
Lo dichiaro senza mezzi termini e con grande gioia: Una spia e mezzo è il cult fordiano dell'estate, con un The Rock scatenato - e divertentissimo - ed un Kevin Hart - che non ho mai particolarmente amato - perfettamente in parte, una spy-comedy ritmata, tamarra e sopra le righe di quelle buone per far gioire il popolo dei pane e salame ed imprecare tutti i radical come Cannibal.
Goduto dal primo all'ultimo minuto, questo prodotto chiaramente ad uso e consumo del grande pubblico, con lacune di scrittura evidenti, è una delle cose più spassose che siano capitate da queste parti negli ultimi mesi e nel pieno di un'annata che può dirsi ben lontana dall'essere memorabile.
Personalmente, me ne sbatto di quello che possano pensare i presunti puristi del Cinema: soprattutto in estate, pellicole come questa sono una manna dal cielo, specie quando, per un motivo o per un altro - ed in questo caso quello grosso come una casa si chiama Dwayne Johnson, alias The Rock - risultano particolarmente riuscite (due bicchieri).
In vena di pellicole estive e pronto a stimolare nuove visioni oltre i cartoni animati per il Fordino, ho recuperato in gran freschezza anche Tartarughe Ninja 2 - Fuori dall'ombra, sequel del reboot di un paio d'anni fa che prosegue nel trend positivo - almeno rispetto alle pellicole dedicate ai Teenage Mutant Ninja Turtles che si dovette sorbire la mia generazione - del brand pur non raccontando o aggiungendo nulla di nuovo, lasciandosi dimenticare abbastanza in fretta.
Plauso al regista per non aver quasi mai inquadrato i pollici di Megan Fox ed ai nuovi villains Bebop e Rocksteady - realizzati interamente in digitale come le tartarughe tranne che per la loro parentesi umana, che spicca considerato il volto prestato a Rocksteady dal wrestler WWE Sheamus -, rimandato invece il Casey Jones di Stephen Amell, sequenze spettacolari - la lotta sopra e nella giungla -, buon ritmo e risultato innocuo e leggero.
Quando si dice estate, per l'appunto (un bicchiere e mezzo).
Al centro, invece, di accesissime polemiche tra fan del cult anni ottanta, haters e nuovi sostenitori è giunto sugli schermi di casa Ford anche il nuovo Ghostbusters, che, lo ammetto, ha finito per sembrarmi enormemente inutile: il problema non è tanto la mancanza di rispetto o la differenza di valore rispetto al lavoro di Reitman, quanto la povertà di idee ed una certa superficialità complessiva - lo stesso Hemsworth, tanto celebrato per l'apparente svolta comica, mi è parso forzato e fuori luogo -.
Le menate, dunque, dei supernerdoni sono esagerate, ma di certo chiunque lo veda non si troverà di fronte quello che il Cinema, di norma, consegna alla Storia come un cult: idee riciclate, script scopiazzato - questo occorre ammetterlo - dall'originale, personaggi che non entrano nel cuore e si fanno ricordare soltanto per essere la prima squadra di questo tipo tutta al femminile, un piglio da commedia che rinuncia alla parte più fantasy e quasi spaventosa del film che l'ha ispirato ed un'atmosfera da "tiriamo a campare" che non lascerà segno alcuno, almeno nel sottoscritto.
E le apparizioni a scopo di marketing di Murray, Aykroid, Ernie Hudson e Sigourney Weaver hanno finito per farmi davvero una gran tristezza (un bicchiere e mezzo).
A cercare di far riprendere il sottoscritto è dunque giunto il nuovo Star Trek - Beyond firmato dal Justin Lin di Fast&Furious, senza dubbio il più debole dei tre titoli fino ad ora usciti legati al reboot/prequel del celebre franchise legato alle serie televisive ed ai film dedicati all'equipaggio dell'Enterprise, cui mancano sia l'approfondimento psicologico e di scrittura che l'epicità dei due precedenti firmati da J. J. Abrams, questa volta presente soltanto nella veste di produttore: nulla che non vada, nel mix tra ritmo indiavolato, battute niente male ed omaggi a Leonard Nimoy, eppure tutto è parso piuttosto piatto ed elementare nell'evoluzione, neanche ci trovassimo in una puntata di trenta minuti scarsi di un cartone animato che deve per contratto vedere i buoni essere messi in difficoltà e poi vincere, piuttosto che in un blockbuster intelligente da Nuovo Millennio.
