giovedì 23 dicembre 2010

Best of 2010: tv series

Dopo la panoramica sui libri, passo felicemente alle serie tv, altra grande passione di casa Ford, nonchè cornice di ogni pasto che si riesca - lavoro permettendo - a consumare insieme a Julez.
Questo 2010 ormai agli sgoccioli ha regalato grandi emozioni anche sul piccolo schermo, mettendomi nella difficile situazione di dover scegliere quale strada prendere a proposito di questa classifica: da un lato l'idea di stilare una top five - per dirla come Hornby - con le serie effettivamente trasmesse quest'anno - come farò per i film, ad esempio -, dall'altra una raccolta delle migliori dieci passate sui miei schermi, indipendentemente dall'anno di produzione.
Alla fine ho deciso, complice l'assedio degli ultimi, disperati avventori in cerca delle strenne nachelizie, di optare comodamente per la prima possibilità. 
Così troverete, di seguito, le cinque stagioni migliori di questo 2010 con link ai post dedicati, ovviamente a giudizio del qui presente. 
E' un vero dispiacere non poter inserire nella classifica l'incredibile chiusura dei Soprano, o l'ormai classico Twin peaks, così come la tesissima Sons of anarchy, The shield - una delle mie preferite in assoluto, Vic Mackie rules, Chuck, Lie to me, In treatment o Mad men, ma tant'è.
Mi sembra anche di essere stato un pò troppo formale, in questa introduzione, così cercherò di rifarmi e di essere il più colorito possibile nei commenti, tanto per non farvi mancare niente.

Ed eccoci pronti a partire:


5) Glee stagione 1: nonostante il crollo vertiginoso della qualità della serie nella seconda stagione - tuttora in corso - e le avvisaglie dello stesso mostrate nel pieno della prima, occorre ammettere che, soprattutto al suo esordio, la creatura di Ryan Murphy stupì per freschezza, inventiva e grandiosa qualità nelle interpretazioni delle canzoni scelte. 
Peccato che, per dirla come il Bardo, si stia clamorosamente sputtanando.


4) Grey's anatomy stagione 6: dopo un'annata disastrosa ed una passata a riprendersi, la serie dedicata ai medici del Seattle Grace pesca la sua stagione migliore grazie ad una serie di trovate ottime, una maggior leggerezza, un lavoro perfetto sui personaggi ed un finale da urlo.

3) True blood stagione 3: il serial dedicato a Sookie e soci si candida sempre più come unica, vera alternativa a Dexter come serie di culto del sottoscritto, e grazie a Russell Edgington ed una delle chiusure di puntata migliori dell'anno - l'uccisione in diretta dell'annunciatore televisivo - è stata senz'altro una delle visioni più coinvolgenti regalate dal piccolo schermo nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. 
Consigliatissimo l'accompagnamento con robuste dosi si Southern confort.


2) Dexter stagione 5: si parlava di Dex, ed eccolo comparire puntuale come la sua lama. La serie meglio scritta dell'attuale panorama statunitense - è una lotta vera con Mad men, nonchè con I Soprano, giusto per ricordare i due prodotti meglio sceneggiati che ricordi nell'ambito - continua a rinnovarsi e stupire, dedicando tutte le energie della stagione all'amore e alle sue conseguenze, introducendo un personaggio cardine come Lumen e due cattivi d'eccezione come Liddy e Jordan "Tic tic tic" Chase. Per quanto mi riguarda, premio per la miglior serie e la migliore interpretazione dei due protagonisti dell'anno, malgrado la seconda posizione.


1) Lost stagione 6: cosa si può dire, di Lost!? Un prodotto epocale, magico, controverso, che ha cambiato e continua a cambiare il modo di concepire le serie tv. 
La stagione finale ha riservato, come si poteva prevedere, solo una parziale risoluzione dei numerosissimi enigmi seminati nel corso degli anni, ma in fondo è andato bene così: le cose grandi, e Lost è stato grandissimo, come la vita e la conclusione che è stata scelta dai suoi autori, non vanno necessariamente spiegate in toto.
E la scena di Juliet e Sawyer davanti ai distributori automatici rischia ancora di farmi scendere una lacrimuccia. Senza pari.

Un pò come Lost.

