Archiviati gli anni novanta e l'epoca d'oro di un certo tipo di thriller, riuscire nell'impresa di centrare il bersaglio con un film "dal fiato corto" - dello spettatore, ovviamente - è stato merce rara almeno quanto confezionare un horror che riuscisse davvero a spaventare.
In tempi recenti, di degni appartenenti a questa schiera ricordo soltanto l'Hush che fu sorpresa la scorsa estate e, pur considerandolo a tutti gli effetti un film dell'orrore, Eden Lake, e per il resto, principalmente robetta.
Il Get out di Jordan Peele, giunto dalle parti del Saloon in anticipo rispetto all'uscita italiana spinto da opinioni lusinghiere raccolte oltreoceano - dove ha avuto un successo clamoroso -, si poneva dunque di fronte ad una prova ardua, nonchè alla circospezione del sottoscritto: e devo ammettere con piacere il fatto che, pur non essendo perfetto, sia riuscito a superare la prova più che bene.
A prescindere, infatti, dall'assunto di base che qualcosa non vada e che sia palese il fatto stesso che non vada - ma, del resto, cose come Rosemary's Baby hanno insegnato che non è necessario mettere in dubbio l'evidenza per inquietare - Get out procede prendendosi il tempo necessario con piglio deciso - esempio lampante la sequenza bellissima con il protagonista intenzionato ad uscire in giardino per la sigaretta notturna - prima di esplodere in un'escalation finale che è riuscita in una certa misura a ricordarmi l'Haneke di Funny Games e che affronta in modo senza dubbio intelligente una delle tematiche più importanti degli States attuali, in bilico tra Trump e le ferite passate, ovvero la questione razziale.
Qualcosa, da una parte e dall'altra - così come nell'epilogo - viene concessa rispetto all'ottica della grande distribuzione -purtroppo-, ma il film funziona ed intrattiene a dovere, non pecca in logica e sfrutta la curiosità crescente dell'audience in modo da portare avanti un plot che, come già sottolineato, pare evidente fin dal principio e crea tensione principalmente grazie all'attesa del momento in cui la situazione esploderà divenendo a tutti gli effetti senza ritorno, senza per questo dimenticare alcune parentesi senza dubbio ironiche.
A dare supporto al tutto, un cast ben assortito ed in parte, un'atmosfera in bilico tra Eyes Wide Shut - anche citato - e Non aprite quella porta - privo della componente slasher - ed un naturale senso di straniamento e disagio nato per empatia con il main charachter, cataputato in un vero e proprio incubo ben lontano dall'idea di passare il weekend con i genitori della propria fidanzata - ed in questo senso, ho decisamente giocato con Julez al solo pensiero di quando la Fordina comincerà a portare a casa degli "accompagnatori" - e sentirsi a disagio nel confronto con gli stessi.
A prescindere, infatti, dalla parte scientifica dell'evoluzione della trama - comunque interessante, considerata l'esigenza e la presunzione di alcuni esponenti delle classi sociali "alte" di potersi permettere di vincere anche il Tempo e la Natura -, Get Out funziona come thriller e come survival, inchioda come si deve alla poltrona e tiene benissimo il campo - un campo difficile, come già sottolineato - dal primo all'ultimo minuto, senza sbruffoneggiare con ambizioni troppo alte ma allo stesso tempo mostrando tutta la solidità dei prodotti con le palle.
Di quelli che sopravvivono ai confronti ed ai pregiudizi.
Di quelli che gli appassionati cercano e bramano come l'aria.
Ed è bello, in questi casi, venire soddisfatti.
Anche se il prezzo è una visione a cuore non troppo leggero.
MrFord