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lunedì 13 maggio 2019

White Russian's Bulletin



Settimana fiacca, qui al Saloon, rimbalzata tra Game of thrones, le semifinali - spettacolari - di Champions League e il Salone del Libro di Torino, dove Julez ha avuto la fantastica prima esperienza da autrice. Del resto, a dispetto degli anni d'oro della blogosfera, quando pur di schiaffarmi il mio film o due al giorno perdevo il sonno, per ora preferisco vivere il più possibile e, al massimo, crollare sul divano la sera senza preoccuparmi troppo. In fondo, essere perfetti e sempre incrollabili alla lunga stufa. E forse neppure alla lunga. I Gallagher sottoscriverebbero.


MrFord



SHAMELESS - STAGIONE 9 (Showtime, USA, 2018)

Shameless Poster

I Gallagher sono sempre stati di casa, al Saloon.
Forse perchè, pur in modo meno "estremo", anche i Ford non sono propriamente un esempio di famiglia da comunione, Mulino bianco e cose del genere, forse perchè il disequilibrio ed il caos che ognuno - anche i più perfettini - porta dentro determina anche il fascino che irradia, forse perchè nelle storie di Frank, Fiona, Lip e via discorrendo si cerca sempre di vivere a fondo e il più possibile, abbiamo sempre finito le loro stagioni con un pò di groppo in gola.
Certo, nell'ultimo paio d'anni le cose procedevano stancamente, e io stesso cominciavo ad auspicarmi una fine gloriosa della serie prima che le cose potessero cominciare a crollare inesorabilmente: con questa stagione nove, invece, pur se non ai livelli delle prime sei, i Gallagher tornano a respirare e dare segni, per l'appunto, di rinnovata vitalità.
Dalla discesa di Fiona a Lip difensore dei deboli, passando per il sempre "scarafaggesco" Frank, nessuno pare davvero mollare, e anzi, la sensazione ora è che i Gallagher abbiano ancora qualche cartuccia da sparare, qualche sbronza da prendere, qualche rovinosa caduta sulla loro strada fosse anche soltanto per rialzarsi in barba al Destino.
E con il faccia a faccia tra Fiona e Frank, l'emozionante addio di quella che è stata la colonna portante dei Gallagher per anni e anni, l'arrivo di un figlio per Lip, il nuovo ruolo di Debbie e l'assetto rivoluzionato dell'intera famiglia, forse c'è davvero da pensare che la chiusura di salvataggio che mi auspicavo lo scorso anno sia più lontana del previsto: in fondo, non sorprendere non sarebbe stato da Gallagher.


mercoledì 16 maggio 2018

Shameless - Stagione 8 (Showtime, USA, 2017)




