Visualizzazione post con etichetta Luis Guzman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luis Guzman. Mostra tutti i post

martedì 21 giugno 2016

Viaggio nell'isola misteriosa

Regia: Brad Peyton
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 94'







La trama (con parole mie): il tormentato poco più che adolescente Sean, ancorato al ricordo del nonno scomparso e grande fan dell'opera di Verne e dei vecchi romanzi d'avventura, da sempre in rotta con il patrigno Hank, pensa di aver ricevuto un messaggio proprio dal vecchio parente sperduto proveniente nientemeno che dall'Isola misteriosa, leggendaria località portata su carta proprio da Verne. Accompagnato in un'impresa folle da Hank, che spera in questo modo di rinsaldare il suo legame con il ragazzo, da una guida turistica delle isole del Pacifico verso le quali sono diretti, Gabato, e da Kailani, la figlia di quest'ultimo, Sean scoprirà non solo che il luogo mitico esiste, ma che suo nonno è ancora vivo e sarà accanto a lui in un'avventura incredibile con un obiettivo molto importante: portare a casa la pelle.






Non troppo tempo fa, nel corso di una cena con particolari difficoltà di riproduzione della puntata della serie di turno, in casa Ford ci imbattemmo in un The Rock neppure troppo d'annata - duemiladodici, per l'esattezza, l'anno del suo ritorno al wrestling lottato - ai tempi dell'uscita snobbato selvaggiamente perchè schiavo in termini di realizzazione della moda del 3D in quel periodo particolarmente fastidiosa, Viaggio nell'isola misteriosa, filmaccio d'avventura di grana grossissima del quale non mi preoccupai quasi per nulla.
Il risultato fu una totale esaltazione del più piccolo della tribù - e non sto parlando di me - nell'osservare elefanti ridotti alle dimensioni di maialini e lucertole giganti pronte a fare polpettine dei protagonisti, api ed uccellini paragonabili ad elicotteri ed una serie di saliscendi ed inseguimenti che ci convinsero a recuperarlo per una visione in famiglia pomeridiana di quelle che accompagnano le sessioni di gioco più intensive del sottoscritto insieme al già citato Fordino: dunque, il tempo di ripescare il titolo, ed eccoci pronti ad affrontare un viaggio che pare una versione tamarra, sguaiata e di serie b dei film d'avventura "educativi" che esaltavano noi tutti negli anni ottanta, con buona pace del gusto cinematografico ma tanta spensieratezza e godimento da rutto libero.
In fondo, ho ormai sperimentato sulla pelle che visioni leggere e poco significative come questa assumono i connotati dei titoli perfetti se associati ai pomeriggi di gioco con il Fordino, con il plus, in questo caso, della presenza di animali pronti ad ipnotizzare lui e di The Rock - per ragioni affettive, di simpatia, tamarraggine e wrestling - e Vanessa Hudgens - per motivi senza dubbio più alti - pronti a fare lo stesso con me: e dalla terribile ma a suo modo esilarante sequenza della danza dei pettorali alla splendida versione della casa sull'albero di Michael Caine - che di tanto in tanto mi sorprende trovare nel cast di titoli come questo, soldi intascati a parte -, il film scorre innocuo e diretto dall'inizio alla fine, rispolverando almeno nei titoli grandi romanzi d'avventura come Ventimila leghe sotto i mari o L'isola del tesoro e stuzzicando la meraviglia che un'attrazione da parco divertimenti in stile Universal Studios ispirata a questo titolo potrebbe suscitare nel pubblico se ben realizzata.
Sono ben conscio del fatto che, con ogni probabilità, titoli come questo sono buoni giusto per l'uscita in sala di gruppo con amici non proprio vicini alla settima arte in vena di fare casino o del pomeriggio in famiglia con impegno zero, così come del fatto che i più radical, oltre a The Rock - pronto comunque a farsi beffe di se stesso grazie ai battibecchi con Michael Caine e a sfoderare un'ottima intepretazione musicale a metà pellicola -, potrebbero criticare praticamente tutto - tranne, forse, la già citata Hudgens -, eppure personalmente trovo che proposte come questa siano ottime per arieggiare il cervello e godersi il momento per quello che è, senza pressioni o necessità di attenzioni particolari, ottimi con birra e patatine o come sottofondo se si vuole utilizzare il televisore come una sorta di animale da compagnia.
Inoltre, per quanto neppure lontanamente all'altezza dei grandi classici della mia infanzia, penso che prodotti di questo tipo, se visti con gli occhi dei più piccoli - o dei nonni, chissà - possano assumere un fascino quasi magico che noi adulti nella fase "realizzativa" della vita stentiamo, di fatto, a riscoprire: dunque ben vengano, fintanto che risultano innocui, spassosi e pronti a strappare un sorriso o un grido di giubilo ai più piccoli della brigata.
In fondo, se non ci fossero loro, tutto sarebbe molto, molto più triste.
Ed un mondo senza isole misteriose da scoprire ed esplorare è un pò come il wrestling senza The Rock, o Rosy Bindi al posto di Vanessa Hudgens: una vera occasione sprecata.





