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martedì 13 dicembre 2011

Videocracy - Basta apparire

Regia: Erik Gandini
Origine: Italia
Anno: 2009
Durata: 85'




La trama (con parole mie): dalla provincia profonda di chi sogna la notorietà televisiva alle vicende di Lele Mora e Fabrizio Corona, un viaggio nella realtà ormai affermata targata Silvio Berlusconi del tutto forma e niente sostanza, nonchè un ritratto impietoso ed inquietante di quello che è diventata l'Italia dagli anni ottanta ad oggi.
Tra aspiranti veline ed autoproclamatisi novelli Robin Hood, un documentario che mostra tutto il peggio della Terra dei cachi - o almeno, la parte da tubo catodico di esso -, una visione da brividi e disturbante in grado di lasciare a bocca aperta ma, forse, priva della forza di una vera opera di denuncia sociale.




Da tempo sentivo parlare di Videocracy come di un documento decisamente più potente di Silvio forever, che più di un tentativo - peraltro neppure troppo riuscito - di satira non risultava essere, e di un ritratto agghiacciante dell'Italia che "il Presidente" - per usare lo stesso linguaggio di Erik Gandini - ha letteralmente modellato con le sue mani negli ultimi trent'anni.
Effettivamente, il valore e l'incisività di questo lavoro sono nettamente superiori a quelli dell'appena citato finto documentario firmato Roberto Faenza e Filippo Macelloni, e senza dubbio la ricerca di Gandini appare più sensata e mirata nel mostrare allo spettatore quello che, sotto l'egida dell'ormai - finalmente - ex Presidente sia diventata questa Italia i cui peggiori semi paiono essere stati coltivati in modo da fiorire e proliferare stando bene attenti a soffocare tutto quello che, di buono, nel frattempo poteva essere cresciuto nell'orticello della Terra dei cachi.
Certamente anche a questo documentario mancano la verve ed il respiro internazionale di lavori come quelli che portarono alla ribalta Michael Moore, e di certo si sente la mancanza di una cornice che possa abbracciare le storie e le vicende mostrate creando una coesione in grado di aggiungere spessore all'analisi che il regista compie rispetto a differenti realtà italiote, dalla provincia dei sogni di un ragazzo della bassa bresciana alle aspiranti veline che ballano nei centri commerciali sognando di sposare un calciatore fino alla casa in bianco del viscido Lele Mora - il personaggio di gran lunga più inquietante della pellicola, con quel fare mellifluo in stile Jabba the Hutt e le suonerie dalle rimembranze fasciste, ed il girovagare candido nella sua villa sulla Costa Smeralda accarezzando ragazzi in procinto di essere lanciati nel mondo dello spettacolo - e agli agghiaccianti spot elettorali del sempre ex - e meno male - Presidente, senza ovviamente dimenticare Fabrizio Corona.
Il non so neppure come definirlo autoproclamatosi Scarface de noartri è l'esempio perfetto di prodotto di questa bassissima sottocultura andata a radicarsi fin nel profondo della nostra vita di tutti i giorni attraverso l'influenza che la televisione ha avuto sul pubblico e sulla società negli ultimi decenni: venuto dal nulla, arrogante, disposto a tutto per raggiungere ricchezza e notorietà, costruito e posticcio come il suo atteggiamento da gangsta neanche fosse il più tosto dei Notorious, incapace di dissociare Al Pacino da uno dei personaggi più importanti interpretati dall'attore stesso, che ha come unico possibile motivo di "vanto" il fatto di essere riuscito ad arrivare a farsi pagare soltanto per quella sua stessa costruita presenza appoggiata sul nulla che, di fatto, rappresenta.
Ed è qui che subentra la riflessione più desolante rispetto alla wasteland culturale che ogni giorno entra senza troppa fatica nelle nostre case: ci sono persone - e molte più di quante si sia disposti a credere - davvero convinte di poter seguire le orme di questi curiosi, terrificanti idoli, che subiscono la loro influenza e non riescono a scindere una realtà di sopravvivenza - intellettuale e non - da un sogno venduto a carissimo prezzo, materiale e non.
Ora non voglio fare la parte di quello che se la mena sparando giudizi con quel tono da radical chic si pone al di sopra di tutto e di tutti, perchè sarebbe un pò come fare il non tifoso e poi scendere in piazza quando si vincono i Mondiali - e chissà quanti l'hanno fatto, nel luglio 2006 -: anche se poco o niente, io guardo la tv, l'ho guardata da bambino e da adolescente, cerco di evitarla il più possibile - almeno in alcune sue forme - oggi, ma non la considererei mai il male puro.
In fondo, come tutte le cose, può avere ripercussioni differenti a seconda di come viene utilizzata e percepita - Internet stesso è così, a ben guardare -, ed io per primo ammetto che, se dovessero pagarmi profumatamente per andare a bottigliare un film in tv, sarei il primo a sfruttare l'occasione: certo non penso mi farei volentieri una scampagnata a Pomeriggio Cinque, ma non crediate che le trasmissioni "culturali" possano offrire un panorama più "innocente" delle più sguaiate e becere, senza contare che ho un mutuo da pagare e non mi farebbe schifo estinguerlo in fretta.
Detto questo, anche nel Cinema, riflettendoci, c'è bisogno del respiro di qualche bella tamarrata che non impegni il cervello, tra un film d'autore e l'altro, no!?
L'importante è ammettere la vuotezza del gioco cui si sta prendendo parte - e si torna, pur se nei modi completamente sbagliati, a Corona - e non pensare che la vita sia tutta lì.
Perchè se le delusioni possono ferire, le illusioni sono in grado di schiacciarci sotto un peso ancora più grande.
E noi dovremmo saperlo bene.
Noi che abbiamo vissuto gli anni dell'egemonia - speriamo sul viale del tramonto - del vivadddio ex Presidente.

