pieno della pubertà.


Ed ecco una rarissima foto degli anni migliori del Cannibale: lui è l'ultimo in fondo a destra, quello che non si ricorda nessuno chi sia.

Blog War sulle serie televisive, parte seconda.
Dopo esserci smaronati ieri con le scelte del mio blogger rivale, il repubblicano Mr. Mitt Fordney, passiamo ora a dedicarci alla ben più succulenta, assortita ed entusiasmante selezione del sottoscritto, il democratico Barackid Obama.
Chi mi conosce lo sa e chi segue questo blog pure: sono un gran patito di serie tv. Appena esce un nuovo pilot, mi ci devo fiondare sopra per capire se ne potrà nascere un telefilm da seguire, oppure da gettare nel WhiteRussian… volevo dire nella spazzatura. Chissà perché mi confondo sempre.
Di serie ne inizio una miriade, ne proseguo abbastanza, ma arrivo fino alla fine solo di poche. Tra queste, le seguenti sono le mie dieci preferite in assoluto. Una scelta ardua, ma nemmeno troppo, perché questi sono i telefilm fondamentali con cui sono cresciuto, o con cui ancora sto crescendo.
Basta introduzioni, ora. Ecco il palinsesto della Cannibal Tv.
Cannibal Kid

Il ben poco democratico Mao Tse Kid - il blogger dall'ego più smisurato della rete -, che si finge a favore della libertà di parola ed opinione salvo poi rifiutare tutto quello che non rientra nei suoi gusti da bambino capriccioso giunge a rompere l'incantesimo - e non solo quello - creato dalla sfavillante decina del sottoscritto pubblicata ieri con una selezione che pare uscita dritta dritta dagli anni novanta e dal quel periodo di tormenti e rincoglionimento che tutti noi attraversiamo una volta nella vita per poi riderci sopra una volta cresciuti e giurare di non voler mai più ripetere l'esperienza. Parlo dell'adolescenza, quella malattia che ci fotte il cervello e gli ormoni per quattro o cinque anni e dalla quale, a trenta primavere
suonate, il buon Evergreen Kid continua ostinatamente a non voler uscire. Portate pazienza, come il sottoscritto. Una volta tornato nella sua cameretta, il nostro incubo sarà finito.
Mr. James Ford

"Hey, Ford McKay, posso essere il tuo migliore amico?" "Te lo scordi, Minnesota Kid! Se mi faccio vedere in giro con te crolla la mia reputazione di Expendable!"
1. Twin Peaks (1990-1991) Creata da: David Lynch, Mark Frost


Cannibal Kid Twin Peaks è la “cosa” che più ha influenzato il mio immaginario personale. Più di qualunque film, più di qualunque band musicale, più di qualunque altra serie tv.Twin Peaks ha cambiato la mia vita. Probabilmente in peggio, visto che da bambino sono rimasto traumatizzato dalla visione degli episodi e soprattutto dall’apparizione di Bob. Il mostro più spaventoso prima dell’avvento di Mr. Bob Ford.
La vicenda è una delle più semplici quanto intriganti raccontabili: in una cittadina apparentemente tranquilla, una ragazza dalla vita apparentemente perfetta viene trovata morta. Assassinata. In quello che è uno degli incipit più folgoranti nella storia (non solo) della tv, David Lynch inserisce l’orrore all’interno della vita quotidiana. E di lì in poi la serie proseguirà sulla stessa strada, inserendo elementi, visioni e personaggi inquietanti che ci mostrano come dietro a una facciata impeccabile si possano celare i più sordidi e misteriosi segreti.
Tra le musiche splendide di Angelo Badalamenti, la componente onirica genialmente immaginata da Lynch, un umorismo che riesce a stemperare in parte le atmosfere angoscianti, una serie di personaggi cult e un alone di mistero a oggi ineguagliato, Twin Peaks è pura Storia.
Chi, sciagurato, non l’avesse ancora visto, vada a rimediare. Quando?
SUBITO!
La serie pone la domanda tormentone: chi ha ucciso Laura Palmer?
Io invece vi chiedo: chi ucciderà Mr. James Ford?
Sono disposto a pagare!
Scherzo. Però, nel caso la cifra fosse particolarmente conveniente, potrei farci su un pensierino…
MrJamesFord Esistono alcuni casi nel mondo del piccolo e grande schermo talmente rari da riuscire perfino a mettere d'accordo due acerrimi nemici come l'agente Ford e Diane Kid: uno di questi è senza dubbio Twin Peaks, uno dei vertici - se non IL vertice - della ben più interessante lista del sottoscritto pubblicata ieri nonchè dei prodotti nati per il piccolo schermo.
Cannibal Kid Più interessante la tua lista, dici? Ma se mi sono addormentato soltanto a leggere i titoli delle serie buahaha

