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mercoledì 25 marzo 2015

Necropolis - La città dei morti

Regia: John Erick Dowdle
Origine: USA 
Anno: 2014
Durata:
93'





La trama (con parole mie): Scarlett, giovane archeologa americana figlia di uno studioso ed appassionato di alchimia morto suicida in circostanze misteriose scopre in Iran quella che potrebbe essere la chiave per portare a termine il lavoro del padre, una serie di indicazioni cifrate che indicherebbero il luogo di sepoltura della famigerata Pietra Filosofale, sogno proibito degli studiosi ed appassionati di alchimia di tutto il mondo.
Le tracce portano alle catacombe di Parigi, e dunque Scarlett, assemblata una squadra di amici esperti di archeologia e di ragazzi del luogo abituati ad escursioni ed esplorazioni delle catacombe stesse si avventura in quello che potrebbe diventare un vero e proprio viaggio all'Inferno.








Il da poco trascorso duemilaquattordici non sarà ricordato certo come uno degli anni più interessanti del genere horror, che ha navigato in acque decisamente agitate qui al Saloon, fatta eccezione per una manciata di pellicole - ovviamente non distribuite in Italia - che hanno finito per sobbarcarsi il peso delle aspettative che un fan di vecchia data come il sottoscritto finisce per avere anche senza volerlo.
Tra i titoli, al contrario, distributi anche qui nella Terra dei cachi, avevo finito per evitare questo Necropolis nonostante il mockumentary sia un guilty pleasure decisamente irresistibile, per il sottoscritto, temendo una porcata di proporzioni bibliche che sarebbe inevitabilmente finita ad infarcire le fila della già combattutissima decina dedicata al peggio della scorsa stagione: ripescato quasi per caso, però, il lavoro di John Erik Dowdle si è rivelato, a conti fatti, un divertissement neppure troppo malvagio, forse non perfetto in fase di scrittura e costruzione dei personaggi, perso nella parte finale, eppure a suo modo funzionale, in grado di regalare un'ora e mezza di intrattenimento senza sconfinare nella schifezza o entrare nel radar delle bottigliate.
L'idea dell'esplorazione delle catacombe di Parigi - che visitai in parte anni fa, davvero affascinanti - alla ricerca della Pietra Filosofale - un mito assoluto per i cultori di esoterismo - ed il cocktail prodotto mescolando l'Inferno dantesco a quello che ognuno di noi si porta dentro - interessante, e forse l'idea migliore dell'intera pellicola, l'effettiva interpretazione del potente artefatto - risultano quantomeno non banali - anche se, occorre ammetterlo, ormai trovo difficile spaventarmi davvero per un horror -, ed ho apprezzato anche i richiami evidenti a titoli di culto come The descent così come l'impressione - questa personale - che questo prodotto possa essere associato al nostrano e decisamente tosto Radice quadrata di tre, che prima o poi ho intenzione di ripescare.
In un certo senso, si potrebbe addirittura pensare che un prodotto assolutamente d'intrattenimento e senza pretese come questo sia riuscito dove Onirica, film autoriale e tecnicamente su un altro pianeta rispetto a questo, aveva clamorosamente fallito, riuscendo, seppur senza rimanere di fatto impresso nella memoria, a portare a casa la pagnotta.
Se ci trovassimo ancora nel pieno degli anni settanta o ottanta e l'horror fosse nel suo momento migliore, allora con ogni probabilità Necropolis scomparirebbe - un pò come se confrontato con cose davvero toste come Lake Mungo - di fronte a proposte decisamente superiori, ma allo stato attuale, finisce per non sfigurare nonostante non si tratti, di fatto, di nulla di nuovo o di davvero potente.
Come se non bastasse, a posteriori, mi sono trovato quasi a pentirmi di non aver dato prima una possibilità all'opera di Dowdle, e ho trovato alcune critiche rivolte allo stesso assolutamente eccessive, specie in un momento storico in cui in sala, alla voce horror, troviamo schifezzine incapaci di spaventare perfino la più pusillanime tra le ragazzine come Ouija.
E l'idea di un panorama di quel genere è un Inferno decisamente peggiore di quello labirintico che offre questo viaggio nelle viscere di Parigi, della Terra e di noi stessi.




MrFord



"Down in a hole and I don't know if I can be saved
see my heart I decorate it like a grave
well you don't understand who they
thought I was supposed to be
look at me now I'm a man
who won't let himself be."
Alice in chains - "Down in a hole" -





domenica 20 luglio 2014

Constantine

Regia: Francis Lawrence
Origine: USA
Anno: 2005
Durata: 121'





La trama (con parole mie): John Constantine è un poco di buono tabagista e cinico dedito ad esorcismi grazie ai quali comprare, in un modo o nell'altro, un posto in Paradiso, di norma negato per contratto a qualunque suicida. Quando, tramite il ritrovamento della Lancia del Destino, il figlio "dimenticato" di Lucifero rischia di trovare la via per il mondo degli Uomini sconvolgendo, di fatto, gli equilibri eterni tra il sotto ed il sopra coinvolgendo due sorelle gemelle dai poteri quasi unici e molto simili a quelli dello stesso John, Constantine dovrà rimboccarsi le maniche e mettersi in gioco come mai prima di quel momento, finendo per affrontare forze in grado di andare anche oltre le sue stesse capacità.
Ma uno scontro impari potrebbe comunque dare origine alla scintilla in grado di cambiare davvero le cose.








