giovedì 26 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film che non vedrete nelle sale italiane

La trama (con parole mie): tradizione dei Ford Awards è ormai la classifica dedicata ai titoli passati sugli schermi del Saloon grazie ai passaparola o alle recensioni altrui ma purtroppo per noi tutti mai usciti nelle sale nostrane, troppo impegnate a propinarci cinepanettoni ed obbrobri simili.
Quest'anno la scelta è stata più semplice rispetto a quella delle ultime edizioni, considerato che il mio film numero uno della stagione, in realtà, passa proprio da qui, invece che nella Top 40 che vedrete tra qualche giorno dedicata ai titoli regolarmente distribuiti da gennaio a dicembre: a combattersi, al contrario, sono stati i i film appena sotto il vincitore, tra conferme graditissime e sorprese al limite del grottesco.


N°10: PASSION di BRIAN DE PALMA




Non poteva mancare, nella selezione dei dieci migliori titoli non distribuiti in Italia nel duemilatredici un vero e proprio mostro sacro come Brian De Palma, che confeziona un thriller dal gusto profondamente hitchcockiano con la solita, incredibile tecnica stregando il pubblico come un Autore del suo calibro sa e deve giustamente fare.
Sequenze da capogiro per un film da capogiro.

N°9: DRINKING BUDDIES di JOE SWANBERG













Salito alla ribalta della cronaca perchè citato da Tarantino nella sua personale top ten dell'anno, Drinking buddies rappresenta la tipica commedia romantica indie, per nulla radical chic, molto sincera e, come se non bastasse, anche decisamente insolita nello svolgimento e risoluzione.
Un titolo piccolo piccolo che riesce a conquistare proprio grazie alla sua onestà, e che più passa il tempo, più mi rendo conto di aver apprezzato.
E nonostante l'abbia visto l'ormai lontana sera del quindici settembre, prima di rientrare al lavoro dopo oltre tre mesi, e debba ancora pubblicare la recensione, mi pare di sentirlo sulla punta della lingua come lo stinger artigianale che lo accompagnò.

N°8: SHARKNADO di ANTHONY C. FERRANTE


 
Penserete abbia sbagliato classifica, inserendo Sharknado qui e non in quella dedicata al peggio, e invece no. Perchè l'involontariamente(?) comico ed assutamente geniale lavoro di Anthony C. Ferrante è quanto di più incredibile la scorsa estate abbia riservato alla famiglia allargata Ford in una serata al mare fatta, praticamente, di sole risate.
Un film assurdo e sgangherato che può essere stato generato soltanto da una mente superiore.
Instant cult.

N°7: BLACKFISH di GABRIELA COWPERTHWAITE


La triste vicenda di Tilikum e delle orche nei parchi acquatici, giunta dalle parti dal Saloon come un fulmine a ciel sereno e all'improvviso, narrata con piglio herzoghiano da Gabriela Cowperthwaite è una delle più toccanti dell'anno, nonchè esempio di uno dei migliori documentari del passato recente. Un modo per rappresentare il complicato rapporto tra l'Uomo e la Natura senza che retorica, senza facili retoriche o colpi bassi gratuiti, che è simbolo del valore di qualcosa di ben più grande.


N°6: REBELLE di KIM NGUYEN

 
Orso d'argento a Berlino e candidato all'Oscar per il miglior film straniero, incensato in tutto il mondo e snobbato dai distributori nostrani, Rebelle raccoglie il testimone del primo e più convincente Malick con la sua "rabbia giovane" raccontando la vicenda di una giovanissima combattente in cerca di un amore che possa salvarla da un destino di strega o di morte nel cuore dell'Africa dei conflitti bellici. Una favola nerissima e stupenda che è l'eco dell'altrettanto stupendo Re della terra selvaggia, nonchè, di fatto, sua sorella minore.