MrFord


"Video killed the radio star,
in my mind and in my car."
The Buggles - "Video killed the radio star" -

mercoledì 22 dicembre 2010

Best of 2010: books

Con la fine dell'anno che si avvicina nascono come da tradizione le classifiche rispetto ai dodici mesi appena trascorsi, ed io, da grande appassionato di questo tipo di cazzate, non voglio essere da meno: così, nei prossimi giorni, proporrò una selezione di quello che è stato, per me, il meglio nell'ambito di libri, film e forse videogiochi e dischi di questo 2010.
Per ogni categoria applicherò un metodo e mi concentrerò su una quantità differenti, e dati i tempi stretti del settore commerciale che mi impediranno di certo di terminare entro il 31 la raccolta dei romanzi di Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes, parto proprio con i libri letti dal sottoscritto da gennaio ad oggi, selezionando, dal decimo al primo, quelli che più hanno fatto vibrare le mie corde, dove è possibile corredati dal link al post che ho loro dedicato ed un piccolo commento in proposito. 
Restano fuori molti ottimi romanzi che purtroppo, come sempre in questi casi, hanno dovuto lasciare spazio alle scelte definitive.
Si dia inizio alle danze, dunque!

10) Educazione di una canaglia di Edward Bunker: non il mio preferito del grandissimo Bunk, ma un'ottima rivisitazione della sua travagliata giovinezza, fonte d'ispirazione per i suoi capolavori, su tutti Come una bestia feroce, ad oggi uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi.


9) Rabbia di Chuck Palaniuk: consigliatissimo da Julez, il pazzoide Chuck si è riscattato da radical chic, ai miei occhi, piazzando un romanzo sul disagio, il contagio e la nostra epoca assolutamente dirompente. Complimenti.

8) Dieci piccoli indiani di Agatha Christie: lo so, è un classico che tutti devono aver letto, a parte il sottoscritto. Per fortuna c'era la succitata Julez, ed ho rimediato. Un meccanismo perfetto, una sorta di Hitchcock sulla pagina. E non ho indovinato il colpevole, maledizione.


7) Tre romanzi di Mike Hammer di Mickey Spillane: che dire!? Una bomba. Spillane era un vero maestro dell'hard boiled, e le vicende di Hammer, per quanto prevedibili nell'esito, risultano coinvolgenti, violente, nerissime e velate da un ironia ed un erotismo incredibili per l'epoca. Per non citare neppure il protagonista, indimenticabile.


6) Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo: il libro italiano che aspettavo da tempo. Uno spaccato potente sull'influenza del potere e l'umanità di ascese e cadute. Protagonisti credibili, umani e capaci di arrivare subito al cuore, una storia sfaccettata eppure perfettamente orchestrata. De paura.


5) Devil red di Joe R. Lansdale: ed ecco il vero mito di questo mio 2010 letterario. Conosciuto da sempre e scoperto solo a gennaio, dopo aver letto di sfuggita un paio di racconti e l'introduzione al capolavoro a fumetti Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon - andatelo a leggere, miscredenti! -. Non un genio della tecnica, ma perfetto per tempistica, ironia e cuore, nonchè inventore dei due personaggi di culto di tutta la mia vita di lettore: Hap&Leonard.
E grazie a quest'ultima fatica dedicata ai succitati sono anche riuscito ad incontrarlo. Meglio di così!


4) Uomini comuni di Christopher R. Browning: altro suggerimento di Julez, un saggio romanzato agghiacciante sull'umanità ed i suoi abissi più oscuri. La cronaca delle "imprese" del Battaglione 101, responsabile dei rastrellamenti e degli eccidi più efferati nei ghetti per conto dell'esercito tedesco nel corso della seconda guerra mondiale. E pensare che i suoi membri erano, per la maggior parte, richiamati e "uomini comuni". Bastardi senza gloria, come si dice.


3) Una stagione selvaggia di Joe R. Lansdale: il primo romanzo della serie dedicata ad Hap&Leonard. Non poteva non stare sul podio.


2) Mucho mojo di Joe R. Lansdale: il mio preferito nella serie dei già più volte citati Hap&Leonard, e mi rammarico di non averne potuto scrivere perchè ai tempi ancora questo blog non esisteva. Un concentrato di horror, noir, sarcasmo, violenza, sesso, ironia e chi più ne ha più ne metta. Lansdale al top della forma. Il che significa dinamite pura.


1) Il potere del cane di Don Winslow: so che chi mi conosce bene non crederà che io abbia potuto scavalcare Lansdale con un qualsiasi romanzo. Il problema è che Il potere del cane non è un qualsiasi romanzo. Il potere del cane è l'affresco più monumentale della letteratura poliziesca americana degli ultimi trent'anni. Come avere Michael Mann mescolato a Scorsese, The heat a Quei bravi ragazzi. Pagine di tecnica sopraffina e realismo sconcertante, crescendo di tensione insostenibili ed una delle scene d'amore più incredibili che abbia mai letto su una pagina scritta. In poche parole, un capolavoro.


