E' chiaro ormai da almeno un paio d'anni - se non fosse già bastato il mio background esterofilo - che rispetto al Cinema italiano tendo ad andare molto cauto, e ad essere stretto di manica quando si tratta di voti e giudizi: tutto questo, per quanto possa apparire il contrario, perchè in realtà io amo molto la Storia della settima arte del Nostro Paese, da De Sica a Visconti, passando per la grandiosa stagione che ha visto i Fellini, i Pasolini, i Bava, i Leone, i Monicelli e via discorrendo dare il via ad un quasi ventennio in cui senza ombra di dubbio la Terra dei cachi rappresentava l'eccellenza assoluta quando si parlava di Cinema.
Dunque pensare che, in tempi recenti, siano stati considerati quasi dei Capolavori film soltanto buoni o discreti ha finito per rendermi un critico più severo verso produzioni che, grazie alle origini ed al fatto di vivere la realtà italiana sulla pelle, sento di poter comprendere molto più di altre figlie di culture e fenomeni a volte anche molto distanti da quelli che coinvolgono noi abitanti del vecchio stivale.
Uno dei titoli, seppur piacevole, che considero in questo senso più sopravvalutati degli ultimi anni è senza dubbio Smetto quando voglio, annunciato ai tempi quasi fosse la versione nostrana e cinematografica di Breaking Bad rivelatosi un divertissement e poco più: con questo secondo capitolo, ed una squadra quasi immutata, Sidney Sibilia ed Edoardo Leo - che continuo a considerare sopravvalutato ancora più dei film che scrive, dirige o interpreta - continuano di fatto il lavoro svolto con il primo capitolo, concentrandosi forse più sulla componente "action" e lasciando perdere la questione sociale - fuga dei cervelli, situazione paradossale dei laureati in Italia e via discorrendo - se non sfruttandola come aggancio per introdurre i nuovi charachters.
Il risultato, forse perchè affrontato con aspettative più basse rispetto al precedente, è praticamente lo stesso: un filmetto leggero e godibile che si dimentica il giorno seguente - se non lo stesso -, senza infamia e senza lode, che diverte ma resta lontano anni luce dalla possibilità di poter essere considerato anche vagamente - o in misura trash - un cult.
Dunque, le vicende dell'ex banda dei ricercatori riciclata dalla Polizia in modo da poter essere usata per incastrare tutti gli aspiranti nuovi volti delle smart drugs - una specie di Suicide Squad molto "pizza, spaghetti e mandolino", che sconfina spesso e volentieri nel macchiettismo - scorre senza colpo ferire dall'inizio alla fine con un pò meno profondità o presunta tale del primo capitolo e pronta a buttare l'esca per un terzo supportato da quello che potrebbe essere un "villain" d'eccezione: eccessivo, ancora una volta, parlare di qualcosa di memorabile neppure nell'ambito dell'intrattenimento ma allo stesso modo esagerato massacrarlo senza quartiere quando in giro - e non solo in Italia - si trova roba decisamente peggiore.
In un certo senso, si potrebbe considerare questo brand come una versione italiana della serata da rutto libero e patatine che di norma è la partita in casa per i filmacci ammeregani, e che, se non si hanno troppi pregiudizi quando si parla di Terra dei cachi, potrebbe assolutamente starci, a patto di non aspettarsi che la visione possa cambiare la vita agli spettatori neanche fosse un ricercatore universitario magari tendenzialmente sfigato che scopre di poter diventare il geniale creatore di una qualche nuova droga.
Eisenberg, a conti fatti, sta davvero su un altro pianeta.
MrFord