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mercoledì 18 maggio 2016

The Boy

Regia: William Brent Bell
Origine: USA, Cina, Canada
Anno:
2016
Durata:
97'







La trama (con parole mie): Greta Evans, una ragazza americana decisa a sfuggire dai problemi avuti con l'ex fidanzato, violento e tenuto lontano da un'ordinanza restrittiva, accetta un lavoro come tata oltreoceano, recandosi nel cuore della campagna inglese dove una vecchia coppia in procinto di partire per un lungo viaggio ha bisogno di qualcuno che segua il piccolo Brahms.
Peccato che, una volta giunta a destinazione, Greta scopra che Brahms è in realtà una bambola che replica le fattezze del figlio della coppia, morto a otto anni in circostanze misteriose vent'anni prima: stranita dalla situazione ma ugualmente spinta dall'ottima paga e dalla presenza del giovane fattorino incaricato di portare la spesa nella tenuta, Malcolm, Greta accetta di rimanere approfittando, nel corso dei primi giorni, per godersi la villa e la solitudine ignorando la bambola. 
Quando, però, alcuni fenomeni ed accadimenti la inducono a credere che Brahms sia in qualche modo ancora presente tra quelle mura, Greta decide di adempiere al suo compito al meglio.
Ma i suoi guai sono appena iniziati.








Dalle parti del Saloon, considerata la passione che fin dall'infanzia del sottoscritto è legata all'horror, le proposte legate al suddetto genere finiscono per dover superare prove ben più ardue rispetto a quelle del resto dei titoli che accompagnano gli occupanti di casa Ford giorno dopo giorno: ne è una prova recente The last shift, accolto discretamente bene eppure ridimensionato dal passaggio su White Russian, così come lo sono stati tanti altri prima.
L'approdo in sala di questo The Boy, dunque, rappresentava un nuovo test, anche se, di fatto, mi verrebbe quasi da pensare a questo film come ad un thriller di stampo hitchcockiano - soprattutto ai lavori inglesi del Maestro, da Rebecca a Notorius - più che ad una pellicola d'orrore dura e pura, pronto a ricordare, in una certa misura, cose come The others per l'atmosfera e Housebound per il risultato finale.
Il risultato, devo ammetterlo, è stato superiore alle aspettative della vigilia se non per il banale livello di inquietudine e spaventi - ormai trovo davvero poche cose sullo schermo che riescano davvero a farmi saltare sulla sedia - quanto per lo sviluppo della storia ed il paio di twist pronti a cambiare le carte in tavola nella parte finale della pellicola, in grado di sorprendere in positivo nonostante un epilogo a mio parere troppo frettoloso e legato alla speranza di un'eventuale sequel che, a conti fatti, abbassa la valutazione complessiva di un lavoro onesto e di atmosfera, forse non troppo plausibile in termini di logica ma comunque buono per una serata d'intrattenimento con il brivido - per chi lo prova - a scivolare lungo la schiena.
A prescindere dall'utilizzo di una bambola - ottimamente realizzata, tra l'altro -, pronta a divenire uno spauracchio per molti spettatori, il personaggio di Brahms resta sicuramente il motivo d'interesse principale della pellicola, pronto a passare dalle suggestioni in stile Conjuring alla materialità di prodotti come La casa nera: accanto a lui il grosso del lavoro è svolto dall'affascinante villa e dall'atmosfera più che dalla piuttosto anonima protagonista e dalla sua spalla Malcolm, che si distingue giusto per la spigliatezza con la quale fin dalle prime battute finisce per provarci spudoratamente con Greta.
Per il resto, il regista sceglie di puntare sulle sensazioni più che sulla violenza o l'horror vero e proprio, e benchè non si raggiungano i livelli dei classici dell'inquietudine - mi è passato per la mente anche il supercult Gli invasati - riesce comunque nell'intento di portare a casa la pagnotta, rendendo quella chiusura ancora più scomoda da digerire considerato il livello discreto della storia narrata per due terzi della pellicola.
Nulla, a conti fatti, di davvero impressionante, ma una visione che, in un periodo moscio e scialbo in sala come questo, potrebbe starci tutta, che si parli di appassionati di horror e bambole inquietanti o di pubblico occasionale, considerati i tratti decisamente più da suspence di questo The Boy: e se doveste imbattervi nell'annuncio di una vecchia coppia pronta a proporvi una paga elevata per badare alla loro bambola, siate saggi e passate oltre.
Fidatevi di un vecchio esperto di storie horror.