"Hey, Kid! La tua lista mi fa pisciare sotto dalle risate!"
2. Mad Men (2007-…) Creata da: Matthew Weiner


Cannibal Kid Se Twin Peaks è Storia, Mad Men è lo Stile fatto serie. Uno stile 60s super cool dietro al quale si cela una notevole sostanza, lo specifico subito prima che il lagnoso Mr. Ford abbia da ridire.
Mad Men ridisegna gli anni Sessanta, togliendo di dosso quell’aura di idealizzazione che li hanno sempre contraddistinti nelle altre rappresentazioni in tv e al cinema, presentandoceli in maniera molto meno ricca di stereotipi e molto più umana. Una serie favolosa su un gruppo di pubblicitari capitanati dall’uomo, il mito Don Draper.
E allora viva Mad Men e abbasso i mad men come Ford che osano preferire robette come Romanzo criminale a questo Capolavoro assoluto della serialità.
MrJamesFord Di Mad men ho visto finora - apprezzandole molto - le prime due stagioni, e non c'è che dire: Don Draper e i suoi hanno tutto, dallo stile allo charme, con tanto di cornice di tecnica a dir poco sopraffina.
Un titolo come questo, però, nonostante il suo indubbio valore, non potrebbe mai e poi mai trovare posto in una selezione fordiana: troppo chic e per nulla pane e salame, un pò come se, per comodità, tutti ci
mettessimo a tifare Real Madrid. Uno squadrone apparendemente inaffondabile costruito su enormi
individualità ma incapace di incarnare il vero spirito di una squadra. Occhi limpidi e cuore puro non perdono, ripete il Coach Taylor. Ed i fighetti come Pete Campbell Kid saranno placcati e spinti a
calcioni nel fango.
Cannibal Kid Un commento che dice tutto sulla limitatezza del mondo fordiano, chiuso com’è nelle sue passioni pane e salame da non poter apprezzare in pieno nemmeno la grandezza dei Mad Men.
E non citare in maniera del tutto inappropriata il Coach Taylor come ha fatto Mitt Romney, repubblicano che non sei altro!
JF Ed ecco che torna all'attacco il piccolo democratico offeso dall'evidenza: una serie come Mad men, realizzata splendidamente, è e sarà sempre come un vestito da cerimonia, o una di quelle accompagnatrici che tengono la borsetta con il braccio sollevato e si preoccupano che le unghie ricostruite non si rovinino mentre sono a tavola. Sveglia, Riso lesso Kid, quello non è il mondo reale! E tanto per restare in tema, il Coach Taylor è senza dubbio repubblicano!
Cannibal Kid Peccato che l’autore di Friday Night Lights Peter Berg abbia intimato a Romney di non usare più a sproposito le sue frasi. Tra un po’ lo farà anche con te, Lacrima Facile Ford!
JF Io, invece, intimerò a Mitt Kid di non usare più a sproposito il mondo delle serie tv. E già che ci siamo, anche del Cinema! Ahahahahaha!

"Dici che Cannibal ci ha inserito nella stessa lista di Buffy!?!? Vado immediatamente a dare le dimissioni!"
3. Buffy - L’ammazzavampiri (1997-2003) Creata da: Joss Whedon


