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domenica 26 agosto 2012

Mr. Crocodile Dundee

Regia: Peter Faiman
Origine: Australia
Anno: 1986
Durata:
97'




La trama (con parole mie): Mick Dundee, un cacciatore di coccodrilli che vive placidamente nei territori più selvaggi dell'outback australiano, salva da un destino poco felice una reporter americana che sfrutta l'incontro e decide di portare l'eccentrico uomo a New York per un'intervista che potrebbe valerle molto come giornalista.
L'uomo, poco avvezzo ai ritmi e alle vicissitudini della moderna vita di città, troverà un passo alla volta la misura di una giungla d'asfalto diversa da quella cui lui è abituato ma non per questo meno spietata o selvaggia: e tra un criminale rimesso al suo posto grazie al coltello da caccia ed un'insolita camminata sulla folla, ci sarà tempo per il vecchio Dundee di trovare perfino l'amore.





Ho due ricordi ben distinti di questo film tamarro e scombinato come solo le proposte anni ottanta - e, spesso e volentieri, gli australiani - possono essere: il primo va ricercato negli anni dell'infanzia, quando lo vidi per la prima volta e sognai - oltre all'Australia - di diventare un duro che viveva in mezzo al nulla e finiva per spaccare qualche culo anche nella grande città degli yuppies - del resto, eravamo nel pieno degli eighties di Wall Street ed affini -.
Il secondo ha il ritmo delle sospensioni del bus guidato da Max, la guida che condusse me, Julez ed una decina di altri aspiranti esploratori attraverso l'immenso Kakadu National Park, facendoci scoprire angoli di bellezza mozzafiato, nuotare in lagune splendide avvertendoci di fare attenzione ai "freshy" - coccodrilli d'acqua dolce, meno pericolosi dei loro parenti "salty" ma comunque da lasciare in pace -, avvisando quando giungeva il momento di acquistare l'alcool per la serata perchè nei cento o duecento chilometri che ci separavano dal campo tendato non avremmo più incontrato alcun segno di civiltà.
Proprio su quel bus, nel pieno rispetto di quello che è ormai un costume locale, la nostra decisamente imponente guida ci propose una visione di quello che è uno dei simboli del Cinema australiano d'esportazione: Mr. Crocodile Dundee.
Spinti dall'esaltazione di essere stati in alcuni dei luoghi delle riprese, aver scoperto dettagli incredibili di quelle zone - pitture rupestri sfruttate dagli aborigeni per segnalare le zone "cattive", ovvero quelle parti del Kakadu ricche di elementi radioattivi nel sottosuolo, responsabili di malanni che venivano identificati con innaturali rigonfiamenti attorno alle articolazioni degli uomini nei disegni - ed aver visitato il drugstore dove è conservato imbalsamato il bufalo "ipnotizzato" dal granitico Mick Dundee nel corso del film - campeggia accanto al computer la foto di Julez nella stessa posa di Dundee -, la visione down under della pellicola firmata Peter Faiman fu clamorosamente divertente, e ancora oggi è uno dei ricordi più sopra le righe di un viaggio fantastico, decisamente il più bello della mia vita.
Realizzato come una sorta di parodia dei modi made in Usa - la reporter Sue rappresentava tutta la fighetteria lontana anni luce dal panesalamismo australiano, simile a quello che qui in Europa riescono a sfoggiare soltanto i fantastici irlandesi - divenne ai tempi una sorpresa al botteghino andando da subito a collocarsi tra i cult più tamarri del decennio rendendo il protagonista Paul Hogan una star nota in tutto il mondo - e spianando la strada a due purtroppo poco riusciti sequel - divenendo, di fatto, uno dei simboli dell'Australia almeno quanto la hit Down under realizzata dai Men at work, bellissimo pezzo che ancora oggi, ad ogni ascolto, mi provoca un misto di gioia e malinconia per luoghi ai quali farei ritorno prima di subito.
Forse non staremo parlando del film del secolo, e neppure del più sguaiato dei titoli figli di un decennio più che prodigo da questo punto di vista, eppure per tutti coloro che amano l'Australia e la sua gente, i suoi luoghi e le sue stranezze, o anche per chi la sogna ancora - e a tutti loro dico: fate il possibile per andarci, è una meraviglia che non dimenticherete mai - questo è un titolo assolutamente imprescindibile, nonchè divertente nel suo confronto tra la down under e l'american way of life.
E come se non bastasse, riesce ad alimentare la curiosità rispetto ad una vita selvaggia a contatto con predatori di ogni tipo - coccodrilli su tutti: e vi assicuro, quei ragazzoni fanno davvero una discreta impressione, specie mentre mangiano - neanche fosse una puntata dello show del compianto Steve Irwin così come a mescolare gli elementi di una commedia romantica con l'approccio da duro di un protagonista indimenticabile.
Per essere un film nel quale inizialmente neppure i produttori credevano, direi che è abbastanza.