I Gallagher sono sempre una certezza, in casa Ford.
Sarà perchè, per estrazione sociale, grinta, casino e via discorrendo, ci sentiamo vicini a loro.
O sarà perchè la Famiglia è un tema sempre importante, da queste parti.
Senza contare quel vecchio bastardo "redento" di Frank, uno degli idoli da piccolo schermo del Fordino.
O Lip, uno degli idoli da piccolo schermo neanche fosse un'adolescente di Julez.
O quella sigla che fa ballare ancora, a distanza di otto stagioni, tutto il Saloon.
Certo, siamo lontani dalle annate migliori e magiche di questa scombinata famiglia nata dall'ispirazione di una serie inglese e illuminatasi di vita propria nella Chicago operaia e ai margini degli States, l'impressione è quella del grande spettacolo che si trascina imitando se stesso, il pathos - Lip escluso - è andato drasticamente calando in favore di una guasconeria sopra le righe che allontana la proposta dalla realtà, ma poco importa.
Rivedere Fiona, Carl, Ian, Kev, V, Liam e compagnia è sempre un piacere, come fossero vecchi amici ai quali risparmi ed abbuoni le battute che ricorrono ad ogni uscita, perchè sai che vorrai loro bene sempre e comunque, e che sarai pronto a sorreggerli durante una sbronza colossale o nel momento del bisogno. Sacro e profano. Ugualmente vicini, fratelli, vivi.
Come i Gallagher.
Con questo ottavo giro di giostra, seppellita l'eredità di Monica, troviamo un Frank come mai l'avevamo visto fino ad ora, ugualmente pronto a fregare il sistema ma più lucido, o quantomeno lontano dagli eccessi - almeno parlando di alcool e droghe - che l'avevano caratterizzato da sempre; dal canto suo Ian, con il movimento del Gesù gay, sale alla ribalta forse venendo travolto da fama e "onnipotenza" confermandosi il charachter più vicino a Monica stessa, e mentre Lip cerca la redenzione aiutando gli altri per poter rimanere in pace con se stesso Carl scopre le gioie e soprattutto i dolori del matrimonio, confermandosi uno dei punti di forza della serie e, forse, il personaggio più imprevedibile. E mentre Fiona continua il suo percorso di "borghesizzazione", si osserva Debbie nel suo somigliare inesorabilmente sempre più proprio a Frank, mentre Liam, trattato come una mosca bianca nella sua ricca scuola di bianchi benestanti, trova una dimensione nuova e potenzialmente interessante per il futuro della serie.
Non parliamo, ovviamente e come scrivevo poco sopra, di una stagione memorabile come quelle cui ci avevano abituato i Gallagher, di quelle in cui si finiva con il groppo in gola e il cuore palpitante, e la sensazione che si sia arrivati alla fase discendente del titolo c'è, eppure non è davvero possibile pensare di abbandonare uno dei prodotti che al Saloon abbiamo più amato e sentito nostri degli ultimi anni, sperando che, fino a quando sarà, possa continuare quantomeno mantenendo un livello discreto come quello di questa stagione, facendo leva sull'amore che, ormai, si prova per i protagonisti.
L'idea, poi, di cominciare a pensare ad una conclusione che possa raccontarli al meglio anche rispetto al loro futuro, potrebbe addirittura rendere Shameless degna di una chiusura davvero mitica, come, del resto, mitici sono e saranno sempre i volti che l'hanno caratterizzata.



MrFord



 

venerdì 3 novembre 2017

Amityville - The Awakening (Franck Khalfoun, USA, 2017, 85')





La settimana di Halloween dedicata agli horror prosegue nel segno dei sequel, prequel e compagnia danzante, seguendo le orme degli ultimi giorni da queste parti, che hanno visto sfilare il nuovo It, Leatherface ed Annabelle: oggi è la volta di Amityville - The Awakening, nuovo capitolo ispirato ai fatti narrati nel film del settantanove legati alle possessioni demoniache ed affini.
Forte di un cast buono per le nuove generazioni e per le vecchie - da Jennifer Jason Leigh a Bella Thorne, vista di recente anche in The Babysitter ed ormai nota per una clamorosa sequenza del lavoro firmato da McG - così come per il grande e piccolo schermo - molti dei protagonisti provengono dall'ormai interessantissimo e vasto bacino delle serie televisive, come Jennifer Morrison e Cameron Monaghan -, il lavoro di Franck Khalfoun, affrontato senza alcuna aspettativa, per quanto certo non rivoluzionario si è rivelato decisamente migliore dei già citati Leatherface e Annabelle - Creation, se non altro mostrando la volontà di inserire in un contesto piuttosto prevedibile e a conti fatti poco spaventoso - nonchè, come spesso purtroppo accade con gli horror, lacunoso in quanto a logica di narrazione - idee decisamente interessanti come quelle del rapporto tra la madre ed il figlio costretto da due anni in uno stato vegetativo e sui motivi che hanno portato la stessa genitrice a scelte estreme - come l'acquisto della casa in cui sono avvenuti i fatti raccontati nella pellicola originale - e l'applicazione, in una certa misura, del concetto di eutanasia all'interno di una pellicola horror legata alle possessioni che con questo tipo di cose, almeno sulla carta, c'entra più o meno come il Diavolo e l'acqua santa - per l'appunto -.
Non parliamo ovviamente di una pellicola destinata ad entrare nel cuore degli appassionati - tutto è abbastanza scolastico, ed in tutta onestà, mi hanno fatto più paura film peggiori per la qualità, che non questo per l'atmosfera e la tensione che vorrebbe trasmettere -, ma nell'ambito dei titoli buoni per una serata horror con gli amici o la propria dolce metà senza pensieri fa il suo dovere, intrattenendo senza pretendere di assurgere allo status di cult, lasciando che i minuti scorrano senza appesantire la visione, citando metacinematograficamente tutti i capitoli della saga legata alla villa di Long Island e regalando anche un paio di intuizioni niente male - il cerchio a protezione della casa, l'incisione in stile Metallica, la scoperta della stanza segreta -: decisamente più di quanto mi aspettassi prima della visione da Khalfoun, non certo un fenomeno della macchina da presa.
Certo, occorre ammettere che a poche ore dal passaggio sugli schermi del Saloon poco resta se non una sorta di ricordo di aver incrociato il cammino di una versione scialba del filone inaugurato da L'esorcista, ma considerato il volume di merda che purtroppo viene distribuito quando si tratta di film di paura, direi che questo risveglio di Amityville non è il peggio che ci si possa augurare.
Anzi, se mi fanno un prezzo di favore, la casa di tre piani a Long Island me la compro volentieri io.
Tanto, una volta arrivati i Ford, prevedo una fuga dell'entità maligna in meno di mezza giornata.