Cannibal Kid Insieme a Lost, la serie che più sta segnando l’immaginario cine-televisivo odierno. Mi riferisco alle varie serie vampiresche che spopolano oggi, ma non solo. Buffy ha infatti ridefinito il concetto di supereroe, ben prima dei vari Sam Raimi, Christopher Nolan, Heroes e Misfits, ha dato nuova linfa ai generi fantasy e teen, mettendo dentro una dose di umorismo e ironia mai viste in altre serie che si prendevano e si prendono troppo sul serio, un po’ come il sempre serioso e brontolone Mr. James Boring.
Oltre ad aver mantenuto una qualità altissima per tutte e 7 le sue stagioni, Buffy ha offerto diversi tra gli episodi singoli più belli in assoluto nella storia dei telefilm. Su tutti cito l’episodio musical La vita è un musical, che poi ha scatenato un proliferare di copie, e l’episodio muto L’urlo che uccide, ai livelli di The Artist, solo più virato verso l’horror e forse pure meglio di The Artist. Due puntate che consiglio di recuperare a tutti quelli hanno amato il geniale horror Quella casa nel bosco, sceneggiato dal “papà” di Buffy, o da quelli che conoscono Joss Whedon solo per The Avengers, di gran lunga la cosa meno interessante e originale da lui creata.
Intanto, è in preparazione uno spinoff di Buffy - L’ammazzavampiri. Si chiamerà Cannibal - L’ammazzaford.
MrJamesFord Se c'è un complimento che posso fare - uno dei pochi, sia chiaro - al mio antagonista è di avere un gusto discreto per le serie tv, tanto da riuscire quasi sempre ad azzeccare i titoli giusti.
Non è certo il caso di Buffy, una cosa che solo le adolescenti in crisi ormonale nonchè antesignane delle fan di Twilight potrebbero seguire e soprattutto indicare come uno dei dieci titoli favoriti nell'ambito del piccolo schermo. Suocera Kid non è nuovo a scelte a dir poco scandalose, ma questa rischia davvero di essere una delle più clamorose!
Cannibal Kid Buffy è senza dubbio alcuno una serie enorme e geniale. Il paragone con Twilight regge soltanto per chi di Buffy ha visto a mala pena gli spot pubblicitari. Ma neanche. Detto poi da uno che si abbevera esaltato a una serie ormai caduta nel ridicolo come True Blood, lascia il tempo che trova. D’altra parte, uno come lui che disegna i cuoricini sul diario a fianco delle foto di Robert Pattinson, come può capire l’ironia del miglior vampiro di sempre, il divertentissimo Spike?
Ford,ribadisco: invece di esaltarti con i The Avengers, la cosa peggiore mai firmata da Joss Whedon in tutta la sua carriera, vai a vederti almeno l’episodio L’urlo che uccide (ma direi anche tutte e 7 le stagioni) e poi ne riparliamo…
JF Non intendo riparlare di Buffy e cuoricini con Emo Kid, che già so che sfodera come pigiama il completino degli One direction! E corro a rivedermi The Avengers, quello sì un prodotto fracassone e divertente come piacciono a me! Hulk spacca, altro che Spike!

"Il fatto che Don Draper non ci voglia nella sua lista mi fa incazzare come un Bufalo. Anzi, come IL Bufalo!"
4. Lost (2004-2010) Creata da: J.J. Abrams, Jeffrey Lieber, Damon Lindelof