MrFord





"Ci trovi nell'atlante cercando Atlantide
il cuore all'equatore
la testa all'Antartide
ed ogni volta che il carrello dell'aereo tocca terra
mi sento ancora a casa e dico “bella”!"
Salmo - "The island" - 






giovedì 20 dicembre 2012

Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana

Regia: Tony Scott
Origine: USA
Anno: 2009
Durata: 106'




La trama (con parole mie): Walter Garber è un pezzo grosso del Dipartimento dei trasporti di New York indagato e momentaneamente degradato allo smistamento treni almeno fino al chiarimento della sua posizione rispetto ad una presunta tangente incassata durante un viaggio di lavoro in Giappone.
Ryder è un ex galeotto che ha intenzione di organizzare un complesso diversivo di stampo terroristico per giostrare un colpo in borsa.
Insieme ad una manciata di uomini e ad un ex conducente dai trascorsi criminali quest'ultimo prende possesso della vettura di testa del Pelham 123, uno dei treni che Garber sta gestendo, finendo per assegnare proprio a quest'ultimo lo sgradito compito di negoziare per le vite degli ostaggi.
Inizia in questo modo una lotta a distanza tra due uomini a loro modo disperati che avrà come spettatori la polizia, una squadra di negoziazione ed il Sindaco di New York.





Soltanto qualche anno fa, nel pieno del mio periodo buio da "solo Cinema d'autore", non avrei mai creduto che un giorno avrei pronunciato questa frase: io, a Tony Scott, voglio bene.
Certo, l'opera del minore - e più sfortunato - di due dei fratelli più noti della settima arte riesce sempre ad essere ridondante, videoclippara, tamarra, oltre misura, eppure a suo modo incredibilmente genuina e coinvolgente, a tratti quasi profonda, nonostante la matrice completamente action che la guida.
Pelham 1 2 3 è stato per anni ignorato senza troppi problemi dal sottoscritto, giudicato a scatola chiusa come troppo brutto perfino per il vecchio Tony nonostante la presenza di un cast di tutto rispetto - John Travolta, John Turturro, James Gandolfini e soprattutto Denzellone nostro Washington -, recuperato quasi per caso a seguito di un paio di recensioni decisamente positive ed un passaggio casuale in tv - per una delle pochissime serate spese guardando un film in programmazione sul piccolo schermo - e decisamente sorprendente, considerate le aspettative che mi ero riservato di mantenere in proposito.
Il confronto a distanza tra uno spiritato Travolta nel ruolo del terrorista - o presunto tale - ed un Denzel versione sedentaria eppure in grado di mantenere ben alta la tensione funziona alla grandissima soprattutto nella prima parte della pellicola, quando più che dell'evoluzione della storia la sceneggiatura di Brian Helgeland - una penna da non sottovalutare, se si pensa a L.A. Confidential o Mystic river - si concentra sull'esplorazione del passato dei due avversari e sul loro background sfruttando dialoghi ben congeniati ed un twist che regala al già citato e sempre mitico Mr. Washington l'occasione di sfoderare tutto il suo talento di attore - il racconto sulla verità a proposito della presunta tangente per la quale si ritrova declassato ed indagato -: il climax che conduce alla conclusione, invece, sacrifica qualcosa - e anche di più - allo spettacolo di grana grossa, e nonostante un paio di sequenze automobilistiche di tutto rispetto e la consueta dose di sparatorie finisce per rientrare in standard comuni per il genere, tagliando di fatto le gambe all'effetto "voto molto più alto di quanto avrei mai creduto" maturato nel corso della prima ora di pellicola.
Da un lato, forse, è giusto che sia così, ma dall'altro resta un pò di rammarico per un film che partiva da molto in basso e che è stato in grado, almeno in parte, di rivelarsi come un intrattenimento di ottimo livello, soprattutto rispetto alle riflessioni che le motivazioni di Ryder e Garber muovono nell'audience: in tempi di crisi come questi, in cui tutto pare sotto il controllo di pochi uomini - spesso non all'altezza - è interessante il dilemma morale che porta il primo tra i due antagonisti sulla via senza ritorno del crimine - portato avanti con una decisione insolita per un prodotto a grande diffusione come questo - ed il secondo a rischiare di pagare decisamente troppo per un errore legato al futuro della sua famiglia.
E se, con il passare dei minuti, il personaggio di Travolta appare sempre più discutibile e perso nellle complicazioni della sua situazione, quello di super Denzel invece manifesta una complessità decisamente interessante - e non è da meno, pur se relegato ad un ruolo marginale, anche il sindaco cui presta volto Gandolfini - che lo avvicina - e molto - al cosiddetto uomo della strada che vorrebbe semplicemente vivere al meglio la sua vita, permettere alla famiglia di fare altrettanto e che, a fronte di momenti non facili, finisce per essere sempre e comunque mosso da un senso del dovere spiccato.
Considerato, dunque, che partivo dal presupposto di vedermi esplodere tra le mani una schifezza atomica come Taken 2, non posso che applaudire Tony Scott ed il suo ennesimo, sguaiato, godibilissimo prodotto: ce ne fossero di più, di "intrattenitori" della sua pasta.
Così, quasi fosse un omaggio, come l'ho detto, lo ripeto.
Muchas gracias, Tony.
Con tutte le tue esplosioni, il montaggio frenetico, i colori saturi, l'action con risvolti insolitamente pensanti, ti voglio bene.


MrFord


"I've listened to preachers
I've listened to fools
I've watched all the dropouts
who make their own rules
one person conditioned to rule and control
the media sells it and you live the role
mental wounds still screaming
driving me insane
I’m going off the rails on a crazy train
I'm going off the rails on a crazy train."
Ozzy Osbourne - "Crazy train" -


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...