MrFord





"I wish I never had taken this dare
I wasn't quite prepared
doll me up in my bad luck
I'll meet you there."
Foo Fighters - "Doll" -





 

giovedì 29 marzo 2012

L'altra faccia del diavolo

 Regia: William Brent Bell
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 83'


La trama (con parole mie): Maria Rossi, una gentile signora con un cuore grande così, nel pieno degli anni ottanta decide di lanciarsi nella sua personale versione de L'esorcista e fa fuori i rappresentanti della Chiesa giunti a salvarla dal Demonio o chi per lui, prima di essere rinchiusa in un manicomio a Roma.
Quasi un ventennio dopo la figlia Isabella, curiosa di scoprire se davvero dietro le azioni della madre si celi una possessione demoniaca, decide di girare un documentario che la segua nel corso del suo viaggio in Italia ed il tentativo di salvare la stessa genitrice orchestrato da due esorcisti conosciuti ad un corso di specializzazione gentilmente offerto dal Vaticano.
Le cose non andranno proprio a gonfie vele.
In fondo, la giovane donna non può saperne una più del Diavolo.




Occorre ammetterlo: tutte le questioni riguardanti l'aldilà, che siano frutto di rapimenti alieni, possessioni demoniache o presunte tali, affascinano sempre noi poveri stronzi abituati a camminare sulla Terra e ben consapevoli che probabilmente il tutto non sia originato se non da massicce dosi di suggestioni, deliri e superstizioni, e che la realtà, per quanto enorme e ancora quasi interamente da scoprire non riservi nulla che trascenda il grande ciclo della vita e della morte regolato dalla Natura.
Immagino che questa a tratti insana fascinazione sia legata alla necessità di credere che tutto non sia soltanto qui, e che esista un "dopo" che ci permetta di darci un pò di tempo più di quello che abbiamo: dal punto di vista cinematografico, dato che la questione della Fede tira fino ad un certo punto - e posso capirlo -, spesso e volentieri ci si è concentrati sulla materia opposta, ovvero sul ruolo che il Diavolo - imprevedibile e zuzzurellone antagonista del Capo - potrebbe avere nelle povere e scombinate esistenze di noi mortali.
Dai tempi de L'esorcista - un prodotto con i controfiocchi ancora in grado di inquietare - e Rosemary's baby - uno dei vertici del Cinema di Polanski -, la qualità dei titoli legati all'argomento è drasticamente calata, passando dal gigionismo de L'avvocato del diavolo - comunque ancora passabile - per finire a sottoprodotti come Paranormal activity e questo L'altra faccia del diavolo, decisamente al di sotto della soglia di guardia minima che dovrebbero mantenere le sale in tutto il mondo.
Certo, come può testimoniare anche Julez, colpita da sonno fulminante nel corso della visione, la mia definizione di "mezza merdina" utilizzata per il riassunto del "day after" non condanna in toto il lavoro di William Brent Bell, sicuramente uno dei più brutti film di questo 2012, principalmente perchè a proposito dello stesso non avevo alcuna aspettativa superiore rispetto a quello che, alla fine, si è rivelato essere: un raffazzonato collage dal montaggio pessimo poggiato su uno script degno di un telefilm tedesco e tutto giocato sull'ormai rischiosissimo format del mockumentary, che dagli anni novanta in poi è riuscito a regalare al pubblico una serie di schifezze monumentali da record alternate solo di tanto in tanto da pellicole effettivamente meritevoli - come fu per l'ottimo The Troll hunter -.
Se non altro, la brevissima durata e gli innocui e completamente amatoriali tentativi di stupire e spaventare il pubblico rendono la visione certamente rapida e quasi indolore, di quelle giuste per una serata a zero neuroni o per una sbronza pesante utile a dimenticare una giornata eccessivamente pesante, in qualsiasi ambito sia.
Peccato, invece, per il fascino del Diavolo - che certamente resta uno dei cardini più interessanti dell'horror -, ultimamente a rischio di estinzione neanche fosse una specie protetta, continuamente bistrattato da registi che dovrebbero stare inequivocabilmente lontani dalla macchina da presa: resto convinto che, in questi anni zero, le espressioni più agghiaccianti di un potenziale ruolo del "Maligno" siano senza dubbio quelle di Elephant o Capturing the Friedmans, o gli scenari più agghiaccianti mostrati da documentari come Workingman's death o L'incubo di Darwin.
Peccato che, a ben vedere, tutto il peggio e l'Orrore - per dirla come Coppola - presenti da queste parti non abbiano davvero nulla di sovrannaturale, ma siano di fatto il ritratto della creatura più pericolosa al momento in giro sulla Terra.
Avete indovinato: siamo proprio noi.


MrFord


"The devil inside
the devil inside
every single one of us
the devil inside
the devil inside
the devil inside
every single one of us
the devil inside."
Inxs - "Devil inside" -


 
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