Cannibal Kid Lost l’avete visto tutti.
No? Vi siete lost Lost?
Vabbè, ma allora siete fuori dal tempo più di Ford e più degli stessi protagonisti della serie.
Lost è una serie che come Buffy ha ridefinito il panorama tv (ma non solo) di oggi e, proprio come Buffy con le varie serie pseudo vampiresche, ha generato un esercito di mostri, ovvero serie che cercano di scopiazzarlo, da Terra Nova a Revolution, non arrivando alla vera essenza, al cuore dello show: i personaggi.
Le serie che meglio hanno fatto tesoro degli insegnamenti dell’isola del tesoro di Lost sono quelle che ad esempio ne hanno ripreso la struttura, concentrandosi in ogni episodio a sviluppare un personaggio diverso, come Once Upon a Time o le inglesi Skins e Misfits, mentre chi invece ha cercato di replicarne il mistero e la componente sci-fi, è finito malamente.
Come Mr. James Ford, uno che ha rubato, pardon plagiato, pardon ha “preso ispirazione” per il suo nickname dal nome proprio di un personaggio di Lost, meglio noto come Sawyer.
Non avete capito niente di quello che ho appena detto?
Bene. È lo stesso effetto che fa Lost, una serie fondamentale che come unica pecca ha quei 10 minuti ambientati in Chiesa nella puntata finale di cui in molti, tra cui il sottoscritto, avrebbero volentieri fatto a meno. Ciò non toglie nulla comunque alla grandezza di un’opera che ha regalato episodi incredibili, su tutti La costante, e con il finale della stagione 3 uno dei colpi di scena più geniali di sempre.
Tra i tanti misteri tirati fuori da Lost, il più grande di tutti, cui nemmeno il controverso finale ha dato risposta è: nickname a parte, cosa diavolo ha a che fare una serie tanto originale, intricata a livelli donniedarkiani e rivoluzionaria come questa con il conservatore Ford?
MrJamesFord Chi frequenta il Saloon dal principio sa bene - a partire dal mio nickname - quanto il sottoscritto adori quella che, con Twin Peaks, è stata la serie più geniale mai apparsa in televisione. Certo, Abrams e la sua più nota creatura hanno avuto i loro alti e i loro bassi, ma parliamo di una delle esperienze più incredibili che uno spettatore possa chiedere ad uno schermo: personaggi a dir poco tridimensionali e pezzi di fiction che si incastrano con quelli vissuti fino a diventare qualcosa di troppo grande per essere descritto. Già presente nella decisamente più efficace selezione di ieri del sottoscritto.
Cannibal Kid Ok, va bene, ma io non ho ancora capito cosa abbia a che fare una serie così geniale e per nulla pane e salame come questa con te. Non l’hai capito nemmeno tu, vero? ahahah

"Riso lesso Kid, se non mi trovi subito la costante, ti rispedisco nel mondo di Buffy a colpi di fumo nero!"

5. Nip/Tuck (2003-2010) Creata da: Ryan Murphy


Cannibal Kid Nip/Tuck è la serie più estrema, pazzesca e sexy mai vista. Roba da far scandalizzare il puritano Ford, uno che tra le sue serie preferite in realtà vanta Settimo Cielo, ma alla fine si è vergognato e non l’ha inserita nella sua lista.
Dopo una prima stagione già grandiosa, la serie sui due chirurghi plastici Sean McNamara, quello tranquillo ma mica tanto, e lo statenato playboy Christian Troy ha raggiunto il suo vertice con la stagione 2. Una delle stagioni più incredibili di tutte le serie tv, con la vicenda inquietante del Macellaio che ha toccato apici thriller/horror che un Dexter si può giusto sognare o copiare, vedi il Macellaio di Bay Harbor.
La serie creata dal grande Ryan Murphy qui al suo top si è poi rivelata lo specchio perfetto di una società sempre più ossessionata dalla perfezione e dalla chirurgia estetica e ci ha regalato uno dei rapporti bromantici più belli di sempre.
Mi riferisco a McNamara/Troy. Quello tra Cannibal Kid e Mr. Ford è invece uno dei rapporti bromantici più brutti di sempre! Uahahah
MrJamesFord Non ho mai seguito questa serie, che mi è sempre parsa così patinata e posticcia da far sembrare un prodotto come Mad men il non plus ultra del panesalamismo. Come se non bastasse, trovo che Ryan Murphy sia uno dei creatori di serie più sopravvalutati della storia, considerate le imprese che ha
regalato con il declino di Glee e la discutibile prima stagione di American Horror Story.
Cannibal Kid Come al solito, Ford parla unicamente per pregiudizi. Certo, Nip/Tuck è una serie ultrapatinata, però allo stesso tempo è la critica più feroce alla società dell’immagine di oggi che si possa immaginare. Ma questo Ford non se lo può manco immaginare, mentre da buon cowboy d’altri tempi corre nelle praterie a fare gli occhi dolci ai cavallucci e ai mini pony come il protagonista di War Horse.
Che poi definire Ryan Murphy sopravvalutato senza mai averne visto la sua opera più importante e rappresentativa, ovvero Nip/Tuck, è come definire sopravvalutato Kubrick senza aver mai manco visto 2001: Odissea nello spazio. O definire sopravvalutato Cannibal Kid senza aver mai visto questo post su The Artist http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/01/artist-la-recensione-muta.html).
JF Purtroppo io non sopravvaluto Cannibal Kid, anche perchè al contrario di lui non vivo immerso fino al collo dai pregiudizi che tanto gli piace appioppare al sottoscritto: lui che con le serie crime come The Shield o Oz storce il naso rifugiandosi in Prison break e Mad men - sostanza contro immagine, mi viene da dire - finge il colpo di genio nascondendosi dietro una critica che appare fighetta quanto la confezione di questo Nip/Tuck che continuerò a considerare sopravvalutata quanto il suo creatore.
Cannibal Kid Ma come fai a considerarla sopravvalutata, se non l’hai mai vista?
Complimenti, Ford: hai dato la definizione perfetta di pregiudizio.
JF Muchas gracias, Cannibal. È l'unica cosa che il Maestro – ovvero io - ha imparato dall'allievo - ovvero tu -.

