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lunedì 16 gennaio 2017

Silence (Martin Scorsese, Messico/Taiwan/USA, 2016, 161')




Una delle caratteristiche che più apprezzo, rischi compresi, di alcuni grandi Maestri del Cinema, è quella di mettersi sempre in gioco, senza adagiarsi troppo su schemi e storie da "confort zone": uno su tutti, tra i miei preferiti, senza dubbio è Clint Eastwood, ma appena dietro di lui fa gran mostra di coraggio Martin Scorsese, che fatta eccezione per l'esperimento a mio parere completamente sbagliato di Hugo Cabret, negli anni successivi ai suoi vertici "gangsta" ha saputo raccogliere sfide davvero niente male, portando sullo schermo biopic travolgenti - The aviator -, Capolavori - The wolf of Wall Street -, tentativi di thriller - Shutter Island e produzioni dal respiro epico e mistiche come quest'ultimo Silence, che rievoca un altro lavoro del vecchio Marty, Kundun, e riporta alla memoria le atmosfere di Mission, cultissimo tra i pochi in grado di mettere d'accordo grande pubblico e critica.
Ho affrontato la visione di Silence con più di una riserva, e per la prima volta in sala da solo dopo davvero molto tempo, gustandomi - tecnicamente parlando - ogni minuto di quella che è senza dubbio una produzione firmata da fuoriclasse, dallo stesso Scorsese passando per Thelma Schoonmaker - forse la miglior montatrice degli ultimi trent'anni -, Dante Ferretti e Rodrigo Prieto, emozionandomi sicuramente meno di quanto non accadde per il Wolf sopracitato ma finendo catapultato in un mondo ad un tempo profondamente distante ed assolutamente comprensibile, in quanto ateo miscredente - per quanto riguarda la prima caratteristica - ed inequivocabilmente umano - la seconda -.
In fondo, la vicenda dei due gesuiti interpretati da Andrew Garfield e Adam Driver, partiti per il Sol Levante in uno dei periodi più rischiosi per i cattolici a seguito delle pesanti repressioni che avvennero nel pieno dell'era dei grandi Damyo alla ricerca del loro mentore, apparentemente allontanatosi dalla Fede ed integratosi ai costumi locali, è una storia, più che di uno scontro religioso ed ideologico, profondamente umana, e di uomini e donne che scelsero una o l'altra strada in un momento in cui difendere strenuamente la propria posizione o rinnegarla potevano significare vita o morte.
Interessante, in questo senso, la visione tutto sommato molto laica fornita da Scorsese della Fede - pur trattandosi di un'opera completamente dedicata al sacrificio che i preti gesuiti ed i cattolici giapponesi oppressi dal Potere costituito affrontarono ai tempi -, resa ancora più grande dallo straordinario personaggio di Kichijiro - che pare una versione nipponica del Santo Bevitore della Leggenda - e dal faccia a faccia drammatico nel tempio buddista tra il Rodrigues di Garfield ed il Ferreira di Neeson, quando il secondo affronta il suo ex allievo affermando "Guarda tutti questi morti: loro non hanno incontrato il loro destino per dio, ma per te. Se tu non fossi venuto qui, niente di tutto questo sarebbe accaduto.".
Muoversi nei meandri dei concetti di Fede e Destino, del resto, è come mettere piede in una palude - anche qui torna la similitudine con il Giappone fatta dai due gesuiti - in cui non si hanno certezze e si cercano risposte - o rassicurazioni - in un silenzio che, spesso, è così pesante da schiacciare anche il più determinato ed il più forte degli uomini: del resto, se non per opere umanitarie, quale potrà essere davvero il senso ultimo dell'evangelizzazione? O meglio, quale potrà essere stato?
I massacri, le persecuzioni, le uccisioni, le ingiustizie si sarebbero verificate anche se nulla di quello che è accaduto fosse di fatto accaduto?
Cosa spinge uomini e donne a sopportare fino alla morte una tortura nel nome di una salvezza promessa ma mai comprovata?
"Nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l'amore", cantava De Andrè in uno dei suoi pezzi più straordinari ed evocativi: forse è questa, la risposta.
Forse sono i quattro giorni di agonia di Mokichi, ed una piccola croce di legno intagliata in modo grezzo divenuta una reliquia più sacra di qualsiasi immagine calpestata.
Forse la Fede è semplicemente l'espressione più pura del nostro essere umani, parte del mondo e della Natura, in barba a qualsiasi essere divino.
Forse la Fede è quel silenzio.
Quello che rompiamo alla nascita, ed al quale torniamo con la morte.
In fondo, tutte le risposte sono proprio lì.




MrFord




22 commenti:

  1. Spero di vederlo presto, ma mi spaventa la durata esagerata e un tema di cui, onestamente, poco mi importa. Per carità, c'è Scorsese, ma anch'io trovo che ci siano film suoi tutt'altro che perfetti. Mi fa piacere per Garfield, che tra questo e il nuovo di Mel Gibson avrà un anno intenso: l'ho sempre trovato molto potente e sottovalutato (in 99 Homes, e soprattutto in Boy A).

