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martedì 16 agosto 2011

Tucker&Dale vs Evil

Regia: Eli Craig
Origine: Usa
Anno: 2010
Durata: 89'


La trama (con parole mie): Tucker e Dale sono due ragazzotti di campagna che amano stare all'aria aperta e non vedono l'ora di ristrutturare e sistemare la loro casa per le vacanze, acquistata con tutti i risparmi di Tucker. Quello che i due amiconi non sanno è che la baita è stata il rifugio di un killer che vent'anni prima commise un vero e proprio massacro nei boschi che saranno il loro luogo di soggiorno, e che un gruppo di studenti di college che li pensa usciti direttamente da Un tranquillo weekend di paura in gita da quelle parti sarà disposto a giocarsi anche la vita per sopravvivere ed eliminare il Male e le sue più terribili personificazioni: Tucker e Dale.


E' davvero difficile, ormai, riuscire a sorprendere grazie ad un horror.
In positivo, intendo.
Tendenzialmente, si hanno due sole strade: o la liberazione del lato più oscuro possibile - vedi l'agghiacciante Eden lake - oppure una presa di coscienza decisamente più leggera, che punta senza troppi complimenti sul divertimento e recupera le atmosfere de La casa per mescolarle alle trovate irresistibili di Shaun of the dead.
Senza dubbio, Tucker&Dale vs Evil rappresenta il film dell'anno rispetto a quest'ultima categoria.
A partire dall'apertura, con la straordinaria Welcome to the jungle dei Guns a fare da cornice ai più classici boschi da film horror che abbiate visto, fino ai suoi protagonisti, tanto geniali nella loro capacità di finire nei guai da scomodare il paragone con il protagonisti dell'appena citato lavoro di Edgar Wright.
Eli Craig, attore di poco conto - interpretò il giovane Tommy Lee Jones in Space cowboys di Clint per un totale di cinque minuti di girato, giusto per intenderci, nella sua parte più importante -, sfodera con questa sua opera prima una vera e propria chicca, andando a cogliere a piene mani dall'immaginario di genere legato ai boschi e agli assassini spietati senza dimenticare cult come Un tranquillo weekend di paura e I guerrieri della palude silenziosa, mescolandoli a robustissime dosi di ironia e gore riuscendo a rendere il tutto perfettamente in equilibrio evitando il pretenzioso citazionismo da radical chic presentato da Tarantino o Luc Besson - e i suoi riferimenti a Non aprite quella porta e Predator sono da antologia - e mantenendo anche una discreta originalità trasportando in un genere come l'horror la più tradizionale, travolgente, scombinata commedia degli equivoci.
A partire dal primo tentativo di approccio di Dale con le studentesse del college fino alla geniale scena dell'arrivo dello sceriffo, i due protagonisti ribaltano tutti i canoni del teen horror finendo ad essere gli involontari ed innocui "mostri" e le decisamente poco usuali vittime di un gioco al massacro altrettando involontariamente - o quasi - orchestrato dal gruppo di universitari.
L'attacco alla baita di Tucker e Dale, così come il confronto davanti a un the tra lo stesso Dale e il molto poco equilibrato Chad - vero e proprio "cattivo" della pellicola - sono momenti che non si dimenticano, e finiscono dritti dritti tra i più cult dell'anno: un pò come questa pellicola, breve e fulminante, sanguinolenta e divertentissima, profondamente southern eppure clamorosamente intelligente, acuta e sorprendente, capace di presentarsi come la più tamarra, ottusa e scombinata delle proposte horror possibili ma che, fin dalle prime sequenze, si rivela essere una vera e propria sorpresa. Un pò come i suoi due impareggiabili "eroi".
Una visione imprescindibile per tutti i miei compari Expendables, che troveranno pane per i loro denti nonchè un film potenzialmente in grado di divenire uno di quelli che, a suon di visioni propinate ad amici, parenti, potenziali fidanzate e mogli, finiremo di certo per imparare a memoria.
Dunque tenetevi forte, schiantatevi sul divano con una salopette di jeans ed una camicia a quadri, procuratevi una scorta di carne essicata e birra, tenete il rutto in canna e preparatevi ad uno dei viaggi più esilaranti ed insanguinati che la provincia profonda - con i suoi boschi - potrà regalarvi.
E state molto attenti alle vostre dita da bowling.


MrFord

"Well I heard mister Young sing about her
well, I heard ole Neil put her down
well, I hope Neil Young will remember
a southern man don't need him around anyhow."
Lynyrd Skynyrd - "Sweet home Alabama" -


venerdì 10 giugno 2011

Eden Lake

La trama (con parole mie): Steve, con l'intento di chiedere alla fidanzata Jenny di sposarlo, prepara una gita in campeggio ad Eden Lake, località nel cuore dell'Inghilterra di provincia che frequentava da ragazzino con notte in tenda, nuoto, spiaggia e tutto quello che ci si aspetterebbe da un ween end romantico in compagnia della propria metà.
Peccato che sulla loro strada si trovi un gruppo di ragazzini cresciuti ai margini della società e pronti a tutto per provocare lo scontro, addirittura fino a giungere all'omicidio seguendo la ritualità da manuale del branco. Per la coppia il viaggio si trasformerà in un incubo quando, per mettersi in salvo, si dovrà essere pronti a tutto per sopravvivere: Un tranquillo weekend di paura incrocia la strada di Haneke e Marshall per quello che, ad oggi, in casa Ford, è il miglior horror dell'anno.