"Ma sei davvero sicuro che ci convenga stare nella lista del Cannibale? Hai sentito chi viene dopo di noi!?"
6. Dawson’s Creek (1998-2003) Creata da: Kevin Williamson


Cannibal Kid Tutti siamo cresciuti con una qualche serie adolescenziale. Tutti tranne Ford, che quando era giovane lui ci sarà stato giusto il buonista Happy Days (grazie Ford per avercelo risparmiato tra le tue serie preferite!). O, considerata la sua età, più probabilmente ci sarà stata La casa nella prateria!
Io invece sono cresciuto con Dawson’s Creek, arrivata giusto ai tempi in cui facevo il liceo. Una serie che ha ribaltato e stravolto le regole del genere teen, come Scream ha ribaltato le regole dell’horror. In entrambi i casi non a caso la firma è quella di Kevin Williamson. Al posto dei soliti ragazzi popular di turno, di cheerleader e giocatori di football, qui troviamo infatti come protagonisti una serie di disadattati e di loser vari: l’aspirante nuovo Spielberg Dawson, la pecora nera Pacey, il gay Jack, la psicopatica Andie, la sfortunata Joey Potter/Katie Holmes, che prima di sposare Tom Cruise e finire vittima dei complotti di Scientology era una povera orfanella che sembrava uscita da un racconto di Dickens, e la sgualdrinella di New York Jen, interpretata da Michelle Williams, oggi una delle migliori attrici in circolazione a Hollywood.
Dawson’s Creek è poi riuscito a trattare argomenti ostici come omosessualità, razzismo, morte in maniera originale e tutt’altro che scontata, oltre a essere ricco di riferimenti al cinema, e non solo di Spielberg.
Lo si ami o lo si odi, Dawson’s Creek è la serie con cui la mia generazione, e anche qualcuna di quelle successive, è cresciuta.
Ford? Lui no. Lui è nato vecchio.
MrJamesFord Da buon vecchio che guarda con il ghigno arcigno di Clint in Gran Torino il giovane Riso lesso Kid non posso che sbellicarmi dalle risate rispetto a questa brutta copia finto alternativa dei vari Beverly Hills che qualche anno prima - quando Tardo Kid se la faceva ancora addosso - avevano spopolato tra i giovani. Come se non bastasse tematiche di questo genere erano state già ampiamente sviscerate da Melrose place, proposta supertrash e decisamente più adulta di Cannibal Creek, che continuerò a bocciare in eterno. Anzi, Ab aeterno, citando Lost.
Cannibal Kid Lasciando perdere i ghigni di quel suo altro eroe repubblicano di Clint Eastwood, il paragone tra Dawson’s Creek e Melrose Place lascia davvero il tempo che trova. Due serie più distanti, faccio fatica a immaginarle. Così come non riesco a immaginare due blogger più distanti del Fine Young Cannibal e del noioso Ampliford, incapace di godersi una serie che abbia protagonisti di età inferiore ai 190 anni.
A proposito, ieri per una volta mi hai davvero sorpreso, Ford: sono stupito di non aver trovato nella tua decina Casa Vianello! Troppo teen pure quella, per i tuoi gusti?
JF Io invece non sono affatto stupito di scoprire che la decina di Papà Ford sia tutta dedicata a proposte adulte e quella di Bimbo Kid quasi esclusivamente a titoli da liceali.

