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sabato 28 gennaio 2017

Rocco Schiavone - Stagione 1 (Rai, Italia, 2016)




Nel corso dell'appena trascorso duemilasedici, il Cinema italiano ha vissuto, almeno qui nella blogosfera, una vera e propria rinascita: in particolare, Veloce come il vento, Lo chiamavano Jeeg Robot e Perfetti sconosciuti, hanno conquistato posizioni nelle classifiche di fine anno di molti blog assolutamente di rilievo, segno quantomeno di una ripresa della quale il Cinema nostrano ha bisogno come l'aria.
Peccato che, quasi fossimo tutti stati colti da un'amnesia collettiva, tutti e tre i titoli appena citati non fossero all'altezza di altri ignorati per motivi "radical" come La grande bellezza o di diffusione come Still life, e che al confronto di pellicole simili prodotte oltreoceano o in Europa non possano risultare altro se non discreti.
Lo stesso vale per Rocco Schiavone.
La serie con protagonista un Marco Giallini in grandissimo spolvero, resa senza dubbio cult grazie al suo main charachter, che con le sue rotture di coglioni a diversi livelli pare una versione nostrana di House, è una vera e propria ventata d'aria fresca per quella che è la realtà televisiva - soprattutto Rai - della Terra dei cachi, pronta a regalare episodi ottimi ed un hype importante per la seconda stagione, ma se paragonata a produzioni crime o noir d'oltreoceano, finisce per risultare quantomeno artigianale, lontana dagli standard che hanno portato alla ribalta negli ultimi anni cose come True detective o Fargo.
Con questo non voglio certo negare la goduria molto pane e salame offerta spigolosamente dal Vice Questore Schiavone, pronto a portare sulle sue spalle non solo le già citate rotture di coglioni o donne dalle quali occorrerebbe scappare a gambe levate - e non parlo di sua moglie -, ma anche l'intero impianto narrativo, quanto frenare entusiasmi che potrebbero a loro volta impedire a titoli come questo di spingersi oltre e migliorare in modo da offrire un prodotto di livello sempre più alto, una cosa di cui al momento in Italia necessitiamo come l'aria.
In un certo senso, il prodotto di Michele Soavi è ancora lontano a mio parere dagli standard offerti da Gomorra e The Young Pope, e di molto, ma resta una solida base sulla quale costruire un domani migliore per qualsiasi spettatore televisivo italiano, che si tratti dell'appassionato o dell'occasionale: il potere più grande di un personaggio come Schiavone è proprio questo.
Nello specifico, posso dire di aver amato di più, paradossalmente, episodi quasi autoconclusivi come quello d'apertura, vicini alle atmosfere rustiche dei vecchi Blunotte, che non gli ultimi due, legati a grossi giri di criminalità e vendette personali, ma so anche che non smetterò certo di seguire le indagini di questo insolito tutore dell'ordine pronto a mettere da parte le regole quando qualcosa - che si tratti di coscienza, senso comune o umanità - spinge ad aggirarle.
Con ogni probabilità, se ricoprissi il suo stesso ruolo o svolgessi la stessa professione sarei senza dubbio simile al burbero romano trapiantato ad Aosta, ed avrei gli stessi problemi con l'Autorità, eppure, nonostante tutto, ritrovarmi qui a scrivere di questa serie finisce per essere, almeno in termini di post, una rottura di coglioni di sesto livello.
Leggera, ma presente.
E se il prodotto fosse stato di un altro spessore, probabilmente sarebbe uscito un post fiume sull'onda dell'entusiasmo.
Voglio dunque ripartire da qui.
Un nuovo inizio, come il suo.
Sperando di poter rimanere stupito di quello che mi può riservare.



MrFord



 
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