Visualizzazione post con etichetta Dee Rees. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dee Rees. Mostra tutti i post

mercoledì 28 febbraio 2018

Mudbound (Dee Rees, USA, 2017, 134')




Un altro dei grandi temi legati al periodo degli Oscar è senza dubbio quello dei film "etici", titoli pronti a puntare molto sulle sensazioni provocate negli spettatori e sulla sensibilizzazione a temi molto importanti, che nel corso dei decenni ha fruttato - più o meno meritatamente - statuette in quasi tutte le categorie principali.
Curioso quanto nell'anno in cui a farla da padrone per quanto riguarda ruffianeria, retorica e strizzate d'occhio ai sentimenti sia un film d'autore - il sopravvalutatissimo The shape of water di Del Toro - un film passato in sordina ed accolto senza troppi entusiasmi come Mudbound sia riuscito, al contrario, a colpirmi positivamente e con tutta la forza dei titoli che non potranno certo ambire allo status dei grandi cult che faranno la Storia della settima arte ma che riescono in modo molto semplice a farsi voler bene.
Mudbound pare il ritratto di questo tipo di pellicola: prodotto con onestà da Netflix, ambientato nei decisamente poco ospitali e difficili Stati del Sud nel periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, il lavoro di Dee Rees è dritto come un pugno in pieno viso, pronto a toccare corde sensibili di ogni persona civile ma non per questo smielato o troppo carico, e attraverso la storia di due famiglie mostra le diversità razziali, le difficoltà di fronte alla Natura e al Destino, i desideri, i sogni, la sofferenza e tutto quello che si può immaginare di trovare in vite che paiono vere e vive nel racconto.
Partito come un curioso incrocio di voci off con i personaggi principali pronti a dare la propria versione della storia - o a raccontare la parte di cui si sentivano protagonisti - e pronto a diventare palcoscenico per il duetto di characthers di ritorno dalla guerra in Europa - con tutti gli strascichi che ne conseguono - forse potrà a tratti spiazzare, o non convincere appieno in alcuni passaggi, ma rimane una storia cruda e di grande forza emotiva, ottima nel raccontare l'evoluzione di un'amicizia che nasce dalla diversità, trova terreno fertile nel tentativo di superare un orrore e lotta strenuamente per sopravvivere ad un altro: il legame tra Jamie e Ronsel, il primo bianco e tornato dal fronte con una medaglia ed i ricordi della guerra dal cielo, i gradi e le domande a proposito del perchè soltanto lui si fosse salvato del suo equipaggio, il secondo nero, carrista, che ha visto i compagni perdere la vita allo stesso modo davanti ai suoi occhi ed avanti è andato, aprendo la strada al resto dell'esercito e lasciandosi dietro un figlio avuto da una ragazza tedesca, è quello dei sopravvissuti, di chi si chiede per quale motivo il Destino abbia riservato la salvezza a loro e non a chi, invece, non ce l'ha fatta, e di chi, guardato l'abisso, pensa non valga più la pena di rovinarsi la vita quando non se ne avrebbe motivo, e se non per scelta, non riesce più ad abbassare la testa.
Ed è sconvolgente e triste e fa incazzare, a prescindere dal fatto che al sottoscritto non freghi nulla di guerre ed eserciti, osservare come due ragazzi, per dirla come Ronsel, "accolti in Europa come salvatori", assumano i connotati di emarginati nel loro Paese, costretti a dimenticare la sofferenza con l'alcool e fare i conti con ignoranza, razzismo, vite buttate.
In questo, per quanto mi riguarda, sta il bello di film come Mudbound.
Film che non sono ricattatori nel risvegliare le emozioni.
Che non cercano storie d'amore dalla lacrima facile, e hanno comunque il coraggio di finire a testa alta, in barba alla sofferenza, con l'amore.
Perchè un lieto fine è possibile anche senza comprarselo.
Ed è decisamente più bello e goduto se ce lo si è sudato lottando.



MrFord



 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...