MrFord


"Do you come from a land down under?
Where women glow and men plunder?
Can't you hear, can't you hear the thunder?
You better run, you better take cover."
Men at work - "Down under" -


18 commenti:

  1. L'Australia, forse proprio perche' down under, e' nei sogni di molti. Anche nei miei. Per ora annovero solo la conoscenza di parecchi australiani: gente meravigliosa. Sorridente, lineare, senza troppi fronzoli. Gli Americani (questo popolo dalla grande storia...) li disegnano come i cugini campagnoli.Ed e' in questo modo che Dundee doveva uscire dal film, come il buzzicone che puo' vivere solo da selvaggio. Dundee divenne un mito e detto da me, che non amo troppo gli Eighties,e' gia' tanto...

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    1. Sorella, concordo in pieno sugli australiani: gente fantastica, che mi ha ricordato un'altra delle mie popolazioni preferite, gli irlandesi.
      E il film è davvero mitico.

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    2. Bravo Fratellino gli Irlandesi anche per me sono gli australiani d'Europa: detto in accezione completamente positiva,of course

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    3. Assolutamente d'accordo.
      E conservo uno splendido ricordo di entrambi i luoghi e della loro gente. :)

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  2. di questo film ho un ricordo vago, forse lo recupero, ora che piano piano ricomincio a scrivere alla fabbrica, anche perchè ci sarà un ciclo di film usciti negli anni ottanta...vedremo ^_^

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    1. In una rassegna degli anni ottanta ci sta alla grandissima.
      Recuperalo! :)

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  3. che gran pezzo è Down Under..immortale.Questo film l'ho visto parecchie volkte e ogni volta mi diverto a vedere le gesta di questo burinotto australiano, un superman un po' fasullo ma dalle doti inaspettate...

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    1. Down under è un pezzo fantastico, che oltre ad ascoltare sempre con piacere mi procura una sorta di "mal d'Australia": stupendo.
      Anche io ho visto questo film una marea di volte, ed il vecchio Dundee mi ha sempre divertito.

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  4. una schifezza invereconda!
    e anche un'accozzaglia dei peggio stereotipi... sarà per colpa di questo film che l'australia non mi ha mai attratto molto.
    paul hogan è uno dei peggiori attori di sempre, a quando una comparsata negli expendables? :D

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    1. L'Australia non ti ha mai attirato molto perchè tu sei uno di quei fighetti di città che il personaggio di Dundee e i suoi stereotipi prendono per il culo! ;)

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  5. Nel suo genere un piccolo delizioso capolavoro, che ogni tanto mi rigodo. (Peccato non poter più ridere come la prima volta al colpo di genio di lui che urla dalla finestra dell'hotel newyorkese, dopo aver rimuginato sullo strano oggetto bidet: "Serve per lavarsi il culo, vero?!")
    Concordo anche su Down under.

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    1. Zio, effettivamente la scena che citi è mitica.
      Ricordi e divertimento conditi da Down under. Un piccolo cult.

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  6. Cazzo che coniglio che hai pescato dal cilindro! Visto un'infinità di volte, miticissimo!

    Quello si che è un coltello.

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    1. Fratello, hai citato una frase cultissima.
      Film mitico, che solo a quel tordo del Cannibale può non piacere! ;)

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  7. Ci son cresciuto e ammetto di aver desiderato andare in Australia soprattutto per diventare come lui!

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    1. Pesa, posso capirti.
      E la cosa interessante è che loro sono tutti un pò Dundee! ;)

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  8. Mr. Crocodile Dundee è un mito assoluto della mia infanzia!
    Ancora cito la frase cult "Quello è un coltello?! Questo è un coltello!".
    E mi faceva troppo ridere quel pazzo di Steve.
    Che ricordi! Io gli avrei dato un drink in più solo per l'effetto "madeleine"! :D

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    1. Val, ti capisco. L'effetto madeleine è fortissimo per cult come questo.
      Ma se dovessi seguire il cuore, darei il massimo a tutti i supercult di Sly! ;)

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