"Cannibal, la tua lista mi fa venire il latte alle ginocchia!"
7. 24 (2001-2010) Creata da: Robert Cochran, Joel Surnow


Cannibal Kid 24 è la serie più adrenalinica di sempre e Jack Bauer/Kiefer Sutherland è il mio solo e unico action hero preferito. Altroché Sly, Schwarzy, JCVD e compagnia brutta. Se li magna in un boccone, il mitico Jack.
Oltre a questo, 24 è una serie strepitosa dal punto di vista narrativo: ogni stagione è ambientata durante 1 sola giornata e ogni episodio ci fa vivere in tempo reale 1 ora di questa giornata. Una giornata in cui succede di tutto e di più: attentati, guerre, colpi di stato.
Qualcuno ha lamentato l’irrealisticità della serie per questo aspetto o per il fatto che Jack Bauer riesca sempre a salvare il mondo. Al di là delle ovvie forzature narrative, che servono però a far raggiungere a 24 un livello di tensione senza pari, la serie è anzi riuscita a fotografare l’America del post-11 settembre e le sue ossessioni terroristiche meglio di qualunque altra. Un testimone raccolto oggi splendidamente dall’altrettanto grandiosa nuova serie Homeland.
E poi se per alcuni aspetti 24 è irrealistica, come il fatto che Jack Bauer non vada mai in bagno, per altri aspetti ha persino anticipato la realtà, presentando non uno ma due presidenti degli Usa di colore, anni prima di Obama, per non parlare dei metodi di tortura di Jack Bauer che non sono certo distanti da quelli compiuti per davvero a Guantanamo, tanto per dire. Metodi di tortura che come punto di forza puntavano alla visione di una serie di film russi selezionati dal mio blogger rivale.
MrJamesFord Per una volta il Cucciolo Eroico tira fuori quel pochino di attributi che si ritrova e snocciola una serie che incontra anche i gusti del vecchio Ford. L'implausibile, cattivissimo Bauer, perfetto esempio degli USA under Bush, è uno dei personaggi più clamorosi mai realizzati, e le sue peripezie in tempo reale incontrano da sempre i favori di casa Ford. Mi pare solo curioso che un radical chic finto democratico come il mio antagonista straveda per una proposta di questo genere.
Cannibal Kid La serie è geniale e innovativa a livello narrativo, oltre che grandiosa nella costruzione della tensione, innanzitutto. Per quanto riguarda la parte politica, ci sarebbe poi molto da discutere. In 24, i presidenti democratici ne escono infatti parecchio bene, altrettanto non si può dire di quelli repubblicani. Il comportamento di Jack Bauer poi non è mosso da un bieco giustizialismo personale, ma cerca sempre di fare il bene degli americani, più che del governo degli Stati Uniti. Spesso agisce anzi con un comportamento anarchico, andando persino contro gli ordini diretti che gli hanno dato.
E poi, al contrario di Ford che apprezza quasi unicamente un genere telefilmico (quello con pazzi criminali vari), la mia enorme versatilità mi permette di apprezzare serie enormemente differenti tra loro come Dawson’s e 24, ma che hanno in comune la qualità nella scrittura. L’unica cosa enorme di Ford invece sono i suoi paraocchi.
JF Quella stessa versatilità che ti spinge ad inserire quasi la metà di titoli legati a proposte teen? Senza contare Breaking bad, che di pazzi criminali ne ha parecchi! Per non parlare della tua inquietante difesa di Jack Bauer, uno dei personaggi moralmente più dubbi mai creati per una serie tv, che andrebbe benissimo a braccetto con Vic Mackie e la sua Squadra d'assalto, e che è di fatto l'erede del Giustiziere della notte, più
che dell'Ispettore Callaghan. Lui sì, che era davvero anarchico. Ma a quei tempi tu non eri ancora nato, in fondo, piccolo repubblicano nascosto che non sei altro! Ahahahahahah!