N°5: SAFETY NOT GUARANTEED di COLIN TREVORROW






In uno dei periodi peggiori vissuti da casa Ford, nel pieno di una primavera incasinata, turbolenta e distruttiva, questo gioiellino del Cinema indipendente americano è stato un respiro nel pieno dell'apnea, una di quelle piccole magie che solo il Cinema può regalare al pubblico.
Coinvolgente, sincero, dal cuore aperto e lanciato oltre ogni ostacolo - perfino il Tempo -, Safety not guaranteed è senza dubbio uno dei prodotti migliori che le stelle e strisce abbiano partorito nel passato recente.

N°4: KON TIKI di JOACHIM RONNING e ESPEN SANDBERG

 
Thor Heyerdal, leggendario esploratore ed ispiratore dell'impresa della Kon-Tiki, imbarcazione costruita sfruttando il lascito delle civiltà pre-colombiane e portata in mare in modo da dimostrare che furono le stesse popolazioni del Sud America a giungere per prime in Polinesia, rappresentato in un film che ha il respiro delle grandi imprese cui ci ha abituati Peter Weir filtrato attraverso la sensibilità di Werner Herzog.
Un'opera coinvolgente ed intensa resa ancora più preziosa da un finale che mescola abilmente realtà e fiction, mostrando quanto l'amore per la vita riesca, a volte, ad ispirare imprese ben oltre l'umana capacità.

N°3: HARA KIRI - DEATH OF A SAMURAI di TAKASHI MIIKE

 
Alle spalle l'incredibile 13 assassini, Takashi Miike si rituffa nel Giappone feudale confezionando un film in grado perfino di superarlo, un'opera legata a doppio filo al Rashomon del Maestro Kurosawa intrisa di sangue, vendetta, morte e dramma profondo, e che vede la famiglia di un povero ronin affrontare il clan di un potente signore.
Lotta di classe e neorealismo che pare filtrato attraverso un velo allucinogeno per una meraviglia di tecnica ed emozione. Imperdibile.

N°2: EUROPA REPORT di SEBASTIAN CORDERO

 
Giunto al Saloon grazie al tam tam di pareri più che positivi da una parte e dall'altra della blogosfera, Europa report si è rivelato una delle sorprese più importanti del duemilatredici, surclassando nettamente il decisamente più pubblicizzato Gravity, realizzato con mezzi ed ambizioni superiori eppure non in grado di fotografare l'eterna curiosità umana per l'ignoto e la pulsione che spinge la stessa ad oltrepassare ogni confine.
Un viaggio quasi metafisico nel cuore di un Sistema solare mai così affascinante e vicino, distanze siderali permettendo.

N°1: MUD di JEFF NICHOLS

Ed eccolo, quello che di fatto è il film fordiano per eccellenza dell'anno ormai agli sgoccioli.
Fosse uscito anche dalle nostre parti, l'avreste ritrovato saldamente al primo posto il trentuno dicembre, quando pubblicherò la top ten dei film distribuiti nelle sale italiane.
Ed invece eccolo qui, Mud, che con le sue bugie riesce a far star bene le persone.
Mud, che a cavallo di una moto, pronto a giocarsi tutto per la salvezza di un giovane assetato d'amore e di vita, diventa qualcosa di più grande di tutti i suoi difetti.
Quanto lo capisco.
E' già uno dei miei idoli, questo "son of a bitch". E questo è il mio film dell'anno. Senza se e senza ma.



I PREMI

Miglior regia: Jeff Nichols per Mud
Miglior attore: Matthew McConaughey per Mud
Miglior attrice: Rachel Mwanza per Rebelle
Scena cult: la corsa in moto verso l'ospedale, Mud
Fotografia: Hara Kiri - Death of a samurai
Miglior protagonista: Mud, Mud
Premio "lo famo strano": Kenneth e Darius, Safety not guaranteed
Premio "ammazza la vecchia (e non solo)": Hanshiro Tsugumo, Hara Kiri - Death of a samurai
Migliori effetti: Europa report
Premio "profezia del futuro": Europa report


MrFord


 

mercoledì 25 dicembre 2013

Jean Claude Chuck Norris Christmas Edition

La trama (con parole mie): e non potevo lasciar passare Natale senza farvi un regalo. Godetevelo.



