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mercoledì 3 novembre 2010

Rocky

Ormai sono passati più di trent'anni, eppure ancora non ha perso il suo fascino, così come la capacità di dare quella carica unica risultato di una perfetta armonia tra retorica e commozione, volontà di affermazione e resistenza di cuore, più che di talento.
Nel bel mezzo degli anni settanta, quando ancora Stallone non era Sly, ma solo un trentenne alla ricerca della possibilità di sfondare nel mercato hollywoodiano - prima ancora che come attore, come sceneggiatore -, Rocky fu il trampolino di lancio che tutti, al suo posto avrebbero sognato: da uno script che neppure si poteva avere la certezza di vedere realizzato e tradotto in un film vero e proprio, si arriva ad una grande produzione che vede coinvolto il suo autore addirittura come protagonista, senza ancora sapere che quello stesso personaggio avrebbe cambiato radicalmente la sua stessa carriera e vita.
Il primo dei sei lungometraggi dedicati allo Stallone italiano Rocky Balboa, pugile mancino proveniente dai sobborghi di Philadelphia, bullo di periferia un pò suonato che riscuote crediti per un gangster locale senza neppure troppa convinzione, è anche, in qualche modo, il più completo ed autoriale.
Diretto da un Avildsen ancora in gran forma e soprattutto scritto con grande empatia, realismo ed intelligenza, più che un film sportivo, o sul pugilato, è la storia di un riscatto umano, nonchè una galleria unica di personaggi da periferia, losers che paiono usciti da un pezzo di Neil Young, derelitti messi all'angolo dalla vita e dalla vita relegati a ruoli di comparse.
Eppure, in tutto questo autunnale squallore - che poi, squallore non è, a ben guardare -, Rocky continua a credere: dal corteggiamento della timidissima Adriana commessa del negozio di animali al rapporto con il manager Mickey, dal telefono che non c'è alla sensazione che si possa sempre lottare, e sempre fino in fondo, nel momento in cui se ne presenta l'occasione. E così è.
La casualità che pone lo sconosciuto Rocky di fronte al campione dei pesi massimi Apollo Creed cambia le prospettive della vita del non più giovanissimo - agonisticamente parlando - Stallone italiano, sostenuto dall'affetto e dalla partecipazione di chi gli sta attorno, e che come lui ha dovuto guadagnarsi quell'angolo di mondo a suon di cazzotti e duro lavoro, e perchè no, anche dall'invidia neanche troppo celata - il futuro cognato Paulie, uno dei personaggi più complessi della saga - o della semplice stupidità - la giovane Mary, che ritroveremo nell'ultimo capitolo, che liquida gli avvertimenti di Rocky con un sonoro "vaffanculo, rompipalle!" -.
Ora, potrei tessere ulteriori elogi di una sceneggiatura che rimanda senza alcun dubbio agli episodi migliori del Cinema "sociale" ed alternativo del periodo, oppure ricordare quanto l'incontro effettivo abbia poca importanza, a livello di impatto e potenza, con la prima visita di Adriana all'appartamento di Rocky o la discussione dello stesso protagonista con Mickey, tornato da lui dopo averlo cacciato nel momento della grande occasione.
Eppure, quello che mi sento di dire, è che il coinvolgimento che il "figlio" di Sly è riuscito a dare al suo pubblico dal momento della sua "nascita" cinematografica in poi è unico e travolgente, e ancora resiste, tra uova bevute all'alba, corse trionfali attraverso Philadelphia diretti a quella scalinata che ricordo fu il motivo principale di interesse della mia visita alla città ormai quindici anni fa, se non di più, il grido al giornalista "non mi frega niente a me del futuro, vattene via!", cercando la sua Adriana dopo l'incontro, ed il colloquio con lei, la notte precedente, quando Rocky, pensando a Creed, quasi sussurra "nessuno ce l'ha mai fatta, con lui: io voglio solo arrivare alla fine, resistere, per provare a me stesso che non sono soltanto un bullo di periferia".
E perchè non lo è, il nostro Balboa?
Perchè resiste. E alla fine del match, ancora in piedi, cerca il motore di ogni sua impresa.
La spinta ad andare avanti, e resistere ad ogni colpo.
Il serbatoio di tutta la sua storia.
Adriana.
Anzi.
Adriaaaaanaaaaaaaaa!


MrFord


"You can come to my place and sleep on the couch
lots of people do it and we won't leave you out
hard times out on the street
hard times, hard to beat."
Ufo - "I'm a loser" -

5 commenti:

  1. Oh mio Dioooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  2. Che dire, hai già detto tutto tu.
    Pellicola immortale, girata e prodotta con grande maestria.
    Vincitrice, al suo esordio, dei tre Oscar più importanti.
    Era riuscito solo a Chaplin e Welles.
    Ho detto tutto.

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  3. Grande Rocky. Grande Stallone. Grande Adriana.

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  4. Non me ne frega niente a me del futuro! Vattene via! ADRIANAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!

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