"CTU? Sono Jack Bauer! Trovatemi immediatamente una via di fuga dalla lista di Riso lesso Kid!"
8. Breaking Bad (2008-2013) Creata da: Vince Gilligan


Cannibal Kid Breaking Bad è un caso davvero particolare nel mondo delle serie tv. Mentre molti telefilm danno il loro meglio subito, per poi perdersi rapidamente per strada, qui è tutto il contrario. Dopo una partenza in sordina, Breaking Bad cresce sempre di più. Episodio dopo episodio. Stagione dopo stagione. Come il blog Pensieri Cannibali, che cerca sempre di migliorarsi post dopo post, mentre WhiteRussian arranca sempre più.
La coppia Walt White/Jesse Pinkman (quest’ultimo idolo yo della serie) raccoglie idealmente il testimone lasciato vacante dalla premiata ditta McNamara/Troy, spostando il business dalla chirurgia plastica alla creazione e spaccio di metanfetamine. La forza della serie sta tutta nei piccoli dettagli, nel saper accumulare la tensione per poi farla letteralmente esplodere con delle scene pazzesche. E poi ci ha regalato un paio di super cattivoni: Gus Fring, ma soprattutto il vero (breaking) bad boy della serie, l’insospettabile Walt White/Heisenberg.
Lui sì che è un vero villain, mica come quella pappamolle del Ford!
MrJamesFord Terzo titolo - un vero e proprio miracolo - in comune con la lista fordiana, Breaking bad è come uno di quei cocktails in grado di scendere apparentemente senza colpo ferire e poi lasciarti inchiodato lì dove sei. Dopo una prima stagione buona ed una seconda ancora più buona, con la terza esplode una vera bomba atomica di tensione e situazioni al limite del grottesco nate attorno ad una delle coppie più riuscite che l'audience abbia mai visto: Walter White e Jesse Pinkman, che suonano un pò come il Maestro Ford e l'allievo tendenzialmente inutile Cannibal. Una serie strepitosa in grado di far riporre le armi - solo per un istante - anche a due nemici per contratto come noi.
Cannibal Kid Diciamo le cose come stanno: il Maestro sono io, visto che questa serie l’avevo consigliata già da parecchio tempo prima che ci arrivasse Ford con il suo solito ritardo da lumacone. Il fatto che sia arrivato pure lui a vederla prima che termini (il prossimo anno arriva la stagione finale), questo sì che è un vero miracolo!

"Cannibale, sei proprio nella merda, ti stanno abbandonando tutti. Ti resta solo una possibilità: chiamare Saul!"
9. Beverly Hills 90210 (1990-2000) Creata da: Darren Star


Cannibal Kid Beverly Hills 90210 è la serie che ha fatto nascere in me la passione per i telefilm. Ho cominciato a seguirlo ai tempi delle medie e in poco tempo ne sono diventato dipendente. I telefilm sono il miglior surrogato delle droghe. Il cinema non è la stessa cosa, è un altro tipo di passione. Le serie tv invece creano proprio una dipendenza tossica, non credo esista paragone migliore per spiegare l’effetto che provocano.
E una serie come Beverly Hills rappresenta la dimensione del sogno, dell’American Dream, che mi ha segnato indelebilmente come e forse ancor più di Twin Peaks. Al personaggio di Brandon Walsh devo ad esempio la mia passione per la scrittura e per il giornalismo. Sventurata scelta, che mi ha portato a creare un blog e a scontrarmi poi con tale Mr. Ford. Vi rendete conto? Senza Beverly Hills, oggi probabilmente non avreste le Blog Wars. Vi rendete conto? Senza Beverly Hills, oggi vivremmo in un mondo migliore ahahah.
MrJamesFord Una serie che, ai tempi delle prime cotte, anche io ho amato alla follia, abbandonandola poi al suo triste declino con la dipartita dei suoi personaggi più importanti. Sicuramente importante per la mia formazione rispetto al prodotto serial, non mi sognerei comunque mai di inserirla tra le dieci migliori di sempre, e a quel Minnesota di Cannibal Walsh dico che non sarà mai e poi mai all'altezza di Ford McKay.
Cannibal Kid Anche nel caso dell’unica serie da ggiovane che pure Ford per sbaglio ha seguito nella sua vita da non-giovane, dimostra tutti i suoi limiti mentali. Le prime stagioni di Beverly sono pura storia seriale, quindi non vedo motivi per rinnegare un telefilm che, a differenza della maggior parte delle dimenticabili proposte fordiane, ha segnato la vita di molti. Me e persino il mio blogger rivale compresi.
JF Non ho mai rinnegato Beverly Hills come i cartoni Disney, Bud Spencer e Terence Hill, I Goonies e tutto quello che ho guardato a ripetizione quando ero giovane. Poi sono cresciuto - al contrario di qualcun'altro - e ho lasciato che proposte decisamente non all'altezza restassero preziose solo nei ricordi.
Cannibal Kid E invece Budweiser Spencer e Terence Benny Hill dovresti rinnegarli, eccome!