Una bomba.

MrFord

Jingle bells rock!

La trama (con parole mie): c'è poco da girarci intorno. Che sia per un motivo, o per un altro, per i regali ricevuti o donati, per le ingenti quantità di cibo e le bevute, per i due giorni lontano dal lavoro rimbalzando da una parte all'altra della mappa geografica della Famiglia, il Nachele è sempre una festa ben accetta, in casa Ford e al Saloon.
Tanto più che quest'anno sarà la prima volta per il più piccolo della brigata.




Nel corso degli anni mi sono sempre divertito di più a progettare e a dedicarmi ai regali, che non a riceverli: il giorno di Natale, infatti, ha sempre rappresentato un modo per farmi conoscere dalle persone che consideravo più vicine al sottoscritto così come un'occasione per riuscire a trovare qualcosa che potesse davvero lasciarle senza parole.
Quest'anno, a causa delle vicissitudini lavorative, saremo costretti purtroppo ad una versione molto low cost dello scambio di doni: eppure sento questo momento decisamente di più di quanto, forse, non abbia mai fatto, comprese le notti della vigilia passate insonni nella casa in montagna ai tempi delle elementari quando mi svegliavo ogni mezzora sperando che fossero arrivate le sette per tirare tutti giù dal letto e passare all'apertura dei regali.
Tutto questo grazie alla ormai certificata macchina del tempo del Saloon, il Fordino, pronto a regalare a me e a Julez decisamente molto più di quanto si possa sognare di trovare sotto l'albero, anche quando si tratta di qualcosa di sentito, pensato, preparato, voluto - e la stessa Julez è una vera specialista dei regali -.
Per la prima volta, infatti, i miei pensieri sono concentrati quasi esclusivamente su di lui, e mi capita sempre più spesso di buttare l'occhio su qualche giocattolo, pupazzo, maglietta o simili pensando che, da quest'anno in poi, il mio Natale sarà il suo, e vivrò l'entusiasmo, la gioia, l'attesa attraverso i suoi occhi, i gesti ed i sorrisi proprio come ora muovo i primi passi esultando quando, per inseguire una palla passata dalle mie mani a quelle di Julez osa ogni volta di più, lasciando che la differenza dai quattro ai cinque passi divenga una conquista da Guinness.
In fondo, a pensarci bene, il mio regalo l'ho già avuto. Per tutta la vita.


MrFord


P. S. Ovviamente, un brindisi da queste parti non può mancare: fate conto che sia a tavola con voi, ringraziando al contempo della fortuna che rappresenta il fatto che non ci sia.
Frigo e vetrinetta degli alcoolici ringraziano sentitamente.



martedì 24 dicembre 2013

Ford Awards 2013: serie tv

La trama (con parole mie): continua la carrellata dei Ford Awards duemilatredici, che lasciati alle spalle videogames e libri si concentrano sulle serie tv, settore molto amato qui al Saloon e fortemente sponsorizzato da Julez.
Riuscirà Breaking Bad, vincitrice lo scorso anno, a bissare il successo seguendo le orme di Jo Nesbo nei libri?
O qualche straordinaria stagione conclusiva avrà scalzato dal gradino più alto del podio Walter White e Jesse Pinkman?



N°10: FRINGE - STAGIONI 3&4 -


Apre la classifica la creatura di J. J. Abrams che con il tempo ha saputo convincere sempre più gli occupanti di casa Ford, principalmente grazie ad una terza stagione che è stata non solo la migliore della serie finora, ma di quelle che si ricordano: resta un prodotto di nicchia e per appassionati del genere, ma avercene, di lavori come questo e di personaggi come lo straordinario Walter - un nome, una garanzia - Bishop interpretato alla grandissima da John Noble.
Senza ombra di dubbio, l'erede di X-Files del nuovo millennio.