Sbigottimento, inquietudine, frustrazione e rabbia. Tanta, tanta rabbia.
Questa è solo la punta dell'iceberg di quello che è stata la visione di Eden Lake, lavoro del misconosciuto James Watkins, erede dell'ottima e recente produzione di genere britannica che ha in Neil Marshall il suo nome di punta e riferimento: e proprio a Marshall torna il pensiero osservando il viaggio allucinante di Steve e Jenny e la loro lotta per la sopravvivenza, con tutta la fisicità che il regista del favoloso The descent imprime ad ogni suo lavoro velata dall'inquietudine rispetto alla dolorosa realtà, ovvero che l'Uomo sia un elemento ben più instabile e terrificante del più spaventoso dei mostri di fantasia.
Nonostante una trama assolutamente convenzionale ed una partenza che non promette nulla che non sia l'ennesimo survival horror girato in un bosco, Eden Lake decolla già dall'arrivo della coppia nel paese più vicino al lago che da il titolo alla pellicola, momento in cui i due protagonisti scoprono di essere finiti in una realtà da fare invidia all'indimenticabile lavoro di John Boorman Un tranquillo weekend di paura, come intrappolati in una provincia profonda e selvaggia - nell'animo, più che nel corpo - e pronta a fare a pezzi chi invade gli spazi con il piglio apparentemente arrogante del cittadino.
L'incontro con Brett ed il suo "branco" - come piacerebbe chiamarlo a tutti gli studiaperti conosciuti - è poi la scintilla in grado di far scaturire un incendio incontrollato di emozioni e situazioni sempre più terrificanti, dalla sequenza della partecipazione dei ragazzi all'accoltellamento "di gruppo" alla fuga di Jenny, culminata con due sequenze di coraggio inaudito da parte del regista e dalle rimembranze profondamente legate al già citato The Descent, estremamente realistiche e di impatto emozionale altissimo.
Ottimo anche il climax conclusivo, in grado - e rispetto a questo genere, è merce assolutamente rara - di mantenere le promesse costruite scena dopo scena dalla pellicola, così come azzeccatissimo il cast, in primis Brett ed i suoi compagni di massacro, perfetti nei ruoli dei giovani cresciuti e nutriti con il crimine dallo slang incredibilmente simile a quello della Kelly di Misfits.
Peccato soltanto per una sbavatura di logica e sceneggiatura legata al primo tentativo di fuga di Jenny, che invece di darsela a gambe levate e tentare di chiamare la polizia si fa una sonora dormita nascosta tra le radici di un albero manco fossimo in Antichrist.
Ma è davvero l'unica pecca di un prodotto violentissimo e disturbante, in grado di sconvolgere non tanto per il terrore suscitato, quanto per la sua assonanza alla realtà: un homo homini lupus del nuovo millennio, che porta con se tutto il bagaglio dei bambini silenziosi e spietati de Il nastro bianco e si trasforma in tutta la vuota violenza esplosa dai due giovani aspiranti Tony Montana di Gomorra.
Certo, resta una pellicola di genere e non paragonabile ad opere come quelle appena citate, eppure era dai tempi del primo Marshall e di Rob Zombie con i suoi Devil's rejects che non mi capitava di trovare un'atmosfera così inesorabilmente oppressiva e clamorosamente vicina alla realtà come in questo lavoro di James Watkins, cui va tutto il mio plauso per aver davvero tirato fuori due palle che più quadrate non si potrebbe.
E più di un brivido scorre lungo la schiena di chi ha già, o vorrebbe avere, una famiglia, perchè proteggerla potrebbe portare a reazioni anche peggiori di quelle che vedono protagonista la sconvolta Jenny in fuga dai suoi aguzzini: personalmente credo che, in una situazione del genere, lotterei fino alla morte cercando di ammazzarli tutti, senza pietà alcuna. Homo homini lupus, si era detto.
Una cosa che spaventa.
E ancor di più, il fatto che alle spalle di questi ragazzi perduti degni de Il signore delle mosche, ci siano famiglie pronte a difenderli e proteggerli allo stesso modo.
Se l'Uomo è lupo con gli altri uomini, questo è il tempo.
Il tempo dei lupi, per l'appunto.
E torniamo ad Haneke.
Ma questa è un'altra storia.
Intanto, tenete saldo il cuore, e lottate fino in fondo.
Perchè uscire da Eden Lake sarà più difficile di quanto non sembri.


MrFord


"I didn't trust him, cause he smiled at me first
just like the wolf before he bites me
and I didn't go there, I swear that it was cursed
just as if it was to despite me."
Rancid - "The wolf" -


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