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mercoledì 23 agosto 2017

The Following - Stagione 3 (Fox, USA, 2015)




Qualche anno fa, ai tempi dell'uscita del pilota di The Following, ricordo quanto clamore suscitò la proposta di Kevin Williamson con protagonista Kevin Bacon legata al mondo dei serial killer: personalmente, e da appassionato del genere, rimasi piuttosto tiepido nel corso della visione della prima stagione, decidendo di abbandonare la proposta in attesa di momenti di magra che ne veicolassero il recupero: quando, anni dopo, la seconda stagione giunse sugli schermi del Saloon, fu una vera sorpresa, considerati ritmo, tensione e perfino un James Purefoy - che ho sempre detestato - in ruolo e carismatico quanto bastava per rappresentare la nemesi del protagonista, l'agente Ryan Hardy interpretato dal già citato e decisamente più blasonato Kevin Bacon.
Con questa terza - ed ultima - stagione, il focus dell'azione e del prodotto cambia nuovamente, ponendosi idealmente tra la prima e la seconda in termini di resa finale e proponendo una nuova versione sia di Ryan Hardy - portato al limite, ed oltre, dai suoi nuovi e vecchi nemici - che di Joe Carroll, divenuto una sorta di coscienza oscura dell'agente: senza dubbio per chi è abituato - o tende alla ricerca di prodotti che li ricordino - a cose come Il silenzio degli innocenti o il Manhunter di Michael Mann la delusione può fare capolino ad ogni episodio, ma se approcciato come un serial principalmente d'intrattenimento - nonostante i temi trattati -, The Following finisce per rappresentare un buon modo per passare qualche serata scorrevole e senza impegno, un pò come quando, in spiaggia, si finisce per scegliere il thriller con morti a tutto spiano piuttosto che il classicone romantico a rischio pennica.
Certo, la cancellazione avvenuta a stagione già iniziata ed un finale forse troppo aperto - chissà che non meditino, un giorno, un ripescaggio di situazioni e personaggi - penalizzano la resa, ma nel complesso il prodotto si lascia guardare regalando di tanto in tanto anche momenti efficaci ed interessanti anche per veterani come noi Ford, che nuotiamo nell'oceano del genere "morti ammazzati" da parecchio tempo, che si parli di serie, Cinema o Letteratura.
Inoltre nel corso di quest'ultima season il lavoro di Williamson risulta interessante l'approccio a questioni morali ed etiche legate al lavoro degli agenti che seguono casi importanti e destabilizzanti come quelli dei serial killers, così come il dualismo tra Hardy e Carroll, due facce della stessa medaglia neppure si parlasse del sottoscritto e del Cannibale: l'interazione dei due nemici e la necessità che finiscono per avere l'uno per l'altro - sottolineata, tra l'altro, anche in lavori come Batman: the killing joke - e l'uno dell'altro avvince nonostante, di fatto, Carroll non rappresenti più una minaccia effettiva per Hardy, bensì, al contrario, quasi una spalla da sfruttare per poter neutralizzare la "nuova generazione" di psicopatici messa in moto dai protagonisti e dagli eventi delle stagioni precedenti.
Nulla che possa muovere a scrivere trattati o tesi, senza dubbio, ma qualcosa che, come era capitato anche al sottoscritto di fare con la prima stagione, finisce per non essere da sottovalutare.




MrFord




 
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