N°9: GAME OF THRONES - STAGIONE 3 -


La serie nata dai romanzi di Martin prosegue inesorabile la sua corsa senza accennare ad una perdita di qualità nella resa tecnica, attoriale e di script, seppur pigiando l'acceleratore soltanto in alcune, devastanti puntate. In grande spolvero il charachter di Jaime Lannister, protagonista di un'evoluzione che pare soltanto al principio, la sempre splendida Daenerys ed il combattuto John Snow, mentre nuovi tasselli vengono aggiunti al ricchissimo mosaico di quella che è la proposta fantasy per eccellenza del piccolo schermo.




Dopo una prima stagione che giudicai terribilmente deludente, American Horror Story cambia ambientazione e sfodera una seconda annata da manuale, intrisa di misteri, follia, violenza ed incubi da manuale, quasi come se Qualcuno volò sul nido del cuculo incontrasse Rosemary's baby.
Lily Rabe e Jessica Lange grandi mattatrici, setting lugubre quanto basta ed un episodio conclusivo con una regia da leccarsi i baffi: un gran bel modo per farmi ritrattare le bottigliate.

N°7: SHAMELESS - STAGIONI 1&2 -


La Showtime di Californication regala un'altra perla agli occupanti di casa Ford narrando le gesta dei disfunzionali Gallagher, famiglia più che scombinata figlia della peggio periferia di Chicago tutta pancia, sesso e cuore - e parecchie sostanze illecite -, che in men che non si dica è entrata a far parte dei cult del Saloon grazie a due stagioni una più travolgente dell'altra, arricchite da un cast pressochè perfetto e da tematiche come la Famiglia e la fratellanza da sempre care a questo vecchio cowboy.
Doveste scegliere un titolo "indie" per le vostre peregrinazioni in tv, fate che sia questo.

N°6: SONS OF ANARCHY - STAGIONE 4 -



Dai tempi della conclusione di The Shield, i SamCro protagonisti di Sons of anarchy sono divenuti una sorta di medicamento decisamente efficace per la ferita lasciata aperta da Vic Mackie e soci: Jax Teller ed i suoi compagni di club continuano nella loro striscia di crescita con una stagione dirompente, fatta di morti e tradimenti, scontri con l'esterno e soprattutto tra il nuovo ed il vecchio, con Jax e Clay giunti al loro faccia a faccia definitivo per la presidenza del club.
Una botta di adrenalina e sangue come se ne vedono poche, sul piccolo e sul grande schermo, e palle a volontà.




La rivelazione dell'anno per quanto riguarda le proposte del piccolo schermo è un gioiellino giunto dritto dalla Francia che raccoglie l'eredità di Twin Peaks portando inquietudine e tempi dilatati a fare da cornice ad una vicenda che non vediamo l'ora di scoprire come proseguirà nell'annunciata ed attesissima seconda stagione: un titolo straordinario che, a mio parere, ha ancora molti margini di miglioramento. Un quinto posto di grande incoraggiamento, dunque, nella speranza di ritrovare questi inquietanti "ritornanti" in posizioni decisamente più alte alla fine del duemilaquattordici.

N°4: FRIDAY NIGHT LIGHTS - STAGIONE 5 -



A ridosso delle posizioni più alte della classifica giunge anche quest'anno la squadra vincente del Coach Taylor, giunta alla fine del suo viaggio e ad un commiato emozionante e splendidamente sceneggiato, perfetto per uno dei titoli che da queste parti si è più amato negli ultimi anni.
Il Texas dei grandi spazi e del football raccontato attraverso i sogni di ragazzi che con quella palla ovale lanciano il futuro oltre gli ostacoli che la vita pone loro innanzi, guidati da un uomo che è anche una delle figure paterne più intense che la mia esperienza di spettatore abbia riservato.