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    1. Garfield è senza dubbio bravo, ma qui la parte del leone la fanno Marty e la sua crew.
      Ad ogni modo, non temere: a me è volato.

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  2. Grande cinema senz'altro, è la caratteristica dei grandi autori, non adagiarsi su uno stile o su una formula, ma cercare sempre di sperimentare, e anche mettere alla prova lo spettatore. Riguardo alla figura di Kichijiro, davvero straordinaria, copioincollo Scorsese:"... penso che il più affascinante e intrigante di tutti i personaggi
    sia Kichijiro. A volte, quando stavamo girando le scene, ho pensato: «Forse è “un po’” Gesù». In Matteo, Gesù dice: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Capita di trovarsi sul percorso una persona che ci ripugna: è Gesù. Naturalmente, Kichijiro è costantemente debole, e causa continuamente danni a se stesso e a molti altri, tra cui la sua famiglia. Ma poi, alla fine, chi c’è accanto a Rodrigues? Kichijiro. Egli era stato, si scopre, il grande maestro di Rodrigues. Il suo mentore. Il suo guru, per così dire. Ecco perché Rodrigues lo ringrazia alla fine"

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    1. Gran bel commento, che approfondisce più di quanto non abbia fatto io una figura straordinaria, che senza dubbio resterà nella memoria come una delle più importanti di questo duemiladiciassette cinematografico.
      Indimenticabile Kichijiro.

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  3. Visto ieri al cinema, davvero un gran film, anche se mi è piaciuto di meno rispetto ad altri Scorsese. Sicuramente un film molto molto faticoso e che va seguito molto attentamente dall'inizio alla fine. Garfield straordinario

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    1. Ti dirò, a me è sembrato molto meno faticoso di quanto potessi aspettarmi: forse mi ha conquistato meno di altri Scorsese, ma resta un grande film.

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  4. anch'io l'ho visto ieri al cinema e, per quanto abbia apprezzato altre opere di Scorsese, questa è una delle poche recenti che mi abbia spinto a riprendere i libri universitari e a rileggerli per rinfrescare la poetica del regista. Che dire, Silence è un film scorsesiano in tutto e per tutto e probabilmente sarà uno dei più importanti del 2017, soprattutto per le riflessioni che è in grado di scatenare anche in chi ha perso contatto con la fede da un po'.

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    1. Verissimo: un film di Fede che è anche profondamente laico.
      Grande Marty.

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  5. Ford, quando esalti delle pellicole a tematica religiosa, prego sempre che il Signore o chi per lui possa salvarmi da una visione potenzialmente parecchio noiosa. :)

    In questo caso però, essendoci dietro Martin, spero che le cose vadano meglio.
    Di sicuro, dopo il tuo parere positivo questo film mi preoccupa parecchio di più, ma continuo ad aver Fede in Scorsese.

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    1. Non so se è il tuo genere, in tutta onestà, ma ho anch'io Fede in Scorsese, quindi chissà che non si compia il miracolo. ;)

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  6. Per ora ho comprato il libro, spero di vedere presto anche il film, tematica ostica ma importante e Scorsese una garanzia comunque..

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    1. Ho troppi libri che mi aspettano per buttarmi anche in questo, ma di sicuro il film merita.
      Appena puoi, buttati.

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  7. Bene, sono contento meriti la visione... in fin dei conti stiamo sempre parlando di Scorsese...il tema non è tra i miei preferiti ma un'occasione gliela si può concedere.
    Ti farò sapere ;)

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    1. Il tema non è da strapparsi i capelli, ma il film merita parecchio.
      Del resto, è sempre Scorsese. :)

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  8. La mancata riuscita di Hugo Cabret secondo me è il McGuffin mal utilizzato (vedi il padre di Hugo), ma per il resto era una bella lettera d'amore al cinema. Perché nel cinema di Scorsese c'è tutto: cinema, violenza e religione che fanno parte del suo background culturale e che mette le sue conoscenze, i suoi dubbi e il suo pensiero (in questo caso di fronte all'uomo e al suo rapporto con Dio dopo aver esplorato la figura di Cristo secondo il suo personale punto di vista). Domani devo avere le forza necessaria per andarlo a vedere senza addormentarmi (ma non perché il film può essere noioso, perché sono stanca muerta), sto procrastinando da troppo!

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    1. Anch'io ero stanco il giorno della visione, eppure non solo non l'ho patito, ma me lo sono goduto dall'inizio alla fine.
      Un film profondamente spirituale eppure profondamente umano e laico.
      Un pò come le canzoni di De Andrè.

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  9. Ho visto il trailer ieri. Ho avuto i brividi... Devo vedere questo masterpiece!

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    1. Senza dubbio è da vedere, come del resto praticamente ogni film di Scorsese.

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  10. solo 3 bicchieri? Io gliene avrei dato 4 hehe ^^

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    1. Quattro un pò troppi.
      Secondo me questi sono giusti. ;)

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    2. Forduccio fidati di me ;) cmq tutti i gusti sono gusti hehe ^_^

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    3. Ma anche tu non l'hai definito un Capolavoro, quindi direi che siamo in linea. ;)

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