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giovedì 16 settembre 2010

La sera della prima

Giungo finalmente al termine del viaggio nei quattro classici di Cassavetes che comprai ormai quasi un anno fa al loro ritorno - non so da quanto li aspettavo - in dvd.
Dopo Ombre - rivoluzionario per l'approccio ed il montaggio, una sorta di Scorsese in anticipo, parlando di amore per New York -, L'assassinio di un allibratore cinese - totalmente seventies, ipnotico ed esagerato - e Volti - che ho trovato anche meglio di quanto la critica non lo dipingesse - mi sono rivolto a quello che, a mio parere, è il miglior film del vecchio John, per intensità, approccio quasi metacinematografico, passione.
Sicuramente, come ogni altra sua opera, non è una cosa per tutti, o almeno non una di quelle pellicole da approcciare alla leggera pensando che due ore e venti non sono comunque così tante: Cassavetes, con quel suo fare da intellettuale, il montaggio nervoso, lo stile irregolare, può mettere alla prova anche i più pazienti fra i nuovi spettatori delle sue opere, ed irritare ad un tempo i "veterani" che pensano di poterlo affrontare come fosse l'ultimo arrivato.
Del resto, mettere in scena un film sul teatro - ma ancor di più sul ruolo dell'attore - con sua moglie protagonista e giocarsi sul piatto una sorta di discussione nel rapporto con se stessi - regista, ma anche attore, in questo caso - non è affatto cosa da poco: ci vuole coraggio, prima che intelligenza, e determinazione prima che talento.
Per questo, a mio parere, La sera della prima assume un'importanza fondamentale nella filmografia di Cassavetes: è quasi come se il regista, da sempre identificato nel ruolo dello spocchioso, straripante talento, si mosse messo in gioco per mostrare il suo lato più umano e il più umanamente possibile, dichiarando al contempo un amore per il teatro e la messa in scena assoluto e quasi magico, in grado di trasmettere la sensazione unica di questo legame anche rispetto a tutti i momenti in cui, tra attori, regista, commediografo e produttori, eccetto una maschera di finta cortesia non resta nulla che non sia terribilmente oscuro.
Non possiamo parlare di Bergman - se solo penso all'interpretazione del teatro in Fanny e Alexander vado quasi in estasi mistica -, ma ugualmente Cassavetes trasporta lo spettatore senza che lui possa accorgersene, od opporsi, in un mondo sfaccettato ed insolito, capace di regalare l'emozione più grande come la più terribile delle solitudini.
E la scena che portano in scena - quanto mi piacciono queste cose! - lui e la straordinaria Rowlands, sua compagna di vita, nel pieno del crescendo conclusivo è qualcosa che si spinge oltre alla sperimentazione, al Cinema, al Teatro: è la passione di due persone che condividono letto, esistenza, professione, amore. 
E' tutta la fatica dello stare insieme, il divertimento, il godimento, il vivere, e basta.
E tutto questo inserito in una cornice che tocca il tema dell'arte, dell'inganno - sia esso teatrale o cinematografico, con le stupende scene girate dietro le quinte, a spettacolo in corso -, della decadenza - fisica e sentimentale -, dell'età, della sconfitta e della vittoria consumate di fronte ad un pubblico che ama e aspetta profondamente di essere amato.
Il superamento di se stessi, la crescita, "l'altra donna" che è messa in scena nel corso del film ed è rappresentata da un'epoca ormai lontana e una ragazza morta tragicamente sono una cornice di una ricerca ancora più grande, che assume importanza, pur se da punti di vista diversi, da un lato e dall'altro del sipario.
Di sicuro, e pur senza dubbi precedenti per il suo talento, con La sera della prima John Cassavetes ha guadagnato di diritto la più travolgente delle standing ovations.


MrFord


"Ho camminato per strade sai
ho fatto cose che non dovrei
ho visto cose fantastiche
ho avuto donne bellissime
nessuna ha mai chiarito se
il mondo è vero senza di te... O no!?
Io credo di no."
Vasco Rossi - "Standing ovation"

5 commenti:

  1. Ciao "petroliere" come va?
    Io non sono ancora al 100%.
    Ho appena finito di vedere "Voglio la testa di Garcia". E stasera, se non svengo, magari mi guardo Barry Lyndon.
    Com'era il sito dei download che mi hai detto ieri? Ho dei buchi mnemonici...
    Vedrò anche di recuperare qualcosa di Cassavetes. Questa tua ultima recensione mi ha incuriosito un bel po'.
    Mojito rulez.
    Ma anche no.

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  2. Il petroliere è già in pista con un gustosissimo film appena finito - "Centurion" di Neil Marshall, secondo me ti garberebbe -, Jim Beam e coca e Julia - il fumetto, non la moglie - da finire di leggere.
    Bello "Voglio la testa di Garcia".
    Spero che tu abbia visto Barry.
    Mojito rulez sempre.

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  3. Niente Barry. Forse stasera.
    Anche Kekkoz ne parlava bene di Centurion, vedrò di recuperarlo..
    Grande "Voglio la testa di Garcia".
    A dopo

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  4. Ford com'era il sito dei download?
    Non trovo un cazzo sul vecchio mulo...

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  5. Caro Dembo, ho appena postato Centurion, che mi ha divertito un mondo e da un paio di milioni di anni luce al tuo 300. Goduria totale, mi sono divertito come un pazzo.
    Mi raccomando con Barry.
    Per il sito te lo scrivo, non vorrei che il Grande Fratello del sistema venisse ad oscurarmi il blog.

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