MrFord


"If you could read my mind, love
what a tale your thoughts would tell,
just like a paperback novel,
the kind the drugstores sell."
Johnny Cash - "If you could read my mind" -

martedì 21 dicembre 2010

La storia infinita

Una delle cose più magiche del Cinema - persa, purtroppo, in molte delle pellicole di genere prodotte oggi - risiede nella capacità di rendere reale una fiaba, dimostrare che lo schermo può essere davvero capace di tutto, trasformare la realtà e piegarla a un desiderio, un sentimento, una magia.
Cineasti dell'ultima generazione come Peter Jackson, Guillermo Del Toro, Gabor Csupo, Hayao Miyazaki o gli incredibili esponenti dei Pixar Studios hanno raccolto il testimone di questa fondamentale eredità del "piccolo mondo" - ricordate Fanny e Alexander? -, ma troppo spesso paiono predicare nel deserto degli effettoni e delle trame dall'agghiacciante banalità.
Così, per continuare nella tradizione del periodo e festeggiare l'età che avanza senza intaccare il senso di meraviglia, in casa Ford è tornato sugli schermi dopo anni e anni questo curioso, elementare eppure magico lavoro di Wolfgang Petersen tratto dal romanzo di Michael Ende letto, io credo, dalla maggior parte degli adolescenti di tutto il mondo nei primi anni della scuola superiore: la prima volta che vidi questo film ero in un cinema all'aperto, se non ricordo male in Romagna, con mio nonno, a metà degli anni ottanta, e subii clamorosamente il fascino del terribile Gmorc - ammesso che si scriva così -, niente più di un pupazzone dall'aspetto panteresco e dagli occhi brillanti, che riusciva a terrorizzarmi ed ipnotizzarmi ad un tempo.
Ricordo anche che sognavo di cavalcare libero come Atreiu, proprio negli anni in cui ero infinitamente più simile al gracilino e fantasioso Bastian, scrivevo su quaderni che credo siano ancora da qualche parte storie di supereroi e sognavo un Falcor che mi portasse in giro volando per raddrizzare i torti o, più semplicemente, liberare quello che trattenevo nel cuore.
Inutile dire che la lettura del romanzo, qualche anno dopo la prima visione, ridusse fortemente l'impatto della pellicola, decisamente più semplice e meno sfaccettata, eppure, anche ora, riguardare i colori saturi, gli effetti totalmente naif, i trucchi che paiono mescolare Guerre stellari all'immaginario fantasy, la torre d'avorio, l'avanzata del Nulla e la rinascita di Fantasìa, il ruolo e lo stimolo che il pensiero, la lettura e l'immaginazione possono dare - bambini o no, poco importa -, la favola pare ricominciare e vivere una volta ancora, quasi quel Cinema all'aperto ci fosse ancora, ed io avessi sei anni, e portassi le mani sugli occhi lasciando uno spiraglio proprio mentre Atreiu grida, armato di una roccia acuminata: "Attaccami, Gmorc, io sono Atreiu" proprio prima del lampo e del ruggito della bestia.
Il segreto della favola, della storia e della Storia, sta tutto qui.
Lo stupore che suscita è l'incantesimo che induce a riviverla, e ad ogni visione si potrà assistere al miracolo di una sfumatura in più.
Sarà per questo che pare proprio infinita.
Ed è un vero piacere che lo sia.

MrFord

"Reach the stars,
fly a fantasy,
dream a dream and what you see will be."
Limahl - "The neverending story" -