MrFord




domenica 10 gennaio 2016

Shameless - Stagione 5

Produzione: Showtime
Origine:
USA
Anno: 2015
Episodi: 12








La trama (con parole mie): in casa Gallagher, si sa, non si dormono mai sonni tranquilli. Mentre Frank, fresco del suo fegato nuovo, sperimenta prima una carriera da distillatore di birra e dunque l'esperienza della vita vissuta all'ultimo secondo accanto ad una giovane dottoressa, Fiona è alle prese con turbolenze sentimentali che la portano addirittura al matrimonio, Debbie con i primi turbamenti da adolescente, Ian con il dramma del bipolarismo, Carl con i primi passi nel mondo del crimine e Lip sempre più lontano dalla realtà degradata nella quale è cresciuto ed inserito - in più di un senso - nel mondo universitario.
Tutto questo senza contare la crisi tra Veronica e Kevin legata alla nascita delle loro gemelle ed alla nuova condizione di genitori, gli squilibri della sorellastra acquisita Sammi, la presenza sempre più importante di Mickie Milkovich ed il quartiere che, progressivamente, pare stia cambiando in favore di una riqualificazione.
Materiale perfetto per un'altra Gallagher-bomb.











Se c'è una cosa della quale sono sicuro, parlando di piccolo schermo, è che amo incondizionatamente i fottutissimi Gallagher.
Li amo quando vincono, quando perdono, quando si fanno voler bene tanto da commuovere e quando li prenderesti a mazzate sui denti.
Dal primo all'ultimo, dai miei favoriti Lip e Mickey Milkovich allo scarafaggio immortale Frank.
Li amo perchè, dalla prima puntata della prima stagione all'ultima della quinta - con la sesta che parte proprio oggi - sono sempre rimasti in qualche modo fedeli a loro stessi, allo spirito che li anima e li guida - per quanto distorto, sbronzo o sballato possa essere a volte -, ad una qualità sempre alta delle storie che raccontano - non ho memoria di una serie con una tale costanza nel proporre qualcosa di valore per così tante stagioni senza alcun calo, senza tirare in ballo eventuali crescite, tranne forse Breaking Bad e Sons of anarchy, mica bruscolini -, a qualcosa che c'è dentro chiunque viva o abbia vissuto ad una certa profondità il concetto di Famiglia, scomposta o precisa, allargata o contata sulle dita, figlia dei silenzi o delle urla, dei fratelli come delle sorelle, e via discorrendo.
Per quanto la realtà in cui sono cresciuto sia certo più tranquilla e meno problematica di quella della periferia degradata di Chicago - non certo una delle città più facili degli States -, ogni volta che al Saloon cominciamo una nuova stagione di Shameless pare quasi di tornare a casa, pronti a diventare in qualche modo genitori, figli, fratelli, amici di questo gruppo male assortito di identità tanto forti quanto problematiche, a battersi con e per loro, a vivere al loro fianco un'altra avventura: e una delle cose che più adoro di questa serie è che nulla pare mai suonare forzato, o falso, quasi come se ci si approfittasse dell'affezione e del pubblico.
I Gallagher sono così, carne e sangue, prendere o lasciare, da una Fiona sempre più disequilibrata e lontana anni luce dalla forza della natura che soprattutto nelle prime due stagioni si portava l'intera famiglia sulle spalle ad un Lip che comincia a sentire di doversi allontanare dal mondo cui era abituato, se non altro per poter pensare di costruire qualcosa nel suo futuro, anche quando essere uno "delle mie parti" significa, di fatto, apparire come un'attrazione curiosa, o una mosca bianca; dagli inossidabili Kev e V, per la prima volta in crisi, ad un Frank che, quasi, riesce addirittura a dare l'impressione di essere innamorato per la prima volta di qualcuno; dal dramma di Ian e del suo bipolarismo - convivere tutta la vita con una malattia di natura psichica è una cosa davvero tosta, da sopportare - alla pratica cattiveria di Carl, ben conscio del suo ruolo e del fatto di essere destinato a diventare il pericolo pubblico della famiglia fin da quando era bambino; dall'illusione di Debbie di potersi innamorare, crescere e costruire una realtà domestica diversa dalla propria alla quasi tenerezza del rude e duro Mickey Milkovich, forse il charachter sul quale è stato fatto il miglior lavoro di scrittura dell'intera serie.
Ed io, o meglio, i Ford interi - Fordino compreso, pronto a chiedere, prima di cena, "stasera c'è Frank?" quasi fosse un ospite a tavola - li prendiamo, dal primo all'ultimo, amati ed odiati, in tutto e per tutto.
Perchè, come mi capita sempre di ripetere ogni volta che scrivo un post legato a questa magnifica serie, tutti noi siamo un pò Gallagher.
Quantomeno, tutti noi con un cuore, e cicatrici annesse e connesse.
Tutti noi pronti ad essere degli stronzi patentati e l'ultima speranza per la salvezza di chi amiamo.
Ed è bello, intenso ed umano, essere Gallagher.
Essere "shameless", senza vergogna.
Perchè non dobbiamo mai vergognarci di quello che siamo.
O della nostra Famiglia.