N°3: HOMELAND - STAGIONE 2 -



Riuscire a migliorare la qualità - già altissima - di una prima stagione con i fiocchi non è cosa da titolo qualsiasi, e Homeland, rivelazione delle ultime due annate, si dimostra all'altezza regalando al pubblico una serie di episodi da cardiopalma che conducono dritti ad uno sei season finale più clamorosi della storia recente, confermando la coppia Claire Danes/Damien Lewis come la più affiatata, passionale, sconnessa e pericolosa della fiction.
Fiato sospeso e cuore in gola. Da manuale. 



La vincitrice morale del duemilatredici è senza dubbio Spartacus: war of the damned, sconfitta ad un passo dal trionfo - così come i suoi protagonisti - da qualcosa di troppo grande ed inarrestabile per essere fermato.
Ma non nascondo il fatto di aver amato - e di amare - visceralmente le gesta di Spartacus e soci, che chiudono con il botto la loro storia grazie ad una stagione praticamente perfetta culminata con episodi meravigliosi tra i quali spiccano Decimation ed il conclusivo Victory, che non solo mi è servito come stimolo per prendere una decisione lavorativa molto importante ma è stato in grado di far versare al sottoscritto lacrime pesanti come macigni.
Siamo tutti Spartacus, da Andy Whitfield ad ogni persona che lotta giorno dopo giorno per conquistarsi la vita.

N°1: BREAKING BAD - STAGIONE 5 -

Non poteva essere che Breaking bad ad occupare il gradino più alto del podio con il suo addio, giunto - al contrario di molte altre proposte naufragate con il tempo - proprio all'apice della sua perfezione di scrittura e creativa.
Una chiusura dolente eppure trionfale per l'intramontabile Walter White, uno dei charachters fondamentali per la storia delle serie televisive nonchè simbolo perfetto del titolo che, con Lost e Twin Peaks, rappresenta la trinità divina del piccolo schermo: ma non sottovalutiamo, o dimentichiamo, Jesse Pinkman, elemento necessario perchè questa formula vincente possa avere un senso, una storia ed una portata così incredibili.
Un Capolavoro.

I PREMI

Preferito fordiano: Gannicus, Spartacus: war of the damned
Miglior personaggio: Walter White, Breaking Bad
Miglior sigla: American Horror Story Asylum
Uomo dell'anno: Andy Whitfield, Spartacus: war of the damned
Donna dell'anno: Anna Gunn alias Skyler White, Breaking Bad
Scena cult: lo sguardo d'intesa tra Walt e Jesse, Breaking Bad series finale
Migliore episodio: Victory, Spartacus: war of the damned
Premio ammazzacristiani: i gladiatori ribelli, Spartacus: war of the damned
Miglior coppia: Claire Danes e Damian Lewis, Homeland Stagione 2
Cazzone dell'anno: Jessie Pinkman, Breaking bad
Cattivo dell'anno: Crasso, Spartacus: war of the damned


MrFord


lunedì 23 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i libri

La trama (con parole mie): per quanto i romanzi ed i post a loro dedicati non siano mai tra i più letti da queste parti, la classifica dei migliori libri dell'anno è uno dei miei appuntamenti preferiti, anche perchè se i film sono una compagnia quasi quotidiana per i momenti in cui sono a casa, i libri - cartacei e non - lo sono nei miei viaggi da pendolare altrettanto quotidiani.
Dopo due anni di vittorie Jo Nesbo sarà costretto a scendere dal gradino più alto del podio, o l'autore norvegese si confermerà il favorito del vecchio Ford?
Lo scoprirete proprio qui sotto.