lunedì 20 dicembre 2010

Romanzo criminale

La prima cosa che mi è venuta in mente è stata Il potere del cane.
Il che è profondamente lusinghiero per il lavoro di De Cataldo, più potente e stratificato del già buon adattamento cinematografico firmato Michele Placido.
Più che un romanzo sull'Italia, o sul crimine, mi è parsa un'analisi profonda sulla natura umana, inserita in un contesto che più tricolore non si potrebbe e tutta imperniata sui concetti terribili di ineluttabilità del destino e sconfitta, filtrati attraverso piccoli e grandi drammi - Ustica, l'attentato a Bologna -, ma anche gioie - il mondiale del 1982, la caduta del muro di Berlino e le sue conseguenze -, della nostra storia recente.
Perchè la banda che il Libanese e il Freddo costituiscono, riunendo per la prima volta i criminali di Roma sotto un'unica bandiera alla fine degli anni settanta, da subito assume la connotazione di un sogno - distorto, violento, terribile, ma pur sempre un sogno - destinato, prima o poi, ad un brusco risveglio, legato a tutte le debolezze umane e bruciato - da chi in un istante, da chi in anni - sull'altare di un'idea, un'illusione, un riscatto o un'affermazione che possa perdurare nel tempo, ponendo le basi di un impero tanto grande quanto ingestibile per chiunque.
E negli anni passano e cadono, inesorabilmente, prima il Libanese, dunque il Freddo, fino al Dandi e al Secco, senza dimenticare il Bufalo, il Pischello, Trentadenari, Scrocchiazeppi, Fierolocchio e via via tutti gli altri. 
E ce n'è anche per il poliziotto tutto d'un pezzo Scialoja, ed il giudice Borgia.
Perfino il Vecchio, che tanto ricorda il divo sorrentiniano, dovrà arrendersi all'umana caducità, al potere che muta, e cambia aspetto, ma non resta, e mai resterà, nelle mani di un'unica persona. Siamo tutti umani, del resto. E come iniziamo, finiamo, senza possibilità di scampo.
Ed è questo il rimando più evidente al monumentale lavoro di Winslow: tutti i personaggi, dai più biechi ai quelli semplicemente malvagi, negli slanci di generosità o nelle esplosioni di violenza, appaiono umani e vivi nelle loro debolezze così come nella loro forza.
E se il Libanese appare come un leader nato, riesce comunque a stupire quando crolla sotto la pressione di un impero che comincia a diventare troppo grande, se il Freddo si scontra con la vita glaciale e deciso, non esita neppure un momento a pensare di ricominciare ed abbandonare tutto per amore, se il Dandi risulta essere pianificatore ed opportunista, trova nella rivalsa verso i ricchi e i padroni della città una sorta di orgoglio popolare che non può non suscitare una qualche simpatia, se il Bufalo è violento ed impulsivo, è anche generoso e fedele ai compagni, e quasi un padre - pur se distorto - per il Pischello. 
E come loro il Nero, il Vecchio, Borgia - equilibrato ma tendente alla remissività - e soprattutto Scialoja, idealista e venduto, provocatore e provocato, volgare ed impulsivo come e più del Dandi e leader quanto il Libanese, una sorta di Art Keller - tanto per citare di nuovo Winslow - ancora più cinico e disincantato.
Proprio la sua appare come la sconfitta peggiore, silenziosa e terribile come un senso di colpa dal quale risulta impossibile liberarsi, perchè è quello legato ad un potere unico e tentacolare, quasi assoluto eppure in grado di trasformare un'esistenza in un bieco gioco di solitudine e ricordi.
Una fitta che non farà mai male come un colpo di pistola sparato a bruciapelo, ma che lasciarsi alle spalle è, in definitiva, l'illusione più grande di tutte.
Quella fitta sottile che è il potere del cane.
Il lato oscuro della nostra umanità.

MrFord

"Quanto sei bella Roma quand'è sera,
quando la luna se specchia dentro ar fontanone."
Antonello Venditti - "Roma capoccia" -

Let the sunshine in!

E' vero, siamo in pieno Nachele, al freddo e al gelo, affogati nelle terrificanti orde di compratori di regali, ma è il caso di pensare un pò al sole, dato che ho avuto l'onore - muchas gracias Giuls! - di ricevere questo premio bloggeristico che ora, prontamente, rigiro a mia volta seguendo le istruzioni che i premiati dovranno - a loro modo e discrezione - tentare di seguire.

Le suddette sono, nella fattispecie:

1) Ringraziare chi ci ha assegnato il premio - compito assolto prontamente -.
2) Scrivere un post sul premio - ed eccolo qui -.
3) Passarlo a, citare, premiare dodici dico dodici blog meritevoli.
4) Inserire il link di ciascuno dei fortunati apostoli.
5) Comunicarlo prontamente ai premiati.

Segue ora la mia "sporca dozzina". 
Di certo alcuni blog altrettanto interessanti resteranno fuori, ma sapete che, premio o non premio, vi voglio un pò bene lo stesso, anche quando dispenso bottigliate.
Ed ora rullo di tamburi, ecco la lista!


Julez - non in quanto moglie di Ford, ma perchè è semplicemente bravonissima, il vero numero dieci della famiglia! -

Cannibale - il mio vero, incredibile, radicalchicchissimo antagonista del mondo dei bloggers -

Val - la seconda expendable del nostro gruppo, nonchè ottima critica -


Polly - che non solo scrive post divertenti, ma ha cresciuto anche tre bambine fantastiche! Bravona (e non bravonissima, quello è solo per Julez)! -


Suara - futuro compagno di allenamenti nonchè suino come il sottoscritto -


Lorant - il mio vero, incredibile, tamarrissimo antagonista di bottigliate -


Kekkoz - che ha ispirato il mio esordio nel mondo dei bloggers -


Dembo - che è desaparecido causa trasloco, ma è pur sempre il mio inseparabile compagno di petroliate -


Lucien - esploratore di musica, e non solo -


Alesya - solo The new world basterebbe -


Dae - la passione per il Cinema è ancora più bella quando è condivisa -


And that's all, folks (almeno per ora).


MrFord


"Let the sunshine,
let the sunshine in."
Dal musical "Hair"







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