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mercoledì 26 dicembre 2012

Shotgun stories

Regia: Jeff Nichols
Origine: USA
Anno: 2007
Durata: 92'




La trama (con parole mie): siamo nel profondo dell'Arkansas, in una cittadina che è l'emblema tipico della provincia USA persa tra silenzi, Natura ed esistenze vissute al confine.
Son, Boy e Kid Hayes scoprono che il loro padre, che li ha abbandonati anni prima rinnegando di fatto le loro esistenze, è morto, e decidono di recarsi al suo funerale creando scompiglio nella nuova famiglia: il fatto scatena una faida tra loro ed i fratellastri figli della donna per la quale lo stesso padre aveva abbandonato la loro madre che porta a violenza e morte, e minaccia di turbare definitivamente la già molto labile tranquillità di vite passate tra lavori umili e alla giornata e la speranza di costruire un futuro che veda i figli crescere senza sospesi tra loro.
Da entrambe le parti, però, così come c'è chi vorrebbe passare oltre, è presente anche chi nutre l'astio ed il desiderio di soffocare l'intera storia nel sangue: chi, alla fine, avrà l'ultima parola?





Senza dubbio posso affermare che Jeff Nichols è stato una delle scoperte più interessanti di questo 2012 ormai in dirittura d'arrivo: dopo il meraviglioso Take shelter - anch'esso in qualche modo legato ai mali della provincia statunitense e poggiato sulle spalle del sempre ottimo Michael Shannon - è giunto il momento anche per il precedente Shotgun stories del passaggio qui al Saloon.
In rete già da mesi le recensioni - tutte positive - di questo lavoro si inseguono come un tam tam, ed anche in casa Ford le aspettative della vigilia non sono state deluse: seppur decisamente più acerbo del già citato Take shelter e viziato da qualche sbavatura di autoreferenzialità dal punto di vista visivo e di logica nello script, questo viaggio nel profondo Arkansas e nelle miserie della famiglia Hayes arriva dritto al cuore dello spettatore stimolando gli stessi nervi scoperti della mitologia della Frontiera che pellicole come Winter's bone o serie - per quanto ambientate in un'epoca diversa - come Hatfields&McCoys hanno di recente portato sul grande e piccolo schermo mostrando molti dei lati oscuri delle stelle e strisce lontane dal glamour e dalle grandi metropoli.
La rivalità dei due gruppi di fratellastri protagonisti della vicenda in realtà mostra, più che la violenza di uno scontro originato da un rancore legato alla figura di un padre che per una famiglia è stato un flagello e per l'altra una salvezza, la disperazione che pende come una spada di Damocle sulle teste di chi è cresciuto lungo la Frontiera stessa - sempre intesa come concetto e non come confine fisico -: Kid, Boy e Son - splendida la scelta di Nichols di battezzare in questo modo i suoi tre protagonisti - sono tutti figli di un male di vivere che si consuma in cittadine dimenticate da dio e dagli uomini, in vite che si vorrebbero differenti anche soltanto nelle piccole cose - Son alla ricerca di un metodo di vittoria alle carte, incapace di accontentarsi di un lavoro da ventimila dollari l'anno che potrebbe in ogni caso mantenere lui, la moglie Annie ed il figlio Carter; Boy che preferisce vivere in un furgone piuttosto che pagare un mutuo o un affitto in modo da potersi mantenere soltanto con un lavoro part-time da allenatore di basket, "una sorta di pensione", come lui stesso la definisce; Kid che vive in una tenda nel giardino di Son, e che vorrebbe sposare la sua ragazza, ma non prima di aver ricevuto un aumento che gli permetta di pensare di prendere una casa dove portarla a vivere - e che finiscono per trovare uno sfogo nella rabbia verso chi è stato in qualche modo più fortunato, o ha avuto un destino più semplice.
Una storia disperata ma non priva di speranza, che ugualmente non è certo disposta a regalare un riscatto a nessuno: Son e la sua famiglia dovranno attraversare prove difficili ed arrancare con le unghie e con i denti verso un sogno che non è neppure un lontano parente dell'american dream legato al successo, ma che trova la sua realizzazione nella possibilità di vedere la propria famiglia al sicuro tra le mura di casa, sotto il portico nell'ingresso, osservando i figli giocare e crescere, giorno dopo giorno senza bisogno di mettere le mano alle armi e fare saltare la testa a qualcuno - e Son i segni di questo retaggio li porta tutti sulla pelle -.
Senza dubbio, quella mostrata da Nichols è un'America dimenticata e scomoda, fatta di losers e furore, polvere e sangue e speranze calpestate neanche fossimo nel peggiore degli scenari che si sarebbero potuti immaginare per il selvaggio West: il regista fotografa ed osserva mantenendo un invidiabile equilibrio tra empatia con i protagonisti ed attenzione al racconto, addirittura riportando alla mente, nelle sequenze più riuscite, il Malick delle origini - ed il migliore -, lo stesso de La rabbia giovane, Capolavoro indiscusso della Storia della settima arte statunitense.
Un primo passo importante per un regista che promette di essere, nel corso delle prossime stagioni, uno dei cantori più importanti di quel confine che è stato Leggenda e che ora è indiscutibilmente Realtà.
E da lui e dal suo talento non ho assolutamente intenzione di "trovare rifugio".


MrFord


"Don't wait for me
sleepin' in the summer sun
don't wait for me
with my pillow lies my gun
don't wait for me
I'm gonna finish last
don't wait for me
I'm mending fences of my past."
Ryan Bingham - "Don't you wait for me" -


10 commenti:

  1. L'ho visto sabato. Dovendo recuperare "take shelter", ho preferito vedere prima il primo lavoro del regista. A me questo genere di film piace sempre, Queste vite borderline, sempre in bilico fra sconfitta e riscatto. Più sconfitta che riscatto, spesso.
    Mi ha ricordato un film visto llo scorso anno al TFF, che mi permetto - se lo trovi - di consigliarti: the dynamiter

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    1. Hai fatto bene a recuperarlo prima di Take shelter: comunque anche io adoro le storie borderline come questa, quindi mi recupererò volentieri questo The dynamiter che non avevo mai sentito!

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    2. Se lo trovi sono certa che non ti deluderà. È corto (73 minuti), ma il personaggio del fratello maggiore ti entra nel cuore.

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    3. lo segno pure io :D

      ovviamente shotgun mi è piaciuto... ma che te lo dico a fare!

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    4. Mi ricordo il tuo post in merito, Frank! Questa è proprio roba per noi!

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  2. ce l'ho in lista da un po' e quindi mi devo dare da fare per recuperarlo...

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    1. Bradipo, merita di sicuro. Non è Take shelter, ma il talento si vede eccome!

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  3. film valido ma non eccezionale.
    classica opera prima che mostra del potenziale non del tutto sfruttato, poi invece messo a frutto a pieno con take shelter.

    per il personaggio di kid comunque mi hanno rubato il nome e sto ancora aspettando che mi paghino i diritti :)

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    1. Per una volta concordo in pieno a proposito del film, mentre i diritti è giusto, al contrario, sia tu a pagarli a loro! Ahahahahahahah!

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