Il mio passato di appassionato - e, seppur decisamente dimenticabile - di sceneggiatore di fumetti dovrebbe farmi sentire in colpa, per aver recuperato Constantine soltanto ora, a quasi dieci anni dalla sua uscita in sala: Hellblazer - titolo targato Vertigo dal quale il film di Francis Lawrence è tratto -, infatti, ha rappresentato a cavallo tra gli anni novanta e l'inizio del Nuovo Millennio una delle realtà di riferimento del comic book "adulto", e seppur superato - di gran lunga - da cose enormi come Preacher - e prima o poi dedicherò una serie di post anche alla rilettura della creatura principe di Ennis -, un titolo senza dubbio imperdibile per ogni appassionato del settore, e la sua trasposizione cinematografica avrebbe dovuto richiamare l'attenzione del sottoscritto fin da allora.
Purtroppo per questo lavoro, però, ai tempi mi trovavo ancora preda della crisi di radicalchicchismo che di fatto portò il sottoscritto a dedicare visioni e tempo solo ed esclusivamente a pellicole d'autore per almeno tre o quattro anni, rinunciando ad ogni svago cinematografico - o quasi - e a proposte di questo genere, decisamente lontane anni luce dal concetto di Cinema d'essai.
La scorsa estate, però, tra un dibattito e l'altro riguardanti il Cinema ed il blog, tornò alla ribalta l'argomento Constantine con i cugini di Julez, pronti a sponsorizzare il prode John e la pellicola a lui dedicata: su pressione in particolare del buon Edward, ho deciso dunque di prepararmi alla discussione che seguirà la revisione della trilogia di Matrix - che non ho mai particolarmente apprezzato - proprio con questo recupero.
Senza dubbio il voto non troverà soddisfazione nei miei giovani parenti acquisiti, eppure la visione di Constantine è risultata divertente ed in grado di intrattenere come solo i prodotti più tamarri e sguaiati possono fare, di fatto rappresentando una sorta di versione più curata e posata del secondo Ghost rider, con angeli e demoni a giocarsi a dadi il nostro mondo ed un unico antieroe ad opporsi al volere dei Poteri Superiori: ed è proprio il vecchio John a rappresentare la scelta giusta - per quanto non approvi particolarmente l'utilizzo di Keanu Reeves, considerato che l'appeal del personaggio sarebbe stato senza dubbio più vicino ad un Barry Pepper -, da cinico figlio di puttana dalla scorza piuttosto dura e finto senza cuore come piacciono tanto al sottoscritto.
Certo, la regia non sarà memorabile - del resto, parliamo di Francis Lawrence -, lo script patisce e non poco il fatto di ispirarsi ad una serie di graphic novels e l'intera produzione di non avere avuto il successo sperato e, dunque, di fatto non aver potuto originare un vero e proprio brand con tanto di sequel e spin off, eppure il lavoro nel complesso risulta godibile quanto basta per assurgere al rango di proposta ideale da serata del weekend, lontana dalle pretese autoriali e giusta giusta per il riposo al termine della tempesta che, di norma, è la settimana lavorativa.
Inoltre lo scenario biblico, per quanto da queste parti si finisca per essere felicemente lontani da qualsiasi religione e spesso e volentieri anticlericali, funziona sempre grazie alla sua aura da leggenda, ed induce ad appassionarsi - almeno nel tempo della durata della pellicola - e a chiedersi da che parte ci si schiererebbe, in caso di "conflitto eterno": onestamente non sono troppo entusiasta all'idea di un Paradiso perfetto ed incorruttibile, ed essendo un esempio perfetto dei "Mr. Bad Example" - per dirla come Warren Zevon - dovrei stare dall'altro lato della barricata.
Ma forse, tirando le somme, mi troverei a vestire più che bene i panni del Constantine di turno, troppo stronzo per i piani alti, ma ad un tempo troppo buono per quelli bassi - o almeno in parte -: dunque, pur se lontane dalle proposte d'autore, vengano pure quelle di questo genere, tamarre e sguaiate.
E se non vi stanno bene, stronzi, allora vorrà dire che passerete decisamente un brutto quarto d'ora.




MrFord




"The lover of life's not a sinner
the ending is just a beginner
the closer you get to the meaning
the sooner you'll know that you're dreaming
so it's on and on and on, oh it's on and on and on
it goes on and on and on, Heaven and Hell
I can tell, fool, fool!"
Black Sabbath - "Heaven and hell" - 




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