MrFord




"See I just want you to take a second, hear me out.
Don't think I'm happy cause I smile when you see me out.
I've had serious madnesses where I've nearly disappeared,
oh I'm begging Lord to save me and let me go,
to see my family,
and keep it inside,
dry eyes, while my brother weeps.
save my soul,
Please Father let me go.
Keep me safe, as my mother sleeps."
Ed Sheeran - "Family" -





venerdì 6 febbraio 2015

Vampire Academy

Regia: Mark Waters
Origine: USA, UK, Romania
Anno:
2014
Durata:
104'






La trama (con parole mie): qui al Saloon, luogo d'incontro, alcool e socialità, le rubriche e le collaborazioni sono sempre ben accette. Perfino quelle con il mio acerrimo nemico Cannibal Kid, figuratevi.
Dunque non può che essere un piacere inaugurare quella curata dalla signora Ford, pronta a capitalizzare il tempo che il Fordino e la casa le concedono per dedicarsi a tutti quei film e serie tv che il sottoscritto, per un motivo o per un altro, si rifiuta di vedere.
Ad inaugurare questo nuovo spazio - che, probabilmente, presto avrà un suo "logo", un nome o qualcosa di questo genere -, Vampire Academy, del quale potrei copiare ed incollare la trama ma che, senza ulteriori indugi, lascio volentieri alle certo non mezze misure di Julez.









Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Guardo questi filmetti mentre stiro, per non bruciarmi in una volta sola tutte le puntate delle serie tv da “femmine” che, con buona pace di Ford, mi schiaffo in solitudine quando lui non c’è.
A fronte di questo mio martirio, mio marito ha gentilmente richiesto di scrivere delle recensioni in merito. Chiedo venia a voi lettori abituati a qualità di scrittura differente, ma diciamo che per una che ha preso 4 al tema di maturità in un liceo Classico (portando matematica come prima materia) direi che già arrivare alla fine senza cento ripetizioni e con un minimo di senso compiuto sia un miracolo.
Detto questo e senza stare lì a guardare suspence no suspence questa pellicola è una robetta. A meno che il regista non sia in realtà un genio incompreso che ha girato un film che lascia indifferenti per sottolineare quanto l’indifferenza possa essere la peggior nemica dei giovani teenager. Oh! Peggio del bullismo, dell’anoressia, del divorzio dei genitori, della tua migliore amica che si chiava il tuo moroso e dell’acne.
L’indifferenza può far sì che tu preferisca trasformarti in uno Strogoi piuttosto che vivere una normale vita senza gli occhi rossi e spiritati e senza sete di sangue perenne.
Ah beh. Cazzo sì. Il regista è un geGno e io non capisco niente di cinema (cosa che tra l’altro su questo blog è già stata appurata e sottolineata più volte).
Insomma, per farla breve, ci sono i Moroi che sono una sorta di vampiri non sbrodoloni, che si nutrono solo con volenterosi umani volontari e solo col tovagliolo sulle gambe e senza gomiti sul tavolo, che sanno praticare un’inutile magia degli elementi (tipo accendere il fuoco, wow! noi sfigati dobbiamo usare l’accendino!, far zampillare l’acqua, i rubinetti non sanno a cosa servano, far girare una girandola badate bene SENZA SOFFIARE e boh? Rompere una pietra? Ero distratta) e sanno vivere una stupida vita in uno stupido pseudo Hogwarths senza Hermione Granger che se no con la magia gli sfrantumava gli EGHI.
Poi ci sono i Dhampir che sono degli schiav… ehm dei guardiani assolutamente spontanei* che si occupano di proteggere gli, in effetti, sfigatissimi Moroi.
Moroi e Dhampir vivono nell’Accademia, corri corri corri in Accademia, mentre gli Strogoi, che hanno un nome di merda e un aspetto pure peggio e che sono i vampiri cattivi che uccidono altri vampiri o chiunque gli capiti a tiro e assomigliano a Rudy Zerby con gli occhi rossi, non riescono a pagare l’affitto e vivono sul monte Erebor con Bellatrix .
Poi ovviamente nel mucchio troviamo l’eroina a cui si rivoltano i globi oculari, la principessa sul pisello con una bocca talmente larga che non avrà certo problemi con lo stesso, l’inutile regina degli inutili Moroi (già moglie inutile del chirurgo brutto tra i due di Nip & Tuck), il ragazzo sfigato amico della protagonista che sopravvive a suon di due di picche e pippe megagalattiche al pensiero della sgnoccolona (che poretto da quando ha cominciato a lavorare fuori da Shameless dove interpreta il giuovine virgulto gaio Ian non ha imbroccato un film), l’amica sfigata che è il personaggio peggiore del film, recitato da cani, una macchietta  terribile (la figlia grande del mitico Phil Dumphy di Modern Family, che purtroppo non ha capito la differenza tra film e sit com), uno che dovrebbe essere figo ma sembra Piton con i capelli sporchi e la riga un po’ troppo laterale, una figa che però è una sfigata e un cattivo più che prevedibile.
Ah e gli psico-cani, un elicottero rosa e una prigione a prova di Topo Gigio.
Insomma questo film è come un brutto regalo incartato con il domopak.
Lo scarti e niente. E’ finito il Natale.
Solo che non è vero. E il finale aperto ce lo ricorda.
Dopo, c’è la Befana.


"Piton, ho come l'impressione di aver sbagliato film." "Hermione, ho la stessa impressione anche io."


*ho chiesto ad AleLeo un sinonimo di volontario e mi ha risposto PO. Sono basita. USCITEGLIELO DAL CORPO A QUESTO PO!



Julez





domenica 5 ottobre 2014

Shameless - Stagione 3

Produzione: Showtime
Origine:
USA
Anno: 2013
Episodi: 12





La trama (con parole mie): i Gallagher capitanati dalla sempre indomita Fiona continuano a fare fronte alle loro battaglie quotidiane, dai botta e risposta con lo scomodo padre alcolizzato Frank al percorso verso il diploma - il primo della famiglia - del genio in erba Lip, preso in mezzo ad una lotta tra ragazze che non esclude alcun colpo basso, dalla crescita di Carl, Debbie e Liam ai dilemmi d'amore e di "guerra" di Ian, senza contare nell'equazione i dubbi di Jimmy a proposito del suo rapporto con la stessa Fiona ed i suoi trascorsi con un boss della droga brasiliano, i tormenti di Sheila e la ricerca di un bambino di Veronica e Kevin.
Riuscirà la famiglia più scombinata e borderline del piccolo schermo a fare fronte ad un'altra estate ed un altro inizio inverno senza perdere troppi pezzi, rialzandosi dopo ogni colpo subito, e sollevando sempre i pugni all'indirizzo di un mondo che la vorrebbe comunque ai margini?