"Non ci posso credere! C'è ancora qualcuno che si ricorda di noi!?"
10. Roswell (1999-2002) Creata da: Jonathon Dukes, sviluppata da: Jason Katims


Cannibal Kid Dopo una serie di serie che hanno sconvolto il mondo, rivoluzionato il linguaggio televisivo e stravolto il modo di raccontare storie, ecco un telefilm meno conosciuto, parecchio sottovalutato ma di non minore pregio. Roswell è la classica piccola chicca che merita di essere rivalutata e riscoperta. A metà strada tra il genere teen e la sci-fi, la serie racconta la vita sulla terra di un gruppo di extraterrestri che hanno preso sembianze umane, e tra loro ci sono anche la futura star Katherine Heigl e la futura lostie Emilie DeRavin. Non si tratta però della solita scontata vicenda supereroistica, bensì di un complesso racconto fantascientifico trattato in maniera molto umana. Non a caso tra gli autori principali c’è Jason Katims, poi al timone delle ultime stagioni di Friday Night Lights e autore di Parenthood, un’altra di quelle serie poco conosciute e molto sottovalutate.
Roswell poi non è che racconti una storia così tanto fantascientifica. Gli alieni sono davvero tra noi!
No, dico, ma a voi Mr. Ford sembra umano?
MrJamesFord Dallo specialista del teen Cannibal E.T. non potevo che aspettarmi l'ennesima proposta per ragazzini che stona davvero accanto a cose gigantesche come Lost, Twin Peaks o Breaking bad. Probabilmente ai tempi della sua adolescenza il Cucciolo è stato rapito da qualche alieno ben più cattivo di me che l'ha costretto a credere che l'unica sua possibilità di sopravvivenza sarebbe stata rimanere al liceo per sempre e non crescere più. È ora - e quasi un obbligo morale - che io intervenga per porre fine
a questa tortura risanando il povero Cannibale a suon di bottigliate in piena testa.
Cannibal Kid Roswell è una serie splendida che sicuramente Ford non ha visto, se non per più di 5 minuti, ed è teen per l’età dei protagonisti, ma non per tematiche, certo non distanti da serie come X-Files e Lost, o anche di un Fringe cui peraltro dà tanta ma tanta di quella merda.
La superficialità e la prevedibilità dei commenti di Ampliford nei confronti di serie adolescenziali (ma nemmeno troppo) come Roswell sono simili agli attacchi della Fordero, pardon Fornero, nei confronti dei giovani e dimostrano che non riesce a vedere al di là del suo pianetino alieno in cui è stato esiliato.
Perché è stato esiliato, il vecchio Ford?
Perché qui sulla Terra non lo vogliamo!
JF Sono così stanco di ripetermi che quasi rispedisco Alien Kid nella sua galassia a bottigliate e calci rotanti: i pregiudizi cui tanto volentieri continua a fare appello il mio antagonista sono ben più radicati in lui, che rifiuta categoricamente tutto ciò che non è stiloso e legato al mondo teen, di quanto non siano nel sottoscritto, che non rifiuta nulla a priori, neppure le sue proposte bislacche. Così, prometto che darò una possibilità sia a Roswell che a Nip/Tuck, e so già che mi divertirò come un matto a parlarne dalle mie parti:
mentre dubito che il mio finto democratico antagonista riuscirà mai a portare a termine una visione che gli riuscirebbe naturalmente scomoda. Ma del resto, non è semplice mantenere una certa apertura mentale quando si è (quasi) perennemente chiusi in una cameretta in compagnia di un coniglio! Ahahahahahah!
Cannibal Kid E così alla fine AmpliFord ammette di non aver mai visto Roswell e di essere andato avanti per due giorni interi parlando a vanvera e solo in base a pregiudizi. D’altra parte è impossibile avere una qualunque apertura mentale quando si è perennemente chiusi in un pensionato insieme ai suoi amici Expendables. Buah ah ah!
Alla prossima Blog War...

"Ma ero soltanto io a pensare che la nostra fosse una serie patetica?" "In realtà lo pensano tutti: è solo il Cannibale a credere il contrario!"

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