Una mezza occasione sprecata, ma senza dubbio una mezza occasione sprecata che si lascia vedere un gran bene (due bicchieri).
A chiudere la settimana è tornato su questi schermi il sottovalutato Collet-Serra con The Shallows, adattato in maniera indegna dai distributori italiani e sparito nei meandri dell'estate almeno fino al suo recupero post-ferie giunto in tempo per far tornare il sottoscritto con la mente ai giorni passati al mare: Blake Lively, diretta neanche fossimo in una sorta di soft porno, tiene inchiodati alla poltrona per un'ora e venti scarsa raccontando come e meglio di quanto non venne fatto in Open Water l'odissea di una giovane surfista in Messico alla ricerca di se stessa e del ricordo della madre morta da poco costretta a lottare per la sopravvivenza contro uno squalo assetato di sangue.
Assolutamente non perfetto e senza dubbio esagerato sotto molti aspetti, questo The Shallows - o Paradise Beach - Dentro l'incubo, come lo vedrete nelle nostre sale in questi giorni - resta comunque un prodotto d'intrattenimento solido e molto interessante, pronto a rinnovare lo spauracchio che, da Spielberg a Sharknado, hanno rappresentato e rappresentano i predatori numero uno degli oceani.
Anche in questo caso, niente di nuovo sotto il sole, ma un niente di nuovo dai denti molto, molto affilati (due bicchieri).
MrFord
A cercare di far riprendere il sottoscritto è dunque giunto il nuovo Star Trek - Beyond firmato dal Justin Lin di Fast&Furious, senza dubbio il più debole dei tre titoli fino ad ora usciti legati al reboot/prequel del celebre franchise legato alle serie televisive ed ai film dedicati all'equipaggio dell'Enterprise, cui mancano sia l'approfondimento psicologico e di scrittura che l'epicità dei due precedenti firmati da J. J. Abrams, questa volta presente soltanto nella veste di produttore: nulla che non vada, nel mix tra ritmo indiavolato, battute niente male ed omaggi a Leonard Nimoy, eppure tutto è parso piuttosto piatto ed elementare nell'evoluzione, neanche ci trovassimo in una puntata di trenta minuti scarsi di un cartone animato che deve per contratto vedere i buoni essere messi in difficoltà e poi vincere, piuttosto che in un blockbuster intelligente da Nuovo Millennio.
Una mezza occasione sprecata, ma senza dubbio una mezza occasione sprecata che si lascia vedere un gran bene (due bicchieri).
A chiudere la settimana è tornato su questi schermi il sottovalutato Collet-Serra con The Shallows, adattato in maniera indegna dai distributori italiani e sparito nei meandri dell'estate almeno fino al suo recupero post-ferie giunto in tempo per far tornare il sottoscritto con la mente ai giorni passati al mare: Blake Lively, diretta neanche fossimo in una sorta di soft porno, tiene inchiodati alla poltrona per un'ora e venti scarsa raccontando come e meglio di quanto non venne fatto in Open Water l'odissea di una giovane surfista in Messico alla ricerca di se stessa e del ricordo della madre morta da poco costretta a lottare per la sopravvivenza contro uno squalo assetato di sangue.
Assolutamente non perfetto e senza dubbio esagerato sotto molti aspetti, questo The Shallows - o Paradise Beach - Dentro l'incubo, come lo vedrete nelle nostre sale in questi giorni - resta comunque un prodotto d'intrattenimento solido e molto interessante, pronto a rinnovare lo spauracchio che, da Spielberg a Sharknado, hanno rappresentato e rappresentano i predatori numero uno degli oceani.
Anche in questo caso, niente di nuovo sotto il sole, ma un niente di nuovo dai denti molto, molto affilati (due bicchieri).
MrFord