MrFord

"Benvenuto
in Italia fatti una vacanza al mare
in Italia meglio non farsi operare
in Italia non andare all’ospedale
in Italia la bella vita
in Italia le grandi serate e i gala
in Italia fai affari con la mala
in Italia il vicino che ti spara."
Fabri Fibra - "In Italia" -


sabato 11 giugno 2011

Silvio forever

La trama (con parole mie): Credo che una pellicola del genere, e soprattutto il suo protagonista, non abbiano - tristemente - bisogno di presentazioni. 
Il peggio dell'Italia degli ultimi vent'anni passa in gran parte dalle gesta clamorose del nostro attuale Capo del Governo nonchè - questo occorre riconoscerlo - ad uno dei più geniali intrattenitori della Storia recente.
Peccato che, in una posizione come la sua, servirebbero ben altri attributi.
E no, non sono quelli che lui stesso millanta quando racconta della sua passione per le belle donne.
E neppure i soldi.
O forse sì!?

E' davvero, davvero difficile scrivere un post a proposito di una pellicola come questa.
Perchè troppe anime si mescolano, e si finisce col non sapere quale direzione fare prendere all'insieme.
Chi sia Berlusconi e quale sia la portata dei suoi exploit è noto ormai a livello globale, e ad impostare il tutto seguendo la linea dell'ironia e della satira si finisce per fare il suo stesso gioco, perchè, come giustamente sottolineano Dario Fo ed Indro Montanelli in due interventi estrapolati ad hoc per la pellicola, parliamo del "più grande piazzisrta del mondo", nonchè di una persona capace "di dire una balla e continuare a ripeterla talmente tante volte da farti finire per dire: quanto è vera, però, questa balla!".
Allo stesso modo, seguire l'approccio più "violento" di Grillo ed affini potrebbe risultare anche più controproducente, considerato il numero di sostenitori che - purtroppo, e nonostante i confortanti risultati delle ultime amministrative - il Cavaliere per antonomasia continua ad avere.
D'altro canto, dovessi guardare e giudicare Silvio Forever da un punto di vista esclusivamente cinematografico il risultato rischierebbe di non essere confortante, dato che il format del documentario è più volte scavalcato da faziosi giochi che vorrebbero essere divertenti e non lo sono - l'inutile apporto della voce fuori campo di Neri Marcorè che imita lo stesso Berlusconi - e non risulta neppure lontanamente paragonabile a lavori di parte ma comunque efficaci come quelli, ad esempio, di Michael Moore.
Dunque, come sfruttare il post in modo che una pellicola di importanza artistica trascurabile possa essere spinta e vista da più persone possibile, e, chissà, creare una breccia anche nel pubblico che continua a sostenere il nostrano Mr. B(ean)?
Io credo che la cosa migliore da fare sia - e resti - quella di lasciare che il buon (!?!?) Silvio costruisca da solo la sua - giusta ed inevitabile - rovina politica, un pò come ha fatto con la sua immagine - e, disgraziatamente, anche con quella del Nostro Paese - negli ultimi anni grazie alle gesta che lo hanno reso lo zimbello dell'intera comunità internazionale.
Dall'attesa della Merkel a causa della sua conversazione al telefono al baciamano a Gheddafi, per non dimenticare l'immortale performance regalata con George Bush grazie allo sfoggio di un inglese "very good" - unica volta nella vita dell'ex Presidente americano in cui lo stesso si sarà sentito il genio della situazione -, io dico: lasciamolo fare.


Certe cose sono talmente evidenti da non aver alcun bisogno di essere sottolineate.
E tutto si paga, prima o poi.
E' vero, ci abbiamo messo quasi vent'anni, ma il momento arriverà.
E noi, che non l'abbiamo mai  - e dico proprio MAI - votato, potremo essere fieri di aver resistito come fecero i nostri nonni, seppur con nemici e in situazioni certamente più drammatiche della nostra.
E, nel cuore, l'idea che, se dovesse davvero esserci il bisogno di seguire l'esempio - dei nostri nonni, non di Berlusconi -, non ci tireremmo indietro.
Perchè due risate dei Capi di Stato di tutto il mondo sono una cosa, la nostra libertà - quella vera, non quella del suo "popolo" - tutta un'altra.

MrFord

"Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor."

Modena City Ramblers - "Bella ciao" -

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