Fin dal loro esordio sugli schermi del Saloon, i Gallagher sono sempre stati una forza con la quale i Ford si sono confrontati con enorme piacere e partecipazione: proletari, tosti, scombinati, pronti a cadere ed altrettanto pronti ad alzarsi, traboccanti di difetti ma altrettanto di passioni e voglia di combattere, sempre e comunque, dai migliori di loro ai peggiori.
Era dunque ovvio che, dopo una prima stagione ottima ed una seconda quantomeno allo stesso livello, da queste parti ci si aspettasse l'ennesima conferma delle potenzialità di Fiona e soci: ed è un piacere poter affermare che, anche con l'annata numero tre, la qualità del prodotto e l'intensità dei suoi protagonisti non solo non sia calata, ma dia continua dimostrazione di evoluzione.
Come se non bastassero, poi, le prese di posizione - in positivo - di Fiona, Lip - di gran lunga il nostro favorito -, Veronica e Kevin - sempre spassosissimi -, Ian - forse il charachter più sensibile e positivo della serie, in qualche modo -, Debbie e tutti gli altri componenti grandi e piccoli della famiglia, nel corso di questa nuova season perfino l'agghiacciante ed approfittatore Frank riesce a ritagliarsi un paio di momenti da antieroe positivo - e quasi non ci credevo perfino dopo averli visti sullo schermo, giusto per dare un'idea del tipo che è il patriarca dei Gallagher -, come se per l'intero e decisamente curioso focolare fosse in arrivo una tempesta portatrice di cambiamenti profondi e sorprendenti, anche se non sempre dalle premesse positive - la decisione sul finale di stagione di Ian, ad esempio -: lo spirito che guida la mano di questa serie, ed il suo vero motore, resta dunque la capacità di raccontare le gesta dei protagonisti con lo stesso affetto e la stessa capacità di rivedere le proprie posizioni e sentimenti che di norma è possibile trovare all'interno della famiglia, la realtà più confusionaria, caotica, passionale e travolgente che ci capiterà mai di vivere, in positivo o in negativo, da quella all'interno della quale ci troviamo a vivere per Destino a quella che, non senza fatica, scegliamo di costruirci giorno dopo giorno.
E il bello dei Gallagher è proprio questo: per una Fiona che fa da madre con dedizione oltre misura ai suoi fratelli c'è una ragazza poco più che ventenne pronta ad essere egoista con il proprio fidanzato, per un Lip dalla grande intelligenza e dal futuro lontano dalle periferie degradate di Chicago un ragazzino ancora incasinato quando entra in gioco una fanciulla che apre le gambe e dalla spiccata propensione al crimine, per un Ian generoso e sensibile, orgoglioso della sua omosessualità, un fin troppo orgoglioso aspirante soldato partito "per un amore finito male", per una Debbie che pare percorrere i passi della sorella maggiore sostituendo il carattere alla gentilezza una bambina cresciuta troppo in fretta che non esita a mentire e colpire per proteggere la propria casa, per un Carl legato profondamente allo scellerato padre un piccolo psicopatico in erba.
Noi tutti siamo così, in fondo.
Noi tutti siamo un pò Gallagher.
O almeno, chi non è cresciuto nella bambagia ed ha avuto sempre tutto con uno sconto che si avvicinava ad ottenere i desideri gratis.
Vedasi Jimmy. E quanto è difficile percorrere la strada dalla ricchezza alla povertà, e non viceversa.
Ad ogni modo, sono felice che loro ci siano.
Perchè, seppur esasperati dalla finzione scenica o dal background - in fondo, di famiglie come questa ce ne saranno eccome, e non solo in America -, nuclei di questo tipo non sono poi tanto diversi da quelli in cui ognuno di noi è cresciuto: perchè ognuno avrà lottato, amato, detestato a fondo e voluto il meglio possibile per le persone più vicine, dai genitori ai fratelli e sorelle, dai parenti acquisiti a quelli che, se non fossero stati tali, avrebbero fatto comunque parte della nostra vita in quanto irrinunciabili per la nostra crescita ed esperienza.
Dunque, senza alcuna "vergogna", mi dichiaro fiero di essere anch'io un Gallagher.
Tranne, forse, quando si tratta di Frank.
Ma non se si parla di alzarsi in piedi una volta ancora dopo l'ennesima batosta.
Anche se significa portarsi dietro a spalla Frank stesso.



MrFord



"He went into the room where his sister lived, and...
Then he paid a visit to his brother, and then he
he walked on down the hall, 
and he came to a door...and he looked inside
father, yes son, I want to kill you
mother... I want to... Fuck you."
The Doors - "The end" - 




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