Scoperto grazie all'imbeccata del mio fratellino Dembo, il libro che raccoglie tutte le disavventure alcooliche e sessuali di questo scombinato ex studente di legge statunitense è stato il cult assoluto dell'estate: volgare, scorretto, scritto con la pancia anche se non sempre troppo bene, è un mix di Californication e del più scomposto Kevin Smith, nonchè un titolo imperdibile per ogni cazzone professionista come il sottoscritto.
Se avete compagni di bevute o amici abituati a coprirvi le spalle sempre e comunque, questo è il titolo che fa per voi.


N°9: IL CACCIATORE DI TESTE di JO NESBO


Neanche il tempo di nominarlo appena sopra, che l'incredibile autore norvegese mattatore di questa classifica negli ultimi due anni piazza una zampata da vero Maestro del thriller con un ottimo romanzo da ritmo serrato e stretta alla gola scritto in prima persona e trasposto discretamente anche al Cinema: un concentrato di adrenalina e razionalità che è l'ennesimo viaggio nella parte oscura delle passioni umane da parte di uno scrittore che è una vera e propria garanzia.
E la sequenza dell'incidente in macchina è da incorniciare.


N°8: FIGLIO DI DIO di CORMAC MCCARTHY


Il coriaceo McCarthy, praticamente il mio personale Clint Eastwood della Letteratura, torna da queste parti pronto a stupire con quello che fu il suo romanzo d'esordio, un viaggio potente e lirico nelle profondità della psiche lacerata di un serial killer che pare un incrocio tra il Gollum de Il signore degli anelli ed Ed Gein, personaggio violento e spregevole quanto fragile e triste da far venire la pelle d'oca almeno quanto le descrizioni magiche dell'autore nativo di Rhode Island.


N°7: IL COLLARE DI FUOCO di VALERIO EVANGELISTI


La Frontiera e la sua mitologia sono un pilastro, qui al Saloon, ed il nostrano Evangelisti le rappresenta al meglio in questo affresco in cui si mescolano realtà e fiction ambientato a cavallo tra States e Messico ai tempi della Guerra di Secessione e della rivoluzione di Porfirio Diaz.
Sangue a fiumi, violenza, speranze e sogni infranti nel racconto di un Paese pronto a tutto - perfino a sacrificare se stesso - per trovare il proprio spazio, la propria dimensione, la propria indipendenza.
Personaggi memorabili alle prese con la prova più grande che si possa affrontare: quella della vita.


N°6: AMERICAN GODS di NEIL GAIMAN


Il viaggio di Shadow, ex detenuto nonchè antieroe di quelli che piacciono tanto al sottoscritto, attraverso gli Stati Uniti e la loro mitologia fatta di kitsch e leggende moderne pronte a confrontarsi con le antiche divinità del Vecchio Mondo è stata una delle grandi scoperte di quest'anno: lasciato per troppo tempo in attesa sugli scaffali della libreria di casa Ford, questa cavalcata ha raggiunto in brevissimo tempo lo status di cult per il sottoscritto, seppure imperfetta e con un pò troppa carne al fuoco. Un fantasy old school per una nuova era.


N°5: ALTRI LIBERTINI di PIER VITTORIO TONDELLI


Regalo graditissimo - ed azzeccato alla grande - di mio Fratello, Altri libertini, con il suo spirito naif e decisamente sopra le righe e tutto il cuore di una generazione spazzata via troppo presto è entrato sotto la pelle di questo vecchio cowboy come poche altre cose - soprattutto provenienti dalla disastrata Italia - sono riuscite a fare dall'inizio della sua storia di lettore: quel "ho imparato più da un pompino che da anni di studi" è un inno alla gioia di vivere e alla scuola dell'esperienza, quella che da queste parti è sempre accolta a braccia aperte, quando è motivata dalla voglia di succhiare tutto il midollo della vita che il nostro tempo ci concede.


N°4: JACK ALL'INFERNO di JOHN LEAKE


Altro libro, altro regalo. Scovato da Julez, appassionata come il sottoscritto di serial killers ed affini, questo romanzo inchiesta realizzato da uno studioso americano sull'eccentrico Jack Unterweger, scrittore ed autore teatrale di talento che strabiliò e sconvolse l'Austria tra gli anni ottanta e novanta, è un viaggio all'ultimo respiro nel lato oscuro di un assassino talmente dominato dai suoi istinti da non riuscire a fermarsi neppure quando l'evidenza l'avrebbe, di fatto, tradito.
Un personaggio detestabile quanto carismatico, che fu idolo di un'intera elite intellettuale costretta a disconoscerlo dopo aver scoperto la terribile verità dei suoi omicidi: un lupo che riporta alla mente l'immagine di Haarmann, uomo nero che sconvolse la Germania tra le due Guerre Mondiali.


N°3: LA SOTTILE LINEA SCURA di JOE LANSDALE


Frequentatore fisso almeno quanto Nesbo dei piani alti della classifica fordiana dedicata ai libri, il buon vecchio Joe Lansdale è tornato a stupire il sottoscritto con il suo più potente romanzo al di fuori della saga di Hap e Leonard, una meraviglia in pieno stile Stand by me secondo solo all'altrettanto magico In fondo alla palude, iniziato con la calma di un pomeriggio d'estate e finito con le lacrime agli occhi ed il mare in sottofondo.
Un ritratto di famiglia sconvolto dal mistero e dall'amore per il Cinema ed i legami che durano per sempre, nonchè perfetto esempio di quanto cuore l'autore texano metta nelle sue pagine.


N°2: PLAYER ONE di ERNEST CLINE


La cavalcata del giovane Wade alla ricerca dell'Easter Egg che potrebbe cambiargli l'esistenza - e insieme alla sua, quella del mondo - è stata una delle grandi meraviglie letterarie degli ultimi anni di lettura del sottoscritto, un giocattolone meraviglioso e divertentissimo che ha riportato tutto il bello degli anni ottanta e della mia infanzia tra le pagine di un romanzo che è un vero e proprio spettacolo per chi in quel periodo è cresciuto: videogames, giochi di ruolo, Musica, Fumetto, Cinema in un mix che pare uscito dall'incontro de I Goonies, Indiana Jones, Dungeons&Dragons e i robottoni giapponesi. Con una colonna sonora rigorosamente metal. Imperdibile.


N°1: POLIZIA di JO NESBO


Il premio per il miglior romanzo dell'anno potrebbe presto diventare il Nesbo Award, considerato che per la terza volta consecutiva è un libro parte della saga del sempre più leggendario Harry Hole a trovarsi sul gradino più alto del podio: onestamente non pensavo, dopo il glaciale, incredibile Lo spettro, che il diabolico illusionista Jo potesse farcela, e invece eccolo unire la tecnica del suo ultimo lavoro al cuore de Il leopardo e La ragazza senza volto, realizzando quello che, al momento, è il mio preferito tra i titoli dedicati al commissario Hole.
Un libro dolente e drammatico, da cuore in gola e lacrime agli angoli degli occhi, traboccante violenza e vendetta ma anche cuore e speranza. Il libro che racconta la fine, e l'inizio, di Harry Hole.
Da brividi.


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Shadow, American Gods
Miglior antagonista: Valentin Gjelten, Polizia
Scena cult: Wade mette in moto il Leopardon con gli AC/DC in sottofondo, Player One
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Truls Bernsten, Polizia e Lester Ballard, Figlio di dio
Premio stile: Jack Unterweger, Jack all'Inferno
Miglior personaggio femminile: Art3mis, Player One e Beate Lonn, Polizia
Miglior non protagonista: Aech, Player One
Momento action: la corsa a perdifiato di Stale Aune, Polizia
Atmosfera magica: la Bologna degli anni della contestazione, Altri libertini

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